define('DISALLOW_FILE_EDIT', true); define('DISALLOW_FILE_MODS', true); nintendo – ArsLudica.org https://arsludica.org Blog e podcast sui videogiochi, l'universo, e tutto quanto Fri, 07 Nov 2014 22:30:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.4.8 49222165 Troppe critiche all’attuale generazione https://arsludica.org/2012/10/18/troppe-critiche-allattuale-generazione/ https://arsludica.org/2012/10/18/troppe-critiche-allattuale-generazione/#comments Thu, 18 Oct 2012 05:00:07 +0000 http://arsludica.org/?p=21134 Per saperne di più]]> La nostalgia è una gran brutta bestia, che talvolta ci plasma a suo piacimento e altera la nostra capacità di critica. Forse molti non saranno d’accordo con il sottoscritto, forse semplicemente non ci vogliono pensare o non gli frega una cippa, ma è cosi. Spesso sento giocatori che si lamentano dell’attuale generazione videoludica, della durata dei giochi, della loro difficoltà e di tante altre cose. Ci si lamenta ricordando il passato tutto rose e fiori, “si stava meglio quando si stava peggio”. Se provi a dire ai nostalgici che anche l’attuale generazione ha dato tanto a tutti noi, quelli, titubanti diranno che sì, ha dato qualcosa, ma è tutto diverso, tutto breve, facile, vuoto. Mi viene da sorridere quando sento queste cose.

Avendo iniziato a giocare con il SNES e poi con le console SEGA e SONY ho bene o male assaporato tutte le epoche e ciò che non sono riuscito a provare lo gioco oggi. Ogni generazione ha donato moltissimo all’arte e al suo continuo evolversi, ma in ogni generazione il salto qualitativo non è solo a livello grafico. Tralasciando le avventure grafiche, che in ogni caso senza una trama ben congegnata valgono poco, e qualche decina di titoli, i giochi d’epoca sono semplici, dotati di una sceneggiatura banale e fin troppo lineare. Man mano che le generazioni avanzavano anche il livello narrativo dei giochi action, adventure, free roaming iniziò a migliorare e sfido chiunque a dire che l’attuale generazione non ha offerto niente di concreto dal punto di vista narrativo.

La valutazione del gameplay è molto soggettiva, certo, ma anche qui possiamo tranquillamente dire che l’attuale generazione, grazie alla tecnologia, ci regala giochi fluidi e ben strutturati. Non tutti, sia chiaro: anche nel 2012 se ne vedono di obbrobri, ma sono meno (complice il costo dello sviluppo di un videogame). Il level design in alcuni titoli è migliorato, in altri no. Spesso sento che Crash aveva un level design davvero di prim’ordine… ma dove? Dei semplici corridoi da percorrere con degli ostacoli messi in modo molto organizzato non sono un level design di prim’ordine. Quanto alla difficoltà sempre decrescente, essa è semplicemente il sintomo del poco tempo disponibile dei molti giocatori. Finché siamo giovani e di tempo ne abbiamo a volontà possiamo giocare anche 20 ore su 24 e quindi terminare i giochi alla massima difficoltà, ma poi questo momento finisce. A quel punto scegliamo una difficoltà minore, perché comunque siamo curiosi di scoprire la trama e di giocare, ma questo non vuol dire che il gioco è facile a tutte le difficoltà; infatti, basta impostare il livello più alto e il gioco è fatto.

Siamo cresciuti con le vecchie generazioni ed esse sono rimaste nei nostri ricordi come un qualcosa di magnifico (avete presente il primo bacio, la prima volta e cosi via?), a prescindere dalla loro effettiva bellezza. Ritengo quindi inutile denigrare una generazione solo perché non ne facciamo pienamente parte.

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Nintendo 3DS provato in anteprima https://arsludica.org/2011/02/21/nintendo-3ds-provato-in-anteprima/ https://arsludica.org/2011/02/21/nintendo-3ds-provato-in-anteprima/#comments Mon, 21 Feb 2011 06:00:10 +0000 http://arsludica.org/?p=16772 Per saperne di più]]> Per promuovere l’imminente 3DS, Nintendo sta organizzando un po’ in tutta Europa degli eventi dedicati, durante i quali è possibile toccare con mano la nuova console portatile e provare alcuni dei giochi che saranno disponibili nei prossimi mesi. Questo il breve resoconto da una delle prime tappe italiane.

Lato organizzativo: delusione pressoché totale. Mi aspettavo infatti come minimo una decina di console disponibili, ciascuna con uno dei numerosi titoli già pronti per il lancio o in fase avanzata di programmazione: invece mi son trovato davanti la metà scarsa, ovvero cinque 3DS, peraltro attaccati, in stile E3-2010, ad altrettante simpatiche standiste. Per dirla tutta di questi cinque uno era con la batteria in carica, pertanto non mi è stato possibile provarlo: dalla descrizione ho intuito che potesse trattarsi del software che sfrutta la fotocamera per automatizzare la creazione dei Mii, ma non posso darlo per certo.

Le altre quattro console consentivano di provare: Super Mario Land (Virtual Console GB), Dead or Alive, Nintendogs+Cats e The Legend of Zelda : Ocarina of Time.
Fine. End. Tutto qua. Quindi niente Resident Evil Mercenaries, niente Pilotwings Resort, niente Ridge Racer, niente Kid Icarus… niente di niente. E no, la maglietta in regalo non basta ad alleviare la delusione. Mah!

Tutti i 3DS non erano esattamente retail… infatti mostravano chiaramente all’avvio delle scritte da unità test o debug, molto simili a quelle del primissimo leak di qualche tempo addietro. Credo anche fossero prive del sistema operativo,  perché in uno dei giochi ho cercato di premere il tasto “HOME” e non è successo niente. La console esteticamente è un po’ sgraziata, forse per via delle molte linee squadrate, ma appare sufficientemente robusta alla presa. I tasti mi son sembrati gli stessi del DSi, ma prendete questa impressione con le pinze perché non mi sono concentrato molto su questo particolare; ho invece prestato un po’ più di attenzione a questo nuovo stick analogico: a mio parere molto migliore di quello presente su PSP, ma gli spazi per forza di cose impongono dei limiti che non so quanto sia facile superare; per farla breve comunque siamo distanti anni luce dalla risposta di uno stick analogico degno di tal nome come può essere quello del pad 360 o del nunchuck del Wii. La cosa buona è che funzionava anche con Super Mario Land, quindi presumo sia confermata la voce che lo voleva utilizzabile anche al di fuori dei titoli nativi 3DS; auspicabilmente andrà bene anche sui giochi del DS, sebbene l’effettiva praticità sia tutta da verificare.

Ma veniamo al pezzo forte della console: il 3D glasses-free. Per quanto mi riguarda si trattava della prima esperienza in assoluto con un dispositivo del genere, e fortunatamente posso dirvi che… funziona, funziona molto molto bene. Chiaramente con un test di pochi minuti non sono in grado di dir nulla sui fastidi che qualcuno lamenta dopo un utilizzo eccessivo, pertando rimando questo tipo di controverifica a quando ci sarà modo di giocarci per periodi più prolungati. A parte questo però, ripeto, l’effetto si nota senza particolare fatica: da questo punto di vista svettano Zelda e Nintendogs, in particolare il primo, mentre per Dead or Alive il 3D mi è parso meno d’impatto. Il trucco sembra risiedere nel trovare la giusta distanza dal viso, e soprattutto la giusta angolazione della console: infatti basta eccedere un po’ troppo nell’inclinarla orizzontalmente e il 3D svanisce, lasciando spazio a dei colori un po’ sfasati, un po’ come gli schermi LCD non eccelsi di qualche anno addietro quando li si visionava da una posizione troppo obliqua. Da verificare l’utilità dei sensori di movimento, che ho visto in azione sempre con Zelda (con la fionda la visuale va in soggettiva ed è possibile mirare spostando fisicamente la console): non so fino a che punto si possano conciliare con la necessità di mantenere la visuale relativamente stabile in modo da non far sfumare l’effetto 3D.

Last but definitely not least, i giochi. Come detto le mie aspettative erano di ben altro livello e speravo di poter vedere un numero ben più elevato di titoli; in compenso quel che c’era francamente non è che facesse strappare i capelli. Super Mario Land… vabbè, lo conosciamo tutti. In tutta sincerità a Dead or Alive Dimensions avrò dedicato un minuto, il genere non è tra i miei preferiti e quindi comunque non sarei stato in grado di giudicarlo a dovere. Qualche istante in più l’ho invece speso su Zelda e Nintendogs+cats. Il primo, come detto, è quello che mi ha convinto di più come resa della profondità, ho pure provato a smanettare con lo slider che regola il “peso” dell’effetto 3D ma, personalmente, settato al massimo mi è parso perfetto; è fondamentalmente lo stesso titolo del N64 con degli apprezzabili (e inevitabili) ritocchini alla grafica e con la piccola novità del menu/HUD che si gestisce direttamente dal touch screen; chiaramente speriamo tutti che ne abbiano approfittato per risolvere le magagne del dungeon più odiato di questa pietra miliare, cioè quello dell’acqua. E ahimè, pure qui non ho pensato a disabilitare del tutto il 3D per verificare eventuali migliorìe al frame rate. Infine, Nintendogs+cats pare estremamente simile a quello uscito originariamente su DS, forse pure qui c’è qualche miglioria grafica ma non ci giurerei… per il resto un po’ curioso il dare carezze ed altro alle bestiole (che son visualizzate sullo schermo superiore) sfruttando la loro sagoma  proiettata sul touch screen, credo comunque che ci si possa fare l’abitudine.

Per concludere: in generale l’impressione non è certo quella di trovarsi davanti ad un mostro di potenza: per un semi-profano come il sottoscritto i giochi sembrano da PSP, grossomodo. È pur vero che siamo di fronte alla primissima generazione di software e che quindi potrebbe esserci un’evoluzione nelle capacità di sfruttare l’HW man mano che gli sviluppatori prendono dimestichezza con esso, però,  ripeto ancora, questo tipo di valutazioni non mi compete particolarmente quindi preferisco lasciarle ad altri. Detto questo, non posso che ribadire il solito – banale – concetto: alla fin fine è il software che decreta il successo di una piattaforma hardware, staremo a vedere cosa sforneranno in futuro.

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Retro Game Challenge https://arsludica.org/2011/02/02/retro-game-challenge/ https://arsludica.org/2011/02/02/retro-game-challenge/#comments Wed, 02 Feb 2011 06:00:20 +0000 http://arsludica.org/?p=16456 Per saperne di più]]> Sviluppato da indieszero | Pubblicato da Xseed Games | Piattaforme Nintendo DS | Rilasciato nel 2007 (Giappone), 2009 (USA) | Versione testata USA

Un super giocatore virtuale chiamato Arino, strano essere con la testa fluttuante sopra una croce direzionale, sfida il giocatore a superare delle prove di difficoltà crescente in giochi fittizi usciti nella metà degli anni ’80, che girano su una console simil-NES. Ogni gioco richiede di superare quattro prove per sbloccare il successivo e per diventare liberamente utilizzabile senza i limiti della campagna principale. La selezione comprende:

Cosmic Gate
È uno sparatutto a schermate fisse con nemici che arrivano a ondate, ordinandosi nella parte alta del livello. Lo potremmo chiamare anche Galaga, soprattutto per la struttura e per il look dei nemici.

Robot Ninja Haggle Man
Un platform in cui bisogna ripulire i livelli dai nemici saltandogli in testa o sbattendogli delle porte in faccia. Qui il referente più probabile è Ninja JaJaMaru-kun per NES, attualmente giocabile sulla Virtual Console del Wii.

Rally King
Gioco di corse con visuale a volo d’uccello, in cui, partendo per ultimi, bisogna scalare le posizioni della corsa per cercare di arrivare in buona posizione. Non mancano accelerazioni improvvise, sgommate, testa-coda, scorciatoie e tutta una serie di extra che rendono interessanti i quattro circuiti. Le fonti d’ispirazione potenziali sono molteplici.

Star Prince
Sparatutto a scorrimento verticale con potenziamenti e boss di fine livello. Molto difficile, soprattutto nei livelli avanzati. Anche qui le fonti d’ispirazione sono diverse, ma quella più riconoscibile è sicuramente il primo Star Soldier (MSX, NES).

Robot Ninja Haggle Man 2
Anche nelle competizioni di retrogaming esistono i sequel che migliorano solo la grafica.

Rally King SP
Altro sequel con grafica ritoccata.

Guadia Quest
Il piatto forte della compilation. Guardia Quest è un vero e proprio JRPG, realizzato con tutti i crismi del caso. Dura parecchie ore ed è ben realizzato. Ci sono oggetti da raccogliere, boss da combattere e una specie di trama da seguire. Anche qui le fonti d’ispirazione sono molteplici, dai Final Fantasy ai Dragon Quest, passando per Zelda.

Robot Ninja Haggle Man 3
Terzo episodio della saga dei ninja robot. È molto diverso dagli altri due episodi; ricorda Ninja Gaiden.

Il giocatore sarà aiutato nella sua impresa dalla lettura di alcune riviste di settore, fittizie anch’esse, dove troverà recensioni, trucchi e anticipazioni. Volendo può leggere anche i manuali di tutti i giochi… ma conoscete un vero giocatore che legga i manuali? Suvvia, non scherziamo. Farsi le pippe con le guide ufficiali è lecito (qualcuno le scambia anche per letteratura), ma i manuali proprio no.

Retro Game Challenge segue il filo della nostalgia e tenta di ricostruire un’atmosfera, oltre che di proporre delle sfide impegnative. I giochi della raccolta sono tutti di buona fattura, in relazione a quello che ci si aspetta da un prodotto degli anni ’80, e sembra veramente di trovarsi di fronte a dei classici del passato. E poi c’è anche la mamma che prepara la merenda ai bambini che giocano da soli nella stanzetta, cosa volere di più?

Curiosità: Retro Game Challenge è ispirato a una trasmissione televisiva giapponese, Game Center CX: Arino’s Challenge. In Giappone è uscito un sequel del gioco, chiamato Game Center CX: Arino’s Challenge 2, che non è stato portato nel mercato occidentale a causa delle scarse vendite registrate. Peccato.

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3DS, la console portatile inutilizzabile in viaggio? https://arsludica.org/2011/01/05/3ds-la-console-portatile-inutilizzabile-in-viaggio/ https://arsludica.org/2011/01/05/3ds-la-console-portatile-inutilizzabile-in-viaggio/#comments Wed, 05 Jan 2011 13:44:39 +0000 http://arsludica.org/?p=16079 Per saperne di più]]> Che il 3D sia una tecnologia tutta da verificare è una verità che va prendendo sempre più piede, visto l’enorme calo di interesse del pubblico negli ultimi mesi. Molti si aspettano che sia il 3D senza occhialini a farla affermare definitivamente, ma sono in pochi a porsi domande sui problemi di fruizione che può comportare un effetto simile in un ambiente domestico non adatto. Comunque, bando alle ciance e ai dubbi che non ci competono e parliamo di videogiochi. La prima console a supportare il 3D senza occhialini sarà il 3DS e, a pochi mesi dall’uscita, emergono alcuni problemi, denunciati da Masahiro Sakurai, director di Kid Icarus (uno dei giochi di lancio).

Più che denunciare, il buon Masahiro ha affermato che per godere dell’effetto 3D bisognerà evitare di far vibrare la console, tenendola dritta e ferma. Immaginate quanto questo sia possibile sull’autobus o in qualunque altro ambiente che non sia casa propria. Oltretutto, una limitazione del genere la renderà poco utilizzabile in situazioni tipo come starsene sdraiati sguaiatamente sul divano, o durante una noiosa lezione scolastica. La soluzione è sempre la stessa: disattivare il 3D. Bella forza per una console che si chiama 3DS e che vede nel 3D il suo più grande appeal.

A questo punto urge l’ovvia profezia: dopo l’eccitazione iniziale per il 3D, i videogiocatori si accorgeranno che possono farne a meno e, per non rinunciare a usare la console ovunque, attiveranno il suddetto effetto solo per curiosità personale. Si ritroveranno quindi con un Nintendo DS più potente e con un effetto speciale da far vedere ogni tanto agli amici.

Fonte: Kotaku

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Epic Mickey https://arsludica.org/2010/12/20/epic-mickey/ https://arsludica.org/2010/12/20/epic-mickey/#comments Mon, 20 Dec 2010 06:00:24 +0000 http://arsludica.org/?p=15849 Per saperne di più]]> Pubblicato da Disney Interactive Studios | Sviluppato da Junction Point | Piattaforma Wii | Rilasciato il 25/11/2010

Una console di successo. Un designer dall’ottimo curriculum. Una licenza tra le più appetibili. Le sinergie di marketing di un colosso dell’entertainment. Pronunciato da uno speaker adeguato, questo potrebbe essere l’incipit del trailer di uno di quei filmoni hollywoodiani che fanno sfracelli al botteghino.


Sono invece i punti di partenza di Epic Mickey (d’ora in avanti EM per brevità), l’ultima fatica di Warren “Deus Ex” Spector disponibile da alcune settimane in Italia col sottotitolo La leggendaria sfida di Topolino. Ma che cos’è, di preciso, EM? Si tratta di un misto di platform 3D e di  una spruzzatina di action RPG, ambientato nell’universo Disney dal quale attinge a piene mani citazioni su citazioni. Inoltre sono presenti svariate, brevi sezioni platform 2D utilizzate per interconnettere i vari settori del gioco.

