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Autore Topic: L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?  (Letto 16382 volte)

Emack

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Segnalo un interessante editoriale di Emilio Cozzi su eurogamer.it.

Citazione
Un bel party sul Titanic
Qualche domanda post celebrazioni videoludiche di fine anno. Fra Journey, il MoMA e Schettino.


di Emilio Cozzi Pubblicato domenica, 16 dicembre 2012

Mentre scriviamo queste righe un sito molto cool ci informa (via Twitter, of course), che il testa a testa fra Guild Wars 2 e Dishonored per stabilire quale dei due sia il gioco dell'anno si fa serrato. Di pochi giorni prima sono invece gli allori che Mr. Samuel L. Jackson (ammettiamolo, il Dio nero di Pulp Fiction ma anche l'eroe di Snake on a Plane), ha posto sul capo dei trionfatori dei Video Game Awards 2012.

Fra un inopinato asso pigliatutto come The Walking Dead (applausi, sul serio) e qualche nomination a Journey (inchini e pelle d'oca, davvero), spuntano gli immarcescibili baroni: Halo 4, Call of Duty milletrentacinque, NBA 2k qualcosa e via così. Se esistesse “Ghosts'n Goblins dalla pensione con furore”, siamo certi sarebbe almeno in lizza. E questo senza contestare l'ottima riflessione di Lorenzo Fantoni su quanto invero la premiazione abbia rivelato un'attenzione non scontata per il futuro del videogioco. Tutto vero.

Anche perché le masturbazioni del settore, che fa di tutto per convincere il mondo di piacersi un sacco, quest'anno si sovrappongono a corteggiamenti extra, ammiccamenti stranieri di un certo peso. Dal MoMA alla Disney, con quella meraviglia filologica pro-gamer che è Ralph Spaccatutto, dallo Smithsonian ad addirittura qualche lungimirante istituzione italiana, il videogioco di questi tempi pare essere vezzeggiato come manco Belén.

I media si riempiono di innamorati dell'ultima ora pronti a giurare che il computer game sia “il nuovo cinema” (poveri), a urlare al rinnovato miracolo sangennaresco per gli incassi di Black Ops II e ad attendere la nuova generazione di console come i re magi con la stella cometa. Si cominciano a vendere anche enciclopedie dedicate alla storia di Super Mario e Nintendo - entusiasmo, anche qui non ironico.

Lungi dal guastare la festa, peraltro opportunamente officiata nel periodo natalizio, occorrerebbe tuttavia allontanarsi un po' dalla pista da ballo per avviarsi verso la sala macchine. Ecco, magari portandosi dietro pinne e boccaglio.

Sì, perché nessun festone o flûte di champagne ci convincerà di non essere a folleggiare sul Titanic. Nessun incasso di Call of Duty, Assassin's Creed o di Nintendo Wii U ci rasserenerà mentre guardiamo i nostri amati Resident Evil, Dead Space o Crysis infilarsi le scarpe di cemento prima del tuffo. O mentre ricordiamo i caduti sul campo (avete amato alla follia L.A. Noire o Prototype 2? Ottimo, farà piacere a chi li ha sviluppati giusto prima di arruolarsi nel variopinto mondo della disoccupazione).

Attenzione, non che le vittime non siano anche carnefici, anzi. E non che, come ancora il buon Fantoni ricorda, tutto il settore affonderà con una barca, per quanto titanica. Tutt'altro; i più furbi sono già sulle scialuppe, pronti a navigare verso un futuro forse avulso da publisher monopolistici e contenuti blindati (lo si era scritto già qui. Un futuro per certi versi molto più vicino a tablet, telefoni e occhiali spaziali che non a Xbox 720 o PS4.

Non sarebbe quindi intelligente, con pinne e respiratore, scendere lungo la chiglia? Magari per capire cosa l'abbia squarciata e perché non se ne sia accorto nessuno là di sopra, fra un flûte e un casqué? Men che meno gli Schettino dell'industria, ora comunque pronti a far bagordi su barchette più agili e performanti costruite da altri (e anche di questo abbiamo già scritto qui.

