Quindi è lecito sperperare budget e risorse in sistemi di protezione simile, tanto non si può far cmq un buon lavoro...
Non ho detto questo. Anche perchè non possiamo sapere se questa feature (perchè bug di certo non è) l'hanno inserita all'ultimo secondo perchè avanzava del tempo oppure se ci hanno impiegato mesi e mesi.
Come ho riscritto poi sopra, è anche probabile che gli sia costato 10 minuti di tempo, ma la trovo una pessima pratica. Inoltre è una questione di priorità. Va poi aggiunto il costo del drm vero e proprio che sicuramente in termini economici ha tolto risorse allo sviluppo.
Chiaro. Ma è personale e non geolocalizzata come è stato inteso nel post a cui ho risposto.
Boh guarda... per quel che vale ho trovato questo articolo a parziale conferma delle mie idee a tal riguardo:
http://www.gamesindustry.biz/articles/esa-report-highlights-europea-piracy
certo un mese non sarà il massimo dal punto di vista statistico, ma è comunque un dato: giudicate voi.
Dubito abbia qualche valore. In genere questi studi lasciano il tempo che trovano. Sarei più interessato a sapere chi gli ha dato diritto di raccogliere certi dati e inoltre come spacciarli come mancate vendite. Inoltre un articolo che parla di crisi e pirateria come se questa fosse quasi una concausa, fa solo ridere. La crisi c'è e sarebbe arrivata comunque, qualcuno sarebbe fallito e questo ha poco a che vedere con altre cause ma bensì con l'organizzazione e a situazioni poco chiare che prima tenevano in piedi più facilmente.
Poi fermi un attimo, parlavamo di cultura del videogioco, non di pirateria. Le due cose non sono fortemente legate.
Inoltre, l'acquistare perché si ama una serie, si stima un developer o motivi simili, non nasce certo da un generico senso di onestà quanto a qualcosa di più sentimentale.
Avevo citato degli esempi di possibili manifestazioni di cultura videoludica, ovviamente *non* si trattava di un elenco esaustivo. Credo che per chiunque ami realmente il videogioco (piuttosto che ridurlo a mera forma di passatempo) la naturale conseguenza sia l'acquisto di software originale.
Bisognerebbe discutere se si parla di amore per il videogioco come medium o come amore verso il singolo prodotto. Nel secondo caso forse alcuni prodotti vanno effettivamente considerati meri passatempi e altri elevati a qualcosa di più. Fermo restando che elevarli a qualcos'altro è puramente personale.
Il concetto di furto è labile ed esteso a ciò che è comodo. L'oggetto non pagato è di diversa natura. Il tipo di utilizzo idem.
Labile dici? A me pare che sia tutto piuttosto chiaro: il software commerciale XYZ è in vendita, puoi decidere se acquisirne la licenza d'uso pagando regolarmente o meno. Non vedo il motivo per cui il frutto del lavoro di n persone debba essere valutato come un oggetto "di serie B" per il solo fatto di non essere tangibile in senso stretto come un'auto o un telefono cellulare.
Intanto distinguere tra sottrazione e duplicazione. Nel secondo caso bisogna poi parlare di mancato acquisto e vedere se questo realmente è imputabile o meno alla fruizione non retribuita.
Sta cosa degli amici che sfottono chi compra originale, l'ho sentita spesso anche da persone che conosco personalmente, sembra essere la motivazione recondita di questo immenso odio verso la pirateria: ma fregarsene un attimo di chi parla così ed essere contenti per i propri acquisti quando meritano?
Beh guarda, io me ne STRAfrego bellamente degli sfottò degli amici nel campo dei videogiochi, non è quello il problema: è anche qui un tipico caso di mancanza di cultura (nello specifico, videoludica) che porta al disprezzo e alla discriminazione per i "fessi" che acquistano a suon di quattrini i giochi originali. "Fessi" che però tengono a galla il sistema: se per assurdo TUTTI smettessero all'istante di acquistare software originale cosa accadrebbe?
