Ciao Monopoli!
finalmene ho un attimo di tempo per un paio di considerazioni.
Il tuo paragone musicale mi e' piaciuto e, sostanzialmente, sono d'accordo, ma posso comunque citare dozzine di musicisti professionisti che conosco che la pensano in maniera diametralmente opposta (prima di emigrare in Asia facevo il produttore discografico, quindi conosco bene anche l'ambiente musicale...). In definitiva,i il tuo/nostro punto di vista e' comunque soggettivo e dettato dall'ambiente culturale in cui siamo cresciuti e ci siamo formati professionalmente. Tanto per fare un esempio, la musica Indiana esula dalle nostre tradizionali regole dell'armonia e del contrappunto eppure... agli Indiani piace!

Un discorso simile si puo' fare per il game design, dove la nostra cultura formativa influenza il modo in cui ci rapportiamo al soggetto in questione.
Non mi sorprende che la maggioranza dei game designer con esperienza pensino che il game design si possa (e si debba) imparare solo tramite esperienze pratiche di lavoro sul campo perche' questa e' la strada che hanno intrapreso anni addietro e si e' rivelata efficace. Il punto e' che, oggi, la situazione sta cambiando. L'ambiente formativo e' diverso: 10-15 anni fa non c'erano corsi, libri o quant'altro e semplicemente non si poteva fare leva sulle esperienze dei game designer precedenti (come dici giustamente, erano piu' impegnati a fare giochi che a scrivere libri) ma ora ci sono piu' possibilita'.
Molte software house assumono oggi game designer provenienti da corsi di laurea specializzati (concordo nel dire che la maggioranza di questi e' ancora improvvisata e di qualita' "dubbia", per non dire peggio, ma almeno una decina di validi si possono trovare:
http://content.usatoday.com/communities/gamehunters/post/2010/02/the-princeton-reviews-top-50-undergraduate-game-design-programs--/1 ).
Tra altri 10-15 anni e' probabile che la maggioranza dei game designer sostenga che una buona laurea sia la strada principale per entrare nell'industria (perche' questo e' stato il percorso formativo che hanno seguito) e i tempi in cui si poteva partire dal QA, imparare poco a poco sul campo per poi cambiare ruolo, saranno ricordati solo dai veri "veterani" con un po' di nostalgia...
E ora che ho fatto un po' di futuristiche previsioni alla Jesse Schell, me ne torno a lavorare

Ciao!
Roberto
PS. tutto questo e' in generale e non c'entra niente col mio libro...