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Autore Topic: A proposito della critica videoludica  (Letto 10935 volte)

Coolcat

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #30 il: Marzo 09, 2008, 22:19:54 »

Ecco così mi piace, quando si parta da un punto di accordo e si diventa costruttivi.  :-*

Quoto tutti i tuoi punti e proseguirei allora dal discorso del videogioco-manifesto. 

Spiegati meglio su cosa intendi, perchè Shadow of the Colossus per te può farsi portavoce di un certo discorso e come cambia il ruolo dell'utente?

 :-*
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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #31 il: Marzo 10, 2008, 09:13:31 »

Temo che però bisogna fare un passo indietro e tornare agli esempi che abbiamo fatto sulla pittura.
Senza nulla togliere alle opere di Picasso e Van Gogh, rendiamoci conto che sono passate alla storia per la loro particolare tecnica pittorica.
"Maelzel" parlava di "profondi ragionamenti sull'uomo"; cavolo, ma Guernica non è passato alla storia perché è un quadro "sulla guerra"; la dimostrazione è che le Damigelle d'Avignone siano anch'esse passate alla storia, e che un vaso di girasoli dipinto da Van Gogh sia speciale proprio per via della sua tecnica, del suo originale modo di concepire la pittura.
Oltretutto, su molte opere astratte possiamo ragionare finché ci pare, ma la verità è che sono importanti per il modo in cui sono dipinte, e non per il soggetto rappresentato.

O meglio, è un tutt'uno, ma la tecnica pittorica è sempre dominante da un punto di vista storico; innovazione, unicità, sperimentazione: sono questi i criteri che durano nel tempo. Quanti ritratti e quante Gioconde nel mondo?

Un film di Spielberg è bello perché? Per quello che tratta o per l'uso della regia? E' un tutt'uno, ma la tecnica di realizzazione è prioritaria.

Lo stesso vale per i videogiochi, ma attenzione, se parliamo di "tecnica videoludica" si cade spesso in un imbarazzante qui pro quo.
La tecnica videoludica risiede nell'interazione e nel game desing, principalmente, e poi nel comparto audiovisivo.

Super Mario non passa alla storia perché mette in mostra un idraulico, dei funghi e delle tartarughe.
Passa alla storia per come è stata realizzata l'interazione: senza il tasto della corsa (dotata di accelerazione progressiva), l'intera opera morirebbe.
Cadrebbe tutto il game design, il modo in cui sono disposti oggetti, burroni, etc; l'insieme di regole (raccolta di power-up e le loro conseguenze) è un altro motore primo del gioco.
Super Mario si manifesta così; Miyamoto si è espresso in questo modo, con la propria e particolare tecnica videoludica.
Talmente unica che nonostante i vari cloni al tempo nessuno riuscì a superarla per maestria. Una maestria che noi giocatori possiamo benissimo avvertire giocando. Il game design comunica direttamente delle informazioni al giocatore in modo costante.

Il concept: ecco cosa rende davvero grande un videogioco, inteso come "scopo del gioco", attraverso il quale un creatore si può esprimere.

Tornando a Shadow of the Colossus: molti appunto lo vedono come un gioco "artistico" per via del suo aspetto audiovisivo, il che è innegabile.
Ma il team di Ueda ha lavorato tre anni non per realizzare solo questo aspetto; molto tempo è stato perso per realizzare un motore fisico finalizzato a ciò che l'autore aveva in testa.
E cosa sarebbe Shadow of the Colossus senza il suo particolare game design?

Pensate se come in un fps si debba abbattere i Colossi continuando a sparargli addosso.

Colossus è un manifesto perché ci si arrampica in modo inedito su un nemico enorme, trovandone i punti deboli. Bisogna ragionare per capire come abbattere il nemico con i nostri strumenti a disposizione. Il tutto è immerso in una esperienza audiovisiva senza precedenti. Ma è il concept a rende grande l'opera.

Shadow of the Colossus nel suo insieme è qualcosa di mai visto prima, che si esprime attraverso la tecnica videoludica di chi crea. Innovazione, unicità, sperimentazione: ma per il mercato e per alcuni recensori si è trattato di un "discreto action-adventure".