Detto altrimenti, se i 14 videogiochi recentemente acquisiti nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York, per capirci l'istituzione museale più prestigiosa al mondo, sono il suggello di una sensibilità mutata nei confronti dei giochi elettronici, basterebbe tuttavia andarli a guardare in dettaglio per capire come nessuno di loro, forse nemmeno The Sims e Simcity 2000, sia il parto di un'industria pantagruelica e viepiù costosa da mantenere, ma attesti il trionfo di un'idea semplice e rivoluzionaria (si prendano ad esempio Canabalt, sviluppato in 5 giorni nell'ambito dell'Experimental Gameplay Project della Carnegie Mellon University), e soprattutto Passage, la miglior metafora interattiva della vita mai realizzata. Di 5 minuti in tutto. Con queste premesse e sull'onda di alcune illuminanti considerazioni di Emily Rogers, lette qui, ecco di seguito qualche questione su cui riflettere. E senza la pretesa di essere esaustivi; solo per guardare il Titanic da una prospettiva diversa e magari ricordare le cause del suo affondamento in futuro. Chissà mai tornasse utile farlo. Insomma, cosa ha provocato lo squarcio?

1)Nel 2010 una ricerca di Ibis Capital segnalava come un titolo per l'attuale generazione di console costasse mediamente fra i 15 e i 30 milioni di dollari. L'equivalente di 500 mila copie, nel primo caso, o di un milione, nel secondo, da vendersi per pareggiare i bilanci aziendali. Essendo una media, è bene precisare che il conto è in linea teorica valido per ognuno dei nostri giochini preferiti. Vi pare una premessa speranzosa?

2)In poco tempo quella media, di per sé già non trascurabile, ha subito più di un ritocco verso l'alto. Qualche esempio chiarificatore: per produrre Max Payne 3 si sono investiti circa 105 milioni di dollari. Quasi lo stesso budget per Red Dead Redemption e Grand Theft Auto 4. Gran Turismo 5? Fra i 60 e gli 80 milioni. Proprio come Halo 3 o Metal Gear Solid 4. Senza scomodare i fondi hollywoodiani di Call of Duty: Modern Warfare 2 (240 milioni di cui 200 dedicati al marketing) o Star Wars: The Old Republic (200 milioni), molti dei titoli tripla A più recenti mobilitano cifre non inferiori ai 40 milioni di dollari. Vi pare una tendenza speranzosa?

3)Nell'era dei 16 bit la produzione, la mera produzione di un gioco si attestava mediamente fra i 50 e i 300 mila dollari e implicava meno di 10 persone al lavoro. Con il Nintendo 64 la cifra cominciò a ballare fra 1 e 3 milioni (con qualche team anche da 20 persone). I milioni erano già diventati 7/10 e le teste pensanti su ogni titolo una quarantina con l'avvento della prima era “consolare”. Oggi, di media, un tripla A costa fra i 17 e i 20 milioni di dollari e abbisogna di team raramente inferiori alle 120 unità. Black Ops II? 300 persone al lavoro. Assassin's Creed 3? Circa 400. Resident Evil 6? 600. Skyrim? 700. SWTOR? 800.

Per essere proficuo, il prossimo Dead Space dovrà vendere almeno 5 milioni di copie, più di quanto non abbiano fatto i suoi due predecessori. Sommati, s'intende. Per considerarsi un successo commerciale, Max Payne 3 avrebbe dovuto superare le 4 milioni di confezioni vendute. Vi risulta l'abbia fatto? Ve lo dico io, no. E vi sembra un'evoluzione speranzosa questa?

4)Sì, evoluzione. Perché qualora non fosse chiaro, il trend di crescita, meglio, l'ipertrofico e patologico gonfiore, non pare arrestarsi. Il che porta a chiedersi quanto costerà sviluppare un titolo per le presunte salvifiche piattaforme del futuro. Un dettaglio fondamentale: in questi anni l'utenza videoludica non è cresciuta con lo stesso ritmo dei costi di produzione. Da un po' equivale a circa il 4/5 percento della popolazione mondiale. Certo, a meno di non considerare nuovi “utenti” i casual gamer e l'ondata di immigrati videoludici arrivati su canotti targati Angry Birds o Farmville. Un indizio da tenere a mente, per quanto molti fra i nuovi ospiti sembrino già dispersi (per i dettagli, chiedere a Zynga).

5)Una volta intravisto lo squarcio sulla chiglia, è il caso di interrogarsi sulle sue cause. Fuor di metafora, perché i videogiochi costano sempre di più? Per non farla troppo lunga, fra le numerose concause della malattia (e qui infilateci ingredienti che vanno dalle royalty da riconoscere ai marchi proprietari di console e dalla distribuzione, al buon posizionamento sui vostri scaffali preferiti ), ne riconosciamo una principale, ben sintetizzata in un'intervista rilasciata lo scorso 27 aprile a Digital Spy da tale Warren Spector: “Sulle console attuali ottenere la qualità grafica di un film Pixar e renderizzarla in tempo reale, come richiede l'interattività di un videogioco, può facilmente implicare una fase di sviluppo da oltre 200 milioni di dollari. Una volta spesa tale cifra, avrai un break even alto. Posso dire che la prospettiva mi preoccupa?».

