Belle domande!

Per quanto riguarda le mie esperienze come game designer, e' vero che non ho mai lavorato a un AAA (magari!) ma ho comunque lavorato in vari progetti e serious games commissionati in ambito accademico da diversi enti, anche in collaborazione con l'industria (il primo progetto su cui ho lavorato, ad esempio, era un serious game in collaborazione con la BBC).
Il libro che ho scritto, comunque, non e' un libro di "Game Design Fundamentals" o tipo "Art of Game Design" (che non mi sognerei mai di scrivere) ma si basa di piu' sulle mie esperienze nel campo delle scienze cognitive e analisi delle emozioni, materie su cui ho fatto ricerca dai tempi della mia tesi di laurea piu' di 10 anni fa, applicata, in questo caso, al game design.
Il paragone con Freeman e' appropriato e, infatti, nel libro l'Emotioneering e' brevemente discusso (insieme ad altri modelli) e rapportato al "6-11 Framework" da me proposto. Quest'ultimo puo' essere visto come una alternativa agli "8 kinds of Fun" del modello MDA ed e' quindi riferito alle "estetiche" del gioco (viste come esperienze emotive vissute dal giocatore).
Il libro si concentra su un'analisi dell'impatto emotivo che vari giochi di successo (e non) possono suscitare nei giocatori e cerca quindi di estrarre dei criteri piu' o meno generali per cercare di modellare un buon gioco.
Non e' stato quindi difficle da scrivere: videogioco da piu' di 30 anni e ho alle spalle piu' di 12 anni di ricerca accademica sulle emozioni in ambito multimediale e piu' di 5 di di sviluppo di serious ed educational games (seppur in ruoli diversi e non sempre come game designer).
Se hai altre domande non esitare a chiedere ma adesso vado a dormire perche' qua e' quasi mezzanotte... ci sentiamo domani!

Ciao!
Roberto
PS. Simone: mi farebbe davvero molto piacere ricevere i tuoi commenti/feedback sul libro!