
http://it.wikipedia.org/wiki/Pilates
L'Accademia dei Sogni è la testimonianza che un certo tipo di cyberpunk è morto (quello sulla falsariga di Johnny Mnemonic, il Tagliaerbe, lo stesso Neuromante), o, meglio, non ha più senso di esistere: viviamo già connessi ad una rete talmente vasta da superare ogni visione Ottantiana, ci accerchiamo di device inorganici "attivi" nel quotidiano (lettori mp3, foto e videocamere, handheld console, palmari, telefonini, occhiali Polaroid e via discorrendo), e la fusione uomo-macchina comincia a produrre i primi risultati tangibili (arti bionici, ma anche protesi "passive" molto diverse e più funzionali di quelle di quindici anni fa; chip sotto pelle; micromacchine in grado di tener pulite le arterie; cuori artificiali perfettamente capaci di tenere in vita la gente per molti mesi).
Il futuro sta nella nanotecnologia. Ma, a parte Kojima in MGS 4, nella letteratura e nel cinema questo grande tema non è ancora sfruttato a dovere.
Be, la fantascenza (almeno un certo tipo di fantascenza) ha sempre sofferto di questo difetto. Basta pensare alla meticolosità di Asimov (fatta eccezione di perle come "io Robot") nel rendere tutti i suoi racconti credibili basandosi sulle teorie scentifiche dell'epoca, per poi essere ridicolizzato da scoperte scentifiche più recenti (mi vengono in mente i mari d'acqua su Venere nei romanzi di Lucky Star).
Comunque di Gibson ho gia letto diverse cose, bello perchè a me piace abbastanza il Cyberpunk anni 80(e ritengo Gibson un scalino sopra a P.K. Dick che trovo un po' troppo sopravvalutato), ma forse è il momento di passare ad altro. Pensavo di buttarmi sui classici, ma mi spaventano i libri un po' grossi perchè inizio ad avere sempre meno tempo per la lettura (e mi sono stati regalati anche molti libri di cinema ultimamente).
mah, sinceramente quello (la verosimiglianza scientifica) è un aspetto decisamente marginale nella fantascienza, secondo me, che nelle sue epressioni più "alte" - come tutti i generi letterari, del resto - tratta semplicemente dell'uomo e della società.
in questo senso possiamo citare la saga della fondazione di asimov come un affresco sociologico (basti pensare alla psicostoria) e morale (le tre leggi) della condizione umana.
saltando di palo in frasca i replicanti di dick/scott nel romanzo/film "do androids dream of elecrtic sheeps"/"blade runner" sono, a mio modo di vedere, un eccelso modo di trattare il tema - classico nella letteratura e nel cinema - del doppio, e di conseguenza dell'uomo stesso.
ma gli esempi sono molteplici. basti pensare a solaris... sempre libro e film, anche se in questo caso da punti di vista in qualche modo contrari tra di loro.
ovviamente se l'opera è di livello inferiore il discorso della "verosimiglianza" si siente di più.
arrivando a "l'accedemia dei sogni" - libro che adoro - è (in questo senso) il più fantascientifico di gibson, ed ha sicuramente più ampio respiro dei romanzi cyberpunk - molto validi anch'essi - precedenti.