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Autore Topic: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)  (Letto 1541 volte)

Mat

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La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« il: Dicembre 23, 2010, 19:17:53 »

Penso che siate tutti al corrente della crisi di Namco - Bandai... Licenziamenti, perdite gravi e da ultimo la decisione di tornare a sviluppare in patria dopo il fallito tentativo di abbordaggio del pubblico occidentale.
Enslaved ha venduto meno del previsto, ma le mazzate vengono da Clash of the Titans e da Dead to Rights. Mi sembra che Namco sopravviva ancora grazie ai vari Naruto-Dragon Ball.

La domanda spontanea è perchè si ostini a non localizzare un brand forte come Tales of, visto che i costi di traduzione sarebbero senz'altro minori di quelli sostenuti per realizzare una nuova IP come Enslaved. Perchè non fare come Sega con Yakuza 3 al limite? Perchè arrivano da noi titoli ben più di nicchia come Hyper dimension Neptunia, Agarest, Atelier Rorona e non i Tales? Non penso che Gust, Nisa ecc. siano masochisti.

Finita la doverosa parentesi sui Tales, mi chiedo inoltre cosa abbia portato Namco a riesumare il brand di Splatterhouse visto l'esiguo numero di nostalgici delle versioni Mega Drive. 
Tralasciamo il mediocre Majin, ma non mi pare che le strategie commerciali di Namco siano particolarmente oculate negli ultimi tempi. L'unica cosa buona è stata la distribuzione europea di Demon's soul...
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Ronove

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #1 il: Dicembre 24, 2010, 12:42:08 »

Mi sembra che Vesperia su 360 abbia venduto poco in occidente, in parte anche a causa della pessima scelta d'aver venduto una versione monca di contenuti e propinando quella "completa" solo su PS3 e solo in territorio giapponese. Scelta che ha creato non poco malcontento.
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Ziggybee

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #2 il: Dicembre 24, 2010, 13:38:07 »

Beh, Vesperia è andato male ovunque, anche se è uno dei pochi Tales decenti che abbia giocato.

Ad ogni modo, Vesperia X360 è la versione originale del gioco, non è una versione monca o ridotta in nessun modo.

Per motivare gli acquisti della tardiva versione PS3 (rilasciata oltre un anno dopo e coi soliti problemi dei giochi PS3: caricamenti da suicidio e dettagli e effetti ridotti) hanno aggiunto un Flynn completamente giocabile, un comprimario nuovo (la piratessa) che se ne sta in un angoletto e ha lo spessore dei Personaggi-DLC di Mass Effect 2 ed una serie di elementi bonus secondari, come qualche NPC preso da altri Tales (stronzata fatta su un sacco di altri titoli Namco e che, IMHO, riduce tutto alla stregua di un Cross Edge a caso), altri costumi e qualche mini-game inutile ai fini di un gioco già gigantesco. Inoltre, per rendere il gioco un po' più semplice e sbrigativo hanno aggiunto delle Artes più potenti e alzato il limite per l'Over Limit (per rendere il boss avanzati meno difficoltoso). Non tutto era gratis, però, molte cose andavano comperate su PSN, se ricordo bene.

L'unica cosa che dava realmente più valore al gioco (a meno di non essere sensibile ai fanservice fini a sé stessi) era il doppiaggio integrale di tutti i dialoghi, tra le altre cose fatto molto bene (su Xbox sono doppiati solo tutti gli skit e i dialogi principali dentro e fuori le cutscene).

Comunque i dati di vendita in Giappone furono disastrosi comunque: la versione 360 ha fatto circa 200K copie (quasi una copia per ogni console venduta in quel periodo!), quella PS3 350K. Rispetto al parco installato e al fanservice, la versione PS3 fu un insuccesso inspiegabile e clamoroso (all'epoca il rapporto PS3/360 vendute era qualcosa come 7:1).

La versione occidentale USA ha venduto circa 300K copie ma non sono mai stati resi noti i numeri della distribuzione europea, che penso siano stati così bassi da essere imbarazzanti.
« Ultima modifica: Dicembre 24, 2010, 13:47:12 da Ziggybee »
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Matteo Anelli

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Ziggybee

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #3 il: Dicembre 24, 2010, 13:52:38 »

Comunque i problemi di Namco sono sempre gli stessi: marketing inesistente e veramente troppo fanservice.

Secondo il mio modestissimo parere se avessero cassato tutti i Tales mediocri usciti solo per far contenti gli Otaku con quei minestroni assurdi di personaggi senza una traccia di gameplay (una delle ultime super-merde prodotte è stato Tales of the World: veramente un gioco senza senso) e avessero messo da parte l'ossessione di investire più su Anime e merchandising vario che sui giochi stessi (credo sia anche per questo perché si sono fusi con Bandai) forse sarebbe andata diversamente.