Del resto, è troppo presto perché passi alla storia, e il dramma è che il videogioco viene ancora studiato troppo poco da un punto di vista storico, prima ancora che critico.
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Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #32 il: Marzo 10, 2008, 14:45:29 »

Aggiungo un po' di pepe alla conversazione:

http://www.multiplayer.it/forum/articoli/339883-army-of-two-recensione.html

Qui trovate esempi di lettori medi che si sparano numeri addosso come fossero armi di distruzione di massa...

e adesso la domanda: secondo voi è possibile proporre una critica videoludica "seria" a gente del genere? E non dite che di loro bisogna fottersene perché sono la maggioranza neanche troppo silenziosa....

Galdr

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #33 il: Marzo 10, 2008, 17:15:07 »

e adesso la domanda: secondo voi è possibile proporre una critica videoludica "seria" a gente del genere? E non dite che di loro bisogna fottersene perché sono la maggioranza neanche troppo silenziosa....
La prima cosa che ho pensato è "Perchè dovrei?", ma forse sono io, il solito inguaribile cinico.
Se leggo la Fattoria degli Animali ad un bambino, non gli parlo di comunismo, satira, propaganda e corruzione.
A "gente del genere" dai pure in pasto numeretti vari, perchè anche domani ci saranno sempre giochi commerciali e giochi d'autore.
 
Le opere(giochi) che più ammiro sono soprattutto quelle con vari livelli di lettura, i quali non interferiscono reciprocamente. Questo per me significa "parlare alla massa", allo stesso modo di un Clockwork Orange, dove la violenza diverte i "ragazzini" e fa riflettere gli "adulti"; anche Bioshock è bravo in questo, perchè l'azione non è intralciata dalla narrazione.

P.S. capisco la tua frustrazione. Dal forum che hai citato:
Citazione
quasi un must, in qualsiasi caso però è un gioco godibile. 8.75
« Ultima modifica: Marzo 10, 2008, 17:26:05 da Galdr »
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memex

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #34 il: Marzo 10, 2008, 19:57:26 »

poveri burgess/kubrick...

la "gente" di cui parla karat ha il problema di affrontare tutto il mondo con lo stesso atteggiamento. ovviamente non puoi proporgli una critica, o se lo fai sarà un'operazione molto faticosa. bisogna prenderli da piccoli.
« Ultima modifica: Marzo 10, 2008, 19:59:24 da memex »
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...And there’s no use in tryin’/T’ deal with the dyin’/Though I cannot explain that in lines...

http://flic.kr/ps/ns8Sm

Galdr

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #35 il: Marzo 10, 2008, 20:23:45 »

... bisogna prenderli da piccoli.
... e chiuderli nel kindergarten metafisico del Grande Fratello  ;)

si, è questione di forma mentis.
« Ultima modifica: Marzo 10, 2008, 21:12:47 da Galdr »
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Coolcat

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #36 il: Marzo 10, 2008, 20:29:00 »

... bisogna prenderli da piccoli.
... e chiuderli nel kindergarten metafisico del Grande Fratello :mad:

si, è questione di forma mentis.

Però la critica si è sempre sviluppata indipendentemente da questi personaggi. Questi lo sono (assenti di lume) in tutti i campi di sicuro. Qualcosa mi dice che non ci farei conversazione neanche parlando di altro seriamente.

Anche a loro va proposta, certo. Magari qualcuno si può ancora recuperare.

Inoltre se ci poniamo ad un livello di fruizione consapevole e complesso, molti non seguiranno, per pigrizia o deficienza mentale. Questo è da tenere in conto, grandi ragionamenti non vanno d'accordo con i grandi numeri.


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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #37 il: Marzo 10, 2008, 22:19:47 »

Ah, Karat hai deviato l'attenzione dalle molte questioni che stavano saltando fuori, ma avrò modo di riprenderle in futuro in qualche maniera.

Per quel che mi riguarda i giocatori che forumizzano non sono affatto la maggioranza dei giocatori.

