Rispondo a punti, che vien più comodo.
Io non ho capito la filosofia che sta dietro a questo manifesto, purtroppo non l'ho capita neanche
leggendo il post iniziale. Insomma leggo e mi chiedo..quindi?
Praticamente il manifesto promuove un certo tipo di atteggiamento verso la "traduzione amatoriale". Ma a parte l'esercizio mentale, che va bè ci potrebbe anche stare, vorrei capire perchè cerchi/ate adesioni.
L'aver inserito le adesioni è solo stato un modo per vedere se il manifesto può o meno raggiungere il suo scopo. Spesso, e anche in questa discussione è capitato, si confondono tra loro "open-translation" (qualcuno lo conosce il caso Facebook? beh, il sito è stato tradotto da utenti che gratuitamente, e in modo sparsi, hanno offerto il loro tempo per tradurre il sito nelle diverse lingue... il loro operato non è stato né organizzato, né privo di fini di lucro, anche se questo era presente per Facebook il quale ha appunto "sfruttato" la gente che si è proposta per tal lavoro), "free-translation" e "traduzione amatoriale" (così come negli anni è stata chiamata). Non c'è nessuna vera pretesa, tranne quella di spiegare ciò che facciamo.
Certo, non è detto che interessi... anche questo è un punto che volevo comprendere, e forse postando qui ho fatto un errore nel senso che per un utente tradizionale in effetti tutto ciò non ha importanza (non è una critica, sia chiaro... non ci si può interessare a tutto).
Oltre a questo leggendo tutto ciò che hai scritto, mi pare di leggervi una rassegnazione incredibile, del tipo "non farò mai questo lavoro a livello professionale per svariate ragioni, pertanto lo farò a livello amatoriale" e quindi il manifesto sembra quasi una giustificazione, oppure, darsi un tono d'importanza, nonostante poi quello che fate non ha assolutamente riscontro con la realtà, come dice monopoli.
Rassegnazione? Perché? Il Game Italian Translation è diventato nell'arco degli anni anche un gruppo ufficiale: ad oggi contiamo 3 giochi che sono usciti col nostro logo sulla scatola e altri che riportano il nome del nostro gruppo tra i riconoscimenti, lavori che abbiamo condotto (e altri in corso) con traduttori d'esperienza selezionati e capaci. Il GIT è proprio la dimostrazione che non ci si rassegna mai e anzi si è anche ambiziosi.
Tale ambizione però va divisa, perché se ufficiale e amatoriale iniziano a fondersi allora ha ragione Monopoli dicendo che si finisce in quei mix dove non si capisce chi lavora per passione e chi no. Difatti il GIT è come se fosse diviso in due: traduttori amatoriali da una parte (il cui spirito si dovrebbe rispecchiare almeno in parte nel manifesto) e traduttori ufficiali dall'altra (retribuiti, naturalmente).
Infine il manifesto non vuole nemmeno darsi importanza, ma dare evidenza a ciò che i traduttori amatoriali fanno (non solo il GIT, sia chiaro) e del cui materiale tantissimi utenti hanno fatto uso nell'arco di oltre 10 anni di attività. Se c'è arroganza nel voler spiegare chi si è, allora il manifesto pecca di tale difetto.
Per esempio il principio di inappropriabilità come lo difendete?
Quel principio sta a indicare che non si vuole che qualcuno tragga guadagno sfruttando il lavoro amatoriale (e dunque gratuito).
Insomma quel che dico, non è forse meglio che ad una persona alla quale piace fare questo tipo di lavoro, cerchi di entrare in quel mercato del lavoro, con tutte le buone intenzioni e spinto da una passione sincera e per di più retribuita? Ne guadagnerebbero le traduzioni in generale.
C'è chi lo fa, ma spesso deve raffontarsi con molti problemi, gli stessi che nascono quando si confonde il mondo del lavoro con la passione semplice e spontanea. Ti racconto un'esperienza personale: quando il GIT si è avvicinato alle traduzioni ufficiali a tradurre eravamo noi, gli stessi di quelle amatoriali. Dopo svariate traduzioni (non tutte rese pubbliche sul nostro sito) ci siamo trovati davanti a un muro: eravamo pagati pochissimo, dovevamo rispettare tempi e organizzioni che non eravamo abituati a sopportare e molto altro. Eravamo sfruttati, in poche parole, e difficilmente avremmo potuto chiedere condizioni migliori, sia perché il mondo del lavoro pretende esperienza e titoli di laurea, sia perché nella vita di tutti i giorni facevamo altro. E, ti dirò, a queste condizioni secondo me non facevamo nemmeno traduzioni di gran qualità.
Certo, tra di noi c'è chi poi si è dedicato interamente a questo mercato: parlo di una persona che era già laureata in lingue e già lavorava in questo campo e che ha lasciato il suo precedente lavoro per darsi alla traduzione di videogiochi, un mestiere che ha scoperto proprio con noi. Ed è questa persona che ora organizza il lavoro del team ufficiale del GIT.
C'è dunque chi può farlo, ma è chi decide di sua spontanea volontà di farne un mestiere, perché il mondo del lavoro è una cosa, la passione è un'altra. Ad esempio, tu giochi ai videogiochi? Se sì, lo fai perché ti piace? Ne faresti un mestiere? Forse sì, forse no. Se la risposta è no, continueresti comunque a videogiocare? Forse sì, forse no. Se la risposta è sì... beh, hai la stessa risposta che ha portato svariate persone a dedicarsi alle traduzioni amatoriali senza voler diventare altro, ma non perché non si può (si può e c'è appunto chi l'ha dimostrato), ma perché non si vuole.
Io sono un analista programmatore con la passione della traduzione. Non cambierei mai il mio mestiere, ciò nonostante voglio coltivare le mie passioni pur se queste restano tali.
E' così strano?