Il mondo virtuale in cui veniamo catapultati è una sorta di gigantesco cartone animato all’interno del quale rivestirà un ruolo di primaria importanza il pennello magico: con l’uso di solvente e vernice infatti Topolino potrà rispettivamente sciogliere e ricostruire alcune parti dell’area di gioco, modificando l’ambiente che lo circonda e potendo raggiungere così oggetti o aree altrimenti inaccessibili. Inoltre questi due liquidi torneranno utili durante gli scontri con i nemici e naturalmente per risolvere dei puzzle che verranno proposti durante l’avventura. Completano l’opera una sfilza interminabile di missioni, sia obbligatorie che opzionali, che spaziano dalle corse a tempo alla raccolta di oggetti nascosti.


Sgombriamo subito il campo da qualsivoglia equivoco: Epic Mickey è un gioco nel complesso ampiamente sufficiente, specie se si considera che su Wii i progetti third party di questo tipo si possono contare sulle canoniche dita di una mano monca. Il suo problema, ed è a mio parere un problema niente affatto trascurabile, è che non brilla particolarmente in nulla di ciò che mette a disposizione del giocatore.

La parte platform 3D propone al giocatore un level design che, tolte le peculiarità audiovisive di ciascuna area tematica, risulta piuttosto canonico per il genere, privo insomma di soluzioni che brillino per genialità, principalmente per via dell’utilizzo del pennello magico ampiamente al di sotto delle sue – teoriche – potenzialità: le parti di scenario che possiamo creare o distruggere infatti sono relativamente poche, ma soprattutto sono predeterminate e questo limita evidentemente tantissimo la sua influenza. Non che vada meglio sul fronte action RPG, una componente di ridottissimo spessore in EM: gli oggetti speciali (bozzetti) sono fondamentalmente un inutile orpello, mentre Topolino ha modo di aumentare soltanto l’energia e la quantità massima di solvente/vernice trasportabile. Dulcis in fundo, i livelli platform 2D: qui non è possibile utilizzare il pennello magico, è platforming puro al 100%; una volta svanito l’effetto meraviglia (si notano meno i limiti del Wii e la sensazione di essere “dentro” un cartone animato è forte), e scovata la pellicola nascosta in ognuno di essi, resta la frustrazione causata da un rilevamento delle collisioni ben lungi dall’essere perfetto e un po’ di noia per il backtracking spesso imposto dalle subquest.


Un capitolo a parte lo merita, ahimè, la telecamera, da dimenticare praticamente in toto. Le correzioni manuali ci sono, ma funzionano poco e male: possiamo, è vero, posizionare immediatamente l’inquadratura alle spalle di Topolino con un tasto oppure ruotarla in tutte le direzioni col dpad. Sfortunatamente quest’ultima operazione risulta lentissima e come se non bastasse entrambe non sempre sono attivabili, lasciandoci il più delle volte bloccati su una visuale poco soddisfacente. In questo genere di gioco è una pecca molto grave. Assai discutibile l’implementazione della mappa: una bitmap con la planimetria del livello che non si degna di indicarci nè il punto in cui ci troviamo nè tantomeno in quale direzione stiamo guardando. Anche la gestione del pennello non è esente da magagne: cercare di sparare vernice o solvente dal bordo di una piattaforma verso un punto qualsiasi posto più in basso e vedere il liquido spargersi sul pavimento è irritante.


Per quanto mi riguarda, Epic Mickey si è rivelato un prodotto al di sotto delle aspettative. Tuttavia, nonostante gli innegabili difetti strutturali e tecnici resta, per certi versi incredibilmente alla luce di quanto ho detto finora, un titolo affascinante. Una vera e propria miniera di citazioni che spaziano dai primissimi cortometraggi in B/N di Disney fino alle opere cinematografiche degli anni ’50-’60: i cultori dell’animazione apprezzeranno certamente l’essere catapultati virtualmente all’interno di questa sorta di parco tematico disneyano interattivo. L’ambientazione è meno dark di quanto si potesse pensare all’epoca dei primissimi artwork, ma ugualmente gradevole. La colonna sonora è piuttosto buona a parte qualche imperfezione (sembra voglia riprendere, perlomeno nelle intenzioni, la dinamicità dello storico iMUSE ma a volte dà l’impressione di tagliare di netto le transizioni…) e l’ho trovata azzeccata per il genere. In definitiva più un’esperienza per fan che gioco nell’accezione più nintendara del termine, e ho l’impressione che – come spesso accade – abbia patito un po’ troppo il peso dell’hype generato in questi mesi di attesa, e direi anche una certa mancanza di rifinitura e pulizia generali; tutto ciò probabilmente per via della volontà di farlo uscire a tutti i costi per il periodo natalizio. Peccato, perché sembravano esserci tutte le premesse per un prodotto di altissimo livello.

Potete supportare Ars Ludica acquistando il gioco dal nostro aStore

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Riflessioni pre-lancio sul Nintendo 3DS https://arsludica.org/2010/11/26/riflessioni-pre-lancio-sul-nintendo-3ds/ https://arsludica.org/2010/11/26/riflessioni-pre-lancio-sul-nintendo-3ds/#comments Fri, 26 Nov 2010 06:00:43 +0000 http://arsludica.org/?p=15300 Per saperne di più]]> Nel settembre del 2005 Satoru Iwata durante un keynote al TGS presentò per la prima volta al pubblico il Wiimote, allora noto ancora come “Revolution Controller”, dato che proprio Revolution era il nome in codice della console che sarebbe divenuta il Wii.

Mi colpì in modo particolare la reazione entusiastica di molti utenti, me compreso, sui forum di mezzo mondo: certo gli scettici non mancavano (e tantissimi se ne sono aggiunti nel corso degli anni) ma sembrava che una ventata di novità stesse per invadere il mondo dei videogiochi, e questo diede origine a lunghissimi thread dentro i quali si fantasticava sulle possibili applicazioni ludiche di quell’aggeggino così simile a un telecomando.

Potrei sbagliarmi, ma la mia impressione è che di fronte al potenziale del 3DS l’utenza non stia mostrando il medesimo (ingenuo?) entusiasmo di allora. Mi riferisco naturalmente a quelli che è ragionevole ipotizzare costituiscano il target iniziale della nuova console portatile di Nintendo, ovvero gli appassionati di videogiochi: il prezzo elevato, le caratteristiche tecniche e la quasi totalità della lineup nota ad oggi non hanno granchè di casual.

Intendiamoci, le discussioni sui forum italiani e stranieri non stanno mancando, com’è giusto che sia di fronte a quello che è pur sempre il successore di un portatile non solo di grande successo, ma anche pressoché universalmente apprezzato. Mi pare però che scarseggi la fantasia dei potenziali, futuri acquirenti: laddove ieri ci si sbizarrì giungendo ad immaginare gli utilizzi più disparati del pad-telecomando, dalla spada alla racchetta virtuale passando per la torcia e così via (tralasciando il fatto che alcune le stiamo ancora aspettando nonostante l’introduzione del motionplus, ma non è questo il punto) oggi al più ci si domanda se il 3DS possa far girare o meno l’Unreal Engine, se sia in grado di sfornare giochi visivamente paragonabili a quelli PS3/360 oppure se sia effettivamente più o meno potente di iPhone.

La gente è rimasta scottata dal Wii e preferisce restare coi piedi per terra? Stiamo dando sfoggio di una insaziabile fame di tecnologia nuda e cruda? O che altro? Fatto sta che mi aspettavo un’attesa riempita dai videoGIOCATORI con aspettative ben diverse.

In altre parole, oltre allo scontato boost prestazionale (peraltro non esente da curiosi chiaroscuri, giacché nel materiale video diffuso si notano dei titoli con sensibili differenze grafiche) mi domando:
che tipo di novità si aspetta la gente dalla prima console portatile con display 3D che non necessita di occhiali ad-hoc?
è lecito attendere la nascita di applicazioni ludiche più o meno di massa mai viste in precedenza?

Ma non sono questi gli unici interrogativi che mi pongo.

Che la strada sia in salita lo sa pure Iwata, che come l’azienda che dirige potrà anche stare antipatico a tanti, ma resta, forse anche grazie al suo passato da sviluppatore, un dirigente di altissimo livello con una capacità di leggere il mercato non comune e per questo tranquillamente paragonabile a Yamauchi (nonostante quest’ultimo non fosse in grado di stendere nemmeno una riga di codice).

Le perplessità non sono poche:

  • veicolare al grande pubblico una delle caratteristiche chiave, ovvero la visuale in 3D: la console va provata sul campo, al massimo si possono ipotizzare degli spot nei cinema visto che di recente stanno tornando di moda i lungometraggi tridimensionali;
  • prezzo: in Giappone ormai le console portatili vanno forte da un pezzo, ma il 3DS avrà un costo elevatissimo, superiore persino al Wii; siamo forse di fronte alla messa definitiva in secondo piano delle macchine casalinghe (perlomeno in terra natia) oppure si tratta semplicemente di una regola non scritta (prezzo portatili < prezzo home) che viene infranta perchè si ritiene che ve ne siano le condizioni?
  • la questione della batteria: non sono stati forniti dati precisi, ma in maniera un po’ sibillina Iwata ha già dichiarato che sarà necessario ricaricare il 3DS con frequenza superiore all’attuale DS; l’autonomia è sempre stato uno dei punti di forza del DS nello scontro con PSP, e nel 3DS sarà importantissimo verificare quanto verrà ad essere intaccata dalle feature basate sull’interscambio dati tramite wi-fi, oltre naturalmente a CPU/GPU nel normale utilizzo videoludico;
  • il famigerato slider per regolare l’effetto 3D: sono pressoché certo che sia la classica soluzione Nintendo-style per mettersi al riparo dalle beghe legali (già si legge in giro di utenti che dopo una prova del 3DS lamentavano giramenti di testa e/o un certo affaticamento visivo), tuttavia c’è da domandarsi se questo non possa porre un freno enorme agli sviluppatori nello sfruttamento di questa funzionalità… sempre ammesso naturalmente che ci si possa costruire attorno dei concept di gioco che ne impongano l’attivazione ininterrotta;
  • Ultimo, ma decisamente non meno importante: il 3DS, tolta l’innovazione della visione stereoscopica, mi pare si stia presentando al pubblico con delle caratteristiche tecniche di stampo decisamente più conservatore, insomma senza rischiare in maniera eccessiva con delle scelte fuori dal comune contrariamente a quanto visto con Wii e DS, console di rottura col passato sotto vari punti di vista. Un percorso evolutivo quindi che al momento appare simile a quello canonico (PSX –> PS2, Xbox –> Xbox360 ad esempio), peraltro condiviso da Nintendo stessa fino alla generazione di GBA e GC.

Il DS è riuscito nel non facile compito di offrire qualità e quantità unendo al riscontro commerciale senza precedenti, difficilmente contestabile, una ludoteca che a detta di molti lo ha reso uno dei migliori portatili mai concepiti; per qualcuno è addirittura “la” console della generazione attuale (affermazione che mi astengo dal commentare, avendo sfruttato tale macchina decisamente poco rispetto alle altre).
Non è facile prevedere come verrà accolto dai consumatori il suo successore, 3DS: l’eredità che raccoglie è pesantissima. Al momento, forse fin troppo banalmente, ritengo si possa solo supporre che molte delle sue chance di successo, se non tutte, dipenderanno dalla capacità di Nintendo in primis, e delle terze parti a seguire, di realizzare applicazioni in grado di trascinare le vendite in maniera quanto più possibile simile ai vari Brain Training, Mario Kart, Nintendogs, New Super Mario Bros et similari.

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[Advertising from the past] Nintendomania – Jovanotti https://arsludica.org/2010/10/10/advertising-from-the-past-nintendomania-jovanotti/ https://arsludica.org/2010/10/10/advertising-from-the-past-nintendomania-jovanotti/#comments Sun, 10 Oct 2010 06:00:32 +0000 http://arsludica.org/?p=14287 Per saperne di più]]>

Nintendomania e Jovanotti. Erano i tempi della guerra dei testimonial tra SEGA e Nintendo, con quest’ultima che mirava direttamente ai giovanissimi grazie all’astro nascente del rap italiano (certo che il Jovanotti dell’epoca, quello di For President e La Mia Moto, oggi sarebbe inconcepibile come “artista”). Una pubblicità a tutt’oggi ricordata con affetto dagli appassionati e che ci dimostra come il videogioco in occidente (soprattutto da parte di Nintendo), vent’anni fa era indirizzato ai giovanissimi snobbando completamente altre fasce d’età.

Gimme Five! Alright!

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Aspettando l’E3 https://arsludica.org/2010/06/10/aspettando-le3/ https://arsludica.org/2010/06/10/aspettando-le3/#comments Thu, 10 Jun 2010 12:39:38 +0000 http://arsludica.org/?p=11305 Per saperne di più]]> L’E3 di quest’anno torna a rappresentare un appuntamento immancabile per tutti gli appassionati videoludici come noi. Dopo diversi anni in cui si è provato a trasformare la fiera losangelina (che per un anno ha pure cambiato location, con amari risultati) in qualcosa che non le appartiene nel DNA, ovvero un evento immerso nella castità, luci soffuse e musica da sala, si torna alle origini che le appartengono: caos, luci, frastuono, gnocche e videogiochi, tanti videogiochi. I nomi che presenzieranno l’E3 sono tanti e altisonanti,  i nostri polpastrelli cominciano già a sudare, fantasticando sui nuovi annunci software e hardware.

Sono curioso di sapere cosa presenterà Valve che ci ha maltrattati alquanto negli ultimi anni sul fronte Half Life, un pezzo di storia che ha saputo rivoluzionare un genere attivissimo come quello degli FPS. Si rumoreggia addirittura di un possibile annuncio combo Source2/Half Life 3. A me piace sognare e a voi? Ho visto un po’ di gameplay di Crysis 2 e un teaser del trailer che verrà mostrato in fiera; il precedente mi lasciò un po’ così, tecnologicamente spaccamascella ma dal gameplay condizionato dai poteri della tuta fin troppo sgravati. Da quanto ho visto, quest’ultima è rimasta e sarà anche possibile combinare i vecchi poteri per ottenere altre abilità, il tutto in un contesto urbano (il che non mi dispiace). Tecnicamente non mi è sembrato così impressionante, forse per via delle risorse impiegate per svilupparlo anche su console? E che diciamo del nuovo XCOM? Un nome storicamente così importante che probabilmente verrà nuovamente rovinato da un titolo che ammicca al giocatore moderno -con la g minuscola- che di sparare non puo’ fare a meno. E’ sicuramente una scommessa ad alto rischio.

Sul fronte PC, da buon adventure gamer quale sono non posso che attendere una data realmente definitiva per il rilascio di Gray Matter, gioco che segna il ritorno dell’amatissima Jane Jensen (autrice dell’intera saga di Gabriel Knight) e che ha subito non pochi ritardi. Bethesda si presenta con dei pezzi da 90 come Brink e RAGE, entrambi di mio speciale interesse, soprattutto quest’ultimo (essendo un iD fag). Brink sembra voler portare l’FPS multiplayer un passettino avanti, cercando di migliorare l’esperienza di gioco di squadra offrendo laute ricompense a chi contribuisce agli obiettivi del team, spingendolo sempre a collaborare come si deve in titoli di questo tipo. Con Quake Wars fecero un discreto lavoro e spero che grazie a Brink arrivi la consacrazione per gli Splash Damage. Cosa dire su RAGE? E’ vero, forse arriva un po’ in ritardo presentando quel tipo di ambientazione (che comunque conosciamo già da un paio di anni) ma a me piace da matti e il connubio FPS/Racing mi ingrifa alquanto, purché ques’ultima componente non prenda il sopravvento sullo sparacchiare a piedi a tutto ciò che si muove.

CliffyB ha di recente dichiarato, che secondo lui, tecnicamente gli sviluppatori nipponici sono indietro rispetto a quelli occidentali; anche se mi trova sostanzialmente d’accordo (per quel che si è visto in questa generazione) non posso che compiacermi nei confronti dell’ultimo trailer di Vanquish (di Shinji Mikami) che sembra un Gears of War sotto steroidi, più veloce, dinamico, caotico e tecnicamente assolutamente rilevante (da ciò che si vede nei video) e poi c’è qualcosa che mi ricorda un po’ i lavori del buon Kojima. Cliffy dal suo canto al di là dello scontato Gears of War 3 ci proporrà Bulletstorm, un FPS pirotecnico dal character design piatto ma dal gameplay interessante per chi ama inanellare combo spettacolari quasi da picchiaduro. Lo reputo un titolo senza particolari pretese, appoggiato (ma non sviluppato) da un nome altisonante come Epic Games. Magari saprà conquistarmi.

