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Autore Topic: Tu chiamale se vuoi...  (Letto 7140 volte)

Gangio

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Tu chiamale se vuoi...
« il: Febbraio 01, 2007, 15:18:55 »

...emozioniiiiiiii...

Leggevo su L'Espresso che Spielberg sarebbe in procinto di pensare ad un'eventuale proposta di collaborazione con non so chi per un remoto progetto di videogioco finalizzato alla scaturigine di emozioni tipo film, variante a sentir loro - chi? - ancora poco sfruttata dall'industria dell'intrattenimento informatico. Il tutto molto in fieri. In pratica, videogiochi per commuovere. C'è qualcosa di vero in tutto ciò. Sino ad oggi i videogiochi sono stati soprattutto spara, uccidi, ammazza, con qualche concessione al costruisci, all'esplora e rarissime escursioni sul ridi e sull'eiacula. Bon. Se qualcuno ha qualcosa da dire, parli adesso o taccia per sempre.

Edit: forse sarebbe da spostare in somnia...fate vobis...
« Ultima modifica: Febbraio 01, 2007, 15:21:42 da Gangio »
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NEO-GEO

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #1 il: Febbraio 01, 2007, 16:30:41 »

Be e le avventure grafiche dove le metti?

Dopo tutto Spielberg ha dato l'ida per il bellissimo "the Dig" della Lucas. Li si che ho pianto lacrime quando vidi la fine. :cattivo:
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lamb-O

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #2 il: Febbraio 02, 2007, 13:03:10 »

Considerato che, dal mio punto di vista, Spielberg è ben più abile a sfangare le palle che non a commuovere, prendo atto della nuova senza troppo entusiasmo.
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StM

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #3 il: Febbraio 02, 2007, 19:01:02 »

Considerato che, dal mio punto di vista, Spielberg è ben più abile a sfangare le palle che non a commuovere, prendo atto della nuova senza troppo entusiasmo.
Uhm... ecco xD
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Gangio

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #4 il: Febbraio 03, 2007, 11:28:28 »

Quand'è stata l'ultima volta che avete sentito un "groppo" allo stomaco a causa di un videogioco?

A me è capitato con Gran Turismo 4. La sigla iniziale è davvero commovente.

E rewindando (  ???  ;D ) velocemente la bobina della memoria, mi rendo conto che è la musica quella che più riesce a mescidare ( ma perché non riesco ad essere serio?  :-\ )  gli umori viscerali.

Se penso a pellicole che puntualmente, pur all'ennesima visione, riescono ad inturgidire il mio canale lacrimale, mi vengono in mente la scena finale di Schindler's list, quella di Philadelphia, la scena in cui gli alunni del professor Keating si alzano in piedi sui banchi...ecco, qui non mi pare ci sia una musica di sottofondo...

Se penso ai videogiochi, mi viene in mente soprattutto la musica del villaggio di Diablo, il primo. :malinconia:

StM

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #5 il: Febbraio 03, 2007, 13:52:33 »

Quand'è stata l'ultima volta che avete sentito un "groppo" allo stomaco a causa di un videogioco?
Credo Zelda: Ocarina of Time, credo 6 anni fa, ma quasi solo per la meraviglia (non avevo mai giocato a nulla del genere): di trovare un sistema di controllo appazzionante, di scoprire che Hyrule era esplorabile in lungo e in largo a piacimento, eccetera.

Syberia un po' mi commosse perché era l'incarnazione di un mio sogno/incubo ricorrente (trovarmi un giorno bel bello e all'improvviso nelle steppe innevate, in treno).

Varie musichette di Final Fantasy, e qualcuna di Ultima mi groppizzano.
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Emack

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #6 il: Febbraio 03, 2007, 16:35:43 »

Sto ascoltando in questo momento Lonely Rolling Star, dalla colonna sonora di Katamari Damacy... E' incredibile, mi sento euforico come non mai! :O
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Emanuele Colucci.

Phantom

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #7 il: Febbraio 03, 2007, 18:00:03 »

Quand'è stata l'ultima volta che avete sentito un "groppo" allo stomaco a causa di un videogioco?