Oltre a discorsi critici, filosofici e intellettuali che davvero interessano ai soliti quattro gatti, è necessario anche divulgare la cultura a un livello popolare.
Ad esempio, Piero Angela non ti fa un panegirico sulle opere d'arte, ma te le fa conoscere in modo semplice ed elegante (magari un filo palloso, ma il format di Quark ha anche i suoi annetti sulle spalle).

Sarebbe un sogno poterlo fare con i videogames, ma il tempo e le risorse sono quello che sono per realizzare trasmissioni televisive; ho ripiegato sul podcast, tra poco mi rimetterò al lavoro dopo questa deriva intellettuale.  ;)
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RAID-3

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #38 il: Marzo 11, 2008, 01:42:24 »

Aggiungo un po' di pepe alla conversazione:

http://www.multiplayer.it/forum/articoli/339883-army-of-two-recensione.html

Qui trovate esempi di lettori medi che si sparano numeri addosso come fossero armi di distruzione di massa...

e adesso la domanda: secondo voi è possibile proporre una critica videoludica "seria" a gente del genere? E non dite che di loro bisogna fottersene perché sono la maggioranza neanche troppo silenziosa....

ma l'età media di quel forum quale sarebbe??
magari si fa ancora in tempo a pigliarli...
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Galdr

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #39 il: Marzo 11, 2008, 14:41:18 »

Lo stesso vale per i videogiochi, ma attenzione, se parliamo di "tecnica videoludica" si cade spesso in un imbarazzante qui pro quo.
La tecnica videoludica risiede nell'interazione e nel game desing, principalmente, e poi nel comparto audiovisivo.
Super Mario non passa alla storia perché mette in mostra un idraulico, dei funghi e delle tartarughe.
Probabilmente lo intendi, ma lo voglio precisare: l'unico approccio per "capire" un opera ludica è quello olistico, perchè il risultato è sempre superiore alla somma delle parti; funghi, foglie e tartarughe non sono senza merito.
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Coolcat

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #40 il: Marzo 11, 2008, 17:39:56 »

Ah, Karat hai deviato l'attenzione dalle molte questioni che stavano saltando fuori, ma avrò modo di riprenderle in futuro in qualche maniera.

Per quel che mi riguarda i giocatori che forumizzano non sono affatto la maggioranza dei giocatori.

Oltre a discorsi critici, filosofici e intellettuali che davvero interessano ai soliti quattro gatti, è necessario anche divulgare la cultura a un livello popolare.
Ad esempio, Piero Angela non ti fa un panegirico sulle opere d'arte, ma te le fa conoscere in modo semplice ed elegante (magari un filo palloso, ma il format di Quark ha anche i suoi annetti sulle spalle).

Sarebbe un sogno poterlo fare con i videogames, ma il tempo e le risorse sono quello che sono per realizzare trasmissioni televisive; ho ripiegato sul podcast, tra poco mi rimetterò al lavoro dopo questa deriva intellettuale.  ;)

No no, riprendiamo il discorso qui, non mi è sfuggito il tuo post. Stavamo andando bene, proviamo a continuare nella formalizzazione.
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Galdr

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #41 il: Marzo 12, 2008, 15:07:28 »

Critica videoludica, giochi come Arte, voti nelle recensioni: ci stiamo girando attorno, ma il nocciolo è innegabilmente la volontà di dare credito ad una forma espressiva che merita maggiore considerazione rispetto ad ora.

Ho già espresso parte del mio pensiero qui ad ArsLudica, che è in effetti uno dei pochissimi punti di riferimento per un approccio critico in Italia, anche se di critico c’è ancora poco. Vi sento tiepidamente indisposti nei miei confronti, per cui rincaro la dose e ribadisco il mio favore al voto nelle recensioni. Bene, oraposso continuare! [fine captatio malevolentia]

Non credo vi sia oggi una vera critica videoludica, se non sepolta dove ancora non l’ho trovata; mi sorge poi il dubbio se non ci sia confusione sulla differenza tra critica, recensione e analisi tecnica.

Una recensione non è altro che una guida all’acquisto, che ci informa dell’esistenza di un nuovo prodotto, dei suoi pregi e del perché dovremmo comprarlo. Viene spesso stilata una lista di aspetti positivi e negativi, solo in qualche caso fortuito si va oltre, suggerendo chi potrebbe apprezzarlo, perché non a tutti piace ogni genere. Può succedere che qualche recensore salti il filo spinato in direzione della critica, ma sono esperimenti piuttosto inutili, tant’è che non sono pagati per farlo.