Passando all’hardware, c’è molta curiosità e attesa per il 3DS. Non sono un amante del 3D (seppur posseggo un Virtual Boy giapponese), ma tanta è la voglia di vedere Nintendo impegnarsi in qualcosa di nuovo data la puzza di vecchio che emanano le sue attuali console domestiche e portatili. Sarà potente quanto un Gamecube? Sarà macchinoso come quel catorcio del Virtual Boy? Curerà la miopia? Questi sono tanti dei quesiti che molti appassionati si pongono da diversi giorni e tutti, come sempre, staremo a vedere pendendo dalle labbra del duo Fils-Aime/Iwata (sperando che la Dunaway non spunti nuovamente sul palco). Continuando a parlare di Nintendo, tutti si aspettano la presentazione del nuovo Zelda, nato e pensato attorno al Wii e alle sue peculiari caratteristiche di controllo; difficile che Nintendo sbagli uno Zelda (su NES ne è uscito uno solo, no?! E il CD-I non è mai esistito) ma la domanda nasce spontanea: sarà qualcosa di realmente nuovo? O il solito (ormai) scontato adventure game con il pedissequo iter spadina, boomerang, arco, bombette e così via? Speriamo sia un reboot di quelli tosti, ma ne dubito. C’è ancora qualcuno  convinto di assistere all’annuncio di un Wii HD tanto millantato in passato da quel vecchio pazzo di Pachter ma io dissento,  sicuramente scopriremo come verrà impiegato il Vitality Sensor!

Microsoft e Sony dovranno (ri)puntare i riflettori sulle loro nuove proposte casual con la conferma di date, costi e nomi definitivi di Natal e Move con un sacco di fuffa (probabilmente ridmensionata, nel caso di Natal) assortita in movimento. Il carnevale dei microcefali è alle porte e dobbiamo esserne tutti coscienti (basti guarda qualche video uscito su youtube di recente) ricordando chi faceva commenti sarcastici verso la proposta di Nintendo di qualche anno fa per poi piegarsi scendendo allo stesso livello. Si prevedono anche la presentazione della Xbox360 Slim (sarebbe anche ora) e la tanto rumoreggiata PSP 2, forse provvista di touch screen. Voi ci credete? Penso che Sony stia osservando Apple, forse anche più di Nintendo, per progettare una console multifunzione che sia appetibile anche ai non-giocatori.

Occasioni come queste mi spingono anche a fantasticare. Qual’è il vostro sogno? E cosa vi spaventa?

Come ogni anno sogno l’annuncio di una nuova console domestica di SEGA con allegato Shenmue 3 ma allo stesso tempo ho il terrore che sistemi come Gaikai ricompaiano per questo E3 in versione finale e perfettamente funzionanti.

Potrei stare qui a sproloquiare per centinaia di righe ma eviterò, invitandovi tutti a seguire e commentare insieme le novità di questo E3 sul nostro forum. Iscrivetevi se non lo avete già fatto!

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Super Mario Galaxy 2 https://arsludica.org/2010/06/09/super-mario-galaxy-2/ https://arsludica.org/2010/06/09/super-mario-galaxy-2/#comments Wed, 09 Jun 2010 05:53:16 +0000 http://arsludica.org/?p=11367 Per saperne di più]]>

Sviluppato da EAD Tokyo | Distribuito da Nintendo | Piattaforma: Wii | Pubblicato: maggio/giugno 2010 | Sito ufficiale | Versione testata: NTSC/USA

Satoru Iwata ha dichiarato tempo fa in un’intervista al Nikkei Business: “Credo che una delle cose che rendono grande Nintendo sia il fatto che ora come ora abbiamo un numero straordinariamente più elevato di idee rispetto al personale necessario per metterle in pratica.”

Tutto sommato, la cosa ha anche i suoi risvolti positivi: un musicista che abbia un minimo di lungimiranza è facile che tenga sempre nel cassetto un bel po’ di composizioni pronte all’uso, da tirar fuori quando magari l’ispirazione non è al massimo.

Fastforward. Los Angeles, E3 2009. Cammie “sorriso di circostanza” Dunaway ha in serbo una sorpresa: un secondo, nuovo, Mario 3D sulla medesima console. Si tratta di una novità assoluta considerato che Nintendo64 e (per fortuna, aggiungerebbe qualche maligno) Gamecube hanno ricevuto una sola iterazione del popolarissimo franchise.

Ed è qui che entra in gioco il talento di EAD Tokyo, che dopo l’incoraggiante esordio di DK Jungle Beat e l’incredibile Super Mario Galaxy, ritorna con un prodotto per il quale è fin troppo facile scadere nella retorica. Ma è inevitabile, perchè Super Mario Galaxy 2 (SMG2 d’ora in avanti, per brevità) è un sequel che trasuda eccellenza, sfoggiando nuovamente, dopo tutte le cose belle viste nel predecessore, una sfilza interminabile di quelle idee cui si faceva riferimento all’inizio.

La base di partenza di SMG2 è ovviamente la struttura ampiamente collaudata nel 2007, arricchita dall’innesto di nuove trasformazioni, oggetti e altro. Non scendo nel dettaglio per evitare di rovinare la sorpresa, mi limito a citare la presenza di Yoshi per il semplice motivo che è raffigurato sulla copertina del gioco e, pertanto, menzionarlo difficilmente rappresenta uno spoiler.

Manca poi l’hub, rimpiazzato dal susseguirsi tendenzialmente lineare dei livelli (ciascuno dei quali nasconde al suo interno un medaglione cometa e un massimo di 3 stelle), sulla falsariga di New Super Mario Bros, per intenderci. Dalla recente riproposizione di quest’ultimo per Wii deriva anche la Super Guide, qui opportunamente rinominata Cosmic Guide: dopo aver commesso un certo numero di errori ci verrà data la possibilità di cedere temporaneamente il controllo del personaggio alla CPU. Segnalo inoltre la presenza di una serie di cartelli, disseminati in luoghi strategici, ideati anch’essi per venire incontro all’utenza meno smaliziata, che se attivati mostrano delle sequenze video esplicative di varie tecniche di gioco.

La difficoltà di SMG2 è calibrata su un livello mediamente più alto rispetto al predecessore: in tal senso si può affermare con tranquillità che le ripetute promesse di Miyamoto siano state pienamente mantenute. Alcuni stage risultano davvero ostici ma è raro si sfoci nella frustrazione, anche grazie all’intelligente dislocazione dei checkpoint e, naturalmente, a dei controlli pressochè perfetti: 9 volte su 10 in caso di errore potremo prendercela solo e soltanto con noi stessi.

E a proposito di “10” vediamo di sgombrare subito il campo da qualsivoglia equivoco: nonostante la sfilza di votoni numerici che l’hanno proiettato in vetta alle (inutili) classifiche dei vari Metacritic, Gamerankings e affini, SMG2 non è un gioco perfetto.

Qualche magagna si trascina dal predecessore. Trasformazioni utilizzate in maniera non ottimale o addirittura inopportune (Mario Molla ad esempio mi pare più adatto ad un ambiente di gioco bidimensionale piuttosto che ad uno spazio aperto in 3D), viceversa talune trovate particolarmente riuscite ritengo meritassero di essere sfruttate in un numero maggiore di scenari; aliasing spesso fin troppo vistoso; una telecamera che a volte crea più problemi che altro, specie se non è nemmeno ruotabile a piacimento, come accade in qualche frangente.

Una vecchia conoscenza si appresta ad entrare in azione...

Inoltre, e su questo immagino si scateneranno violente polemiche, nel corso dell’avventura capiterà di percepire un senso di deja-vu per via del riproporsi di elementi di Super Mario Galaxy 1. Personalmente non credo che questo sia sufficiente per parlare di data-disk, anche perchè nel complesso SMG2 è la prova lampante della possibilità di tirar fuori un seguito senza dover ricorrere massicciamente al riutilizzo delle medesime idee: insomma se questo è un data-disk allora la coerenza imporrebbe di bollare come tali il 99,9% dei sequel in commercio.

Il punto è che l’analisi critica di un gioco ritengo debba scovare i difetti strutturali e valutare l’impatto globale di quelli minori/secondari: in SMG2, al pari dell’episodio precedente, i primi sono virtualmente assenti mentre i secondi, rapportati al gioco nella sua interezza, non ne intaccano la solidità.

In definitiva, a mio modesto parere, SMG2 è un gioco che molla sonori schiaffoni.

Molla schiaffoni alle terze parti, perchè sia per l’impatto audiovisivo che, in misura minore, per l’utilizzo “intelligente” delle peculiarità del wiimote (mini altoparlante incluso!) è una spanna sopra qualsiasi cosa vista ad oggi sulla console. Storicamente Nintendo non ha mai goduto di una fama eccelsa in tema di programmazione tecnicamente al top: raramente le cose migliori dal punto di vista grafico erano partorite dagli studi interni, e questo la dice lunga su quanto il Wii sia stato ampiamente snobbato da chi dava per certo che si sarebbe rivelato un mezzo flop commerciale, al pari del Gamecube.

Molla schiaffoni ai trend di mercato, perchè in barba a chi sacrifica la fluidità sull’altare del dettaglio poligonale e degli effetti speciali, SMG2 gira pressochè costantemente a 60fps (e per inciso mi piace sottolineare come la cosa appaia quasi una ben precisa scelta “filosofica” alla luce del buonissimo numero di titoli Wii first/second party col medesimo frame rate: difficile pensare si tratti di una mera coincidenza).

Molla schiaffoni all’industria del videogioco – e magari anche a qualche sedicente arcòr gheima contemporaneo che, per qualche strano motivo, reputa un platform 3D in quanto tale una robetta di seconda categoria – perchè dimostra che anche su un hardware decisamente obsoleto, dato che è grossomodo equivalente a “due GC tenuti assieme col nastro adesivo” (come ebbe a dire con disprezzo Chris Hecker, peraltro ritrattando tutto il giorno successivo… il bello è che fondamentalmente è verissimo, ma c’è modo e modo di criticare) si possono realizzare dei giochi eccezionali.

SMG2 è, nel complesso, un videoGIOCO (il maiuscolo/minuscolo non è affatto casuale) nell’accezione, verrebbe da dire, più pura del termine. Essendo stata – di fatto – rimossa la minima componente narrativa presente nel predecessore (che peraltro avevo apprezzato moltissimo), risulta privo di fronzoli che distolgano dal… giocare, e ti scaraventa senza il minimo ripensamento nel vivo dell’azione, dal primo all’ultimo minuto, quasi come se EAD Tokyo volesse prendere prepotentemente posizione nell’annoso dibattito sul ruolo che deve rivestire la componente interattiva in un videogioco. Un ruolo che, perlomeno per quella che è la mia, personalissima e come tale più che opinabile visione di questo medium, non può che essere cardine.

Si obietterà che l’effetto-meraviglia suscitato da SMG2 risulti inferiore rispetto al predecessore. L’obiezione ci sta tutta. Sono tuttavia del parere che la qualità ma soprattutto la quantità e la varietà delle situazioni di gioco proposte, che hanno pochi eguali nel panorama odierno, compensino abbondantemente questa oggettiva lacuna, al pari della cura per la realizzazione ed i dettagli, che da sempre sono un po’ il marchio di fabbrica della produzione interna di Nintendo. Un vero e proprio tripudio di colori, giocabilità e level design. E con le 30 ore circa necessarie per completarlo al 100% la longevità, per il genere, è decisamente ottima. Anche perchè c’è dell’altro in serbo per chi riesce nell’intento. Ma lo scoprirete voi stessi giocandoci.

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[Retrospec] The Legend of Zelda: Link’s Awakening https://arsludica.org/2010/05/17/retrospec-the-legend-of-zelda-links-awakening/ https://arsludica.org/2010/05/17/retrospec-the-legend-of-zelda-links-awakening/#comments Mon, 17 May 2010 05:59:36 +0000 http://arsludica.org/?p=11045 Per saperne di più]]> 1993, 1998 | Gameboy, Gameboy Color |
Sviluppato da Nintendo EAD, R&D2 | Pubblicato da Nintendo

Di Link’s Awakening ho solo bei ricordi, essendo forse uno degli Zelda migliori di sempre. In verità, sono un fan entusiasta di tutti gli Zelda per Gameboy, perché sono forse una della più mature espressioni dell’avventura secondo Nintendo.

Link’s Awakening è uno Zelda senza Zelda: Link è naufrago su un’isola e dovrà affrontare insidie e misteri prima di essere in grado di riprendere il suo viaggio, con tanto di colpo di scena finale. Uscito poco dopo il rilascio di A Link to the Past non sfigura affatto di fronte al suo cugino più grande. Il setting è strano: oltre all’assenza degli elementi tradizionali di Zelda, tutta l’esperienza di gioco è onirica, con personaggi a ambigui e bizzari, e numerosi camei di personaggi provenienti dalle serie di Mario e Kirby, in perfetto accordo con il risultato finale della storia.

Le limitazioni del Gameboy in qualche modo valorizzando ancora di più la giocabilità pura della serie, quasi la sublimano. C’è tutto, ma tutto è ridotto all’osso (a partire dalle piccolissime schermate di gioco); tuttavia non si perde nulla delle cose importanti: Link è pieno di risorse, il dungeon design è uno dei migliori della serie e i puzzle sono articolati e piuttosto impegnativi.

La colonna sonora è scarna per assortimento, ma i brani sono memorabili e di qualità molto alta, tanto che molti saranno riproposti tali e quali per Oracle of Ages e Oracle of Seasons, e qualcuno verrà persino riarrangiato per le varie edizioni di Smash Bros.

Molti anni dopo la prima uscita per il Gameboy monocromatico, Nintendo ha aggiornato il titolo per il Gameboy Color, chiamandolo Link’s Awakening DX e introducendo un dungeon extra e qualche miglioria per grafica e gameplay. Link’s Awakeining DX è la versione definitiva del gioco ed è anche piuttosto economico e semplice da reperire sul mercato dell’usato (spesso costa come un gioco da cestone).

Se avete un Gameboy Advance in soffitta e non avete mai provato Link’s Awakening, forse è ora di colmare la lacuna.

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Mario nel 2010 https://arsludica.org/2010/05/06/mario-nel-2010/ https://arsludica.org/2010/05/06/mario-nel-2010/#comments Thu, 06 May 2010 09:22:45 +0000 http://arsludica.org/?p=10988 Per saperne di più]]> Super Mario Bros. all’epoca di Facebook e dei tutorial che ti dicono che premendo il tasto salto si salta e che saltare può servire per superare gli ostacoli?Probabilmente sarebbe così:

Thirty minutes later…

Maybe this warp pipe is safe:

Fonte: Zack Hiwiller

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Nyx Quest: Kindred Spirit https://arsludica.org/2010/02/24/nyx-quest-kindred-spirit/ https://arsludica.org/2010/02/24/nyx-quest-kindred-spirit/#comments Wed, 24 Feb 2010 09:02:56 +0000 http://arsludica.org/?p=9047 Per saperne di più]]> Sviluppato da Over the Top Games | Distribuito da WiiWare | Piattaforme: Wii | Pubblicato nel 2009 | Sito ufficiale


Le cose migliori sono quelle che non ti aspetti: acquisto e scarico quello che all’epoca si chiamava Icarian, titolo repentinamente cambiato in Nyx Quest per motivi che non mi sono chiari e di cui sinceramente non mi interessa granché, aspettandomi una specie di Kid Icarus di nuova generazione. Avviato il gioco mi ritrovo con uno dei migliori titoli per WiiWare, se non proprio per il Wii in generale. Anche se a prima vista potrebbe sembrare un semplice platform, si tratta di uno dei titoli d’azione in grado di sfruttare al meglio il controller della Nintendo e di azzerare l’onanistica discussione sui limiti tecnici della console. Per giocare è necessaria la combo telecomando + nunchuck, con la levetta del secondo delegata al movimento e il primo che serve sostanzialmente per utilizzare i poteri che la protagonista acquisisce proseguendo nell’avventura. Lo scopo di ogni livello è quello di arrivare a una porta magica che collega con il livello successivo.

Oltre a svolazzare per lo schermo, Nyx (il nome della protagonista) potrà afferrare e spostare macigni, agganciare palle di fuoco per distruggere mattoni o nemici, modificare la direzione dei flussi d’aria per garantirsi una via di fuga da situazioni intricate, tirare su colonne mobili, bloccare trappole letali e così via. I poteri si gestiscono muovendo un cursore sullo schermo tramite il telecomando, portandolo sui diversi oggetti e premendo il tasto B. Ogni potere, oltre a essere una possibilità in più per la protagonista, è anche un modo per variare il level design offrendo sempre qualcosa di nuovo da fare al giocatore.

Oltre a delle meccaniche di gioco ben studiate e appassionanti, Nyx Quest si fa notare per le scelte stilistiche. Rifuggendo la lettura caciarona di un God of War qualsiasi, Over the Top Games ha scelto una rappresentazione più onirica, con scenari dall’orizzonte indefinito e sfumato e con oggetti più stilizzati. A passaggi stretti e irti si alternano ampi templi con statue gigantesche rappresentanti gli dèi dell’Olimpo. Il sapore è quello metafisico di un quadro di De Chirico, in cui la realtà viene trasfigurata in oggetti mentali e il mondo sembra sull’orlo di una splendida catastrofe. A parte le piattaforme, l’occhio non trova punti di riferimento precisi, perdendosi nel sublime degli immensi deserti sullo sfondo, raccontati anche da una musica di sottofondo leggera e delicata, che prende vigore soltanto nei momenti più concitati.

Nyx Quest è un titolo intelligente, visivamente interessante e che causa un certo rimpianto pensando a cosa sarebbe possibile fare con i controlli del Wii e invece a cosa viene regolarmente fatto.

