Comunque ho come l'idea che ci si stia perdendo in questa ricerca dell'arte. Non starà mica divenendo fine a sé stessa? Dov'è finito il videogioco? Non sarà mica che MIK0 ha ragione quando dice che "voler parlare di videogiochi in un certo modo sa tanto di [...] un voler trasformare qualcosa in quello che non è" (ometto la saccenza che secondo me non c'entra)?
Mah, questa da sempre è la mia tesi. Come fa ad essere arte un VG dove hanno lavorato decine di persone seguendo le regole della produttività, del marketing e dei budget? Arriva il Karat di turno e mi risponde: anche la Cappella Sistina o San Pietro per essere realizzata aveva bisogno di un cantiere. D'accordo. Ma magari l'estro artistico si era esaurito durante la progettazione di tale opera, prima che divenisse un mero progetto tecnico da realizzare (o da non realizzare, visto che in quasi tutte le opere di architettura le intuizioni più geniali ed artistiche sono quelle su carta).
Torniamo su quello che penso io dell'arte: non è il quadro che è arte è l'idea e l'emozione del quadro. Per un pittore o uno scrittore il rapporto è quasi sempre di 1:1 quindi l'associazione è automatica con il prodotto finito. Dire che un Alfa Romeo o una Ferrari sono arte è falso come dire che un VG finito è arte.
Magari un designer fa arte quando pensa una nuova linea per la carrozzeria, ma il prodotto finito per quanto bello è un compromesso con fin troppa razionalità ed utilitarismo ad influenzarne il risultato finale.
Nei VG non esiste più il concetto che si sta perdendo anche nel cinema del regista/padrone che orchestra l'intera troupe come fosse uno strumento. Ormai tutto è seguire gantt e rispettare scadenze, tagliando quello che non ci stà senza farlo notare troppo, perdendo magari settimane a rifare le tette della tipa o i bicipiti del tipo piuttosto che curare un po' di più la fedeltà con l'idea del creatore della storia, uccidendo il contenuto di qualità appena fuori del target del marketing. Ergo si perde l'idea e la visione artistica del singolo per ottemperare alla omologante visione industriale che prevede un min/max della spesa sul ricavo.
Non a caso, tra un sacco di malintesi dovuti a "esperti" di indie che ormai trovano un capolavoro a settimana (se non al giorno), i prodotti che sono più facilmente assimilabili ad un processo artistico sono quelli sviluppati da un singolo autore.
Poi, tornando a parlare di Braid. Il concept originale del gioco era diverso. Quando l'autore ha trovato un artista degno di illustrare tutto, il resto è stato adattato alla sua di arte, non viceversa. Alla fine un game designer o un producer sono pur sempre dei tecnici...
Per chiudere, io sono fermamente convinto che l'ARTE è un concetto che nei nostri tempi viene estremamente sopravvalutato, esattamente come accade per il talento. Ci sono tanti livelli intermedi prima di arrivare ad essere un artista o un guru assoluto in qualcosa (nella musica nostrana mi viene in mente l'Allevi o quella direttrice d'orchestra bona nemmeno diplomata al conservatorio che ha condotto a San Remo e che è troppo brava per seguire le trafile standard, forse sarà perché leggo troppo le malvestite).
Uno può essere semplicemente un buon artigiano, mica è detto che debba essere per forza pure un'artista, eh!