Innanzitutto appare chiara l'interpretazione: tutto il Gamersgate è stato solo una occasione per lamentarsi a toni accesi? Mi pare abbastanza triste, siamo cresciutelli per lamentarci di cose che non ci riguardano. Ciò che mi riguarda invece è ciò che fa il politico che MI rappresenta, perché le sue decisioni influenzano la mia vita nel concreto, a differenza di quanto accade tra Accordi ed i suoi Filippini di turno. Se di una cosa non me ne fotte abbastanza per mettermi in gioco e cercare di risolverla, che cosa alzo la voce a fare? Sia chiaro che non mi riferisco a te, ma parlo con te poiché sei tu che hai risposto al mio post iniziale.
Inoltre, un conto è parlarne per capire una situazione, un conto totalmente diverso è azzannarsi in pubblico(dove è ancora più inutile) e condire con dei "vedrai" ai quali alla fine non si riesce a rispettare.
Io mi lamento anche di cose che non mi riguardano. Eccome se lo faccio. Non vivo in Afghanistan, ma mi lamento per quello che accade là (perdonami se uso questo soggetto, ma è il primo che mi viene in mente). Ma così per tante cose... se dovessi chiudere un occhio per tutto quanto non mi riguarda allora cosa farei... coltiverei il mio orticello e i miei interessi personali e basta? Ma per carità... ma perché dobbiamo crescere così ciechi, ed esserne addirittura lieti?
il fatto comunque che molte delle persone che si sono lamentate nella Game Industry ci abbiano lavorato veramente (seppur con ruoli differenti) comunque dovrebbe risolvere il tuo dubbio.
Poi la questione del "
se di una cosa non me ne fotte abbastanza per mettermi in gioco e cercare di risolverla" per me si lega ai discorsi circa la politica e il resto che si è detto: se si dovrebbe discutere solo di quel che si può risolvere mettendosi in gioco e cercando di risolverla allora non dovremmo più parlare di molte cose. DI sicuro non dovremmo più lamentarci del traffico, dei ritardi dei treni e di moltissime altre cose che credo sia naturale credere che tutti noi facciamo.
Ma davvero ritieni che questo risolverebbe i problemi, ovvero che ciascuno si faccia i fatti suoi alla "non vedo, non sento, non parlo"?
Poi qualcuno avrà chiuso in maniera un po' accesa con un "vedrai", altri no. Non generalizzerei. E non darei nemmeno per scontato che davvero non accadrà nulla... siamo in Italia, ricordatevelo, perché accada qualcosa (ammesso che accada) ci vuole tempo. Certo, non facendo nulla di sicuro non accade nulla!
Per me è semplicemente meglio essere coerenti. All'evento non è successo niente per il semplice fatto che non erano, direttamente, cazzi di nessuno se non di Accordi. Ed è quindi corretto che non sia successo niente, che ne fregava davvero al pubblico? L'unico che ha fermato Accordi di persona è gorman. E allora, se agli altri interessa così poco, per quale motivo si è alzato il polverone, dov'è finita tutta la rabbia che trasudava dai blog/forum?
Ecco, con coerenza, quelle discussioni sarebbero dovute durare ben di meno, e magari anche avere avuto luogo in differenti situazioni e tra differenti persone.
Sono d'accordo! Quello non era il posto adatto e al pubblico della questione non fregava nulla. Immaginiamo che la contestazione fosse stata dura... sarebbe stato corretto nei confronti di quelle persone che erano giunte lì da diversi posti per parlare di videogiochi? Secondo me no... e difatti sin dall'inizio ho contestato la decisione di Accordi di parlarne lì (cosa che poi comunque non ha fatto "ah ah, vedrete, dirò tutto e smonterò tutti"... l'avesse fatto...). Non era la fiera di Accordi. Era la fiera del retrogaming e nel rispetto di coloro che sono andati lì per quello per me hanno fatto bene coloro che c'erano a non rovinare la manifestazione stessa.
Ammiro il tentativo di Gorman, ma purtroppo è stato inutile e mi chiedo se sarebbe stato diverso se anche altri lo avessero affrontato. Secondo te?
Insulti?
Parole come "baruffe semi-comiche, minaccine da campetto", "pubblico di orsacchiotti", "pagliacciata" ecc... non mi sembravano concilianti nei confronti di una discussione pacata. Posso sbagliarmi... è difficile intendere il tono dell'autore quando si legge un testo scritto (e difatti ho frainteso spesso).