Certo, signor Spector, i suoi timori sono più che fondati. Anche perché, alla faccia delle supposte parentele con il cinema, i videogiochi non vantano mercati ancillari, diritti di messa in onda, versioni home video e licenze. A dirla tutta, non contemplano nemmeno percentuali sull'usato. La loro vita commerciale è ben più breve di quella di un film con Vin Diesel, e fa ancora bene Fantoni a individuare nei multiplayer incastrati a forza la ricerca spasmodica della vita eterna.

Ad avvicinare Hollywood e Ludowood oggi sono solo i costi. Quelli di una corsa folle dei tripla A alla verosimiglianza, al dettaglio grafico dalla resa mai vista, all'effetto speciale tipo Michael Bay, all'engine ultra performante. Tutte quisquilie con un prezzo. Di solito alto. I tripla A stanno suicidandosi nel loro tentativo di essere tripla A. Saranno sempre più belli, rumorosi, potenti; e rapidissimi a morir di fame.

Ora, che questo debba allarmare l'intero settore è da escludere. Per quanto non ci sia posto per tutti, le scialuppe sono già pronte. Hanno capito (come il MoMA, Minecraft o Angry Birds) che l'estetica conta meno di un gameplay inattaccabile. Che la distribuzione non digitale è pastoia d'altri tempi. E che, per finanziarsi, il portafoglio del grande publisher non è l'unica risorsa. Anzi, è la più vincolante e refrattaria al cambiamento.

Di più; hanno intuito che lontani dall'industria tradizionale possono pure dire cose che in quella sarebbero difficilmente accettate. Ecco perché sono felice che Journey sia il gioco più chiacchierato del 2012 (con tanto di candidatura a un Grammy). E che il titolo più intelligente dell'anno sia Unmanned, sviluppato in tinello da molleindustria.org con Jim Munroe. Tuttavia, se dovessi premiare il videogame più significativo degli ultimi 12 mesi, non avrei dubbi: Star Citizen, solo per PC e autofinanziato dalle Roberts Space Industries (crowdfunding “virale” da 2 milioni di dollari richiesti e 7 raccolti).

Ma è un gioco che ancora non esiste, suggeriscono gli Schettino dalla pista da ballo. Verissimo, e non è speranza questa?
« Ultima modifica: Dicembre 16, 2012, 13:04:34 da Emack »
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Emanuele Colucci.

Vazkor

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #1 il: Dicembre 16, 2012, 11:52:44 »

E' letteralmente illeggibile
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Mr Rud

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #2 il: Dicembre 16, 2012, 12:35:57 »

L'unico problema di questi editoriali/articoli è che sembrano sempre tendere al bianco e nero, presagendo un apocalisse (che per carità, è realistico) e contrapponendoli il mondo fatato del MOMA e del "riconoscimenti artistico" di "istituzioni storiche", le quali devono sempre riconoscere i soliti 10 giochi artistoidi che raramente sono considerati come giochi in quanto tali

Voglio dire, ma le mezze misure no ? non si può apprezzare e considerare un Mark of the Ninja ? Non è trippppppple A ma presenta una tecnica fantastica e un gameplay solido e esageratamente definito ... Hotline Miami è troppo grezzo e violento per i visitatori del MoMa ? Perché dobbiamo sempre e solo contrapporre questi estremi ? Sto scrivendo questo commento dopo aver giocato e apprezzato Unmanned (nonostante pensi che Molleindustria potrebbe anche dileguarsi), ma sinceramente quando parlo ai miei amici non giocatori non parlerò certo di Unmanned.

Per favore, basta con queste seghe da emonerd ... se sti giochi scompariranno, allora scompariranno ...
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Emack

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #3 il: Dicembre 16, 2012, 13:10:05 »

Il discorso del MoMA lo vedo come più un pretesto per legittimare il fatto che la qualità e il riconoscimento non passino necessariamente attraverso un grosso budget.

Poi non lo vedo neppure come un piagnisteo, anzi, come una divertita critica di come ai piani alti si faccia finta di non notare che forse si è instaurato un meccanismo di autodistruzione per i tripla A, dandosi invece le pacche sulle spalle per le vendite di un Black Ops II.
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Emanuele Colucci.

