Scientifico nel senso che sono più interessato ad una analisi che coinvolga l'osservazione del gioco all'opera: se è vero che un gioco è, anche, un sistema con cui l'utente/giocatore ha una certa interazione, ogni giocatore creerà, per me, una versione differente del gioco: sebbene tutti vediamo lo stesso film, o leggiamo lo stesso libro, non è detto che l'esperienza con il videogioco sia la stessa, per lo stesso motivo, non penso che si possa fare un'analisi di un videogioco senza contare un numero sufficiente di interazioni con il videogioco stesso. In soldoni penso che dovrebbero essere prese in considerazione i test con gli utenti come materiale in cui incentrare l'analisi. Faccio un esempio: Mirror's Edge: se giochi solo la campagna hai un determinato tipo di esperienza, se giochi anche i time trial le cose cambiano (è un esempio di convenienza, ma spero di aver suggerito un'idea), a meno che non vogliamo parlare di piccolezze come l'estetica asettica, la trama o l'introduzione di combattimenti, penso che parleremmo comunque di due opere diverse.
Di ludologica ho letto i volumi di GTA, Resident Evil e MGS: il terzo e la seconda parte del secondo sono molto validi (Alinovi poi incomincia a parlare di horror e mi butta delle definizioni da liceo superiore e poco più e là il mio interesse è scemato), mentre il primo è molto più generico e parla di molta roba ausiliaria, tipo "ludologi vs narratologi" (spoiler, appartengo alla prima fazione

)
PS: per me l'Ebert dei videogiochi esiste e si chiama Tom Chick, ma notoriamente non ne capisco un cazzo, quindi cippa