E se TUTTI comprassero software originale? Porterebbe a danni anche questo. Passare da un'utopia all'altra porta ad altrettante disastrose conseguenze. E non sarebbe un discorso di cultura. A me sta bene chi gioca e lo considera solo un passatempo. Sta bene anche ai publisher. Chi compra il dayone il gioco da 70 euro a prescindere e si accontenta, chi manda alle stelle la vendita dei casual game o compra giochi fotocopia, probabilmente non ha la cultura del videogioco di cui parli ma per il publisher è l'acquirente migliore. Sono loro che tengono a galla il sistema più di chi ha più "cultura", è critico, aspetta, si informa. Loro non sono fessi, ma fanno grossi danni comunque. Danno al publisher l'idea che vendere ad un certo prezzo e con una certa qualità sia vincente. Se vendessero a 200 euro invece che 70, qualcuno comprerebbe comunque, ma credo che la schiera dei detrattori aumenterebbe. Il fatto è che arrivando ad un giusto prezzo le vendite permetterebbero di sorridere guardando chi il gioco non lo paga perché l'interesse dovrebbe essere vendere e chi compra e al massimo convincere qualcuno che non compra a comprare.
Per quel che riguarda l'odio nei confronti della pirateria, nel mio caso ha motivazioni totalmente diverse e variegate. Tra di esse, il fatto di occuparmi in prima persona di programmazione (ergo ho una seppur minima idea di quanto possa essere un lavoro impegnativo), la passione per il videogioco stesso di cui ho già parlato in precedenza, il fatto di aver preso coscienza di quanto danno possa infliggere la pirateria anche a software house meritevoli (se colassero a picco solo quelle mediocri FORSE sarebbe anche un bene sotto certi punti di vista, ma così non è), ecc. ecc.
Mai detto che non sia un lavoro impegnativo. Ma il risultato, il modo di porsi con l'utenza e altre faccende sono distaccate da quel lavoro.
Non sono daccordo sulla presa di coscienza del danno della pirateria. Ci dovrebbe essere prima qualcosa di cui prendere coscienza, in questo caso un danno. Ma questo danno non è quantificabile, se effettivamente esiste. Le software house non falliscono per la pirateria, magari avesse questo potere, almeno darebbe un segnale e si reagirebbe. Invece ci si arrovella senza poter trovare soluzione perché si è data la colpa qualcosa che non si può controllare e che non ha questa incidenza, senza guardare e modificare quello che si può fare dalla propria parte per organizzazione e produzione. Le sh falliscono comunque, per molte cause. Primo perché è improbabile che tutti rimangano a galla anche in un mercato che vende. Inoltre i problemi sono di organizzazione, investimento, sperpero e pretenziose previsione di vendita. Iniziare a puntare a produrre e vendere per un certo numero di persone potrebbe essere un inizio. Il mercato dell'entertainment è pieno di mangiasoldi, non parlo solo di prezzo finale, ma di ciò che passa nelle varie fasi. Non ci si può lamentare se non quadrano i conti se poi c'è qualcuno che i soldi non se li fa mangiare (fruendo o meno, è indifferente). A mio avviso la crisi ha solo evidenziato e rotto meccanismi che fino ad ora hanno tenuto in piedi qualcosa che doveva già cadere. C'è crisi? Forse è il caso di ridimensionare ciò che si crea, magari non facendo titoli tripla A, non sprecando soldi in protezioni, in eccessivo marketing, rendendo il prezzo accessibile, sviluppando per un target definito. Il fatto che si fruisca o meno di un titolo non cambia le cose, l'acquisto non c'è e non ci sarebbe stato, è su questo che dovrebbero lavorare.
Tra l'altro, sono ben conscio del fatto che dall'altra parte della barricata non ci siano certo degli stinchi di santo, ma per come la vedo io è sufficiente, dal mio punto di vista di consumatore, non acquistare ciò che ritengo non valga la pena di essere acquistato (vuoi per il costo eccessivo, per la qualità infima, ecc. ecc.).
Il fatto è che è un'illusione che sia sufficiente.
