Perché? Solo perché sia io sia un altro abbiamo descritto la storia di una rivista (papersoft) che, essendo quella, di sicuro non può cambiare? O perché io e il collega di Gamers siamo giunti alle medesime conclusioni, scrivendo su due riviste diverse cose molto simili?
Paolo, visto che più o meno hai scritto le stesse cose sia qui che sul mio blog ti rispondo in un unico luogo, per evitare sdoppiamenti. Prima di tutto piuttosto che parlare di "un altro" oppure "collega", come riferiti a personaggi immaginari senza-nome di un mondo iperuranio, tanto vale fare nomi e cognomi, no? E' una forma di rispetto [seppur minima] che dovrebbe essere la base per ogni discussione. Sembra di parlare di due entità diverse e distanti, quando entrambe le realizzazioni fanno capo al sottoscritto. La polemica su PaperSoft non è sterile, perché le notizie su date, chiusure, cambiamenti non arrivano dal cielo, ma come in tutte le cose, sono frutto di ricerche, confronti, contatti con i redattori del tempo ed altro. Ah, io nell'elenco generale avevo scritto soltanto che il 27 dic '85 era la data dell'ultima rivista che possedevo, non che fosse la data di chiusura.
Se le cose stanno così, allora possiamo dire che qualunque giornalista copia i servizi della radio, della TV o di Internet, perché alla fine le notizie sono sempre uguali.
Non facciamo i qualunquisti, sai benissimo che l'informazione generalista si basa per il 90% sui comunicati delle agenzie, aziende pagate per fare il loro lavoro, mentre i casi in oggetto non c'entrano niente con questo tipo d'editoria.
Quella su Zzap! è veramente assurda, avendola seguita dal numero 1, lavorandoci sopra dal 45 ed essendo stato il suo ultimo caporedattore credo di saperne qualcosa... ed effettivamente la storia dell'adolescenza e l'importanza della glorificazione del redattore sono le uniche due cose assolutamente da scrivere in merito.
E ci sono mille modi per scriverle, aggiungo io. Basta avere la voglia e il tempo, soprattutto se si è pagati per farlo. Devo forse rincarare la dose con l'incipit sulle "edicole come templi" o ancora il confronto tra internet e le riviste come unica fonte d'informazione aggiornata?
In molti discorsi trovo un'approssimazione di fondo, e sinceramente da TGM mi aspettavo molto di più. Tanto per chiarire il concetto di "approssimazione" faccio qualche esempio:
Parli di Electronic Games italiana mostrando l'immagine del n.1 [tra l'altro, le scansioni sono mie] e dicendo testualmente "si presentò nel gennaio del 1984 come la guida ai giochi di fantascienza, qualunque cosa questa formula volesse dire". Se tu avessi letto al tempo E.G. USA, avresti anche saputo che in ogni numero c'era una guida relativa ad un certo genere di giochi, dunque andrebbe letto come "si presentò nell'84 *con* la guida ai giochi di fantascienza".
Parli di Videogiochi News come l'ultima incarnazione di Video Giochi della Jackson, quando ci fu il Videogiochi settimanale della fine degli anni '80.
Parli di VG&CW come una meteora con un impaginazione povera e contenuti fanzineschi che "non le lasciarono scampo". Stiamo parlando comunque di una rivista completamente made in italy [caso piu' unico che raro] che resistette *diversi anni* come *quindicinale*, mi sembrava carino almeno citare questo fatto.
Noto una certa miopia di fondo nella stesura di tanti pezzi, come quando si parla di box di giochi e non c'e' neanche un'immagine di infocom e magnetic scrolls che hanno fatto la loro fortuna proprio sulle confezioni, oppure fare un lungo articolo sui games that weren't senza citare che la fonte primaria [per non dire l'unica] di informazioni è quella dei siti di Frank Gasking che da anni si occupa dell'argomento per passione.
Aggiungo io, perché non riferirsi anche al lavoro fatto in italia da Ready64 che ha portato al ritrovamento di giochilli sconosciuti ma citati e ricercati come "il paninaro" o "la valle segreta" che venne pure recensito su Zzap! ma di cui si erano perse le tracce...? Perché peccare anche in questo caso d'esterofilia?