Bene, mi sono sparato i manga horror di Junji Ito. In realtà non tanti, solo Tomie, Uzumaki e un volume dell'antologia Museum of Terror (mi pare il secondo).
Avevo letto Gyo qualche anno fa e mi aveva fatto cagare: bei disegni, atmosfera orrifica ma la storia dei pesci portatrici di un virus mortale montati sopra delle macchine che vanno scorregge era troppo assurda per essere d'impatto. Avevo trovato molto più efficace The Enigma of Amigara Fault, una storia breve in appendice a Gyo, dove alcune persone vengono attirate in una falda apertasi dopo un terremoto. Falda in cui trovano dei tunnel scavati nella roccia esattamente corrispondenti alle loro silhouette. Il resto ve lo scoprite da soli.
Tutta la sua produzione, o almeno quella che ho letto, è molto più simile a The Enigma of Amigara Fault che a Gyo, con cui ha in comune il senso di ineluttabilità delle vicende narrate.
Tomie è una ghost story giapponese molto sui generis. E' una raccolta di storie brevi in cui ci sono dei protagonisti ricorrenti, tra cui Tomie, una ragazza maledetta, una specie di spirito vendicativo che ama tormentare i maschi ma che al tempo stesso non riesce a scappare ad una ciclica mala sorte. Molto bello.
Uzumaki: mamma mia. Terrore psicologico alla Lovecraft veicolato dalle ottime illustrazioni, in particolare i visi, che spesso rubano la scena al resto della vignetta, appena accennata. Uzumaki parla di una piccola cittadina maledetta in cui molti dei suoi abitanti cadono in una specie di fobia per le spirali, che sono una formazione naturale e simbolica piuttosto ricorrente nella zona. Uzumaki è un vero e proprio tunnel dell'orrore che usa un cast ricorrente in episodi seriali piuttosto brevi. I protagonisti e le loro famiglie progressivamente cedono alla follia, tormentati da questo terrore atavico che tiene in pugno tutta la regione. Il bello è che non si vince né si perde nei racconti di Ito: si è testimoni impotenti di qualcosa di disturbante, implacabile ed ineluttabile a cui i protagonisti stessi non riescono a sottrarsi.
I temi ricorrenti di Ito sono: la pazzia, i fantasmi, il rapporto con la morte, l'ignoto, il sesso e la carne. La maggior parte delle sue storie culminano in un horror esplicito e quasi pornografico ma sono costruite principalmente solo sull'atmosfera, sui sottintesi grafici e (cosa strana per un manga) dai dialoghi. Le maggiori fonti d'ispirazione dell'autore (a suo dire) sono state le storie di Lovecraft ed il folklore giapponese. Io però ci ho visto anche parecchio Clive Barker dei primi tempi, in particolare per il suo rapporto morboso con l'abuso del corpo umano.
Indagando ho scoperto che tutte le opere di Ito hanno avuto almeno una rappresentazione cinematografica (Tomie addirittura 9!) e a ragione, perché leggere i suoi racconti, è molto simile a leggere una sceneggiatura, dato il taglio delle scene e del ritmo narrativo (che è insolitamente occidentale per essere un manga per adulti). Da noi sta per uscire la prima produzione occidentale basata sulle storie di Ito e, nemmeno a farlo apposta, sarà proprio un film ispirato a Tomie. Anche per questo mi sono messo a rileggerlo.
Bello bello bello.