Mmm... No. Quanti Shenmue avresti visto se non vi fossero stati gli investimenti adeguati? Nessuno.
Se l'era del videogioco tripla A tramonta, allora dobbiamo salutare con la manina non solo Gears Of War e GTA (non capisco perché poi ve la prendiate tanto con questo titolo, mah, comincio a pensare vi sia dell'ideologia dietro), ma rinunciare anche a ICO, Dead Rising e Bioshock. E, guarda un po', anche a Heavy Rain.
E, sì, sono fermamente convinto che lo spessore financo di un Armored Core a caso sia decisamente maggiore di Brain Training e Giulia Passione Stilista (
che ho giocato, non parlo per partito preso, non mi stanno antipatici a prescindere). A me non interessa un fico secco se un titolo è casual o hardcore. A me interessa che sia bello. Di titoli casual belli una volta ce n'erano, adesso sono solo cacca.
A voi va bene giocare solo a Hannah Montana, a browsergame e MMOG ripetitivi? A me no. Non vedo perché debba sentirmi "frocio col culo degli altri" se mi lamento della situazione. Piuttosto, do i miei soldi a chi prova di spremersi le meningi, come i Tale of Tales, oppure guardo alle manifestazioni artistiche di mezza Europa (come al solito, in Italia latitano) per vedere cosa c'è. E c'è tanto.
Ripeto: a me sta benissimo Wii Sports. Mi ci diverto anche qualche volta il sabato sera con i compari d'uni e la fidanzata. Ma a tutto c'è un limite. Quando vedi una console come il Wii dove ci sono forse 7 o 8 titoli meritevoli e tutto il resto fuffa... Beh, come dire: sventolo bandiera bianca. Anche perché Nintendo, col DS,
ha dimostrato nel primo anno e mezzo che le cose potevano andare diversamente con tante idee e piccoli investimenti. Non l'ha fatto? Bene. Credo sia mio diritto allora biasimare la compagnia e spendere diversamente i miei soldi.
La cosa sul capitalismo veramente non l'ho capita: veramente credi che i tuoi interlocutori siano tanto stupidi da piantare i piedi in terra e dire "
voglio ICO tutti i giorni perché sì!"? Anzi, a proposito di capitalismo, i giapponesi per qualche decennio hanno mantenuto un modello di produzione che coinvolgesse anche la "qualità" e non solo la quantità. Per molte aziende occidentali, oggi, l'unico modo per sfuggire alla concorrenza di Cina e India è proprio puntare alla qualità. La qualità non è un parametro trascurato nel capitalismo, occorre solo che la gente si dimostri consumatore consapevole: una volta che hai preso il rubinetto cinese e hai visto che s'è rotto dopo sei mesi, allora ci ripensi, sborsi quei quaranta euro in più e ti ritrovi con uno strumento che ti dura anche dieci anni. Questa è una parabola che mi sembra di aver sentito in una convention di confindustria

Anche un alfiere del casual gaming e della nuova rivoluzione videoludica come Jenova Chen è scappato dalla Cina perché il mercato era fatto di cloni su cloni su cloni. Guarda un po', adesso il mercato occidentale sta diventando così.
Infine, paragonare lo sviluppo di un videogioco al suonare musica non mi sembra proprio corretto, visto che per portare avanti un progetto come Bioshock sono state necessarie un centinaio di persone e non bastano 5 appassionati come per una rock band. Non fosti proprio tu a dire che col cinema è più facile compensare la mancanza di mezzi perché in fondo bastano un buon copione e buona capacità recitativa?