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Autore Topic: A proposito della critica videoludica  (Letto 10957 volte)

Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #15 il: Marzo 09, 2008, 10:59:34 »

Citazione
Chissà che alla fine non sia la scrittura creativa, anzichè il giornalismo, a risolvere un problema nel quale sembriamo annaspare girando in cerchio.
Questo senz'altro; per quel che mi riguarda, ho sempre preso come punto di riferimento questo tipo di approccio da Tiziano "Apecar" Toniutti su Game Power all'inimitabile Luca Abiusi di www.retrogamer.it.
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Maelzel

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #16 il: Marzo 09, 2008, 13:31:26 »

E' fin troppo evidente che la critica videoludica "wanna be" si concentra su quei giochi che possono essere criticabili perchè vicini ad altre arti.

Semplicemente creare una "critica del gioco" non ha senso. Il gioco è divertimento innanzitutto, è partecipazione attiva da parte di chi gioca. L'arte è contemplativa, fa riflettere.

Difficilmente rifletto se salto con Lara Croft.
Un filmato di Metal Gear Solid può far riflettere, ma il filmato è derivativo dall'arte cinematografica e quindi va giudicato con gli strumenti propri.

Insomma, la parte in cui il giocatore è attivo, non può essere arte. Può esserlo il contorno, ma il resto è troppo dipendente da chi controlla, è troppo sottomesso alla necessità di "divertire" per dare un messaggio. Bioshock può essere arte perchè mi aggiro in un ambiente artistico ma non è arte il mio ricaricare il fucile...

Credo che la critica, semplicemente non serva per il videogioco. Anzi, può derivarne un danno.
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Coolcat

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #17 il: Marzo 09, 2008, 13:59:15 »

E' fin troppo evidente che la critica videoludica "wanna be" si concentra su quei giochi che possono essere criticabili perchè vicini ad altre arti.

Semplicemente creare una "critica del gioco" non ha senso. Il gioco è divertimento innanzitutto, è partecipazione attiva da parte di chi gioca. L'arte è contemplativa, fa riflettere.

Difficilmente rifletto se salto con Lara Croft.
Un filmato di Metal Gear Solid può far riflettere, ma il filmato è derivativo dall'arte cinematografica e quindi va giudicato con gli strumenti propri.

Insomma, la parte in cui il giocatore è attivo, non può essere arte. Può esserlo il contorno, ma il resto è troppo dipendente da chi controlla, è troppo sottomesso alla necessità di "divertire" per dare un messaggio. Bioshock può essere arte perchè mi aggiro in un ambiente artistico ma non è arte il mio ricaricare il fucile...

Credo che la critica, semplicemente non serva per il videogioco. Anzi, può derivarne un danno.


Io sostengo in toto il discorso di Maelzel. E' per questo che ho sempre provato un certo imbarazzo e difficoltà a parlare di videogiochi come forme artistiche, perchè se scomponiamo tutti gli elementi ascrivibili ad un momento artistico/creativo, finiamo per perdere l'unico collante che fa di un videogioco quello che è, il divertimento, l'atto ludico personale e impossibile da mostrare, che avviene dentro di noi.

La volontà di forzare i videogiochi dentro gli schemi che sono validi per altri mezzi produce sempre effetti aberranti come si è visto, a partire dalla stampa e dai tentativi di critica, che non riescono a soddisfare le esigenze di discorso richieste dal medium videoludico.
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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #18 il: Marzo 09, 2008, 15:42:01 »

Citazione
Insomma, la parte in cui il giocatore è attivo, non può essere arte. Può esserlo il contorno, ma il resto è troppo dipendente da chi controlla, è troppo sottomesso alla necessità di "divertire" per dare un messaggio. Bioshock può essere arte perchè mi aggiro in un ambiente artistico ma non è arte il mio ricaricare il fucile...

Ahia... totalmente contrario.
Arte è pur sempre una parola usata spesso a sproposito, ma l'arte del game design non si discute.

