Perdonatemi... ma voi guardando il Giudizio Universale di Michelangelo vedete arte accessibile alle masse? E il David? No, dico, basta con queste cazzate, con tutto il bene che vi posso volere. Le masse al massimo vedono dei bei disegni appesi a un muro, se si vogliono comprendere certe opere, soprattutto quelle più famose che, apparentemente, hanno detto tutto, bisogna avere un certo background culturale. Lo stesso vale per la letteratura, per il cinema, per la scultura e per tutto ciò che è arte. Lo stesso vale anche per le altre forme culturali, oppure pensate che sia facilissimo "leggere" un tatuaggio ben fatto?
Credo che un conto sia "apprezzare" mentre un altro sia "capire".
Se per capire un'opera puo' essere necessario documentarsi e capire tante cose, per apprezzarla non e' necessario.
Come hai detto tu, il volgo vede un bel disegno, mentre il critico vede il significato. Come nella musica, il volgo sente una roba che gli piace, mentre il compositore ed il critico sentono le ansie, le gioie e cosi' via.
Nel caso di braid, invece, se leggi i libri leggi una cosa strana e senza significato, che senza una corretta analisi sono semplicemente parole buttate li' senza senso.
Quindi in questo caso, per il volgo e' una collezione di parole, mentre per l'esperto di storia contemporanea "forse potrebbe essere qualcosa sulla bomba atomica".
ritengo che questo sia anche dovuto ad una non chiarezza artistica degli autori: sono dell'idea che loro stessi non siano certi di come affrontare la cosa in maniera criptica ma piacevole.
Ripeto che sto dividendo il gioco dal suo piu' recondito significato: se il gioco e' secondo me assosolutamente grandioso, il significato insito e' nascosto in una maniera che reputo artisticamente non valida.
Però, alla fine, gli strumenti per decodificare parte dell'opera li hai trovati, che ti piaccia o meno. Inoltre, arrivando in fondo a Braid è possibile rileggere tutto il gioco chiarificandone il senso (almeno in parte), anche senza sapere da dove vengono le citazioni. Magari qualcosa può sfuggire, ma fa parte del gioco della conoscenza... anche perché non è detto che, ad esempio, leggendo un libro uno debba per forza capirlo tutto. Magari ne capirà una parte, poi leggerà altro, magari molto altro e, tornando al primo libro, riuscirà a comprenderlo di più. Il problema della "fruibilità" di un'opera è aperto a varie interpretazioni, ma poniti un quesito: che cultura dovrebbe considerare chi crea qualsiasi cosa? Perché, ormai, chi mira a creare opere (in ogni campo) più complesse di "pappa, mamma, spara, cattivi, buoni, sesso con bonazza/o" viene additato come intellettualoide snob che, per usare un'espressione di Daniele Silvestri, complica il pane? E se il fine non fosse il pane?
Prima di tutto: con IE8 e' praticamente impossibile postare

Come dicevo prima, personalmente ritengo che la grande arte sia accessibile a tutti. Con questo non voglio dire che la musica di Chopin possa essere capita da un bambino di otto anni,
o quantomeno non voglio dire che un bambino di otto anni, ascoltando la sua musica, ne colga la psiche.
Voglio dire che un non-musicista ascolta la musica dei grandi compositori e coglie quello che voleva dire (qui la metto sempre sulla tristezza, ma potrebbe anche essere la primavera di Vivaldi

).
Ora ti chiedo: secondo te, una persona che ha compiuto il suo regolare ciclo di studi ma non e' esperto in storia o in scienze ("ora siamo tutti dei figli di puttana" e' una citazione abbastanza nota)
potrebbe anche solo arrivare a capire che si parla di qualcosa tanto distante da quanto mostrato come la bomba atomica?
Io dico di no: una delle teorie, addirittura smentite dagli autori, era che il tizio fosse uno stalker e aveva turbato tanto quella povera ragazza (la principessa) da obbligarla a cercare l'aiuto di un altro
(il cavaliere) e vedendo la scena finale, si vede infatti che la principessa scappa, mentre all'indietro sembra che cerchi di raggiungere il protagonista (oddio, come si chiamava? Tim?).
La spiegazione sarebbe perfettamente logica e una buona parte dei libri la sosterrebbe anche.
Il protagonista nella sua mente pensa che la principessa lo cerchi ancora, ma nella realta' scappa da un altro.
Questo andrebbe bene, ma gli autori ci dicono che non e' cosi'. Gli autori ci dicono che il protagonista e' uno scienziato e che i mondi derivano da lui che pensa "e se il mondo fosse cosi'?".
Immagina: e' come se Conan Doyle avesse scritto un libro di Sherlock Holmes dove Holmes arriva alla soluzione ma non la dice, lasciando al lettore. Pero' non da gli elementi necessari, cosi'
e' obbligato a pubblicare una serie di indizi successivamente. Magari un indizio ogni mese.
(Non parlo della roba volutamente vaga, parlo del voler essere criptico ma come risultato hai solo che non si capisce niente)
Capisci che, qualunque cosa Arthur potesse aver scritto, la gente non ne sara' interessata e non avra' nessuna importanza se la storia era interessante, se era scritta bene e cosi' via.
Tutto sara' mangiato via dal mistero.
Questo e' quello che succede in Braid: la bomba atomica. Punto. E tutta la psicologia che ovviamente c'e' sotto, che dovrebbe essere la colonna portante dell'aspetto artistico che ha portato all'intera
visione del gioco, e' perduta.
Secondo me anche alcuni film cadono in questo tranello: Donnie Darko, per esempio: il film e' un tassellino della faccenda.
Oppure Mulholland Drive, ma li' capiamo che il problema era che Lynch voleva farci una serie televisiva, quindi non poteva certo spiegare tutto nel film. E poi vabbe', e' Lynch
