Continuo a ribattere sullo stesso chiodo:
siamo sicuri che il lettore in questo non c'entri nulla?
Parliamoci chiaro: la produzione di contenuti non paga, oppure paga pochissimo, anche per il fatto che il lettore non riesce più a distinguere un contenuto di qualità da uno dozzinale e, anzi, premia quasi sempre quello dozzinale che, in quanto tale, è producibile da chiunque.
Leggo Il Fatto Quotidiano perché so che su quel giornale trovo dei contenuti diversi da tutti gli altri. Purtroppo il discernimento richiede una maturità e una cultura che spesso mancano al lettore medio. Il lettore delle riviste specializzate in videogiochi è votoconcentrato, ovvero non riesce a leggere oltre quel dannato numeretto/stellina/carciofo che correda l'articolo. Non per niente l'argomento più dibattuto inerentemente alla stampa videoludica è proprio il sistema di valutazione. Puoi scrivere il testo più argomentato e interessante del mondo, ma se poi il lettore non lo legge e non gli dà almeno la stessa importanza che dà al voto, i giochi stanno a zero e tu sei fottuto perché diventi uno dei tanti, ovvero sacrificabile al gioco delle offerte al ribasso.
Questo molti editori lo sanno benissimo e quindi se ne fottono di creare realtà stabili con persone di riferimento, tanto sanno bene che una rivista come GMC (la uso come esempio perché fortunatamente Gorman sta partecipando alla discussione, ma gli esempi fattibili sarebbero molti altri) venderà a prescindere da chi ci scriverà sopra. Non per niente l'editoria videoludica non è mai riuscita a trattenere personaggi di riferimento (a parte qualche eccezione) che molto spesso sono stati costretti a fare altro per portare a casa lo stipendio, perché dopo anni di militanza nel settore vivevano ancora da precari. Badate bene, l'alternativa non è il posto fisso granitico tipo quelli statali, ma la creazione di una posizione data dalla propria autorevolezza e dalle proprie capacità che dovrebbe essere "garantita" dal sistema stesso finché questa autorevolezza viene mantenuta.