Innanzitutto, scendiamo dal gradino dell'arte e parliamo di creatività ed espressione.

Esprimere in un videogioco si può attraverso le regole stesse, attraverso le modalità interattive.
Possibile che sia così difficile da capire?

Citazione
Difficilmente rifletto se salto con Lara Croft.
In che modo salto con Lara Croft?
Perché devo saltare con Lara Croft?
Quando si ha bisogno di saltare con Lara Croft?

Il game design, le regole di un videogioco, le modalità interattive FANNO riflettere.
Finché l'attenzione della critica non si sposterà su questo punto saremo sempre fermi alla comprensione delle cutscene.

Il giocatore interpreta un copione, ma questo copione può essere analizzato a fondo.

E guarda caso, ecco cosa ha scritto giusto oggi Ilic Vezzosi sul forum di Retrogamer.it in risposta al mio articolo:
Citazione
è demenziale, quando non anche infantile, accusare il videogioco stesso di non essere maturo. E' puro depistaggio. Si accusa il mezzo per nascondere la propria immaturità.


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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #19 il: Marzo 09, 2008, 16:00:59 »

Direi che fanno riflettere il critico, l'osservatore analitico, non il videogiocatore mentre gioca. Che in un secondo momento può divenire osservatore e critico (inteso come uno che riflette con conoscenza storica e strumentale del mezzo, niente a che fare con l'essere un intellettuale di sorta).

E' questo il punto che voleva, credo, sottolineare Maelzel.

Mentre sono totalmente coinvolto dal gioco, fatico nell'analisi, altrimenti viene meno il senso del gioco stesso. Mentre gioco mi estraneo, e per fortuna, altrimenti il videogioco fallisce nel divertire.

La critica avviene a posteriori, ripensando alle azioni svolte e alle emozioni suscitate.

Non si può dire che questo avvenga esattamente allo stesso modo di fronte ad un quadro. Partiamo almeno dal fatto che i videogiochi sono diversi dal cinema e dalla pittura per esempio.

Attenzione che non sto assolutamente sminuendo il mezzo videoludico, anzi fra un po' lo metto in calce nei post.

Sono d'accordo, come già dissi d'altronde, di abbandonare la parola arte in favore del concetto di creatività. Ancora una volta non per degradare ma per disambiguare.
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Maelzel

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #20 il: Marzo 09, 2008, 16:03:59 »

Ahia... totalmente contrario.
Arte è pur sempre una parola usata spesso a sproposito, ma l'arte del game design non si discute.
Innanzitutto, scendiamo dal gradino dell'arte e parliamo di creatività ed espressione.
Esprimere in un videogioco si può attraverso le regole stesse, attraverso le modalità interattive.
Possibile che sia così difficile da capire?
Il punto è che le stesse cose si fanno quando si crea un gioco come il monopoli o il risiko.
Sono arte? No, sono regole messe per giocare. Divertono? Sì. Ma è un'espressione artistica? E' un'espressione di inventiva.
Usare il termine arte per il gioco diventa improprio.

Citazione
In che modo salto con Lara Croft?
Perché devo saltare con Lara Croft?
Quando si ha bisogno di saltare con Lara Croft?
Ma è un ragionamento che fa il creatore, non il fruitore. E' questa la differenza con altre opere d'arte: se guardo Guernica, ho il bisogno di spiegarmela per capirla ed apprezzarla sul serio. Dietro l'opera c'è un messaggio.

"Il game design, le regole di un videogioco, le modalità interattive FANNO riflettere."
Ma sono riflessioni di cui, forse, non abbiam bisogno.
Rispondiamo alle domande che poni sul salto di Lara Croft (che resta pur sempre un esempio banale), ammettiamo di trovare delle risposte.
Cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo ottenuto un profondo ragionamento sull'uomo?
L'arte è prima di tutto narrativa, ha un messaggio. Ragionare sui meccanismi è semplicemente un spulciare tecnico che va al di là dell'opera d'arte stessa.
Sapere che colori ha usato Giotto, non dà alcun valore aggiunto alle opere del Giotto. Così come analizzare le regole del gioco non può darci nulla di più che una riflessione sui compromessi a cui uno sviluppatore deve agire per divertire senza far diventare ingiocabile il tutto.


