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Autore Topic: Recensioni brutte brutte brutte  (Letto 7852 volte)

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Recensioni brutte brutte brutte
« il: Marzo 27, 2009, 18:26:56 »

http://pc.ign.com/articles/965/965682p1.html

Vi prego, leggetela... merita.
« Ultima modifica: Marzo 27, 2009, 22:06:55 da Emack »
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Emack

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #1 il: Marzo 27, 2009, 22:06:24 »

A me sembra una recensione molto onesta, nonostante sia limitata dal solito schema grafica/sonoro/etc etc. Però parlo senza aver giocato a The Path.

ps. ti ho leggermente modificato il titolo, spero non ne avrai a male.
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Emanuele Colucci.

StM

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #2 il: Marzo 28, 2009, 00:54:47 »

ps. ti ho leggermente modificato il titolo, spero non ne avrai a male.
Fammi indovinare... non volevi che gli stitici si offendessero?
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Emack

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #3 il: Marzo 28, 2009, 01:06:09 »

Se si può evitare, si evita. :sisi:
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Emanuele Colucci.

Ronove

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #4 il: Marzo 28, 2009, 01:32:32 »

Per essere IGN, è una recensione valida, almeno per quanto riguarda il contenuto. Offre la sua analisi sul gioco (condivisibile o meno) ma mi sembra lo giudichi con un'ottica abbastanza aperta, tenendo comunque conto che stiamo parlando di una testata con una tipologia di lettori che in genere si interessa poco a giochi sperimentali come The Path. Lasciando perdere la questione voto, dato che penso che il recensore fosse costretto a dargli una valutazione numerica (seppure si noti che non ha nè senso darne una, nè tantomeno è appropriata per un gioco così unico) per via dell'impostazione di IGN stessa.
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Marco/Cav

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #5 il: Marzo 28, 2009, 11:18:46 »

Forse è una recensione un po' troppo "inscatolata" nei ritmi delle recensioni tradizionali (quando invece The Path è tutto tranne che un videogioco tradizionale)... forse avrebbe dunque fatto bene differenziare un po' l'approccio... però tutto sommato si può capire che abbiano preferito non spiazzare il loro lettore, abituato da anni a una certa struttura, e dunque mantenerla, pur tutto sommato facendo un lavoro onesto (seppur non encomiabile).
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Ziggybee

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #6 il: Marzo 29, 2009, 15:17:41 »

Perché è brutta?

Perché dice che anche come esperienza pseudo-artistoide il set-up è sbagliato e per far succedere qualcosa devi essere tu a cercarti la sfiga?

Analizzando il voto mi pare un po' altino, io personalmente darei un 6.5, primo fra tutti proprio perché non c'è tensione dal momento in cui scopri che devi essere tu a decidere dove e quando farti violentare. Penso sia questo l'anello debole di tutto il prodotto.

Purtroppo è un disastro nel design, lolite emo o meno.

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Federico 'Fleym' Rosa

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #7 il: Marzo 29, 2009, 23:02:55 »

E' brutta per Karat che considera la sperimentazione nel gameplay fine a se stessa un valore aggiunto.
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lamb-O

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #8 il: Marzo 29, 2009, 23:55:27 »

Brutti brutti brutti a fare il caricone su Karat =( e a me niente, soprattutto.

Se la recensione è brutta brutta brutta non lo so, a The Path non ho giocato ^^'
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Ziggybee

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #9 il: Marzo 30, 2009, 14:35:20 »

E' brutta per Karat che considera la sperimentazione nel gameplay fine a se stessa un valore aggiunto.

Il problema è proprio che la sperimentazione è sbagliata a priori, in questo caso.

Se fosse stato ugualmente libero ma strutturato correttamente sarebbe seriamente stato un valore aggiunto. Anche chiamarlo horror è sopravvalutarlo moltissimo, visto che sei TU a doverti cercare lo stupro e la morte brutale. Bastava gestire meglio le catene degli eventi e dargli un meccanismo più credibile, senza impedire all'utente l'arbitrarietà delle sue azioni (che poi è un'arbitrarietà del tutto fittizia e i vincoli sono pesanti, rigidi e ben poco sperimentali).

Anche le indicazioni che inizialmente dà il gioco "vai dalla nonna e stai attenta a non lasciare il sentiero", sono fuorvianti. Non importa quanto si voglia sperimentare, l'utente si aspetta che quello sia un obiettivo, non lo spunto per fare altro e, faticosamente, cercarsi l'evento cruento che caratterizza ogni protagonista. Sa più di trial & error. Sconvolgere quelli che sono i canoni della comunicazione con l'utente e chiamarla sperimentazione ha più il sapore della cazzata clamorosa.
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Cherno

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #10 il: Marzo 30, 2009, 16:15:22 »

Che roba...e devo ancora "giocarci"

Doom

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #11 il: Marzo 30, 2009, 20:19:34 »