Articolo pubblicato originariamente su Babel 17

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530 Eco Shooter https://arsludica.org/2010/02/03/530-eco-shooter/ https://arsludica.org/2010/02/03/530-eco-shooter/#comments Wed, 03 Feb 2010 07:00:59 +0000 http://arsludica.org/?p=8244 Per saperne di più]]> Sviluppato da Intelligent Systems | Distribuito da Nintendo / WiiWare | Piattaforme: Wii | Pubblicato Gennaio 2010| Sito ufficiale

Sinceramente non so che dire, ovvero lo so, ma non sono belle parole. Come è venuto in mente alla Intelligent System, a cui dobbiamo tra gli altri i Fire Emblem, i Paper Mario e i WarioWare, di tirare fuori un gioco del genere?

Andiamo con ordine. Nei panni di un panzone scartato da un provino dei Village People che si diverte a riciclare i rifiuti bisogna… riciclare dei rifiuti andati fuori controllo. E fin qui, niente da dire. Il gioco è uno sparatutto su rotaie dai controlli elementari (con il telecomando si mira, con B si spara e con Z si raccolgono le sfere energetiche) composto da ben… tre livelli. Per tutto il gioco si spara a delle lattine; volanti, saltellanti, o composite che siano. Dopo averle disintegrate si può, anzi, si deve raccogliere l’energia che producono. Accumulare energia serve per rimanere in vita e per sparare, ma soprattutto serve per affrontare i tre durissimi boss di fine livello. Questi ultimi richiedono pazienza più che abilità, ovvero hanno schemi d’attacco ripetitivi e prevedibili, ma i movimenti folli della telecamera li rendono difficili da colpire (i punti deboli sono dei minuscoli oggetti rossi) e se non si ha a disposizione molta energia è facile essere sconfitti (prendono per sfinimento).

I tre livelli sono di difficoltà crescente e hanno in comune il fatto di essere veramente brutti da vedere, sia a livello meramente tecnologico che a livello stilistico. Fare un confronto con Dead Space Extraction o House of the Dead: Overkill sarebbe ingiusto, visto che vengono venduti a prezzo pieno, ma qui ci troviamo di fronte a un prodotto meno che mediocre e inferiore anche ad altri suoi simili di bassa caratura presenti su WiiWare. Al prezzo di 1000 Wii Point, si scaricano una quarantina di minuti di gioco che, una volta terminati, danno veramente pochi stimoli alla rigiocabilità. La modalità extra che si ottiene completando le tre fasi non aiuta molto. E il multiplayer? Beh, sognatevelo.

Fortunatamente le armi a disposizione sono… una. Ma sì, è un gioco ecologico, avranno puntato al risparmio su tutto, anche sulle pallottole visto che non si può sparare a raffica pena il consumo letale di energia con relativa morte del protagonista; come se in guerra la vita dei soldati fosse legata al numero di proiettili che sparano. Inoltre, l’uso del tasto Z richiede il nunchuk. Qual è il problema? Beh, i pulsanti del solo telecomando sarebbero stati più che sufficienti per i pochi controlli del gioco, rendendolo più comodo. Ma queste sono quisquilie rispetto a tutto il resto, colonna sonora compresa composta da musichette scialbe e da pochi effetti sonori.

Commento: Se questo spreco di spazio sulla scheda SD è la risposta della Nintendo alle critiche ricevute per la scarsa attenzione della società verso l’ecologia, allora l’ambiente può stare tranquillo e iniziare a inquinarsi da solo. Non si capisce bene perché qualcuno dovrebbe essere sensibilizzato verso i temi verdi da 530 Eco Shooter, soprattutto dopo aver raggiunto la consapevolezza di aver bruciato dieci euro. È di una pochezza che lascia interdetti ed è anche difficile capire perché sia stato lanciato con una campagna pubblicitaria più insistente rispetto agli standard dei titoli per WiiWare. Vogliono veramente che la gente compri questa roba? Non sono stanchi delle critiche al Wii? Perché umiliare così i videogiocatori?

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Satoru Iwata e Reggie Fils-Aime si contraddicono sul Wii 2 https://arsludica.org/2010/02/02/satoru-iwata-e-reggie-fils-aime-si-contraddicono-sul-wii-2/ https://arsludica.org/2010/02/02/satoru-iwata-e-reggie-fils-aime-si-contraddicono-sul-wii-2/#comments Tue, 02 Feb 2010 18:29:43 +0000 http://arsludica.org/?p=8285 Per saperne di più]]>

Il Wii, come sappiamo, ha sancito il ritorno di Nintendo come assoluta signora dell’intrattenimento videoludico. Ora che la console si trova nel mezzo del cammin della sua vita, le anticipazioni sul modello che le succederà divengono sempre più numerose.

Lo scorso 10 gennaio, ad esempio, Reggie Fils-Aime, boss di Nintendo of America, in un’intervista a CNBC.COM ha affermato che “il prossimo passo per la home console non sarà semplicemente di renderla HD, ma di aggiungervi ancora maggiori capacità.”

Oltre 26 milioni di utenti hanno acquistato una Wii, e ci dicono che, per loro, la qualità visiva non è importante tanto quanto il divertimento complessivo, ” – ha puntualizzato.

E su tale concetto ha insistito anche Satoru Iwata, capo dei capi di Nintendo, che in una sessione di Q&A (pagina in giapponese, ma traducibile con google), ha osservato che “se mi chiedessero di realizzare una Wii compatibile con l’alta definizione, naturalmente risponderei: ‘Veramente credete che venderebbe solo così? Ci vuole qualcosa di nuovo’.”

Particolare curioso, rilevato da Andriasang, è che in tale occasione, Iwata ha anche negato di aver mai parlato di HD su Wii in precedenza e si chiede da dove salti fuori quest’informazione. Problemi di memoria?

Iwata ha inoltre smentito le voci inerenti le feature (doppio schermo HD, sensori di movimento) sul prossimo DS, col solito giochetto del “ci vuole qualcosa di meglio”.

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Nintendo dà i numeri https://arsludica.org/2010/01/28/nintendo-da-i-numeri/ https://arsludica.org/2010/01/28/nintendo-da-i-numeri/#comments Thu, 28 Jan 2010 09:19:26 +0000 http://arsludica.org/?p=8181 Per saperne di più]]>
La Nintendo si è messa a dare i numeri delle sue vendite, sia software che hardware, decisamente ragguardevoli. I numeri delle console vendute fanno riferimento all’intero ciclo vitale delle due console. Il bello è che nonostante queste cifre, la grande N ha denunciato un calo dei profitti del 9,4% rispetto all’anno precedente. La crisi colpisce ancora.

Nintendo DS
Pokemon HeartGold & SoulSilver – 3.74 million
Tomodachi Collection – 2.74 million
Pokemon Platinum Version – 3.1 million
The Legend of Zelda: Spirit Tracks – 3.45 million

Nintendo Wii
New Super Mario Bros. Wii – 10.55 million
Wii Fit Plus – 10.16 million
Wii Sports Resort – 13.58 million

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Vendita console:

Americhe
Wii – 32 million
DS – 45 million

Giappone
Wii – 9.7 million
DS – 29.9 million

Altre
Wii – 25.7 million
DS – 50 million

Totale
Wii – 67 milioni
DS (include tutti i modelli) – 125 milioni

Fonte: Kotaku

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The Legend of Zelda: Spirit Tracks https://arsludica.org/2010/01/18/the-legend-of-zelda-spirit-tracks/ https://arsludica.org/2010/01/18/the-legend-of-zelda-spirit-tracks/#comments Mon, 18 Jan 2010 07:00:55 +0000 http://arsludica.org/?p=7768 Per saperne di più]]> Sviluppato e distribuito da Nintendo | Piattaforme: Nintendo DS | Pubblicato Dicembre 2009| Sito ufficiale

L’originalità è importante nei videogiochi? Un tempo credevamo di sì, poi il marketing ci ha convinto del contrario e abbiamo iniziato ad adorare i multi-seguiti come fossero divinità. Senza accorgercene ci siamo rivoltati contro noi stessi e abbiamo eletto la reiterazione come unica possibilità di sopravvivenza; un po’ come se ci fossimo accomodati sul divano, pantofole ai piedi e avessimo acceso la televisione alla ricerca di quello che abbiamo già visto ieri. Perché in fondo la ripetizione è comoda e consente di preservarsi. Comunque vada.

Dopo aver infilato e avviato The Legend of Zelda: Spirit Tracks nel Nintendo DS (ancora quello senza telecamera, sorry, non posso mandarvi le foto di quando mi tolgo le caccole e le lancio contro il poster di Kojima) sono rimasto qualche secondo a guardare lo schermo cercando di far defluire un pensiero che mi ha attanagliato per qualche minuto: ma è un data disk? Con qualche secondo di concentrazione zen e un bel po’ di respirazione yoga studiata con Wii Fit Plus il pensiero fisso è diventato un monolite nero e pesante che ancora mi sbilancia la testa.

È identico a Phantom Hourglass, è identico a Phantom Hourglass, è identico a Phantom Hourglass. Beh, ma Phantom Hourglass era un capolavoro, pensi impettito con te stesso iniziando a litigare con la tua coscienza malata. Questa volta mi sbaglio sicuramente. Metacritic, aiutami tu a tornare sulla retta via. Vado e vedo la solita sfilza di voti verdi affiancati al nome tanto amato. Devo fare uno sforzo di normalizzazione, altrimenti mi accusano di essere snob. Ci devo riuscire per il bene del mondo dei funghi allucinogeni. Nessun fanboy potrebbe tollerare delle critiche a Zelda. Diventerei il mandante morale di chi sarebbe costretto, leggendo una recensione negativa, a lanciare la statua di Link, presa spendendo 15000 stelle sullo store Nintendo, contro un poster di Aonuma.

Torno al gioco. Sembra ancora un data disk. Che posso fare? Devo giocare. Arrivato a guidare il primo treno mi ricredo: è un data disk… Non pensarci su, mi dico. Magari migliora. Vado avanti, incontro Zelda, riprendo il treno, entro nella torre, prendo il treno magico, arrivo nella foresta, entro nel primo dungeon, risolvo i primi enigmi. Soffio dentro lo strumento che fa molto Zelda Friends 2, alleva la tua principessa. Combatto contro il primo boss che mi ricorda terribilmente un boss di Phantom Hourglass (no, no, no). Riprendo il treno e… non ci posso fare nulla, le fasi di spostamento a bordo del treno, l’unica vera novità, sono una mostruosità, un accanimento terapeutico contro le gonadi, infinitamente peggiori di qualsiasi barca il Link di turno abbia mai guidato per affrontare i vasti mari. Per il resto è un data disk, una riedizione nemmeno troppo economica di quanto visto in Phantom Hourglass.

Ora dovrei descriverlo più analiticamente. Link si muove spostando il pennino sullo schermo. Premendo sui nemici li colpisce con la spada. Ruotando il pennino intorno al personaggio porta un attacco rotante. Per parlare con gli abitanti basta toccarli. Ci sono i vasi da rompere. C’è l’erba da tagliare. I nemici… sono… identici. Quello che mi dà noia è che potrei descrivere la maggior parte di Spirit Tracks pensando a Phantom Hourglass.

Fortuna che c’è il treno. Scelto il percorso e obliterato il biglietto, è tempo di partire. Le funzioni per guidarlo sono basilari e si limitano al controllo della velocità e al clacson (lo so che sul treno non si chiama così, ma da quando ho scoperto la differenza tra high fantasy e low fantasy ho capito che l’essere umano può raggiungere vette di stupidità che non sospettavo minimamente e voglio che arrivi qualcuno a scrivere il nome giusto del coso così che si possa sentire particolarmente intelligente) che serve per far andare via gli animali che bivaccano sulle rotaie. C’è una mucca? Suona. Un ragno della foresta attacca minaccioso? Suona e il gioco è fatto.

Sulle rotaie, oltre agli animali, si dovranno affrontare dei treni malvagi pieni di pendolari che stanno andando a lavoro. Inizialmente saranno inavvicinabili, ma proseguendo nell’avventura si otterranno armi di distruzione di massa atte alla rottamazione di cotanti avversari. Il problema è che si tratta di una fase insopportabile e sterile, molto peggiore della tanto vituperata barca di Wind Waker. Gli spostamenti sono spesso fin troppo lunghi e i paesaggi del gioco, anche se belli, non giustificano l’impossibilità di saltare da una locazione all’altra senza dover per forza percorrere tutta la strada.

Come in Phantom Hourglass, anche qui c’è un dungeon hub che va percorso più volte dopo aver ottenuto diversi poteri e bla bla bla. Lo sforzo di fantasia è stato minimo, nonostante il ruolo più attivo della principessa Zelda rispetto alla media. Fortuna vuole che Spirit Tracks sia la copia di un capolavoro e che, nonostante le critiche fattibili, ne mantenga l’equilibrio e la perfezione delle meccaniche di gioco (almeno nelle fasi a piedi). Questo lo rende desiderabile e sinceramente superiore alla moltitudine di fetecchie uscite su Nintendo DS ultimamente. La storia è sempre la stessa, le armi sono sempre le stesse, la progressione è simile a quella di tutti gli episodi e gli manca la magia della novità che permeava Phantom Hourglass, ma per quanto criticabile è sicuro che difficilmente si può trovare qualcosa di meglio tra le uscite natalizie per la console portatile di Nintendo… e forse è proprio questo il problema di fondo del DS e del Wii (ma sì, tiriamolo dentro), ovvero che i brand che vanno avanti da decine di anni sono diventati “alternativi” alla massa dei prodotti che le popolano, nonostante le promesse e le possibilità inespresse dei relativi sistemi di controllo. Insomma, ciò che è vecchio è l’unica novità degna di attenzione. Veramente triste.

Articolo apparso originariamente su Babel 20

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[Gli ani in faccia] Revocato l’ano in faccia a Eiji Aonuma https://arsludica.org/2009/11/24/gli-ani-in-faccia-eiji-aonuma/ https://arsludica.org/2009/11/24/gli-ani-in-faccia-eiji-aonuma/#comments Tue, 24 Nov 2009 12:35:52 +0000 http://arsludica.org/?p=6657 Per saperne di più]]>

In virtù della lettura della notizia in lingua inglese, molto diversa dalla versione tradotta in italiano, revoco l’ano in faccia a Aonuma e me lo piglio io per la troppa superficialità con cui l’ho assegnato. Che l’ano in faccia mi colga, quindi! E fanculo!

Foto di: witness 1

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[Diario] Il mio Game Boy https://arsludica.org/2009/11/23/il-mio-gameboy/ https://arsludica.org/2009/11/23/il-mio-gameboy/#comments Mon, 23 Nov 2009 06:00:19 +0000 http://arsludica.org/?p=6575 Per saperne di più]]> Ieri, a casa dei miei, mi sono imbattuto in uno dei miei vecchi Game Boy, per l’esattezza quello che acquistai da un compagno di scuola, con Tetris in bundle. Ovviamente funziona ancora e me lo sono portato a casa per ripulirlo dalla polvere sotto al vetrino dello schermo LCD (che spesso si popolava di acari bianchi che zampettavano, oggi saranno concime) accumulatasi nel corso degli anni.
Peché vi parlo del Game Boy? Riflettevo sul successo planetario di questa console portatile che fece evolvere il divertimento tascabile abbattendo le prime pareti che separavano la massa dagli appassionati. Eravamo in tanti a possedere la consolina Nintendo, che vendette milioni di esemplari in tutto il mondo per diversi anni resistendo agli attacchi dei competitor che proponevano prodotti ben più evoluti ed invitanti ma che fallirono miseramente. Perché? Il Game Boy dopo pochi anni era già vecchio e superato tecnologicamente, pesava tanto, non era (ancora) retroilluminato e aveva un sonoro limitato,  eppure vinse. Gunpey Yokoi ci vide giusto (dopotutto anche i Game & Watch nacquero dalle sue mani), sapeva bene che un sistema portatile prima di tutto doveva offrire una lunga autonomia, costare il giusto e avere dei grandi giochi. Queste furono le caratteristiche vincenti,  insieme al Tetris Bundle.

Il mio caro vecchio Gameboy

Come conobbi il Game Boy? Ovviamente grazie al compagnetto di scuola ricco sfondato! Me lo prestò con Tetris, Probotector e Terminator. Inutile dire che mi innamorai subito del secondo (in pratica la versione europea del classico Contra) snobbando Tetris (che rivalutai con l’età) e lo scialbo Terminator. Per me era incredibile, fino ad allora avevo solo giocato coi Game & Watch di mio cugino (ne aveva tanti),  un paio di GiG Tiger e alcuni scrausi Casio (altri portatili sulla falsariga dei G&W ma meno carismatici), niente di paragonabile al Game Bboy: un portatile con giochi realmente a scorrimento, come quelli colorati su NES!
Nessuno è abile nello sfruttamento dei propri prodotti di successo come Nintendo; il GB si è evoluto molto lentamente negli anni, aggiungendo (pochi) nuovi elementi, migliorando la qualità dello schermo, il peso e i consumi. Il Game Boy Pocket pesava meno, era più sottile e necessitava di due sole batterie per la stessa durata del predecessore. In Giappone ne uscì anche una versione con illuminazione frontale, oggi abbastanza rara da trovare.  Il Game Boy monocromatico durò tanto, troppo. Quando cominciò ad accusare qualche segno di cedimento commerciale arrivarono i Pokémon a risollevarne le sorti; si trattò di un vero e proprio fenomeno popolare ancora oggi in auge sul Nintendo DS. Uscirono in tutte le versioni possibili e io non li ho mai potuti reggere, per colpa dell’enorme successo tra la massa, ovviamente. Poi arrivò il Game Boy Color (1998), con alcuni remake (Nintendo ne abusava già allora) e pochi titoli originali. Quindi fu la volta del Game Boy Advance, sicuramente il GB più ergonomico mai prodotto da Nintendo. Peccato che l’ostinazione la portò a non inserire alcun tipo di illuminazione per lo schermo facendoci perdere diverse diottrie, ma rimediando con la versione SP. Nel pieno del successo del Nintendo DS, uscì l’ultimo erede della dinastia Game Boy, il Micro! La versione più inutile mai realizzata, con uno schermo davvero piccolo, quantunque ben retroilluminato (alla stregua del DS Lite) e realmente tascabile. Un flop meritato (e l’unico GB che non posseggo, forse ancora per poco). Non approfondisco questi modelli né i concorrenti perché questo vuole essere un semplice post ricordo; un tributo per questa gloriosa console.