La critica non è una guida all’acquisto, non intende influenzare il compratore su come spendere i soldi, benché possa accadere, ma solo come effetto collaterale. La critica nel senso più semplice è un parlare di qualcosa, di un gioco, di libro, di un film, di qualsiasi forma d’arte. È una discussione colta sui meriti o l’importanza di una particolare opera, dove conta il punto di vista, che varia in base all’osservatore.

Che si dice allora se non il numero di armi a disposizione del protagonista? Un’idea valida sarebbe ad esempio capire il peso storico dell’opera, cosa ci dica sull’evoluzione espressiva dell’autore e quale gradino ricopre nel suo percorso personale, a quali emozioni o riflessioni veniamo esposti, se siano fini a se stesse o capaci di arricchirci; quali tecniche vengono impiegate, se innovano e come rispetto al passato; quali sono i temi e lo stile, cosa voleva trasmettere l’autore e in che grado ci è riuscito; cosa ha spinto l’autore a creare l’opera, quando l’ha fatto e perché, qual è il contesto generale; ecc. ecc.

Nulla da spartire con le recensioni, non stiamo comparando un gioco Epic con uno targato Id software, chiedendoci su quale investire i nostri risparmi. La critica riguarda l’arte, mentre le recensioni si possono fare su tutto.
Si potrebbe iniziare un discorso critico su come Carmack sia un grande programmatore in relazione al suo biancore cutaneo, arrivando quasi certamente a dire qualcosa di meglio che “Id è superiore ad Epic”.

L’importante è trattare con serietà l’oggetto, ma anche il suo autore e il destinatario.
Le recensioni non arrivano a tanto, arrivano al massimo all’8.75 o alle 3 stelle e ½. E' un male?

È importante educare il giocatore, ma non possiamo pensare nemmeno di combattere in questi termini una società radicata nel consumismo. I recensori che iniziano le loro piccole rivoluzioni in seno alle riviste, come i *********, hanno il cuore da un lato e il portafogli dall’altro. Offriamo l’alternativa, anziché imporla, aspettando che l’acqua fluisca nella giusta direzione.

Le recensioni sono necessarie per indirizzare il consumatore, soverchiato dalle infinite opzioni disponibili. C’è bisogno di sintesi, di pappa-pronta e opinioni preconfezionate, perché il tempo è sempre troppo poco per fare da sé. Queste guide possono essere anche ben fatte, ma non c’è da preoccuparsi, perché verranno dimenticate: il loro valore appartiene al contingente, sicché non avrebbe senso scrivere oggi una recensione di un gioco di vent’anni fa.

Di un gioco che probabilmente non viene più commercializzato (e già qui…) potremmo parlare dell’influenza pregressa e quella su tutte le opere successive, all’interno di uno studio più ampio sui giochi di quel genere pubblicati negli anni 80. L’obiettivo è ben lungi dall’agevolare l’acquisto, bensì è quello di informare primariamente sull’importanza e l’impatto sulla nostra cultura.

Dello stesso gioco potremmo analizzare come viene sostenuta l’immersione del giocatore, quale calo qualitativo segua l’introduzione e quanto sia necessario per farla brillare senza far sembrare il resto un peggioramento; dal punto di vista tecnico possiamo chiederci come sia posizionata la telecamera, se cambia e soprattutto il significato del cambiamento. Queste sono informazioni scarsamente utili all’acquirente, ma di grande valore per un designer.

Dovremmo forse stigmatizzare quelle recensioni che non hanno coscienza storica del genere di cui parlano e non pesano il gioco rispetto ai precedenti, limitandosi a dire che è bello? Non sono qui per condannare il faceto, considerando anche che una Singolarità separa chi apprezza The Passage e chi solo Halo 3. Che vogliate o meno indugiare in simili pratiche, esiste sia l’intrattenimento fine a se stesso sia l’opera edificante. Per natura cerchiamo la nostra felicità, non vanno negate le facili gratificazioni, seppur effimere.