Citazione
è demenziale, quando non anche infantile, accusare il videogioco stesso di non essere maturo. E' puro depistaggio. Si accusa il mezzo per nascondere la propria immaturità.

Per me è maturo il videogioco.
E' immaturo cercare di parlarne come arte, in cerca di una legittimizzazione che non è necessaria.



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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #21 il: Marzo 09, 2008, 16:32:26 »

Citazione
Direi che fanno riflettere il critico, l'osservatore analitico, non il videogiocatore mentre gioca. Che in un secondo momento può divenire osservatore e critico (inteso come uno che riflette con conoscenza storica e strumentale del mezzo, niente a che fare con l'essere un intellettuale di sorta).

E' questo il punto che voleva, credo, sottolineare Maelzel.Mentre sono totalmente coinvolto dal gioco, fatico nell'analisi, altrimenti viene meno il senso del gioco stesso. Mentre gioco mi estraneo, e per fortuna, altrimenti il videogioco fallisce nel divertire.

Ma scusa, lo stesso può valere anche per un film, dai.

Citazione
L'arte è prima di tutto narrativa, ha un messaggio. Ragionare sui meccanismi è semplicemente un spulciare tecnico che va al di là dell'opera d'arte stessa.
Sapere che colori ha usato Giotto, non dà alcun valore aggiunto alle opere del Giotto. Così come analizzare le regole del gioco non può darci nulla di più che una riflessione sui compromessi a cui uno sviluppatore deve agire per divertire senza far diventare ingiocabile il tutto.
Stai dicendo che le regole su cui si basa l'interazione in un videogioco non veicolano un messaggio?

Siamo tanto bravi a capire Guernica perché lo studio dietro alla pittura ha centinaia di anni.
E comunque, quante parole si sono spese sul modo di usare il pennello in Van Gogh? Non mi convinci affatto.
Si tratta di una scelta estetica, e quindi è meritevole di rientrare in un discorso critico.

Citazione
Rispondiamo alle domande che poni sul salto di Lara Croft (che resta pur sempre un esempio banale), ammettiamo di trovare delle risposte.
Cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo ottenuto un profondo ragionamento sull'uomo?

Esiste quindi una scelta anche nelle regole di gioco, una scelta che può (e dovrebbe sempre) essere estetica.
Il game design di Ikaruga può offrire un esempio lampante in questo senso.

E così terminavo il mio articolo:
Citazione
nell’attesa proviamo sempre a considerare il videogioco da un punto di vista storico ed estetico, partendo dalla semplice domanda che scatena l’interesse in ogni tipo di creazione, dalla pittura, alla letteratura, alla musica, al cinema:
Che cosa vuol dire quest’opera?
Volenti o nolenti, un videogioco si esprime attraverso il game design e l'interazioni, arte o non arte.

Inoltre, vogliamo parlare di tante musiche, film ma anche quadri o romanzi che NON offrono degli spunti per profondi ragionamenti sull'uomo?
Uno dei punti su cui tutti possono essere d'accordo sta nel fatto che il videogame sia nato in epoca consumistica e commerciale; non è nato come mezzo espressivo. Ma nella stessa barca ormai ci sono anche tutte le "arti" (anche se ovviamente in maniera minore).