La bruttezza è coerente al discorso sulla mancanza dei mezzi lessicali prima che logici da parte dei watchmen del videogioco. Viene imbastito un unico presupposto (nulla è mai come te lo aspetti) ma su quello mica si costruiscono pur timide digressioni, no: si racconta - limitatamente (lupo ulula, lupo ululì) - quanto avviene a schermo. Così tutta la parte dedita all'analisi degli elementi di gioco (3/4 di "recensione", praticamente) è un riassunto di eventi e situazioni, talvolta sospesi da qualche "it's easy to see a lot of gamers being put off by something like The Path. It doesn't have much in the way of traditional gameplay..". Ovvero non è un gioco per tutti, e su.. diciamolo, dai. Classica recensione che parla tanto ma non dice nulla e si rifà quasi esclusivamente allo specchietto finale diplomatico. Con una macroscopica aggravante: non si sbilancia ponendo la valutazione numerica all'interno di una centralità che è tipica scappatoia di chi non sa o vuole dire. Dice vabbè, è sintomatico della media di recensioni su IGN (boh, talvolta di rece belline ne ho lette anche lì) però mi sembra il modo perfetto per non vedere l'universo sensoriale e soprattutto contenutistico di The Path. Che poi, caspita, di contenuto mi pare ne abbia e da vendere anche e questo prescinde dal fatto che chi videogioca sia geometra, saltimbanco circense, filosofo o concorrente di reality show. Il watchmen avrebbe dovuto cogliere e discutere la profondità dell'esperienza, non tanto l'estetica (che comunque è parte integrante nel rapporto di significanza) o sonoro e longevità. The Graveyard è longevo quanto la sua protagonista, vive in una singola partita che tuttavia vale più di cento ore al brutto jrpg di turno, ben ripagando del rapporto qualità-prezzo. The Path ne rappresenta la naturale estensione sia nei termini che nelle velleità. Avete ben ragione di criticarlo quando non segue le regole; "segui il sentiero", dice la mamma. Ma noi siamo fanciullini e ci piace trasgredire, andiamo oltre i limiti imposti dalla regola come Cappuccetto Rosso disobbediva alla madre nella classica fiaba popolare. Poi cresciamo, maturiamo senza che The Path perda la propria trasgressività. E' una cosa che va accettata e compresa. Ritengo ci sia ancora molto da dire, gli argomenti sono molteplici e tutti meriterebbero approfondimento, dall'ineluttabilità del cammino/sorte (tema portante anche in The Graveyard) all'uso del dolore e del tragico come climax lirico. Dall'inevitabilità che mai sfocia nella pericolosa prevedibilità (a meno che si intenda prevedibile l'inevitabile) al discutibile ruolo che ci vede carnefici di noi stessi. Ci ripensi e trovi nuovi spunti, nuovi argomenti. Ho come l'impressione che i Tale of Tales stiano ponendo importanti basi sul divenire. Noi mica saremo fra i rivalutatori, vero?
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Marco/Cav

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #12 il: Marzo 30, 2009, 20:22:23 »

Figo... filosofia da videogioco.

Posso provare anche io? Di paroloni ne conosco parecchi! :D
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memex

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #13 il: Marzo 30, 2009, 20:33:51 »

oh, io al gioco non ci ho giocato, ma lamentarsi che per far succedere qualcosa devi uscire dal sentiero anche se la mamma ti dice di non farlo (!) mi sembra puerile, anche in considerazione del fatto che al terzo paragrafo della presentazione del gioco sul sito c'è scritto

Citazione
But young women are not exactly known for their obedience, are they? Will they be able to resist the tempations of the forest? Will they stay clear of danger? Can they prevent the ancient tale from being retold?

direi che non ci vuole una ricerca molto approfondita per capire cose si deve fare. (oltre ad apparirmi con un presupposto necessario al gioco il consiglio della mamma e la necessità di non seguirlo...)
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Doom

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Re: Recensioni brutte brutte brutte
« Risposta #14 il: Marzo 30, 2009, 22:00:57 »

Figo... filosofia da videogioco.

Posso provare anche io? Di paroloni ne conosco parecchi! :D
E' successo per la narrativa scritta, poi per il teatro e successivamente per il cinema. In tempi recenti e con colposo ritardo è successo al fumetto, pur lontano dallo sdoganamento totale e spaccato fra produzioni arty e uscite popolari. Col videogioco siamo ancora in alto mare, anche per questioni anagrafiche. Il fatto è che i primi tre hanno goduto di un naturale ricambio generazionale, per cui la cultura sociale è mutata col radicamento del mezzo nella conoscenza personale. Il fumetto, come il videogioco, non è e mai sarà radicato nella conoscenza personale quanto gli altri illustri predecessori. Hai i pannolini da acquistare e un mutuo da pagare senza riuscire a rientrare nei costi con 5000 euro di fido. Ma le cause sono dovute all'offerta, semplicemente si abbandonano i vizi marginali e siccome non trovi gli stimoli che ti spingono a videogiocare rinunci al costoso divertimento (evidentemente non più tale), subentra l'abbandono e il disinteresse. The Path mi sembra una bella risposta ai soliti titoli clone che avrebbero avuto senso solo su C64 o in qualche polverosa sala giochi con slot a gettone o 200 lire, si inseriscono all'interno di un ambito di scoperta che potrebbe realmente interessare e incuriosire non solo gli abituali del videogioco (oramai, me ne rendo conto, sempre più ripiegati sugli stessi stilemi a cui sono compiaciuti) ma anche una certa utenza di videogiocatori in cerca di elementi maggiormente intimi ed esplorativi del mezzo stesso (la meraviglia, questa dimenticata). Affermazioni come quella di Marco/Cav sono svilenti e deprimenti, per me, nei confronti del mezzo in toto, incapaci di coglierne le sottigliezze nel lungo termine e presuntuose nell'osteggiare movimenti interni che vorrebbero cercare altro, oltre l'intuitività a tutti i costi.
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