Federico 'Fleym' Rosa

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #4 il: Dicembre 16, 2012, 14:31:52 »

l'unica opinione espressa è: sono contento per la candidatura di Journey.
Il resto è colposamente privo di approfondimento.
Il fatto che un Call of Duty necessiti di un marketing pari a 5 volte i costi di sviluppo merita solo un grassetto? Come sono ripartiti quei soldi (tool, mocap, ecc.) è ininfluente? Canabalt è costato 5 giorni di lavoro ed ha reso più di L.A. Noire?
Con questo livello di sicuro non si invogliano gli appassionati a pagare per leggere.
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Emack

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #5 il: Dicembre 16, 2012, 15:24:12 »

Mi sa che non sono stato abbastanza bravo a far cogliere il punto.
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Turrican3

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #6 il: Dicembre 17, 2012, 19:30:47 »

Preoccupazione, quella legata ai costi fuori controllo (mi verrebbe da dire: per qualsiasi cosa vengano impiegati... perchè se poi non rientrano allora probabilmente son dolori) che faccio mia da tempo, e che trovo debba necessariamente essere messa in correlazione con l'altrettanto annoso problema della scarsa propensione al rischio nelle cosiddette stanze dei bottoni.

Insomma, un cane che si morde la coda.
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Vazkor

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #7 il: Dicembre 17, 2012, 20:39:27 »

Sono bravi tutti a rischiare i soldi degli altri
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Turrican3

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #8 il: Dicembre 18, 2012, 12:29:35 »

Non gliel'ho mica chiesto io di fare i gioco-film da decine e decine di milioni di dollari, abbi pazienza.
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Federico 'Fleym' Rosa

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #9 il: Dicembre 18, 2012, 17:31:51 »

Preoccupazione, quella legata ai costi fuori controllo (mi verrebbe da dire: per qualsiasi cosa vengano impiegati... perchè se poi non rientrano allora probabilmente son dolori) che faccio mia da tempo, e che trovo debba necessariamente essere messa in correlazione con l'altrettanto annoso problema della scarsa propensione al rischio nelle cosiddette stanze dei bottoni.

Insomma, un cane che si morde la coda.
E quindi?

I costi fuori controllo sono solo quelli per il marketing. Se vedo un trailer interessante non ho bisogno di avere ogni giorno aggiornamenti, come se un titolo non comparendo ogni 4 ore fra le notizie di Multiplayer si rivelasse un flop.
Solo che il tizio di Eurogamer non ha fatto notare questa merda come merita; del resto è quel marketing a dargli la pagnotta, cosa pretendo?

Come dissi in Arsludicast 302, le prospettiva di vendita sono drogate da Super Mario e Call of Duty. Bisogna accettare che sono eccezioni, come Micheal Jackson con Thriller, e non obiettivi raggiungibili. Perché alla fine della fiera su un bacino di 100 milioni di console vendute, quelli appassionati ad un dato genere e che comprano anche 3 giochi al mese sono pochi, al massimo 5 milioni; che poi è la cifra a cui si fermano gran parte delle produzioni odierne. Superare quel muro non è facile ma il prodotto in se dev'essere pensato in modo diverso e anche il marketing: se Nintendo acquista pubblicità su Donna Moderna, Focus e Gazzetta dello sport raggiunge un pubblico ben più ampio di chi punta solo ed esclusivamente su siti di settore; puoi intasare Multiplayer ,ma chi non sa che quel sito esiste non sarà raggiunto dalla pubblicità.

Infine basta con il fatto che le aziende del settore non hanno il coraggio di cambiare, porco minter!!!! Sono i videogiocatori la CAUSA di questo cancro, sono loro che vogliono sempre le stesse identiche cose!!!
E' arrivato il Wii nel 2005 che cambiava totalmente il gameplay dal tradizionale pad e qual'è stato il risultato? Che il pubblico definito come hardcore l'ha coperto di merda perché NON voleva il cambiamento. Volevano i giochi tradizionali, le stesse identiche cose della PS2XboxGamecub e ci si lamentava del fatto che quando questo viene proposto, è la stessa minestra coi controlli adattati. Ma se vuoi Call of Duty su Wii cos'altro puoi avere?
Fintanto che FifaPes intasa le classifiche italiane da settembre a dicembre continueranno a farlo ogni anno. Funziona così non il contrario. Infatti appena Guitar Hero ha avuto un calo di vendite Activision ha segato la serie.
Se il mercato tripla A rischia l'estinzione è a causa di un pubblico becero che non si vuole evolvere. E come tutte le forme di vita che non vogliono o non possono adattarsi morirà.
Ma neanche questo il giornalista può scrivere: perdi clienti se li tratti come ritardati ipocriti che riempiono terabyte di forum chiedendo il rinnovamento ma non lo finanziano.
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Ray