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #22 il: Marzo 09, 2008, 17:43:31 »

Stai dicendo che le regole su cui si basa l'interazione in un videogioco non veicolano un messaggio?
Siamo tanto bravi a capire Guernica perché lo studio dietro alla pittura ha centinaia di anni.
E comunque, quante parole si sono spese sul modo di usare il pennello in Van Gogh? Non mi convinci affatto.
Si tratta di una scelta estetica, e quindi è meritevole di rientrare in un discorso critico.
Sì. Lo dico. Non è un messaggio interessante quello che veicolano.
Guernica ha tutto quel che c'è bisogno di conoscere. E' lì, mostrato. Come tenesse il pennello Van Gogh è, no secondario, proprio inutile. Quell'opera è d'arte perchè esprime un momento, espime un pensiero, esprime un sentimento che l'autore vuole trasmettere allo spettatore. Il resto non serve per giudicare Guernica. Non è richiesta alcuna competenza allo spettatore, perchè il messaggio, la sua bellezza, è forte.
Citazione
Esiste quindi una scelta anche nelle regole di gioco, una scelta che può (e dovrebbe sempre) essere estetica.
Il game design di Ikaruga può offrire un esempio lampante in questo senso.
Certamente. Esiste una scelta. La questione è se ha senso commentare questa scelta. Cosa dovrebbe valorizzare?

Citazione
Volenti o nolenti, un videogioco si esprime attraverso il game design e l'interazioni, arte o non arte.
Inoltre, vogliamo parlare di tante musiche, film ma anche quadri o romanzi che NON offrono degli spunti per profondi ragionamenti sull'uomo?
Uno dei punti su cui tutti possono essere d'accordo sta nel fatto che il videogame sia nato in epoca consumistica e commerciale; non è nato come mezzo espressivo. Ma nella stessa barca ormai ci sono anche tutte le "arti" (anche se ovviamente in maniera minore).
Tocchi una ferita aperta.
Di fatto il cinema è arte.
La pittura è arte.
La scultura è arte.
La musica è arte.
La letteratura è arte.

Non perchè ciò che creano al loro interno sia arte, ma perchè tramite loro è possibile creare arte. Non sempre ci si riesce.

Come mezzo espressivo, attualmente il videogioco lascia a desiderare. Ed è giusto così. Si creano mondi per permettere al giocatore di esprimersi al loro interno.
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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #23 il: Marzo 09, 2008, 18:06:40 »


Come mezzo espressivo, attualmente il videogioco lascia a desiderare. Ed è giusto così. Si creano mondi per permettere al giocatore di esprimersi al loro interno.


Urca. Qui Maelzel mi sa che ha centrato un punto importante. Permettere al giocatore di esprimersi e non tanto al game designer, la cui bravura risiede appunto nel grado con il quale riesce a liberare l'immaginazione e la creatività di ogni utente nel mondo da lui fornito.

Da questo punto potremmo partire no? O forse dividere, perchè questo concetto fa da sparti-acque, ma io lo trovo illuminante.

E' un dto oggettivo che questo mezzo è nato, cresciuto e ancora prolifera con una forte spinta commerciale iniziale.

E qui si ritorna a quel discorso che facevo, per il qual quando c'è una così radicata e primigena spinta commerciale, l'espressione artistica si appanna.

Però non vedo perchè irrigidirsi, affermare questo non è screditare un mezzo che invece splende proprio quando lo si riconosce per quello che è.
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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #24 il: Marzo 09, 2008, 18:09:39 »

Citazione
Come tenesse il pennello Van Gogh è, no secondario, proprio inutile. Quell'opera è d'arte perchè esprime un momento, espime un pensiero, esprime un sentimento che l'autore vuole trasmettere allo spettatore. Il resto non serve per giudicare Guernica. Non è richiesta alcuna competenza allo spettatore, perchè il messaggio, la sua bellezza, è forte.
Be', sono d'accordo quanto sul fatto che non si può negare che Van Gogh sia passato alla storia per la sua tecnica particolare.
E aspetta, la stessa cosa vale per i migliori videogiochi: non sono richieste alcune competenze al giocatore, perché la loro bellezza è forte.
Il game director spesso vuole proprio esprimere una precisa sensazione al giocatore.

Citazione
Tocchi una ferita aperta.
Di fatto il cinema è arte.
La pittura è arte.
La scultura è arte.
La musica è arte.
La letteratura è arte.