In conclusione, mettete pure un voto ad Halo 3 ma, perdìo, non provateci con The Passage!



Sicuramente il giornalismo non è la risposta al problema e ArsLudica lo ha capito: quelle che si ostina stranamente a chiamare ancora “recensioni” altro non sono che esercizi di scrittura creativa, che apostrofano il lettore con qualcosa d’interessante sul gioco, senza scadere in cosa è bene o male.
Non si tratta certo di vera critica, ma il soggetto viene piacevolmente scrutato con attitudine inerentemente critica.
ArsLudica si merita un bell’8  ;)
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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #42 il: Marzo 12, 2008, 17:03:03 »

Citazione
Non credo vi sia oggi una vera critica videoludica, se non sepolta dove ancora non l’ho trovata; mi sorge poi il dubbio se non ci sia confusione sulla differenza tra critica, recensione e analisi tecnica.

Una recensione non è altro che una guida all’acquisto, che ci informa dell’esistenza di un nuovo prodotto, dei suoi pregi e del perché dovremmo comprarlo. Viene spesso stilata una lista di aspetti positivi e negativi, solo in qualche caso fortuito si va oltre, suggerendo chi potrebbe apprezzarlo, perché non a tutti piace ogni genere. Può succedere che qualche recensore salti il filo spinato in direzione della critica, ma sono esperimenti piuttosto inutili, tant’è che non sono pagati per farlo.

La critica non è una guida all’acquisto, non intende influenzare il compratore su come spendere i soldi, benché possa accadere, ma solo come effetto collaterale. La critica nel senso più semplice è un parlare di qualcosa, di un gioco, di libro, di un film, di qualsiasi forma d’arte. È una discussione colta sui meriti o l’importanza di una particolare opera, dove conta il punto di vista, che varia in base all’osservatore.

Ottimo intervento che riporta IT la discussione. Infatti io e Coolcat stavamo usando il topic sulla critica videoludica per parlare di argomenti che dovrebbero essere trattati dalla (presente/imminente/futura) critica videoludica...
Sintetitizziamo quello che giustamente osservi e cioè che la critica non può passare attraverso le recensioni.
Con le dovute eccezioni del caso, naturalmente: le recensioni di videogiochi, specie sulla carta, sono state finora praticamente l'unico spazio in cui tentare di operare un discorso critico sui videogames che fosse alla portata di tutti, al di là di ristretti circoli intellettuali e/o accademici.

Come hai fatto notare, anche ARS si ostina a parlare di "Recensioni", quando forse la parola stessa andrebbe abolita quando si fa storia e critica del videogioco.

Citazione
In conclusione, mettete pure un voto ad Halo 3 ma, perdìo, non provateci con The Passage!
Il risvolto interessante su questo punto è che la stampa di settore si mette a recensire anche i titoli di Virtual Console o le ristampe via Xbox Live Arcade con numeri e voti.
Ecco perché è importante cominciare perlomeno ad avvicinarsi di più al modo di trattare musica, film e libri da parte di chi recensisce i videogames.

Di tutti questi discorsi il minimo comune denominatore è uno solo: rivalutare i videogiochi da un punto di vista storico.
Senza la conoscenza storica, non si può fare nè un discorso critico nè altri tipi di studi specifici.
O meglio, si possono fare, ma si rischia di trarre conclusioni sbagliate.

Diciamo che i punti su cui debba essere costruita una solida critica videoludica sono due:

- Conoscenza storica del medium
- Comprensione del suo linguaggio

Sul secondo punto, i cosiddetti "game studies" sono infantilmente divisi tra "ludology" e "narratology"; come Galdr diceva, l'approccio migliore sarebbe quello olistico, perché a conti fatti il videogioco è un'opera e un'esperienza multimediale; ma se riflettiamo un secondo lo è anche il cinema.

Nel cinema esistono delle priorità: il cinema deve raccontare una storia, e la deve raccontare attraverso un determinato linguaggio.
La priorità del videogioco è creare una logica, un sistema di regole, sempre attraverso un determinato linguaggio.

