Grande Jeemee! Dai, setemè, a 'sto punto non puoi proprio tirarti indietro. 
Tornando a monte (e smorzando i toni), sono convinto che se l'argomento fosse stato la musica e io ti avessi scritto:
Diciamo che sarebbe il caso di trovare qualcosa di diverso, oppure di abbandonare definitivamente questa storia dell'arrangiamento, perchè le colonne sonore "simpatiche" sono una storia vecchia come la Civica di Milano (e anche più) e io stesso le faccio qua aggratisse.
a farmi notare gli errori di un mio ipotetico spartito saresti stato tu... ma non perché "spartitonazi", ma solo per farmi vedere che buttare giù uno spartito senza fare errori grossolani non è una cosa che si può imparare in pausa pranzo (che, a proposito, sarebbe un ottimo giapponese).
Adesso che ho il mio bel diploma per alimentare il fuoco del camino posso dirti che la scuola che ho frequentato fornisce una formazione (e un'esperienza) professionale vecchia di almeno 40 anni, ora non bisogna più saper leggere, scrivere, e talvolta non è neanche più necessario saper suonare uno strumento ... men che meno saperne di armonia (quello è dai tempi dei Pink Floyd che non è più richiesto). Se qualcuno me lo facesse notare, rispondergli che non è vero sarebbe un semplice atto di mia personale salvaguardia mentale, giusto per non accettare la sconfitta di aver dedicato tempo e fatica per apprendere nozioni ormai superflue.
Il mondo della musica sta cambiando, esattamente come il mondo dell'editoria, e le strade anche li sono due: o saper anticipare e cavalcare l'onda del cambiamento, avendo il coraggio di lasciarsi alle spalle i "valori" e le "strutture" che chiaramente sono incompatibili con le nuove forme, oppure mantenere una perfetta coerenza con il passato che faccia contenti i fidelizzati e i reazionari.
Difatti è quello che sta succedendo, ed è sempre successo nella musica, da una parte il movimento indipendente dell'indie-*inserire_genere" e dell'elettronica, un vero e proprio oceano di "musicisti" che non riescono veramente ad emergere abbassando (dato i numeri e le competenze) la qualità delle produzioni verso un livello prossimo allo zero, e dall'altro i dinosauri della musica sempre uguali a loro stessi ma che ancora riempiono gli stadi, sfrangiandoci ampiamente i maroni con roba che fa la polvere solo a pronunciarla.
Il mercato non premia più, sia nella musica che nell'editoria, le competenze, ma quell'insieme di elementi che prima sembravano solo accessori rispetto al nocciolo della proposta (l'immagine, l'hype, i legami con la moda ecc ecc). Volete cambiare il mercato? non si può. Volete scendere in strada con un lanciafiamme e bruciare tutti gli hipster che bloggano con un Mac e fanno DJset agli happening berlinesi? arruolatemi.
Ora che ho fatto il punto sull'ovvio, olè, l'osservazione è chiara: TGM non ha scelto con decisione nessuna delle due parti, come tutta la stampa italiana ha mutato in ritardo rispetto alla digitalizzazione dei contenuti (e non parlo del Silver Disk, ma della sua presenza sui social network e su youtube), certo non ha aiutato il lungo vagare senza una meta del dopo Xenia, e dall'altra parte non è rimasta "fedele alla linea" cercando invece di inseguire goffamente, e in ritardo, le volatili tendenze editoriali dettate da altri.
Come ho già detto, a me sarebbe piaciuto tenermi la vecchia TGM. E sticazzi? ... e infatti è più o meno quello che mi avete risposto.
Se però dovete arroccarvi sulle vostre posizioni, tapparvi le orecchie e urlare "LALALALALALALALALALAL", abbiate la buona creanza di non farlo qua dentro.