Tra i titoli  che ricordo con maggiore piacere vi elenco i seguenti:

Super Mario Land sagaSuper Mario Land 1, 2 e 3
(in particolare il 2, un capolavoro tecnologico e un Super Mario pieno di power up capace di far impallidire anche Super Mario World)

Probotector/ContraProbotector
(il porting europeo di Contra)

tetrisTetris

Zelda Link's AwakeningZelda: Link’s Awakening
(in verità io ho giocato la versione DX, per Gameboy Color)

Super R.C. Pro AmSuper RC Pro Am
(gioco di corse isometrico, molto ben fatto)

sf2Street Fighter II
(non era male, giuro!)

Donkey KongDonkey Kong
(il classico con l’aggiunta di un sacco di livelli aggiuntivi)

Tra i miei recuperi sicuramente devo inserire Metroid II.

Ricordo con dispiacere diverse cartucce contraffatte. Tempo fa un caro amico mi regalò la sua cartuccia di Super Mario Land 2, peccato fosse un tarocco! Più avanti scriverò un articolo riguardo i tarocchi e le truffe con la collaborazione di Matteo Anelli.
Rimembro con simpatia la telecamerina e la piccola stampante… curiosi accessori. Il top era l’avo del Game Boy Player su Gamecube: il Super Game Boy era una cartuccia che permetteva di utilizzare i giochi per Game Boy monocromatico sul Super Nintendo, a quattro colori, ricordo che fu molto pubblicizzato in TV.
Chiudo questo brano con alcune strofe di una canzone degli Helloween (gruppo power metal teutonico) che omaggia il Game Boy e Tetris infarcendo il brano The Game Is On con i popolari suoni del puzzle russo.

Have you seen this little toy – When you’re down it gives you joy – You escape reality
Delve into its TV screen – For the rich and for the poor – For the even more secure
Doesn’t matter where you are – Where you go or where you’ve been – Well, there’s still no guarantee
For your virgin mind, you see – Just go on and play the game – You will surely go insane

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[Retrospec] Startropics https://arsludica.org/2009/10/07/retrospec-startropics/ https://arsludica.org/2009/10/07/retrospec-startropics/#comments Wed, 07 Oct 2009 05:00:31 +0000 http://arsludica.org/?p=5850 Per saperne di più]]> title

Pubblicato e sviluppato da Nintendo | Piattaforma NES | Rilasciato nel 1990 (NA), 1992 (EU), 2008 (VC)

L’uscita di Startropics patì per il grande successo di Zelda. Esteriormente e superficialmente i due giochi sono molto simili, ma basta giocare poche ore a Startropics per apprezzare l’evoluzione del genere: una storia migliore, una migliore itemizzazione, dungeon più vari e un’interattività molto più marcata.

Possiamo affermare che Startropics è una bastardizzazione del genere degli action/adventure con l’emergente genere dei JRPG: il metodo di esplorazione del mondo sa più di Dragon Quest o Final Fantasy che di Zelda. Questo non è assolutamente un male, anzi aggiunge moltissimo all’esperienza e all’accessibilità, anche se sacrifica il gioco ad essere pressoché lineare.

Una cosa è certa: i dungeon in Startropics si giocano molto diversamente che in Zelda. Si utilizzano più oggetti, ci sono molti puzzle ed il level design è molto diverso (grazie anche ad un assortimento di avversari maggiore). Oltre a poter usare moltissimi oggetti, in Startropics si può saltare e molti enigmi richiedono mix di azione e logica per essere risolti. Quel “moltissimi oggetti” non è un’iperbole, ogni dungeon permette di recuperare tantissimi strumenti con cui farsi strada e sconfiggere i vari boss.

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Oltre a permettere di saltare, Startropics aveva un particolarissimo sistema di controllo (che non sempre viene riprodotto molto bene nelle cartucce bootleg e dagli emulatori): quando si preme in una direzione Mike prima si gira e dopo poco inzia a camminare. Questa finezza permette di agire su più fronti facendo rimanere il personaggio perfettamente fermo sul posto, manovra essenziale sin dai primi livelli.

Startropics racconta una storia molto interessante ed ironica. La struttura in capitoli pressoché stagni, oltre ad ovviare alle limitazioni del NES, funziona come un metronomo che batte il ritmo dei nostri progressi.  La vicenda inizia con il nostro eroe quindicenne, Michael Jones, che si reca su C-Island per passare le vacanze estive con il nonno che ha appena scoperto delle strane rovine. Quando Mike arriva del Dr. Jones non c’è alcuna traccia e i supertiziosi abitanti di C-Island non ne sanno nulla: toccherà a lui ritrovarlo e, successivamente, salvare il mondo dall’imminente invasione del terribile alieno Zoda. Come Mother, Startropics è un coacervo di personaggi tra il demenziale e l’onirico: l’invasione aliena sarà sventata a suon di battute, sarcasmo, delfini senzienti e altri variopinti NPC. Inoltre, sempre come Mother ma anche come Blaster Master, A Boy and His Blob e tanti altri, preferisce costruire un’ambientazione contemporanea calando personaggi in un mondo fatto di uno strano mix di fantasia e realtà piuttosto che sfruttare setting più canonici.

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Curiosità
Startropics è stato uno dei primi giochi con allegati dei feelies, ossia dei gadget necessari per il completamento del gioco forniti in forma fisica insieme a quest’ultimo. In Startropics c’era la lettera di invito di nonno Jones a suo nipote in formato cartaceo:  era scritta con inchiostro simpatico e, ad un certo punto del gioco, è necessario immergerla nell’acqua per far affiorare un codice (747). L’indizio che indica cosa fare nel gioco è abbastanza vago e molti giocatori rimasero bloccati in quel punto. La situazione, man mano che il gioco guadagnava in popolarità, peggiorò anche grazie all’abitudine dell’epoca di noleggiare i costosi giochi per NES (e quindi di riceverli senza scatola né manuale). Data l’enorme quantità di richieste d’aiuto, Nintendo Power lasciò nella sezione dei trucchi il codice di Star Tropics per un bel po’.

Startropics è disponibile anche per Virtual Console nel Canale WiiShop

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Galleria https://arsludica.org/2009/09/09/5569/ https://arsludica.org/2009/09/09/5569/#comments Wed, 09 Sep 2009 06:00:00 +0000 http://arsludica.org/?p=5569 Per saperne di più]]>

di ThreeHeadedMonkey

di Discoe

di frengerhe

di abbynormy

di 96dpi

di [aldero] AKAMI

di runaway j

di ajunrice

di MELT [KSC]

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Cursed Mountain https://arsludica.org/2009/09/03/cursed-mountain-recensione/ https://arsludica.org/2009/09/03/cursed-mountain-recensione/#comments Thu, 03 Sep 2009 21:37:40 +0000 http://arsludica.org/?p=5480 Per saperne di più]]> Sviluppato da Deep Silver | Distribuito da Koch Media | Piattaforme: WII | Pubblicato Settembre 2009 | Sito ufficiale

Cursed_Mountain_20090209_01Della serie: in montagna non vive solo Heidi. Cursed Mountain ha due grandi vantaggi rispetto alla concorrenza, vantaggi che magari non saranno caratteristiche del gioco vere e proprie ma che vanno comunque considerati. Il primo è che su Wii la concorrenza è scarsa se non proprio nulla. Il secondo è che il genere dei survival horror si è snaturato a tal punto negli ultimi anni che ha alienato più di un giocatore, facendolo fuggire schifato. Il primo vantaggio non credo richieda troppe delucidazioni e da solo spiega anche perché molti proprietari di Wii aspettassero Cursed Mountain con una certa ansia. I giochi tradizionali (diciamo “tradizionali” rispetto alle generazioni di console dell’epoca PSX e dell’epoca PS2) latitano sulla console Nintendo e ogni nuova uscita è ben accolta dalla comunità.
La questione dello snaturamento del genere, invece, riguarda il fatto che anche sulle altre console c’è poco che possa ricordare vagamente un survival horror alla Alone in the Dark, con gli sviluppatori sempre più propensi a degradare le serie famose riducendole a sparatutto a tema horror pieni di filmati spettacolari ma in cui la suspense latita a favore di scelte di regia cialtronesche che sembrano ispirate ai teen movie più che alla consapevolezza dell’effetto emotivo che si vuole produrre. Insomma, riuscirà Cursed Mountain a raccogliere consensi tra i delusi delle sparatorie infinite di Resident Evil 5?

Il gioco si presenta bene grazie all’ambientazione originale e affascinante che finalmente fa uscire il genere dalle case stregate o dalle città infestate (dai, fatemi fare la battuta. La faccio? È “fresco”. Ora potete picchiarmi). Visivamente non è male come dicono in molti; certo, non è eccezionale, ma nella softeca Wii non sfigura di sicuro.
Inoltre, texture stirate a parte, mi sembra che si sia fatto un uso intelligente dei colori per rendere l’atmosfera più livida e meno rassicurante. L’avvio è piuttosto lento, con il protagonista, Eric Simmons, scalatore professionista giunto sull’Himalaya in cerca del fratello Frank, scalatore anch’esso e scomparso misteriosamente, che gira per le strade deserte di una città in putrefazione dove si sente solo il soffiare del vento. Che fine hanno fatto i cittadini? Perché sono fuggiti? Il giocatore viene messo sul chi vive da qualche apparizione soprannaturale; i pericoli latitano ma girare per quell’ambiente vuoto mette inquietudine e la già sottolineata lentezza aiuta a generare una certa apprensione, che in un gioco horror non fa mai male. Diciamo che gli sviluppatori hanno scelto un ritmo molto graduale in crescendo, senza arrivare agli eccessi di un RE 4 o 5, prendendo ispirazione dai capisaldi del genere. I primi minuti sono tutti dedicati all’apprendimento del sistema di controllo, con lo stick del nunchuk che serve per muoversi, il tasto Z per correre e il telecomando per agire. Inizialmente non è chiaro se i sensori di movimento siano stati sfruttati in qualche modo, ma andando avanti si scopre che servono per distruggere, tramite delle serie di movimenti, dei simboli magici che appaiono sugli oggetti (porte, rocce sacre, dipinti e così via) e sui nemici e, soprattutto, per mirare in combattimento.

Cursed_Mountain_20090209_03

C’è poco con cui interagire, almeno finché non si prende la piccozza e si può iniziare a spaccare qualche vaso. Ovviamente il fine non è la gratificazione del teppista che è in noi ma il reperimento di oggetti, tra i quali i preziosissimi incensi profumati che se usati con degli altari permettono di recuperare energia. La piccozza (con lama sacra aggiunta) è anche la prima arma che il buon Erik dovrà impugnare contro i fantasmi, creature inquiete e disperate che vagano per i livelli con il solo scopo di… ma vi devo dire anche che cosa fanno i nemici nei videogiochi? Pigri. Immaginate. No, non è Metal Gear Solid, quindi non parlano per ore (e la battuta settimanale su Metal Gear è andata); al massimo gemono un po’.

Il sistema di combattimento è molto semplice: con il tasto B si colpisce corpo a corpo, mentre premendo il tasto C Erik attiva il terzo occhio che gli consente di mirare e sparare sempre con la piccozza magica. I fantasmi sono inizialmente lenti e goffi, ma andando avanti prendono un po’ di coraggio e diventano più complicati da mandare definitivamente all’altro mondo. Non mancano neanche i boss che si danno da fare per rispedire a valle il nostro Erik, magari in posizione orizzontale.

Uno degli elementi più interessanti di Cursed Mountain è che la trama migliora invece di peggiorare. Le prime battute di gioco lasciano temere il peggio, anche se non definiscono nulla con precisione; ma andando avanti la situazione s’intrica, spuntano temi più adulti e si hanno delle rivelazioni interessanti che intrigano non poco e che aiutano a passare sopra alla facilità generale degli enigmi e dei combattimenti. In realtà anche sulla durata si potrebbe discutere un po’: non è lunghissimo, questo è vero, ma a conti fatti va anche detto che non si disperde in lungaggini inutili messe tanto per allungare il brodo e, soprattutto, costa qualcosa in meno rispetto alla media dei titoli per Wii, il che non è affatto un male. Diciamo che qualche enigma un po’ più complicato gli avrebbe fatto bene e che anche i fantasmi non verranno ricordati certo per coriaceità, ma per il resto non mi sento affatto di affossarlo per questo motivo, anche perché non mi sembra più corto rispetto a moltissimi altri giochi. Diciamo che è nella media e tagliamo la testa al toro (visto che Emack non s’è voluto sacrificare al suo posto).

Commento finale, definitivo, firmato e controfirmato con il sangue: Cursed Mountain non è un capolavoro, ma è sicuramente un gioco intrigante che sul Wii spicca particolarmente (l’effetto è quello di Cristoforo Colombo che fa vedere gli orologi ai nativi americani) grazie alla trama e all’ambientazione (ottima anche per combattere gli ultimi scampoli della calura estiva).

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I Tre Moschettieri: Uno per tutti! https://arsludica.org/2009/08/19/i-tre-moschettieri-uno-per-tutti/ https://arsludica.org/2009/08/19/i-tre-moschettieri-uno-per-tutti/#respond Wed, 19 Aug 2009 06:00:50 +0000 http://arsludica.org/?p=5279 Per saperne di più]]> Sviluppato da Legendo | Distribuito su Wiiware | Piattaforme: Wii | Rilasciato nel 2009

sewer-attackIn attesa che sul Wiiware faccia la sua comparsa Cave Story, platform la cui versione freeware per PC può permettersi di guardare alla pari a un Super Mario qualsiasi di quelli bidimensionali, vediamo com’è questo I Tre Moschettieri: Uno per tutti! Sviluppato da Legendo, gli stessi dietro al discreto Dracula Twins per Windows, il gioco mette alla guida di Porthos, uno dei moschettieri, con il compito di salvare i suoi compari e sventare una congiura contro il solito sfigato re di Francia.

La trama viene narrata attraverso una serie di fumetti ben disegnati. I testi e il parlato sono completamente tradotti in italiano. Preso in mano il telecomando e il Nunchuk alla ricerca di un nuovo Lostwinds, mi sono ritrovato con un platform che mal si adatta ai controlli del Wii e che, come scritto su IGN, la cui recensione stranamente condivido al 100%, poteva essere tranquillamente affidato a un sistema di controllo più classico, da cui avrebbe tratto sicuro giovamento.

“Qual è il problema?” Vi starete chiedendo. Beh, con lo stick del Nunchuk si muove il personaggio, con il tasto A si salta, mentre agitando il telecomando si sferrano spadate (c’è solo un attacco e nessuna possibilità di parare i colpi nemici). Queste sono tutte le azioni a disposizione dal prode moschettiere che, dotato di una spada più corta del capezzolo di un’iguana, paga enormemente l’imprecisione di un simile sistema di combattimento, imprecisione limitabile se fosse stato possibile assegnare gli attacchi a un tasto inutilizzato o, meglio, se fosse stato previsto l’uso del controller classico.

Insomma, quando il nemico si avvicina ovviamente si tenta di portare un colpo, ma non sempre questo va a buon fine, facendo perdere inesorabilmente uno dei cuori che rappresentano la vita di Porthos. Se le guardie normali danno pochi problemi, quelle che richiedono più colpi e quelle che caricano diventano una vera pena da affrontare, soprattutto le seconde, per colpire le quali è richiesto un tempismo mostruoso. Ovviamente nella maggior parte dei casi si viene colpiti e si finisce per agitare a caso il telecomando in preda alla furia omicida, sperando che la vita dei nemici si esaurisca prima di quella protagonista.

rooftops-platform

A parte il sistema di controllo, che già da solo basterebbe per stroncare il gioco (ho per caso dimenticato di specificare che nel 2009, in un platform bidimensionale, è complicato salire e scendere le scale?), i problemi di I Tre Moschettieri sono anche altri. Prendiamo i tempi di caricamento che vanno dai quattro ai dieci secondi per ogni schermata superata. Poco male, verrebbe da dire, non fosse che durante il gioco si cambia schermata continuamente, spesso anche a intervalli di pochi secondi. Per capire l’empietà di questo difetto, pensate che ogni livello è diviso in microsezioni, passata ognuna delle quali appare la fatidica e depressiva schermata nera. All’inizio infastidisce parecchio, ma i primi due livelli sono piuttosto lineari e ci si passa sopra. Il difetto diventa letale e asfissiante per il gameplay quando i livelli diventano più complessi e al giocatore viene richiesto di esplorarne gli anfratti alla ricerca di bonus e segreti. In certi momenti è più il tempo che si passa a guardare schermate nere che a giocare. Visto che gli esempi di giochi per Wii dai caricamenti immediati non mancano, non è possibile attribuire il problema ai limiti tecnici della console, capace di ben altro.

