Bene bene, dopo 2 ore di gioco le prime impressioni sono pronte.
Other M è un "what if", cosa sarebbe successo se la serie non fosse andata in mano ai Retro. La mano di Sakamoto (il papà di Samus per chi non lo sapesse) si vede tutta, evolvendo ciò che è stato Fusion sia nelle meccaniche che nella pesante presenza della storia. Quindi si torna alla struttura più lineare di Metroid 4, alle introspezioni della protagonista (questa volta parlate e filmate) che dialoga molto più con se stessa che non con i restanti personaggi, alle solite atmosfere fantascientifiche fatte di minacce incombenti tra corridoi metallici. Il Team Ninja ci mette del suo creando un sistema di combattimento semplice ma abbastanza profondo, che richiede un minimo di rodaggio soprattutto per capire come affrontare le diverse situazioni e per padroneggiare al meglio i controlli (lo switching tra prima e terza persona è molto più importante di quanto sembrasse, soprattutto nei combattimenti).
Posso rassicurare sulla solitudine, elemento chiave della serie, visto che dopo la prima mezz'ora tutto prende una piega famigliare e la squadra non si vede più; il level design non posso ancora giudicarlo, ma è facile intuire che per prendere tutte le espansioni ci sarà da sudare come sempre.
Chi ha iniziato con Prime potrebbe non gradire questo capitolo: tante cose sono molto diverse, soprattutto il ritmo molto più serrato, la grossa importanza dei combattimenti (anche se non è un Ninja Gaiden o un Devil May Cry), il sentirsi presi per mano rispetto ai capitoli più liberi e tanti dettagli che cambiano l'esperienza (come la possibilità di ricaricare energia e missili) dovuti alle diverse meccaniche.
Da fan di vecchia data sono soddisfatto per ora, Metroid è cambiato ancora ma la sua anima rimane sempre ben identificabile.