Rimane che la commemorazione del Paolone, foto escluse, mi sarebbe piaciuta ben più partecipe. Ho letto un resoconto scritto da un bravo ragioniere e nulla più, rivolto ai neofiti invece che ai lettori di vecchia data. Non si respira aria di bilancio d'esercizio e tantomeno di nostalgismo che scorre fra le pieghe della totalità di pagine. Solo alcuni estratti apparentemente veicolati, quasi dovuti, visibilmente pagati per lo scopo.
Beh, sai com'è, quando vivi una cosa a 16 anni e ti ritrovi costretto a parlarne - per la terza volta - quasi vent'anni dopo, è chiaro che la vedrai sotto prospettive molto differenti. Le mie prime recensioni erano il sogno che si avverava, chissenefrega se mi veniva pagato una miseria (e sottolineo che la piccola fiammiferaia m'avrebbe fatto l'elemosina, se solo avesse saputo quanto mi veniva pagato ogni pezzo), vedere la rivista stampata col mio nome era l'obiettivo, il resto era tutto grasso che colava per un ragazzino che la mattina andava al liceo, e il pomeriggio scappava a Milano con il treno per vedere se erano arrivati altri giochi da recensire. Moltissime cose sono cambiate da allora: quel ragazzino nel frattempo è invecchiato, ha smesso di avere problemi con le donne, ha iniziato a elaborare le strategie con cui cercherà - invano - di passare al figlio il suo bagaglio di esperienze, ha visto il suo lavoro cambiare profondamente negli anni e, soprattutto, lo ha visto trasformarsi dall'hobby che finanziava le uscite serali al lavoro che dà un tetto e da mangiare alla sua famiglia. Pensi che tutto questo non lasci un segno? Quando leggo commenti come il tuo, mi domando quale sia la percezione del redattore per chi ci legge. Non siamo personaggi di un fumetto, cristallizzati nella loro essenza e nella loro età da tratti somatici sempre uguali, ma persone che vivono e che cambiano. Che possono andare avanti a indossare una maschera per qualche tempo, ma che inevitabilmente trascineranno tutto il loro bagaglio di esperienze anche sul piano lavorativo, plasmando il loro stile, inaridendo probabilmente le metafore in favore di una prosa adulta, più concreta e spiccia. Meno "siamo qui perché ci piace" e più "siamo qui perché dobbiamo arrivare a fine mese": spiacente, ma l'alternativa era cambiare ciclicamente tutti i redattori ogni due o tre anni, assicurandosi di prendere solo gente giovane, che avrebbe scritto una rivista sempre giovane, per un pubblico sempre giovane. E voi non stareste qui a lamentarvi per la freschezza perduta, perché paradossalmente avreste ritenuto TGM troppo infantile e lontana dalla vostra vita per continuare a leggerla.
In merito alla nuova grafica, ritengo abbastanza strano che le critiche più feroci vengano mosse proprio da chi si lamenta della progressiva "serializzazione" della rivista e del suo inaridimento, visto che a conti fatti si tratta di un piacevole ritorno al passato e soprattutto di un soddisfacente ritrovare se stessi, se non nella sostanza almeno nella forma, dopo dieci anni di immotivata sudditanza psicologica ad abitudini altrui. TGM era la "rivista colorata" di videogiochi e ora torna baldanzosamente a esserlo, fregandosene se la monocromia è più leggibile.