Davanti a tanto sfacelo cosa può una buona realizzazione tecnica? Nulla. Certo, lo stile cartoon è ben fatto così come molto belle sono anche le musiche di sottofondo, però tutti gli altri problemi rimangono e rigettano in gola qualsiasi potenziale afflato di approvazione. Anzi, volendo è possibile aggiungere altri difetti all’elenco, come la mancanza di un tasto pausa o la ripetitività degli schemi nemici, creature invero piuttosto stupide che popolano le piattaforme dei livelli seguendo percorsi meccanici blandi e inadeguati anche per un platform del Commodore 64. Insomma, lasciatelo perdere e pensate ad altro, perché non vale i mille punti che costa.

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Bit Boy!! https://arsludica.org/2009/07/14/bit-boy/ https://arsludica.org/2009/07/14/bit-boy/#comments Tue, 14 Jul 2009 07:00:46 +0000 http://arsludica.org/?p=4939 Per saperne di più]]> Sviluppato da Bplus| Distribuito da WiiWare| Piattaforme Nintendo Wii | Rilasciato nel 2009 | Sito Ufficiale

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Bit Boy!! è una specie di Pac-Man con protagonista un cubo, che si propone di illustrare la storia dello sviluppo tecnologico del medium videoludico dai sistemi a 4 bit fino a quelli a 128 bit, proponendo lo stesso gioco adattato alle diverse tecnologie. Si inizia dai 4 bit, con una grafica dai pixel grossi, una manciata di colori, pochi sprite sullo schermo e livelli molto piccoli, si passa per gli 8, i 16, i 32 e i 64 bit, per arrivare ai 128 dove i labirinti sono più definiti, i nemici meglio modellati e si può finalmente usare il sensore di movimento del telecomando Wii per saltare. Interessante che nel passaggio dai 16 ai 32 bit il gioco diventi tridimensionale, ma completamente ingiocabile a meno di selezionare l’inquadratura generale, che permette di visualizzare tutto il labirinto in una singola schermata, tornando a una bidimensionalità di fatto.

Gli elementi che definiscono il genere dovrebbero esservi noti: ci sono dei labirinti, ci sono degli oggetti da raccogliere e ci sono dei nemici da evitare. Invece delle pillole il protagonista è dotato di un attacco rotante che elimina i mostri nei dintorni. Ogni sequenza tecnologica è composta da sei livelli, per un totale di trentasei complessivi.

Purtroppo, tolti gli elementi metavideoludici, il gioco è quello che è, ovvero un mezzo disastro. Paradossalmente i livelli rudimentali funzionano meglio. Il fatto è che gli sviluppatori, concentrati sull’idea di fondo del gioco, hanno dimenticato di curarne gli elementi più strettamente ludici e i livelli avanzati sono fin troppo frustranti (non in termini di difficoltà), con nemici abbondanti nel numero che girano a caso per i corridoi, labirinti mal disegnati e pieni di vicoli ciechi e una generale lentezza nella risposta del personaggio agli input che compromette buona parte dell’esperienza di gioco. Fortunatamente finisce presto e costa poco.

Roba da retromaniaci che manca di raffinatezza nell’esecuzione. Peccato.

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Onslaught https://arsludica.org/2009/06/21/onslaught/ https://arsludica.org/2009/06/21/onslaught/#comments Sun, 21 Jun 2009 09:02:40 +0000 http://arsludica.org/?p=4783 Per saperne di più]]> Sviluppato da Hudson | Pubblicato da WiiWare | Piattaforme Wii | Rilasciato nel 2009 | Sito Ufficiale

onslaught

Onslaught è un po’ quello che è il Wii, un “vorrei ma non posso” che mette in evidenza i limiti della console Nintendo con alcuni dei generi tradizionali. Ovviamente il nodo è il sistema di controllo che, basato sul mirare con il telcomando, risulta lento e goffo e priva il gioco della dinamicità che solitamente caratterizza gli sparatutto in prima persona, genere a cui appartiene il titolo di Hudson Soft. La lentezza impone lentezza e più che di accesi scontri a fuoco, per Onslaught si può parlare di rilassanti combattimenti con delle figure che strisciano mestamente sullo schermo. Una specie di shooting gallery con alieni e con la possibilità di muoversi in un ambiente virtuale. In realtà il gioco preso per quello che è  non è male, solo tradisce i limiti del Wii con i generi tradizionali (chissà cosa si sono inventati gli sviluppatori di The Conduit per ovviare). Il gameplay di Onslaught è un lento avanzare o un mantenere la posizione sparando ai nemici in vista. I livelli in cui bisogna muoversi di più sono paradossalmente i meno convincenti, perché si è costantemente costretti a lottare contro il sistema di controllo, soprattutto con la necessità di orientare il movimento. Confrontarlo con altri titoli dello stesso genere è in parte sbagliato, ma inevitabile. Oppure meglio sarebbe considerarlo un ibrido tra un qualsiasi House of the Dead e uno sparatutto in prima persona, così da dargli senso ed evitare di diventare troppo cattivi. In fondo dopo che si è riusciti a digerirne i limiti, non è affatto male.

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La conferenza Nintendo: giochi per tutti, ma non per il mostro di Amstetten (anche qui non ci siamo stati, ma volete mettere?) https://arsludica.org/2009/06/03/la-conferenza-nintendo-giochi-per-tutti-ma-non-per-il-mostro-di-amstetten-anche-qui-non-ci-siamo-stati-ma-volete-mettere/ https://arsludica.org/2009/06/03/la-conferenza-nintendo-giochi-per-tutti-ma-non-per-il-mostro-di-amstetten-anche-qui-non-ci-siamo-stati-ma-volete-mettere/#comments Tue, 02 Jun 2009 23:15:20 +0000 http://arsludica.org/?p=4657 Per saperne di più]]> Che eccitazione!3589963319_16b6531e4d
Nintendo arriva all’E3 forte di vendite che farebbero invidia al papi. Non per niente invece dei soliti petali di rosa, l’entrata del presidente Satoru Iwata è stata accolta con lancio di dollari del Monopoli (Alessa’, controlla il conto in banca). Ma veniamo a quella che finora è stata la conferenza più esalta(ta) della manifestazione. Se la Microsoft ha dichiarato di voler far cadere la ghigliottina sui joypad e ci ha svelato l’oggetto dei sogni erotici più nascosti di Peter Molyneux, la Nintendo ci ha stupito con… nulla. La conferenza Nintendo è stata così povera di novità che ci mancava quasi si finisse a parlare delle emorroidi di Reggie Fils-Aime per riscaldare un po’ l’ambiente. Giochi per tutti, giochi per tutti e giochi per tutti. Chiunque abbia solcato il palco della conferenza ha ripetuto la stessa formula marketing, fino alla nausea. Per la boria diffusasi tra le poltroncine di pelle di panda della sala, due redattori masculi di Gamespot hanno partorito dei bambini. Reggie Fils-Aime si è subito messo ad accudirli con il pennino del Nintendo DSi. Soltanto un tizio sconosciuto ha provato a parlare di giochi più impegnativi, ma è stato subito fatto montare a sangue da un esercito di Nintendogs addestrati a colpi di Wiimote, che invece di abbaiare ripetevano: “giochi per tutti, giochi per tutti, giochi per tutti”.

Le nuove vecchietà

Dopo aver parlato brevemente della Balance Board, altra grossa novità vecchia di un anno, è stata presentata la rivoluzione: il Wii Motion Plus con relativi giochi, altra grossa novità piuttosto vecchia. Pensate, il Wii Motion Plus renderà precisi i controlli del Wii (ripetere ogni tre righe: giochi per tutti, giochi per tutti). Già lo sapevate? E che vi devo dire… di questo hanno parlato. Cafoni che non siete altro. I titoli che supporteranno questo gioiellino al lancio saranno: Tiger Woods 10, Red Steel 2, Grand Slam Tennis e Virtua Tennis 3. Due giochi di tennis… che mossa geniale. Comunque, per dimostrare la bontà del Wii Motion Plus, Reggie si è esibito con Wii Sports Resort. La reazione della sala è stata calorosissima, nel senso che la maggior parte dei presenti ha iniziato a masturbarsi per passare il tempo e la temperatura è salita parecchio costringendo gli organizzatori ad accendere i condizionatori per spargere un po’ di bromuro.

E finalmente l’annuncio shock
Sul Nintendo DSi arriva… Facebook e la possibilità di uppare direttamente le foto scattate con DSi. Vista la qualità media delle fotocamere dell’ultima versione della console Nintendo sarà uno spasso vedere migliaia di schermate pixellose e quasi nere messe online da minchie umane di tutto il mondo. Ma vaffanculo.

E non finisce qui… purtroppo
E poi arriva Iwata urlando giochi per tutti, giochi per tutti, giochi per tutti e presentando una nuova periferica, di cui ancora non è stato mostrato nulla: il Wii Vitality Sensor. Cosa farà questo simpatico aggeggino? Beh, pare che si collegherà al corpo leggendone i segni vitali come il battito cardiaco…
Gli scenari futuri di questa splendida periferica già mi appassionano: basta con le erezioni fotografate e inviate sulle fotocommunity! Ora sarà possibile inviarle sotto forma di numeri e grafici tramite il Wii! E all’urlo di “Mamma mamma mamma, il nonno mi ha appena inviato un infarto sulla bacheca del Wii”, saremo tutti più felici, sempre che il nonno sia morto veramente e non abbia fatto il cheater. E poi immaginate che bello sdraiarsi sul divano, attaccarsi al Wii Vitality Sensor, mettersi a dormire e lasciare il cuore a giocare… Finalmente potranno essere realizzati giochi così facili (e per tutti, per tutti, per tutti!) che si finiscono nel sonno! Il sogno di ogni game designer… ovviamente andrà evitata la peperonata prima delle sessioni di gioco più lunghe.

I giochi
New Super Mario Bros, Wii (un Mario bidimensionale multigiocatore che sembra divertente come una notte d’amore con Renato Balestra)
Wii Fit Plus, Wii (ma ancora non siete dimagriti? E sbrigatevi su…)
Wii Sports Resort, Wii (il seguito di Wii Sports)
Final Fantasy Crystal Bearers, Wii
Kingdom Hearts 358/2 Days, Wii (è?)
Golden Sun, DS (idee, idee, idee)
Mario vs Dk, DSi (non fatemi domande)
Mario Galaxy 2, Wii (questo sembra veramente bello… in fondo gli basterà essere come il suo predecessore per convincere tutti)
Metroid other M, Wii (anche questo sembra bellino e poi son tornati alla terza persona)
The Legend of Zelda: Spirit Tracks, DS (gioco presentato quasi con vergogna, qualcuno ha proposto di inserire una sezione in cui si possono cambiare i vestitini a Link per cercare di renderlo per tutti, per tutti, per tutti)

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Nintendo DSi https://arsludica.org/2009/05/12/nintendo-dsi-2/ https://arsludica.org/2009/05/12/nintendo-dsi-2/#comments Tue, 12 May 2009 05:00:52 +0000 http://arsludica.org/?p=4470 Per saperne di più]]> Produttore: Nintendo | Distributore: Nintendo of Europe | Uscita: Disponibile

La console aperta

La console aperta

Il nuovo Nintendo DSi, disponibile da alcune settimane sul territorio europeo e americano, è la seconda revisione della console portatile presente sul mercato da oltre 4 anni. Nonostante appaia pressoché identico dal punto di vista estetico, le differenze rispetto al predecessore DS Lite (d’ora in avanti DSL) sono tante e non tutte immediatamente visibili.

Cominciamo dalle modifiche più evidenti: il DSi dispone di due schermi da 3.25 pollici, leggermente più grandi quindi del DSL. Nulla di trascendentale, cionondimeno le maggiori dimensioni si fanno apprezzare; la risoluzione però non sembra essere cambiata pertanto i pixel continuano ad essere mappati 1:1 con la matrice LCD senza fastidiose sgranature dovute alla riscalatura dell’immagine.

Il DSi presenta uno spessore inferiore di qualche millimetro rispetto al DSL, compensato – si fa per dire – da un paio di millimetri in più di larghezza; il peso è sostanzialmente invariato, così come l’ergonomia di base. Il D-pad e i quattro pulsanti A/B/X/Y però sono adesso dei microswitch e restituiscono un feedback diverso in quanto la corsa del pulsante è ridottissima. L’interruttore di accensione a scorrimento del DSL è stato sostituito da un pulsante che funge anche da reset: non è più necessario spegnere la console per passare ad un altro software in esecuzione, e nemmeno per cambiare cartuccia, perché adesso è possibile inserirle e rimuoverle a caldo (hotswapping) nonostante il manuale di istruzioni raccomandi di farlo solo a macchina spenta!

nintendodsi_5L’audio dei piccoli altoparlanti integrati si presenta considerevolmente migliorato rispetto al DSL sia nei toni bassi che in quelli alti; la regolazione del volume è gestita adesso da due tasti distinti “+” e “-“, i quali in combinazione con “select” consentono di modificare in qualsiasi momento il livello della luminosità degli schermi.

Si nota subito la mancanza dello slot GBA: il DSi non è pertanto compatibile con le cartucce di questo sistema e non è possibile utilizzare alcun add-on pensato per questa porta di espansione, come il mini-controller per Guitar Hero, il rumble pack o il modulo RAM del DS Browser.

È invece presente uno slot per memory card in standard SD/SDHC del tutto analogo a quello presente sul Wii; sulle schede di memoria è possibile trasferire le foto scattate col DSi, il software DSiWare o file audio AAC ascoltabili col riproduttore integrato.

L'interfaccia utente rinnovata

L'interfaccia utente rinnovata

Il DSi infatti ha un’interfaccia utente più ricca di contenuti rispetto ai modelli precedenti: il family-feeling è quello del Wii, con una serie di pulsanti che in qualche modo richiamano alla mente i canali del fratellone casalingo. L’ordine degli stessi è liberamente modificabile spostandoli intuitivamente con il pennino a corredo.

Al pari del Wii, il DSi dispone di un firmware aggiornabile tramite Internet e di una memoria flash integrata (in questo caso da 256 MB) dove immagazzinare foto e software scaricato dal negozio online, in merito al quale è opportuno segnalare che al momento è attiva una promozione che regala agli acquirenti della console 1000 punti DSiWare. Sempre dallo shop è possibile prelevare gratuitamente il browser Opera, che contrariamente alla versione precedente (peraltro venduta a caro prezzo) risulta utilizzabile per una navigazione non troppo impegnativa, come può essere quella di forum e blog, ad esempio. Completa la dotazione HW del DSi la doppia telecamera -una interna posta sotto lo schermo superiore, l’altra esterna sul retro dello stesso- da 0.3 megapixel.

Ultime, ma assolutamente non trascurabili (e da questo punto di vista potrebbe stupire il fatto che Nintendo non stia per nulla pubblicizzando la cosa), le novità sul fronte computazionale: il DSi dispone infatti di un clock raddoppiato e di un quantitativo quadruplicato di memoria, ricordando non poco in tal senso il salto tecnologico da GameCube a Wii.

CONCLUSIONI
“Tutto molto bello” si dirà, “ma il DSi vale i miei sudati risparmi?”.

La risposta è: dipende.

Opera in azione!

Opera in azione!

Per chi non ha ancora un Lite in casa ritengo che possa valere la pena di investire qualcosina in più puntando sul DSi, usufruendo fin da subito delle numerose migliorie apportate ma anche in ottica futura: sono infatti convinto che Nintendo voglia spingere molto il DSi e sebbene probabilmente in un primo periodo i loro sforzi saranno concentrati sul Giappone (già adesso, ad esempio, il canale video on demand Wii No Ma supporta esclusivamente il DSi per la riproduzione dei filmati su portatile) dal momento che in questa region il DS sta mostrando i primi segnali di saturazione del mercato, è ragionevole ipotizzare che in futuro queste sinergie sbarcheranno anche in Occidente.

Viceversa, a mio modesto parere i possessori soddisfatti del DS Lite non hanno – ad oggi – alcun motivo di acquistare il DSi. Il prezzo della console è estremamente elevato e, cosa più importante, non sono in commercio giochi esclusivi che facciano la differenza e che quindi possano giustificare la spesa (i tecno-nerd come il sottoscritto naturalmente non fanno testo!). Penso che per questo tipo di utenti sia consigliabile aspettare con calma le mosse di Nintendo e valutare in seguito l’opportunità di aggiornare il proprio sistema una volta che saranno disponibili killer application in numero soddisfacente.

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[Advertising from the past] Nintendo Entertainment System “1989” https://arsludica.org/2009/04/06/advertising-from-the-past-nintendo-entertainment-system-1989/ https://arsludica.org/2009/04/06/advertising-from-the-past-nintendo-entertainment-system-1989/#comments Mon, 06 Apr 2009 18:45:53 +0000 http://arsludica.org/?p=4286 Per saperne di più]]> nintendo

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Wii Music https://arsludica.org/2008/11/26/recensione-wii-music/ https://arsludica.org/2008/11/26/recensione-wii-music/#comments Wed, 26 Nov 2008 05:00:00 +0000 http://arsludica.org/?p=2878 Per saperne di più]]> La confezione del gioco

La confezione del gioco

Sviluppato da Nintendo EAD | Pubblicato da Nintendo of Europe | Piattaforma Wii

Uno dei due titoli-chiave di Nintendo per la stagione natalizia (l’altro è Animal Crossing) è disponibile da pochi giorni sul mercato italiano.