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #10 il: Dicembre 18, 2012, 18:16:35 »

Sinceramente non credo che l'innovazione sia sempre positiva.
Ho accolto la wii in maniera estremamente tiepida se non fredda. I giochi li ho trovati sempre molto da "festa delle medie" sia come tematiche che come approccio. Sono entrato poi in un periodo nel quale non avevo tempo di giocare a nulla, nemmeno con me stesso, figuriamoci con i videogiochi  :'(
e non ho avuto modo di verificare quanto la mia prima impressione fosse sbagliata.

Probabilmente l'industria farà un passo indietro ma dubito molto fortemente che il settore, tutto d'un tratto smetta di essere profittevole.
Forse il modo di concepire gli investimenti verrà rivisto. Il che non sarebbe neanche del tutta malvagia come cosa
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Turrican3

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #11 il: Dicembre 18, 2012, 18:21:23 »

I costi fuori controllo sono solo quelli per il marketing.

A me pare (semplice percezione "da esterno" beninteso) che sia fuori controllo un po' tutto.

Il marketing ha certamente cifre allucinanti da mettere a bilancio ma anche a tener conto del fatto che probabilmente non si tratta di staff che va inteso come "stipendiato per tutta la durata del progetto", leggere di centinaia e centinaia di persone che lavorano su questo o quel blockbuster non può lasciare indifferenti. E il ricorso ad outsourcing in paesi dell'Est dove il costo del lavoro è più basso mi lascia pensare che nel complesso siano voci che pesano, tanto.

Credo tu abbia ragione quando parli di aspettative di vendita fuori dal mondo, e probabilmente è vero pure che la questione dell'innovazione viene pesantemente influenzata dalla richiesta... che non c'è.

Però io credo che il punto stia nel rendersi conto di quanto un atteggiamento così conservatore da parte dei publisher sia poco lungimirante e soggetto - potenzialmente - a crolli devastanti.

Insomma mi pare che in pochi si pongano domande del tipo "oggi il franchise XYZ vende, ma che succede se domani la gente si scoccia?" (vedi la bolla Guitar Hero) cercando attivamente concrete alternative.

"E quindi?", mi scrivi...

Beh, anche per mere questioni anagrafiche (videoGIOCO ormai da parecchi lustri) cerco sempre più spesso di orientarmi verso prodotti relativamente di nicchia, ricercati o comunque che mi offrano qualcosa che sappia almeno un po' di nuovo, non è detto che sia facile trovare tutto questo, specie in prodotti AAA ma mi sento obbligato a farlo: per l'industria quelli come me non contano quasi un caxxo ma finchè mi sarà data la possibilità di scegliere proseguirò su questa strada.
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Federico 'Fleym' Rosa

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #12 il: Dicembre 18, 2012, 22:02:00 »

Beh, anche per mere questioni anagrafiche (videoGIOCO ormai da parecchi lustri) cerco sempre più spesso di orientarmi verso prodotti relativamente di nicchia, ricercati o comunque che mi offrano qualcosa che sappia almeno un po' di nuovo, non è detto che sia facile trovare tutto questo, specie in prodotti AAA ma mi sento obbligato a farlo: per l'industria quelli come me non contano quasi un caxxo ma finchè mi sarà data la possibilità di scegliere proseguirò su questa strada.
e fanno bene a ignorarvi: siete pochi stronzi e schizzinosi!  :D
Seriamente, i Clover facevano prodotti ricercati e sappiamo com'è finita; dal punto di vista meramente economico Capcom non ha sbagliato a licenziarli visti i risultati deludenti.
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Cherno

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #13 il: Dicembre 19, 2012, 18:40:37 »

E' uscito il Wii?

Federico 'Fleym' Rosa

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Re:L'industria dei videogiochi destinata ad affondare come il Titanic?
« Risposta #14 il: Dicembre 19, 2012, 18:54:04 »

Si, ma e tornato dopo 5 minuti perché aveva dimenticato le chiavi della Multipla
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