Dipende dal fine. Il mio non è quello di causare il fallimento del produttore XYZ, anche perchè come potrei riuscirci da solo? E' il mercato nella sua globalità che "premia" o "punisce" i prodotti, non necessariamente in modo direttamente proporzionale alla loro effettiva qualità. Ma non credo di scoprire l'acqua calda dicendo questo. 
Questo vorrebbe anche dire che se il produttore XYZ fallisce è il mercato che lo ha punito, considerando anche i mancati acquisti.
E quando fallirà ce l'avrà con te che non compri e non fruisci come con non paga e fruisce, allo stesso modo. Allora dovremmo comprare tutto per tenere in piedi tutti? Qualcuno deve cadere in ogni caso, bisogna solo decidere di chi è la colpa. Uno fallisce se non vende abbastanza, si può agire su quanto ci si aspetta di vendere e su quanti comprano, difficilmente su chi non compra.
Come hai detto c'è chi vuole tutto gratis. C'è anche però chi avendo due opzioni: legale a 70, pirata a 0, non potendo scegliere legale a 30 o 40 ricade sulla seconda scelta. Il valere la pena può essere in base al prezzo o in base alla fattura.
Certamente, ma dove sta scritto che, dal momento che Tizio ritiene i 70 euro eccessivi, debba sentirsi autorizzato (?!) a scegliere la via dell'illegalità? Lo spot sulla pirateria cinematografica che mi par di capire tu non apprezzi a me sembra azzeccatissimo: credo che tutti noi abbiamo dei conoscenti che scaricano dalla Rete la qualsiasi, quanti di loro ruberebbero un'auto o un cellulare?
Come ho detto, lo spot è di un'ignoranza stratosferica e fallisce nel suo tentativo di mistificazione. Primo perché cambia i significati alle parole perché è questo l'intento. La differenza tra sottrazione e duplicazione (se poi siano entrambi reati è un altro discorso). Secondo perché non tiene conto di come internet abbia cambiato le regole e il modo di fruire dei contenuti bilanciando un po' le cose e togliendo il potere che prima era concentrato in poche mani che prendevano tutte le decisioni.
Riguardo al prezzo, è importante considerare che dando solo due scelte (70 o 0) hanno fatto del loro nel determinare il tipo di utenza delle due scelte. Se il prezzo fosse stato 200 a mio avviso i pesi delle due fazioni cambierebbero. Sta a loro arrivare a vendere abbastanza. La fruizione non è determinante. A loro stanno bene anche chi compra e non fruisce e odiano parecchio chi rivende usato.
Bisognerebbe prendersi più responsabilità come publisher/developer, sul proprio prodotto e sulle proprie vendite. Quando non vendi, sia che il titolo venga usato o meno, metà della colpa è dell'utenza, metà tua. Tu puoi agire sulla tua di parte facendo un prodotto adeguandoti a chi compra. Il resto è cmq mercato perso.
Ma vedi, io sulla faccenda delle responsabilità dei publisher posso anche darti ragione. La domanda da porsi però è: di quale adeguamento è realisticamente possibile parlare se la concorrenza in oggetto "vende" il prodotto all'utente finale a costo ZERO? 
Non è solo questione di prezzo, è questione di dare e avere. È sbagliato considerare le persone uguale e la decisione influenzabile allo stesso modo. Chi non compra c'è sempre, ma arrivare a dare qualcosa che la genere realisticamente acquisterebbe dovrebbe essere il loro obiettivo.
Se per assurdo tutti comprassero ai prezzi stabiliti considerando finiti i soldi, fallirebbero in proporzioni più sh perché le spese degli amati utenti si esaurirebbero su alcuni pochi titoli di alto richiamo. Prezzi più contenuti darebbero possibilità a più di sopravvivere. La qualità non deve risentirne per forza, magari meno titoli tripla aaa, ma ridurre gli sperperi secondo me farebbe molto di più.
edit: mi scuso se questo post sarà magari più incasinato di altri, ma l'ora e il fatto che il post precedente mi si è cancellato potrebbero avere la loro parte.