Vorrei cominciare l’analisi del gioco dicendo subito cos’è e cosa non è Wii Music, poiché ritengo che Nintendo abbia svolto un pessimo lavoro di marketing, contribuendo ad affievolire l’interesse del pubblico per un prodotto che di per sé è già piuttosto di nicchia.

LIBERI (VIRTUALMENTE) DI INVENTARE

L’obbiettivo di Wii Music è creare (ri)arrangiamenti di vari brani, più o meno famosi, giocando sul cambiamento della velocità di esecuzione, dello stile e degli strumenti utilizzati per suonare, raggruppati in 6 tipologie diverse: basso, percussioni 1 e 2, accordi, melodia principale e secondaria. Gli stili funzionano come una sorta di preimpostazione, che va ad attivare o disattivare le 6 “voci” appena elencate inserendo gli strumenti ritenuti più adatti per quel particolare genere; l’utente ha comunque la possibilità di apportare le proprie modifiche, sia alla scelta degli strumenti che delle “voci” realmente attive.

Si tratta di un gioco che necessita di uno spiccato senso del ritmo: non è importante cosa si suona, ma quando si suona.

In tal senso, è assolutamente fuorviante ogni paragone con Guitar Hero o Rock Band, dal momento che nel titolo Nintendo il concetto di nota giusta (questo dovrebbe già far intuire come mai, in questo caso, abbia poco senso il punteggio) risulta estremamente labile, e non potrebbe essere diversamente visto che si tratta di un gioco che incentiva la creatività, stimolando l’utente a creare nuovi arraggiamenti.

Certo, chi vuole può benissimo utilizzare lo spartito-guida per riprodurre la canzone nella maniera più fedele possibile alla versione originale, ma così facendo, a mio avviso, non si sfrutta affatto un titolo pensato per un fine che, se vogliamo, è diametralmente opposto: rivoltare come un calzino (entro certi limiti) una canzone.

Il menu principale

Il menu principale

Come funziona Wii Music? E’ presto detto: tramite wiimote e nunchuck è disponibile una nutrita schiera di schemi di controllo, dipendenti dalla famiglia di strumento musicale riprodotto, che prevede oltre al motion sensing anche lo sfruttamento dei tasti e dello stick analogico.

Il concetto chiave è che non andremo mai (o quasi: ad esempio con la batteria standard il movimento del wiimote + A fa suonare grancassa e piatti, mentre wiimote + B aziona il rullante, con la chitarra lo stick analogico controlla il pitch bending, ecc.) ad avere il pieno controllo sulle note: non è possibile, insomma, scegliere liberamente tra un DO o un LA; sarà Wii Music a generare un suono che risulti “a tono” con la base armonica (fissa), lasciando all’utente il compito di stabilire il momento in cui farlo emettere e in alcuni casi la sua durata.

Ad esempio, con il pianoforte utilizzato in “melodia principale” sarà possibile suonare le note singolarmente alternando il movimento di wiimote e nunchuck ma se, viceversa, si muovono dall’alto verso il basso entrambe le braccia, si suona un accordo. Con la chitarra elettrica si suona una nota singola muovendo il wiimote verso il basso, un accordo se si preme contemporaneamente C, ecc. ecc.

E così via di strumento in strumento.

Il tutorial consente di imparare nuovi schemi ritmici

Il tutorial consente di apprendere nuovi schemi ritmici

Non mi è chiaro del tutto, e per questo motivo ne parlo solo come nota a margine, se a parità di strumento e di istante in cui si muove il wiimote (o si preme un tasto) venga sempre generata dal sistema la medesima nota/accordo, posso dire di aver fatto qualche test e che l’evidenza sperimentale sembrerebbe confermare questa ipotesi, ma tant’è: con 1/16 di risoluzione (ovvero tra una battuta e l’altra, se siamo abbastanza rapidi nei movimenti, possiamo far suonare al Wii un massimo di 16 note differenti, e 1/16 è proprio il valore di una  semicroma) e le disponibilità di scelta tra nota singola, arpeggio, accordi, silenzio (!!), velocità di esecuzione e strumenti disponibili, in teoria le combinazioni possibili rimangono numerosissime.

CONSTRUCTION KIT

Wii Music è nella modalità principale un sequencer ridotto all’osso: si può scegliere se suonare la propria parte da soli oppure assieme al resto della band. Personalmente preferisco partire subito con le percussioni, in questo modo riesco a mascherare meglio eventuali difettucci ritmici in fase di esecuzione adeguandomi ad essi quando suono gli strumenti successivi. In ogni caso si tratta di una vera e propria piccola registrazione dal vivo: sarà necessario eseguire singolarmente ciascuna delle sei parti se si desidera suonare in prima persona l’intero brano.

Le sei parti che compongono ciascuna canzone

Le sei parti che compongono ciascuna canzone

Ciascuno degli stili musicali sbloccabili consente di accedere a due tutorial, base e avanzato, all’interno dei quali apprenderemo nuovi schemi ritmici, che amplieranno il nostro bagaglio: i Bebop poi, una sorta di metronomo visivo, cambiando forma durante l’esecuzione ci suggeriranno (ma come sempre non vi è alcun obbligo) le parti in cui una diversa enfasi espressiva potrebbe arricchire la performance.

Se con un pizzico di buona volontà si può chiudere un occhio sulla qualità sonora di parecchi strumenti, diverso è il discorso quando si va ad analizzare la tracklist di Wii Music. Da questo punto di vista, si poteva e si doveva fare di più: non discuto i pezzi più semplici, del resto mi sembra perfettamente normale partire in maniera graduale con degli apprendisti, seppur virtuali: dopotutto è quello che fanno realmente gli insegnanti di musica. Trovo maggiormente discutibile la scelta dei brani più complessi: molti di quelli contemporanei sono a dir poco vecchissimi (15 anni e più); gradevoli, per carità, ma credo si potesse pretendere qualche sforzo supplementare. Anche perchè non è possibile – e difficilmente lo sarà in futuro – ampliare il numero di canzoni disponibili: un problema che non trova giustificazioni, dal momento che altri prodotti sulla medesima piattaforma offrono questa opportunità.

NB: non ho potuto provare la speciale modalità batteria poichè è richiesta obbligatoriamente la balance board; il manuale, comunque, sostiene che è liberamente utilizzabile nel gioco durante l’esecuzione dei brani come se fosse uno degli strumenti standard.

Le note scure costituiscono una guida per chi non avesse voglia di avventurarsi nei riarrangiamenti

Le note scure costituiscono una guida per chi non avesse voglia di avventurarsi nei riarrangiamenti

CONCLUSIONI

In definitiva con questo Wii Music mi sono divertito abbastanza in singolo (contrariamente a Wii Sports che mi aveva stufato piuttosto in fretta) ma ritengo che, anche in questo caso, il gioco dia il meglio di sè in una jam session con persone che “sentono” la musica nel sangue: andare fuori tempo significa al 99% produrre un’accozzaglia di note senza senso, non c’è correzione software che tenga. Nonostante ritenga che sul medio/lungo termine possa farsi sentire l’impossibilità di ampliare il numero dei brani c’è comunque tantissimo materiale a disposizione per coloro che intendano cimentarsi anche in single player.

A dispetto di tutto il materiale promozionale che si è visto (e dello stesso marketing Nintendo culminato nella famigerata conferenza E3 di quest’anno) si tratta di un titolo di ben altro spessore rispetto a Wii Sports o, peggio, Wii Play. E questo è forse il paradosso principale di questo prodotto.

Ovvero: chi è l’acquirente-tipo di Wii Music?

Non l’hardcore gamer: vuoi per l’aspetto audiovisivo “casual”, vuoi per il pessimo marketing Nintendo che non ha veicolato a dovere la descrizione accurata delle funzionalità di questo software, a dir poco peculiari. Credo che chi non ha mai avuto a che fare direttamente con la musica in qualche sua forma di espressione attiva (suonare uno strumento, far parte di un coro o di un complesso, ecc.) abbia più difficoltà di altri ad apprezzare un prodotto di questo tipo. Senza contare che molti potrebbero semplicemente preferire Rock Band e Guitar Hero.

Ma anche il casual gamer potrebbe trovare il prodotto poco invitante: certo, il “look & feel” è quello degli altri titoli della serie, ma il titolo è venduto a prezzo pieno senza bundle di alcun tipo (in Play c’è un wiimote extra, in Fit c’è la balance board, in Sports… beh, lì c’è la console!) e, per dare il massimo, è richiesta una sensibilità musicale a mio avviso non comunissima. Inoltre nutro il sospetto che Wii Music possa risultare fin troppo complesso per questa categoria di utenti.

Scelta dello strumento per la modalità improvvisazione

Scelta dello strumento per la modalità improvvisazione

Tutto questo comunque ha poco a che vedere con le valutazioni che facciamo in questa sede: è proprio sotto il profilo ludico, l’unico che ci interessa, che Wii Music è un prodotto curato, come da tradizione EAD, e valido più di quanto possa apparire superficialmente. La sua chiave di lettura, poi, è duplice: teoricamente può fungere come software didattico per introdurre i bambini – ma anche gli adulti – ad alcuni concetti di base della musica, mentre un utilizzo più approfondito ci consente di vestire  i panni dell’arrangiatore senza dover ricorrere a software riservati di norma ai professionisti del settore; il tutto naturalmente con le limitazioni imposte implicitamente da un design che, giocoforza, preme l’acceleratore sulla relativa facilità di utilizzo, perchè altrimenti nessuno sarebbe così fesso da comprare a diverse centinaia di euro Cubase o Finale.

Secondo me Miyamoto (che per inciso è “solo” il General Producer) ha colto alla perfezione la categoria di persone a cui può piacere Wii Music sostenendo in questa intervista che se ci si ritrova a battere il piede a tempo ascoltando un CD si potrebbe essere interessati a questo gioco: una descrizione nella quale mi riconosco pienamente.

Cionondimeno, non mi sento affatto di promuoverlo senza riserve: il mio parere è positivo ma consiglio caldamente, non solo ai dubbiosi ma anche e forse soprattutto agli interessati, una prova approfondita prima dell’acquisto, perchè si tratta di un titolo estremamente difficile da giudicare. Per intenderci, uno di quelli che chiunque potrebbe apprezzare tantissimo o gettare dalla finestra dopo cinque minuti.

La modalità improvvisazione

La modalità improvvisazione

PS: mi scuso in anticipo per l’eventuale utilizzo errato di termini musicali tecnici: pur avendo una discreta esperienza (canto polifonico a livello amatoriale) le mie nozioni sono davvero a livello elementare; invito pertanto chi ne dovesse sapere di più a farmi notare eventuali magagne, più o meno grandi.

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https://arsludica.org/2008/11/26/recensione-wii-music/feed/ 9 2878
Nintendo DSi https://arsludica.org/2008/10/04/nintendo-dsi/ https://arsludica.org/2008/10/04/nintendo-dsi/#comments Sat, 04 Oct 2008 10:43:29 +0000 http://arsludica.org/?p=2321 Per saperne di più]]>

Non c’è due senza tre. Nintendo perfeziona il re degli handheld sfornandone una nuova declinazione: il DSi. Le feature più interessanti di questo modello sono la presenza due fotocamere (una esterna da 3 megapixel e una interna da 0.3), un’antenna WiFi 802.11 b/g più potente, uno slot per schede di memoria SD, un browser integrato (il DSi Shop è un servizio che permetterà di “spendere” i punti Nintendo accumulati da ogni utente), un elementare programma di fotoritocco e un lettore di file mp3. Le dimensioni della scocca registrano un leggero assottigliamento rispetto al DS Lite (per via dell’assenza dello slot GBA, purtroppo), mentre entrambi gli schermi LCD passeranno dagli attuali 3 pollici ai più generosi 3.25 pollici. Due i colori disponibili: bianco e nero.

Commercializzazione fissata per Novembre 2008 in Giappone, al costo di circa 19.000 yen (~135 euro); nessuna release date stabilita per il resto del mondo, per cui bisognerà attendere il 2009 prima di vedere la creatura sbarcare in Europa.

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https://arsludica.org/2008/10/04/nintendo-dsi/feed/ 11 2321
Occasione perduta o semplicemente fuori portata? https://arsludica.org/2008/07/03/occasione-perduta-o-semplicemente-fuori-portata/ https://arsludica.org/2008/07/03/occasione-perduta-o-semplicemente-fuori-portata/#comments Wed, 02 Jul 2008 22:10:41 +0000 http://arsludica.org/?p=1759 Per saperne di più]]>

Il 13 Novembre 2003 Nintendo confermò per la prima volta in via ufficiale lo sviluppo di una console portatile che non avrebbe dovuto (almeno secondo le prime intenzioni) sostituire il GBA ma affiancarvisi. Man mano che nuovi dettagli venivano allo scoperto, l’alone di curiosità si faceva sempre più ampio e sempre più fitto: se da un lato il doppio schermo apriva orizzonti videoludici sino a quel momento insondati dall’altro non pochi analisti si rivelavano titubanti sulle reali possibilità di una macchina che non si posizionava esattamente all’avanguardia tecnologica. Oggi, forte di 71 milioni di unità vendute in tutto il mondo, il Nintendo DS tiene saldamente in mano lo scettro di dominatore assoluto del mercato degli handheld.

Il primo anno e mezzo di vita fu straordinario per via dell’immensa mole di concept sperimentati: la ludoteca del DS abbondava di produzioni di pregevole fattura e, soprattutto, colme di idee fresche. Come non ricordare l’emozione dietro all’ingenuo Pac-Pix, il sorriso sull’arte elettronica di Toshio Iwai e del suo Electroplankton, il tripudio di colori del rosaceo Kirby?
A un certo punto, però, Nintendo e molti osservatori capirono quale dovesse divenire il filone principe da seguire per raggiunge un’audience finalmente vastissima. L’incredibile successo di titoli come Brain Training, che pur nella loro semplicità si rivelarono capaci di catalizzare l’attenzione di milioni di casual gamer, indusse le compagnie a pensare che la chiave del successo fosse inseguire i gusti effimeri delle platee di videogiocatori dormienti, sopiti, potenziali. E avevano ragione.

Uno sguardo al catalogo più recente del DS mi lascia un senso di vuoto, un senso di disorientamento. Le miriadi di cloni, di fotocopie scialbe senz’anima di Catz, Dogz e Horsez costituiscono il comun denominatore. Viene da pensare che la rivoluzione nintendiana, almeno sulla piattaforma portatile in oggetto, sia consistita banalmente nel sostituire uno status quo di aridità con un altro, che anche l’industria sia pervasa da corsi e ricorsi storici, e che le cose non cambieranno nuovamente sino a quando qualcuno non comincerà a reclamare, piagnucolando, un qualche tipo di difference. Ad una prima fase seminale non è susseguita una di maturazione.

Riflettendo meglio, però, sorge un dubbio quasi amletico: devo parlare di occasione perduta o i miei sono i semplici vaneggiamenti di un videogiocatore che per la prima volta nella sua carriera ludica si trova dinanzi ad un’offerta completamente al di fuori della sua portata? Forse è questo il vero successo della differenziazione dei generi, dei gusti, cioé il sentirsi totalmente alieni da un certo insieme di contenuti. Bisogna solo lamentarsene un po’ meno.

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https://arsludica.org/2008/07/03/occasione-perduta-o-semplicemente-fuori-portata/feed/ 17 1759
Wii Fit ci salverà https://arsludica.org/2008/04/24/wii-fit-ci-salvera/ https://arsludica.org/2008/04/24/wii-fit-ci-salvera/#comments Thu, 24 Apr 2008 16:52:30 +0000 http://arsludica.org/?p=1497 Per saperne di più]]> Avanti obesi onanisti dal culo a chiatta piena di mondezza! E’ arrivato il vostro momento! Alzate le budella appesantite dagli anni in cui siete rimasti inerti davanti allo schermo.

Fino ad oggi avete creduto di potervi infilare in qualche mondo fatto di vettori e pixel per salvare regni, principesse, voi stessi e il vostro cane. Tutto quello che avete ottenuto è una panza da fare schifo ai cammelli orbi della Tunisia.

Alzatevi dalle vostre sedie sudaticce come le vostre natiche e iniziate ad agitarvi come salcicce sul girarrosto. E’ l’ora della riscossa! Dimostrate che non vi piace soltanto guardare film porno masturbandovi mentre mangiate patatine al formaggio!

Oggi anche voi entrate a far parte della società, perché la società è entrata a far parte di voi decidendo di farvi dimagrire!

E un, due, tre
e un, due, tre.

Non lo avete capito che fate schifo e che la vostra vita non ha avuto senso? Avete amato i videogiochi per arrivare alla rivelazione: siete degli esseri inutili che hanno sempre puntato sul cavallo sbagliato.

Tu che mi guardi basito con in mano Wii Diet, la dietà interattiva che picchia i carboidrati usando i Mii. Tu che hai in mano un joypad, residuato di un modo di concepire i videogiochi da sfigati cronici capaci soltanto di scaccolarsi combattendo contro qualche boss di forma fallica… sì, proprio tu.

Guardami e pensa alla tua nuova vita. Pensa a quello che sei e a quello che potresti diventare e gioisci! Wii Fit è qui!