Chrono Trigger quando lo giocai con l'emulatore forse più di un lustro fa. Struggente la musica finale, mi scaricai pure i midi per riascoltarmeli.
Bellissime anche le musiche di Donkey Kong Country, specialmente quelle relative ai livelli sott'acqua.
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Turrican3

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #8 il: Febbraio 12, 2007, 15:56:50 »

Quand'è stata l'ultima volta che avete sentito un "groppo" allo stomaco a causa di un videogioco?

Il finale di Shadow of the Colossus. Prima di lui in questa gen solo MGS3 e il per me immenso ZeldaWW erano riusciti nell'intento di farmi commuovere.

Tornando più indietro (chi ha detto rewindando?! ;D) nella mia personalissima top ten svetta senz'altro Chris Huelsbeck, se non altro perchè ancora oggi riascolto con piacere le sue composizioni dell'era Amiga: le credits-song di Turrican2 e 3 sono da brividi.

In generale, penso che la musica possa svolgere un ruolo importantissimo nella (mamma mia come suona brutto) generazione delle emozioni.
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videoGIOCATORE

Mario Morandi

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #9 il: Febbraio 26, 2007, 12:58:57 »

Hmm... stavo giusto pensando alle avventure grafiche.
Poi ho letto i titoli da voi citati. Niente da eccepire.

Che vi devo dire, basta un game director dotato di sensibilità per darci emozionY verY, che potrebbero intrippare anche le gentili fanciulle poco attratte da spargimenti di sangue et similia.
Purtroppo il sogno del produttore standard è quello di vendere offrendo prodotti che sublimano impulsi violenti preadolescenziali. Azz.
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wormer

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #10 il: Marzo 03, 2007, 23:34:08 »

per me ff VII in un punto molto noto.... ;D
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lamb-O

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #11 il: Maggio 24, 2007, 09:01:09 »

Vabbe', "Resistance più di Coelho"... hai capito che sforzo...
Per il resto, il discorso quotato mi pare un po' sconnesso, non so nemmeno bene da che parte iniziare a stroncarlo :boh:
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Gangio

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #12 il: Maggio 24, 2007, 11:24:09 »

Credo che fondamentalmente ci si commuova sempre per un lutto, per una perdita. Ciò è evidente ai funerali o negli addii, meno quando si guarda un quadro od un paesaggio. La bellezza ci ricorda che siamo caduchi e che un giorno saremo carne morta. Questa consapevolezza è la cosa più atroce che possa esistere e non si può vivere in essa, bisogna scacciarla con l'ipocrisia. Ecco che allora i videogiochi, come mezzo d'azione attraverso cui dimenticare la morte, difficilmente potranno essere infestati dall'idea che un giorno cesseremo d'esistere. Sintetizzando, potrei dire che essi sono ancora sotto l'egida di Eros, mentre altri media "passivi" sono stati conquistati da Thanatos.

Radical Dreamer

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Re: Pretendere "artisticità" classica da un videogioco... è giusto?
« Risposta #13 il: Maggio 24, 2007, 12:45:15 »

Citazione da: ferruccio
A me spesso dà più emozioni forti un FPS che una poesia. Il senso primitivo della caccia, della lotta e del nascondersi, il fucile/bastone appuntito che uccide il giocatore avversario/mammuth espongono il mio lato animale. Resistance in multiplayer mi colpisce e mi appaga più di Coelho, che tenta di spiegarmi la vita in tre mosse.
Quello che voglio dire è che i canoni vanno stretti al mondo dei media e della cultura odierne. Tantomeno la definizione di arte come di "ciò che fa riflettere sulla vita e sulla morte" mi sembra convincente. Il romanticismo e l'umanesimo sono finiti da tempo. Viviamo in una società post moderna, ed è impossibile far finta di niente e considerare l'arte come il mondo del sublime come se fossimo ai tempi di Baudelaire. La letteratura, ad esempio, si è talmente diversificata che ha rotto qualsiasi schema preesistente. Borges, Calvino, Gibson, Dick, per dire i primi che mi vengono in mente, hanno raggiunto vette altissime di qualità, ma probabilmente non c'è una sola pagina di ciò che hanno scritto che possa commuovere o fornire spiegazioni sull'intima natura dell'uomo.
Il quadro, poi, è ancora più complesso visto che il videogioco è ontologicamente diverso dalle forme d'espressione narrative. Pretendere da un videogioco le stesse cose che si hanno nei film o nei romanzi è come pretendere di andare in bicicletta e avere le stesse sensazioni di quando si mangia la pasta con le sarde.
Piangere per un videogioco... chi ne ha bisogno? Mi sembra, insomma, che a pretendere "artisticità" classica da un videogioco si tradiscano le caratteristiche del mezzo. Se c'è un'arte videoludica, quindi, è più arte Super Mario che Metal Gear Solid 2 (che pure è un gioco che adoro).