Xenosaga è un altro fenomeno inspiegabile: il primo capitolo era abbastanza accettabile ma aveva dei difetti. Namco ha investito poco nel migliorare il secondo e tantissimo per fare un OAV praticamente inutile (anche perché il bello del primo episodio erano anche i lunghissimi interemezzi narrativi alla MGS4). Fortuna che hanno risolto gran parte dei problemi di gameplay e questo gli ha permesso almeno di finire la serie.

Credo che i loro titoli spesso non arrivino perché sono un elemento di marketing per le serie TV (anche per Vesperia andò così), piuttosto che il contrario.
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Vazkor: "Altro che Apple TV"

Vazkor

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #4 il: Dicembre 24, 2010, 16:19:11 »

Majin su Destructoid è segnalato come uno dei migliori titoli dell'anno ma anche io lo trovo mediocre. Per il resto, se fai giochi di merda nessuno li compra, mi sembra lineare.
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Ziggybee

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #5 il: Dicembre 24, 2010, 16:50:42 »

Majin è uno dei loro ultimi titoli che mi è piaciuto...
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lezard valeth

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #6 il: Dicembre 24, 2010, 17:22:47 »

Comunque i dati di vendita in Giappone furono disastrosi comunque: la versione 360 ha fatto circa 200K copie (quasi una copia per ogni console venduta in quel periodo!), quella PS3 350K. Rispetto al parco installato e al fanservice, la versione PS3 fu un insuccesso inspiegabile e clamoroso (all'epoca il rapporto PS3/360 vendute era qualcosa come 7:1).
Fu così disastroso che PS3 è diventata la piattaforma di riferimento della serie.



Guarda che non tutti i jrpg fanno i numeri di FF e Dragon quest.
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lezard valeth

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #7 il: Dicembre 24, 2010, 17:24:19 »

Majin su Destructoid è segnalato come uno dei migliori titoli dell'anno ma anche io lo trovo mediocre. Per il resto, se fai giochi di merda nessuno li compra, mi sembra lineare.
Majin è una delle sorprese dell'anno, altro che mediocre.



Titoli come questo non vendono perchè il raffinato popolo occidentale si rimpinza solo di Halo, COD e sparatutto mascherati da rpg (ME2)
« Ultima modifica: Dicembre 24, 2010, 17:25:53 da lezard valeth »
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Ziggybee

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #8 il: Dicembre 24, 2010, 17:42:02 »

Comunque i dati di vendita in Giappone furono disastrosi comunque: la versione 360 ha fatto circa 200K copie (quasi una copia per ogni console venduta in quel periodo!), quella PS3 350K. Rispetto al parco installato e al fanservice, la versione PS3 fu un insuccesso inspiegabile e clamoroso (all'epoca il rapporto PS3/360 vendute era qualcosa come 7:1).
Fu così disastroso che PS3 è diventata la piattaforma di riferimento della serie.
Guarda che non tutti i jrpg fanno i numeri di FF e Dragon quest.
Beh, vorrei vedere: ha venduto solo in giappone, al momento la console più venduta in giappone è PS3, che è circa 5 volte più venduta di 360...
Io mi riferivo al rapporto installato/venduto... Paradossalmente è stata più popolare la versione 360, quasi una killer application, complice anche il bundle.

Ma questo è un classico di PS3 ancora oggi e in tutto il mondo (9:5 il rapporto tra il numero dei giochi venduti per 360:PS3).
Di giochi ne muove meno perché in molti sono attratti anche dal suo essere anche uno dei pochi lettori BRD che durerà per sempre.
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Federico 'Fleym' Rosa

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #9 il: Dicembre 24, 2010, 23:28:44 »

Bandai è giustamente famosa per i modellini di Gundam, gli oav come "Getter Robot - The Last Day", mai per altro.
Sviluppano videogiochi come merchandising delle serie di cui detengono i diritti: per loro acquisire Namco significava sfornare giochini meno merdosi (ricordo un trisitissmo dragonball su Saturn) non farne il perno degli affari-
Mi meraviglia si siano lasciati adescare anche loro dalla propaganda americana della superiorità nello sviluppo occidentale di brand nipponici producendo Ensalved e Splatterhouse.

Non ho mai giocato un Tales, cercavo quello per Gamecube, ma ha quotazioni troppo alte per me.
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Id

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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #10 il: Dicembre 27, 2010, 09:41:34 »

Comunque i problemi di Namco sono sempre gli stessi: marketing inesistente e veramente troppo fanservice.

Secondo il mio modestissimo parere se avessero cassato tutti i Tales mediocri usciti solo per far contenti gli Otaku con quei minestroni assurdi di personaggi senza una traccia di gameplay (una delle ultime super-merde prodotte è stato Tales of the World: veramente un gioco senza senso) e avessero messo da parte l'ossessione di investire più su Anime e merchandising vario che sui giochi stessi (credo sia anche per questo perché si sono fusi con Bandai) forse sarebbe andata diversamente.