Non perchè ciò che creano al loro interno sia arte, ma perchè tramite loro è possibile creare arte. Non sempre ci si riesce.

Come mezzo espressivo, attualmente il videogioco lascia a desiderare.

Direi che trascuri il fatto che "volenti o nolenti, un videogioco si esprime attraverso il game design e l'interazione, arte o non arte".
Se dici che il game design lasci a desiderare in quanto ad espressione, allora abbiamo punti di vista diversi.
Citazione
Ed è giusto così. Si creano mondi per permettere al giocatore di esprimersi al loro interno.
Le sceneggiature, i copioni, la scenografia, la regia permettono agli attori di esprimersi al loro interno.
Danno gli Oscar per cose del genere.

Ultima cosa: abbiamo parlato di Van Gogh e Picasso, pittori morti e sepolti.
Non mi stupirei se tra un centinaio d'anni si dicesse che Super Mario Bros. sia arte... Ma questo non è importante, è importante invece capire in che modo il videogioco può essere un mezzo espressivo.
Io ritengo che possa esserlo anche attraverso il game design, ma benvengano le occasioni di confronto con chi la pensa in modo differente.
« Ultima modifica: Marzo 09, 2008, 18:26:48 da Mario Morandi »
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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #25 il: Marzo 09, 2008, 19:28:13 »


Le sceneggiature, i copioni, la scenografia, la regia permettono agli attori di esprimersi al loro interno.
Danno gli Oscar per cose del genere.


Attenzione, qui sono i giocatori che si muovono, altrimenti ci dimentichiamo dell'interazione e diventa cinema. Mica possono dare gli Oscar agli uetnti per aver fatto bene la propria parte.

Un videogioco funziona solo se e nella misura in cui un giocatore vi prende parte. E' ingiudicabile se non c'è qualcuno che lo gioca capisci?

Non possiamo parlare di Metal Gear Solid se un essere umano non si mette lì a finirlo davanti a noi, variandone di brutto l'esperienza in base a dove si vuole soffermare con lo sguardo o alla sua bravura.

Le pellicole sono già complete, pronte per essere proiettate, sempre rivedibili e sempre uguali a se stesse. Una volta in funzione si riproducono all'infinito, corrente permettendo, e non variano di una virgola. Così la Guernica, che ho visto tra l'altro da poco. L'appendi e se ne sta lì, evidente e immutabile.

Quindi c'è interazione, ci sono per protagonisti finali gli esseri umani di qualunque tipo, in costante mutamento nel corso degli anni ed un'esperienze di fruizione irripetibile e diversa dalle altre.

Chi si esprime davvero è il giocatore, che interpreta a piacere, con la sua immaginazione, un ruolo che gli è stato assegnato. Senza di lui l'avatar, che sia una pallina o un guerriero, giace inerte. Senza di lui nessun Oscar per gli attori.
« Ultima modifica: Marzo 09, 2008, 19:29:56 da Coolcat »
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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #26 il: Marzo 09, 2008, 20:34:11 »

Citazione
Attenzione, qui sono i giocatori che si muovono, altrimenti ci dimentichiamo dell'interazione e diventa cinema. Mica possono dare gli Oscar agli uetnti per aver fatto bene la propria parte.
Mi aspettavo una risposta alla provocazione; comunque sia, a parte che esiste l'AIVA (ykes), volevo porre l'accento sul fatto che la creazione del "teatrino" (per riallacciarmi al discorso di ABS) è comunque forma d'espressione, e come tale si può benissimo analizzare/criticare, e può essere portatrice di significati.

Poi sarebbe appunto sbagliato sottovalutare l'interazione esplicita del videogioco e quello che può voler comunicare.
Citazione
E' ingiudicabile se non c'è qualcuno che lo gioca capisci?
Eheheh, anche Guernica è ingiudicabile se nessuno lo guarda. Ma non tergiversiamo oltre, ABS ha già detto tutto in questo senso.