Leggendo un topic in un altro foro queste interessanti osservazioni e mi è venuto in mente questo topic... il fatto che il videogioco sia incapace o quasi di commuovere (o comunque che gli venga moolto più difficile che ad altre forme espressive/artistiche, almeno con soggetti non eccessivamente predisposti), lo rende necessariamente, automaticamente "inferiore" (e non magari solo "diverso")?

Ferruccio Cinquemani?
Di The First Place?
Non ti preoccupare, è un cretino.

Il fatto è che il videogioco ha quasi sempre basato se stesso sull'interattività miscelata ad una non-interattività, piuttosto che su un uso intelligente della stessa al fine di creare qualcosa, quindi la massima sensazione che ha provato a dare è stata quella di coinvolgimento "attivo" più che "emotivo".
La sacra arte del miscelare struttura e sovrastruttura è appannaggio di pochi. E purtroppo, molti esempi in proposito che la critica alta ama citare sono solo chiacchiere e distintivo (uno su tutti Metal Gear Solid, saga che ho sempre detestato. E che guarda caso, in quel forum di poser di cui sopra è elevata al rango di Dio).
C'è una conversazione tra me e il Signor Tetsuo che potrebbe interessare in proposito (link!).
Allora, non avevo ancora capito il valore di Shadow of the Colossus a cui accennava il Maestro. Che appunto, è un equivalente videoludico della decostruzione strutturale  della letteratura a cui accennava il Cinquemani. Peccato che il Cangialosi gli abbia dato 7 su Videogiochi, con il risultato che quel gioco su The First Place è tabù.
Avevo quasi dimenticato la mia tesina di maturità: il videogioco, in quanto mondo virtuale esplicito, è il punto d'arrivo di un percorso evolutivo delle opere dell'uomo in quanto mondi a se stanti, insiemi di concetti e valori che danno origine all'espressione del loro creatore (avrei detto "artista", ma non è il caso di sbilanciarsi, dato che nella categoria videogioco ci stanno anche ciofeche con la profondità autorale di un reality show).

Interlocutore non-videogiocatore: "Il problema del videogioco è che dovrebbe considerare opzioni non-violente."
Io: "Ma ce ne sono tanti, di videogiochi non-violenti. Se poi il mercato va verso quelle direzioni, io non ci posso fare niente."
Interlocutore: "Davvero? Dimmi un po'."
Io: "Mah, penso a Katamari Damacy, gioco in cui devi solo radunare cose per fare una palla enorme. O Civilization, in cui lo scopo è fare progredire la tua civiltà: la guerra con altre popolazioni è solo una delle tante opzioni."
Interlocutore: "Ma c'è."
Io: "Beh, sai com'è, l'idea del gioco era rappresentare l'evoluzione umana..."

Come dice la colonna sonora di Radiant Silvergun, there is life everywhere. Ritornando al Cinquemani, mi pare cretino non vagliare tutte le opzioni possibili, solo perché così stupido da avere comprato la Ps3 al lancio, e non hai neanche voluto leggere la guida di Numero Zero sulle alternative.
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La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.
David Foster Wallace

Gangio

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Re: Tu chiamale se vuoi...
« Risposta #14 il: Maggio 24, 2007, 15:03:08 »

Massì, è che il videogioco è ancora ad uno stadio evolutivo primitivo, cavernicolo. Non è un caso che sia la violenza il file rouge che accomuna il 90% della produzione videoludica mondiale. Di certo ai cavernicoli non interessava molto se la loro donna si commuoveva quando la trascinavano per i capelli.
I giochi sono una valvola di sfogo e di oblio (v. sopra). Quando si arriva alla commozione, vuol dire che si è alla frutta. E, si sa, dopo la frutta ci sta il caffé, l'ammazza caffé e poi...
 

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