Il problema dei team a distanza: ora io non so bene come siete messi e quanta distanza ci sia fra di voi, ma se si vuole sviluppare in maniera professionale non c'è altro modo che quello di essere costantemente a contatto.
In realtà dipende dal commitment e della capacità dei singoli. Nonché dalla capacità di coordinamento di chi gestisce la baracca. Nella mia esperienza ho visto un sacco di bei progetti affossati dal pensare che basta avere le risorse tutte localizzate in un unico posto. Io ed alcuni miei soci gestimmo con successo per cinque anni (1999-2004) una società di outsorcing che lavorava tra Italia, Germania, Finlandia e Giappone. Probabilmente se avessi maturato la mia esperienza in una struttura tipo Telecom Italia (basta pensare ad EA o Ubisoft coi loro studios titanici ed inefficienti), saremmo falliti dopo poco.
Ormai pensare di avere uno studio indipendentente tutti in una stanza è un po' anacronistico, anche perché se si vuole essere efficaci bisogna insistere su più fronti. Il numero di aziende creative che lavorano delocalizzate è altissimo e pare che siano anche quelle meno sensibili alla crisi perché hanno una gestionalità molto più efficiente e strutturata, nonché costi infinitamente più bassi.
Purtroppo tenere tutti in una stanza porta ad un'utilizzo a mezzi informali di coordinamento e ad un abuso di false metodologie fatte in casa, che spesso sono la causa della bassa efficienza. Inoltre a delocalizzare si lascia molta più discrezionalità a chi le cose le è in grado di farle e sa farle bene, non a chi pensa di saperle fare e poi fa solo casini come molte producer decisionisti che conosco...