Il problema dei Tales in occidente e' quello: che sono perlopiu' fanservice e da 'ste parti non ne e' uscito nessuno (mi pare solo Tales of Phantasia per GC, stampato in non piu' di 4 copie, e Tales of the World per PSP). E' chiaro che se in un posto non li fai uscire in quel posto non ci sono fan, e se non ci sono fan a chi lo vendi il fanservice? Tales of the World e' fanservice puro, infatti (l'unica attrattiva e' che ci sono i personaggi degli altri Tales), solo che gli altri Tales in Europa non sono usciti, per cui a chi puo' interessare?

Xenosaga è un altro fenomeno inspiegabile: il primo capitolo era abbastanza accettabile ma aveva dei difetti. Namco ha investito poco nel migliorare il secondo e tantissimo per fare un OAV praticamente inutile (anche perché il bello del primo episodio erano anche i lunghissimi interemezzi narrativi alla MGS4). Fortuna che hanno risolto gran parte dei problemi di gameplay e questo gli ha permesso almeno di finire la serie.

Credo che i loro titoli spesso non arrivino perché sono un elemento di marketing per le serie TV (anche per Vesperia andò così), piuttosto che il contrario.

Beh, parlando di Xenosaga... ho un dubbio sulla distribuzione europea: e' una trilogia ed e' uscito solo il secondo. In Europa non e' uscito ne' il primo ne' il terzo. Cosi' uno prende il secondo, si ritrova in mezzo a una storia gia' iniziata della quale non si capisce molto, e con la consapevolezza che in ogni caso non si vedra' il finale. Mi stupisce proprio che non venda :asd:
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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #11 il: Dicembre 27, 2010, 10:11:40 »

Io sono convinto che sui casini delle distribuzioni europee della roba per le console Sony la colpa sia anche di Sony. Idem per Nintendo.

Xenosaga ha venduto poco anche in USA dove la serie è uscita integralmente, secondo me a ragione perché il gioco, anche nel suo terzo capitolo, sembra un buon inizio di un'azienda che non ha mai avuto a che fare con gli RPG, invece che un gioco maturo che viene fuori da team con anni di esperienza.
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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #12 il: Dicembre 27, 2010, 11:09:02 »

Io sono convinto che sui casini delle distribuzioni europee della roba per le console Sony la colpa sia anche di Sony. Idem per Nintendo.

Mah, questo io non lo penso. Pero' vabbe' :D

Xenosaga ha venduto poco anche in USA dove la serie è uscita integralmente, secondo me a ragione perché il gioco, anche nel suo terzo capitolo, sembra un buon inizio di un'azienda che non ha mai avuto a che fare con gli RPG, invece che un gioco maturo che viene fuori da team con anni di esperienza.

Non so giudicare il primo capitolo di Xenosaga, che non ho provato, ma sicuramente il secondo era tedioso e pesante e ben lontano dai fasti di Xenogears. 
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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #13 il: Dicembre 27, 2010, 14:18:04 »

Io sono convinto che sui casini delle distribuzioni europee della roba per le console Sony la colpa sia anche di Sony. Idem per Nintendo.

Mah, questo io non lo penso. Pero' vabbe' :D

Io si. La musica è un po' cambiata da quando Microsoft ha fatto capir loro che uno non può fare una console e poi strafottersene dell'adozione e del marketing worldwide dei titoli ammiragli. Non a caso loro vendono quasi il doppio rispetto alla base installata.

Tuttavia è patetico che stiano ancora inseguendo un modello di distribuzione globale. Me la ricordo solo io una Sony che al lancio di PS3, con la solita frammentazioni regionale, ai giornalisti ricordava che i giochi sono region free e tanto è uguale?

Eccerto, perché basta quello, no?

Anche Nintendo è inqualificabile. C'è parecchia roba per DS e Wii che non arriva nemmeno in USA. Roba che i fan vorrebbero (basta farsi un giro sui forum Atlus per capire quanti sono gli europei che vorrebbero Strange Journey, tanto per fare un esempio). Se è vero che Atlus è una società piccola, è pur vero che i produttori nipponici di console dovrebbero "indirizzare" meglio le strategie dei publisher più famosi.

Un altro esempio eclatante è Dragon Quest VI che ha subito ritardi biblici (saranno quasi 2 anni quando arriverà in USA) e che Nintendo si è decisa a far uscire solo dopo che SE aveva minacciato di intraprendere vie legali per la distribuzione in proprio (cosa che c'è da ammetterlo, SE fa sempre molto bene).
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Re: La crisi di Namco (attenzione Tales of inside)
« Risposta #14 il: Dicembre 28, 2010, 16:46:50 »

Le care vecchie contraddizioni del mercato nipponico.. Però sono innegabili i tentativi atti a fidelizzare il pubblico occidentale, non ultima Capcom con quel Lost Planet 2 pressochè indigesto all'utenza giapponese. E' una produzione privata della propria identità; non stupisce che molti talenti asiatici stiano progressivamente accettando le avances delle corti amerenghe. Sono d'accordo sul fatto che dovrebbero investire non tanto sulla produzione bensì sulla distribuzione.
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