Il "bello" nel videogioco, e la sua unicità, sta nel fatto che una mia azione corrisponde a una reazione sullo schermo.
Questo meccanismo di scelta e conseguenza sfugge alle altre forme di espressione?
Non esattamente: possiamo suonare una musica o recitare un copione teatrale (guarda caso, verbi che rispondono all'inglese "to play" come dicevamo nel topic in Symphonia).
Nel videogioco siamo obbligati a giocare per fruire dell'opera, ma sempre secondo stilemi giudicabili da un punto di vista estetico, esattamente come la musica e il teatro.
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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #27 il: Marzo 09, 2008, 20:43:38 »

Come detto nel topic sull'arte in area mod in realtà c'è interazione (eccome!) anche tra la Guernica e il fruitore, solo che è a un livello molto più sottile, più cerebrale. I racconti di Kafka sono uguali nel senso che le parole sono uguali ma poi, chissà perché, ognuno ci legge qualcosa di diverso.

Nel videogioco l'interazione passa per la manipolazione dell'opera. Prova a mettere le mani sulla Guernica.

Scherzi a parte, non dimentichiamoci della manipolazione. Cosa che avviene solo con il videogioco, manipolazione che modifica l'opera, o meglio l'esperienza che se ne fa.
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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #28 il: Marzo 09, 2008, 20:50:57 »


E' ingiudicabile se non c'è qualcuno che lo gioca capisci?

Eheheh, anche Guernica è ingiudicabile se nessuno lo guarda. Ma non tergiversiamo oltre, ABS ha già detto tutto in questo senso.


No dai, su questo punto ho già risposto ad ABS.

E' chiaro che per giudicare un essere umano deve essere presente, non perdiamoci su questo, perchè non è il senso del discorso che ho fatto.

Il discorso riguarda la manipolazione., è tutto lì. E ogni manipolazione dell'opera è diversa, portando a istanze dell'opera diverse. Quante istanze concrete della Guernica si creano?

Non dite una diversa per ogni mente pensante perchè la Guernica è sempre una e solo una e quattro persone che la guardano non vedono del rosso se non c'è. Altrimenti io mentre gioco immagino gli alieni e li metto in una recensione anche se non c'erano, perchè quella è stata la mia esperienza mentale.

Poi capisco che ci possono essere posizioni inconciliabili, perchè per me Super Mario Bros è distante dalla Guernica ad un livello insanabile. E' proprio un altro mondo con altri valori.

Capisco il vostro punto di vista, ma non posso dare atrettanto valore espressivo ad un videogioco, che prima di tutto diverte e per quello lo amo più di ogni altra cosa, visto che di arte in grado di cambiare la mia vita o il mio punto di vista sulla vita non ne trovo ancora nei videogiochi.

« Ultima modifica: Marzo 09, 2008, 20:53:41 da Coolcat »
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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #29 il: Marzo 09, 2008, 21:14:10 »

Citazione
E' chiaro che per giudicare un essere umano deve essere presente, non perdiamoci su questo, perchè non è il senso del discorso che ho fatto.
Ma infatti, come ho detto non tergiversiamo. Sono stati rilevati dei punti molto più importanti in questi ultimi post, che non andrebbero lasciati per strada.

Comunque:

1. Siamo tutti d'accordo sul fatto di escludere il termine "arte" in favore di "espressione" o "creatività".

2. Io sostituirei anche "divertimento" con "intrattenimento".

3. Nessuno nega il primato del videogioco come "opera multimediale interattiva".

4. Nessuno nega che anche le cosiddette "arti riconosciute" sguazzano in un mercato commerciale e consumistico, spesso appunto di "intrattenimento" e disimpegno.


Beh, mi riallaccio al discorso che facevo nell'articolo, ossia che il videogioco sarà davvero preso in considerazione con la creazione consapevole di videogiochi-manifesto, che esprimono le teorie del design e degli stati d'animo di chi crea.
Io dico che ce ne sono già, spesso non consapevoli, anche se Shadow of the Colossus o Darwinia possono essere delle ottime avvisaglie in questo senso.
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