Studiare i differenti approcci alla "cosa videogioco" attraverso la storia e attraverso i suoi creatori, operando i confronti necessari, è il punto di partenza ideale per poter fare critica videoludica.



« Ultima modifica: Marzo 12, 2008, 17:06:18 da Mario Morandi »
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MrWolf

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #43 il: Marzo 30, 2008, 13:53:23 »

Sul secondo punto, i cosiddetti "game studies" sono infantilmente divisi tra "ludology" e "narratology"; come Galdr diceva, l'approccio migliore sarebbe quello olistico, perché a conti fatti il videogioco è un'opera e un'esperienza multimediale; ma se riflettiamo un secondo lo è anche il cinema.

Nel cinema esistono delle priorità: il cinema deve raccontare una storia, e la deve raccontare attraverso un determinato linguaggio.
La priorità del videogioco è creare una logica, un sistema di regole, sempre attraverso un determinato linguaggio.


Però no, non è vero che il cinema deve raccontare una storia, e neanche che la storia è in qualche modo prioritaria; questo è solo un retaggio catacresizzato (madò che brutta parola) diventato convenzione a un livello molto basso di percezione del medium. Il cinema nasce come pura illusione mediale, un sensazionalismo fortemente metalinguistico. Ed è giusto che si tenga sempre presente questa specificità. Se si fa un discorso critico sul mezzo cinema, non si può partire dal presupposto che alla base ci sia la storia.
Quindi se tali contraddizioni sono ancora vive per il cinema, figurarsi per il videogioco, che come si è ampiamente detto deve ancora trovare nella sua "critica" (o ricezione, o analisi, o percezione) una specificità. Questo peraltro mi fa venire in mente un post di Karat da qualche parte sulle competenze di chi scrive di videogiochi. Venendo dopo il cinema come mezzo "multimediale", il videogioco ne prende appunto, ancora, le stesse contraddizioni. Vale anche per il cinema l'obiezione di Karat: spesso si parla magari di un elemento narrativo o tematico e non se ne sa nulla a parte quello che dice il film. E se le storie che ci capitano sotto mano sono tantissime e degli argomenti più disparati, ecco che una corretta decodifica del testo dovrebbe in qualche modo prevedere una sorta di conoscenza da ideale ottocentesco balzachiano, una specie di enciclopedia globale. E questo nel migliore dei casi, qualora cioè sia rimasto solo l'elemento (relativamente marginale) della competenza tematica. Anche livelli più immediatamente pertinenti al filmico soffrono di questo problema, ad esempio la competenza drammaturgica, fotografica, attoriale. Molti critici non sanno nulla di alcuni di questi argomenti e approcciano il testo attraverso una, un'altra o altre ancora lenti interpretative.
Se al videogioco strappiamo il giogo narrativo, cosa su cui peraltro concordo, ne rimangono lo stesso molte altre di convergenze "artistiche" che la critica dovrebbe prevedere e che, allo stato dei fatti, è utopico prevedere.

Io credo che questi processi si assestino da soli tipo tettonica delle placche. Nel frattempo però bisognerebbe secondo me far convivere le due spinte, "informativa" e "artistica", senza far soccombere la prima alla seconda in nome di un furore rivoluzionario. Perchè a me pare che la critica "matura" di altri mezzi espressivi sia giunta a compimento attraverso la sintesi delle due componenti, e non attraverso la sostituzione di una concezione artistica a una puramente informativa. Ancora una volta il cinema di oggi le contiene entrambe, secondo me. Questo in relazione ad esempio all'intervista a SS e agli strali da essa provocati, immediatamente causa di fazioni e distinzioni nette.
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Lux Koopa

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #44 il: Giugno 08, 2008, 13:59:10 »

La narratività è indispensabile nell'arte. Interattività e Narrazione devono essere compenetrate, l'una si esplica con l'altra nel videogioco. Basta sterili Out Out. Il piglio critico estetico è dannatamente conservatore (estetica intesa come pura forma, armonia) e non è dissimile dal canonico poker grafica-giocabilità-sonoro-longevità. Il videogioco è una manifestazione culturale, creata dall'uomo, e dovrebbe essere vista in questa ottica. Sono stra-contento che se ne discuta comunque, bravo.
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