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Cosa cerco in realtà? Forse non voglio saperlo https://arsludica.org/2008/03/11/cosa-cerco-in-realta-forse-non-voglio-saperlo/ https://arsludica.org/2008/03/11/cosa-cerco-in-realta-forse-non-voglio-saperlo/#comments Tue, 11 Mar 2008 06:00:57 +0000 http://arsludica.org/2008/03/11/cosa-cerco-in-realta-forse-non-voglio-saperlo/ Per saperne di più]]> wii

Ave Caesar, morituri te salutant! L’eco del saluto echeggia nell’arena, accompagnato dal brusio della folla stipata nei vari settori della cavea. Il combattimento odierno prevede uno scontro fra un mirmillone e un reziario, sfida impari invero, ma proprio per questo interessante. Il mirmillone, gladiatore la cui gloria è consacrata in tutto l’impero, sa di meritare gli onori e l’amore del pubblico. La sua non è una blanda sicumera bensì una sincera risolutezza foraggiata da anni di giochi e costante potenziamento. Lui offre al pubblico ciò che il pubblico crede di volere – more of the same – in una rassicurante formula consolidata, confezionata di volta in volta con qualche effetto speciale in più.

Il reziario, invece, ha dalla sua parte l’agilità e la destrezza tipica di chi sa di doversi esporre per avere delle possibilità di vittoria. Il suo intendimento consiste nell’offrire al pubblico ciò di cui ha realmente bisogno, la magia, magari escogitando un colpo mai visto finora. Nel frattempo il popolo acclama impaziente il sangue, ambrosia romana, certo di trovare in esso l’immortalità mortale. Certo di premiare il combattente che meglio riuscirà a placare questa sete atavica di evasione.

Secoli e secoli sono trascorsi da quella giornata di festa ma poco è cambiato nel modo di intendere il diletto. Un esempio, a prima vista forzato, lo possiamo ammirare in ambito videoludico. Le arene hanno lasciato spazio alle comunità virtuali, la sfida fra creatività e ottimizzazione continua a rappresentare una costante, il desiderio di svago è lo stesso. Negli ultimi anni abbiamo assistito a mirabili tentativi di innovazione, Nintendo ha risollevato le sue sorti con il DS, il Wii e giochi-non giochi (vedi Brain Training), ovvero prodotti che altri non avrebbero mai osato distribuire. Il pubblico ha premiato questa condotta ardita, molti giocatori ormai esasperati hanno riassaporato il gusto di videogiocare e nuove leve (anche femminili) hanno scoperto una nuova frontiera del divertimento.

Tuttavia allo stesso tempo gli scaffali si sono anche riempiti di giochi troppo simili fra loro, sequel, expansion e bonus pack. Impossibile non citare in merito la saga di The Sims 2 comprendente sette espansioni, cinque bonus pack più uno in arrivo (Kitchen & Bath Interior Design – incommentabile, direi). Si tratta di approcci diametralmente opposti per conquistare il mercato, linee di pensiero comunque destinate in caso di successo a incontrarsi.

E il pubblico, mentre noi analizziamo la situazione, assiepa gli spalti – o meglio i monitor – aspettando bramosamente di essere sollazzato. Aspettando con ingordigia il ritorno del campione, sempre più agguerrito ma disposto a blandire il popolo come la più generosa delle puttane. Lo stesso popolo che però non vuole avere un solo Dio e guarda con occhio curioso il nascere di nuovi idoli, nella speranza di essere sorpreso da un colpo mai visto finora. Tutto ciò senza rendersi conto che questo colpo sarà la causa della propria sofferenza.

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Retrocrap – Zelda II: The Adventure of Link https://arsludica.org/2007/12/04/retrocrap-%e2%80%93-zelda-ii-the-adventure-of-link/ https://arsludica.org/2007/12/04/retrocrap-%e2%80%93-zelda-ii-the-adventure-of-link/#comments Tue, 04 Dec 2007 07:00:49 +0000 http://arsludica.org/2007/12/04/retrocrap-%e2%80%93-zelda-ii-the-adventure-of-link/ Per saperne di più]]>  

Prodotto e Sviluppato da Nintendo | Piattaforma NES, GBA, NINTENDO DS, VIRTUAL CONSOLE | Rilasciato il 26 Novembre 1988 (Versione PAL)

OK, signori, c’è uno Zelda che fa schifo.

Sconvolti?

z2_link_by_sleeping_zelda.png

Non fate quelle facce. In realtà basterebbe poco per ribaltare questo giudizio perentorio, ma visto che questo poco non verrà mai fatto perché non prendersi la soddisfazione di massacrare con cattiveria uno Zelda? In fondo mi accontento di poco, visto che c’è gente che si diverte ad accoppiarsi con i cani e altri che sono settimane che guardano le schermate di configurazione di Crysis masturbandosi leggendo le decine di guide al tweaking sparse su internet (quella roba tipo: “ho ottenuto 0,023 frame per secondo in più disattivando la conta dei secondi nell’orologio di Windows, fantastico”). Lo so, le due cose non sono paragonabili. Molto meglio accoppiarsi con un cane (dipende dalla razza, però).

La trama: subito dopo i fatti del primo capitolo della serie, Link trova una Zelda centenaria addormentata in una specie di santuario. Praticamente un mago cattivo le ha lanciato contro un incantesimo che nessuno è stato in grado di dissipare. Per questo il fratello l’ha messa su un altare, l’ha sigillata e ha deciso che da quel momento tutte le principesse di Hyrule si sarebbero chiamate Zelda (e che donna tu partorirai con gran dolore e… mmmm questa è un’altra storia), in onore della bella addormentata. Indovinate chi è il preselezionato che può liberare l’anziana Zelda dal suo sonno eterno? Ma Link, ovvio. Per farlo, il nostro eroe verde deve piazzare sei cristalli in sei dungeon dopo aver sconfitto sei boss.

zelda-2-the-adventure-of-link.png

Il gioco è praticamente un platform/RPG. Gli elementi RPG sono pochi, in realtà: tre caratteristiche incrementabili salendo di livello, alcune magie da acquisire parlando con i saggi dei vari villaggi visitabili e… basta. Vabbé, non che la serie Zelda abbia mai brillato per la profondità del sistema ruolistico.

Zelda II è diviso in due fasi distinte: una esplorativa, vista dall’alto, in cui si viaggia fra le varie locazioni, e una platform vista lateralmente, in cui si esplorano nel dettaglio i luoghi raggiunti, si parla con i personaggi e si risolve qualche semplice enigma (nel caso dei villaggi) o si combattono dei nemici attraversando oscuri dungeon più o meno lunghi (nel caso dei templi o delle grotte). Ci sono anche degli incontri casuali, piuttosto snervanti, che danno vita a combattimenti contro nemici di varia natura (a seconda della porzione di mappa in cui ci si trova).

Per accumulare i punti esperienza necessari alla crescita dei livelli bisogna uccidere i nemici. Non tutti i nemici danno punti esperienza, comunque. Alcuni, i più deboli, non danno nulla mentre in alcuni casi si ottengono oggetti invece dei preziosissimi punti.

Lo so, lo so. Vi state chiedendo perché Zelda II è stato inserito fra i Retrocrap… ci arrivo subito.

Per due motivi precisi.

Il primo è la spada di Link: è corta. Per capirci pensate a Giuliano Ferrara nudo in una vasca di acqua gelida mentre guarda una foto di Prodi e provate a immaginare l’estensione suo pisello. Ecco. La spada di Link è il primo caso di spada “breve” più che di spada corta. Peccato che i nemici siano stati dotati di spade più lunghe delle sue e che quindi i combattimenti siano “leggermente” squilibrati a loro vantaggio. Oltretutto Link, a forza di nutrirsi di fatine, è debole come un articolo di Ostellino e colpisce in modo discretamente lento. È una gioia sentirsi impotenti nei livelli pieni di nemici, dove si viene attaccati da destra e da sinistra con il nostro eroe che subisce colpi continuamente, costringendo a tentare corse forsennate per cercare di limitare i danni.

Ma fosse solo per la spada non avrei inserito Zelda II fra i Retrocrap. In fondo i giochi difficili mi piacciono e, anche se la difficoltà è dovuta a qualche difetto di design, finché è domabile non mi crea molti problemi. Il vero problema di Zelda II sono i punti esperienza.

Immaginate di aver sudato dieci camicie con i baffi e sette tanga di Britney Spears per raggiungere i 2100 punti esperienza. Ve ne mancano 100 per salire di livello. Bene, vedo un nemico. Ora lo uccido e… no, mi ha ucciso lui. Poco male. Continuo e… ma dove sono finiti i punti esperienza? Hey! Rivoglio i miei 2100 punti esperienza! DOVE DIAVOLO SONO I MIEI 2100 PUNTI ESPERIENZA!?!

Ma proseguiamo ad immaginare. Mi trovo davanti alla stanza di un boss. Ho accumulato 2600 punti esperienza. Lo scontro è difficile. Decido di salvare così da poter ritentare in caso di insuccesso. Ecco, il salvataggio è stato effettuato e… perché sono tornato dalla stronza addormentata? Perché i miei punti esperienza sono ridotti a zero? Perché devo rifare tutto il dungeon? Perché non ci sono più gli oggetti che ho raccolto in precedenza ma i punti esperienza mi sono stati comunque tolti? Perché tanta cattiveria verso il povero videogiocatore?

zelda2_spectacle_rock.png

Era l’inizio della seconda metà degli anni 80 e Isshin, il designer del gioco, colpito in testa da una luce solida sulla via di Damasco, decise che il giocatore doveva poter salire di livello soltanto accumulando tutti i punti esperienza necessari in una singola sessione di gioco, senza la possibilità di salvare o di proseguire nella sua opera in caso di morte. Decise anche che il giocatore sarebbe stato rispedito all’inizio dell’avventura dopo ogni salvataggio e dopo aver ricaricato la partita. Queste decisioni malate, furono accolte in modo entusiastico da un Myamoto ubriaco (in questo caso semplice producer) che, invece di tirare fuori una spada e costringere Isshin a fare seppuku, gli permise di perpetrare questo delitto contro la comunità videoludica.

Commento: frustrante come assistere al derby Roma-Lazio nella curva della Roma indossando la maglia della Lazio.

Da ricordare: molte cose, ma soprattutto come sia possibile rovinare un potenziale capolavoro commettendo due semplici errori.

Giudizio sintetico: questo è per le donne: regalatelo al vostro uomo, spogliatevi, e ditegli che gliela darete solo quando lo avrà finito. Mentre gioca toccatevi tutte le parti del corpo.

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Speciale Pokémon https://arsludica.org/2007/09/03/speciale-pokemon/ https://arsludica.org/2007/09/03/speciale-pokemon/#comments Mon, 03 Sep 2007 05:00:43 +0000 http://arsludica.org/2007/09/03/speciale-pokmon/ Per saperne di più]]> gba - firered packshot Parliamoci chiaro: Pokémon o lo si ama o lo si odia, come molti altri RPG nipponici. Complice un game design molto semplice ed una grafica in stile manga essenziale e pulita, la serie, dopo la sua scoperta da parte di una nicchia di hardcore gamer, è stata da sempre commercializzata come un gioco per bambini, anche grazie al grandissimo successo che dell’Anime, e questo non ha certo influito sulla popolarità degli RPG tra i più grandicelli. In realtà Pokémon è molto più che un gioco per bambini in età scolare e presenta spunti di interesse per chiunque ami gli RPG corali in cui si hanno a disposizione centinaia di personaggi da far progredire e customizzare. Se vi piaccino gli RPG a turni e siete andati pazzi per Final Fantasy Tactics, Suikoden, Megami Tensei o Persona è probabile che Pokémon faccia al caso vostro, se riuscirete ad andare oltre il consunto concetto che si tratta di un gioco per mocciosi.

In questo articolo faremo una lunghissima e, si spera, sufficientemente esaustiva retrospettiva di tutti i Pokémon RPG mai rilasciati, cercando di fornire lumi ed introdurre chi fin’ora si era sempre tenuto a distanza di sicurezza dalla serie alle sue più interessanti meccaniche di gioco.

Cos’è un Pokémon RPG, esattamente?

emerald safariCiò che ha reso Pokémon un gioco unico è la sua inconfondibile presentazione: le meccaniche sono apparentemente semplici ma nascondono una profondita stratificata che permette di utilizzare il gioco con livelli di coinvolgimento crescenti. Il design open-ended si appoggia su una struttura narrativa di base tipica dei titoli nipponici: il protagonista si imbarca per propria scelta o come conseguenza di eventi al di fuori del suo controllo in un viaggio di esplorazione ed apprendimento che lo farà diventare un Campione Pokémon. Per far questo egli dovrà innanzi tutto addomesticare ed allevare i Pocket Monsters (termine che, abbreviato, diventa Pokémon) che incontrerà al fine di studiarne le potenzialità in combattimento e l’ecologia. I dati acquisiti saranno inseriti in un database portatile chiamato Pokédex, usato per classificare ed analizzare le molteplici specie di Pokémon esistenti. Il protagonista, una volta acquisita una squadra di Pokémon sufficientemente esperti dovrà affrontare gli 8 Capi Palestra che forniscono le certificazioni sui più comuni tipi di Pokémon, per poi affrontare i cosidetti Elite 4, i vecchi Campioni Pokémon i cui pet sono ormai arrivati a livelli di esperienza ineguagliati. Attorno a questo pretesto narrativo molto giapponese, si dipanano altre vicende che invece sono specifiche per ogni serie: l’eroe si troverà impegnato a sventare la conquista del mondo da parte dei cattivoni di turno (che ovviamente preferiscono i Pocket Monsters alle armi), dovrà approfondire le origini ed i legami che legano i Pokémon e gli esseri umani, si troverà coinvolto in battute archeologiche, quest ecologiche, concorsi, missioni di recupero, etc…

dp trade Il meccanismo di gioco è pesantemente ispirato a classici del passato 8-bit come la serie Megami Tensei: il giocatore non interviene mai in prima persona nei combattimenti a turni ma si affida ad un party composto al massimo da 6 mostri che si comportano a tutti gli effetti come dei personaggi giocanti. Essi accumulano livelli di esperienza che permettono loro di migliorare i propri attributi ed acquisire nuove mosse di combattimento, raggiunte le giuste condizioni essi si evolvono in forme di vita progressivamente più potenti. A differenza di Megami Tensei, in cui tutti i pet acquisibili dello stesso tipo sono sostanzialmente uguali, Pokémon introduce moltissime variabili che influenzano lo sviluppo dei mostriciattoli: i potenziali di crescita di due mostri della stessa specie possono andare in direzioni differenti perché sono influenzati da alcuni parametri casuali, dagli avversari che il mostro affronterà durante il suo allenamento e da alcuni oggetti o alimenti che il giocatore gli fornisce. Questa enorme variabilità, unita alla classificazione dei mostri in 13 tipologie elementali differenti e al fatto che ogni mostro può conoscere solo 4 diverse mosse di combattimento prese da un pool di diverse decine che acquisisce durante la crescita, crea moltissime combinazioni utili (ed inutili) ai fini del combattimento. Se per ultimare il gioco ci si può limitare ad allevare una decina di mostri, parte del divertimento e del fascino del gioco risiede nel localizzare e catturare tutte le creature per poi allenarle al meglio o scambiarle con altri giocatori. Queste sfaccettature, che nel caso dei giocatori meno esigenti possono essere del tutto trascurate, diventano un fattore di longevità estrema per chi ama il tweaking dei personaggi, la caccia ai contenuti nascosti e, ovviamente, la competizione.

Un altro aspetto caratteristico della serie, infatti, è quello multiplayer competitivo. Sin dal 1996 infatti, GameFreak ha dato ai suoi titoli la possibilità di giocare in multiplayer locale con il fine di scambiare i mostri e affrontarsi in combattimenti PVP. Ciò che rese popolare questa modalità di gioco è il fatto che in ogni versione del gioco è impossibile completare il Pokédex: alcuni mostri (circa una ventina) sono presenti solo in una versione specifica e non nell’altra, incoraggiando l’aspetto sociale del gioco. Visto il successo del concept degli scambi, nel corso degli anni Game Freak ha esplicitamente incoraggiato il multiplayer aumentando le feature disponibili ai potenziali allenatori come il fatto che i mostri scambiati progrediscono più velocemente di quelli catturati oppure che oggi sia possibile far accoppiare ed allevare i Pokémon ed avviare delle vere e proprie scuderie di campioni selezionati per specifici ruoli nei combattimenti.

dp cityscape La genialità degli sviluppatori non si è però fermata qui: ogni gioco è letteralmente pieno di meccaniche segrete e zone apparentemente inaccessibili. La coscienza collettiva degli appassionati nel corso degli anni è riuscita a dirimere gran parte dei segreti annidati nei vari titoli, ma alcuni temi ancora risultano controversi, nonostante siano passati oltre dieci anni dalle prime versioni del gioco. La ricerca di queste particolarità nascoste è quello che rende l’esperienza di giocare a Pokémon unica: non sempre quel buco nella lista del Pokédex vuol dire che il Pokémon è inaccessibile nella versione che si possiede: nel passato i giocatori hanno assistito con sorpresa ad evoluzioni inaspettatate tra Pokémon scambiati in circostanze particolari (come l’equipaggiamento di un oggetto specifico o il giusto morale tanto per fare due esempi). Anche il semplice collegare due Generazioni diverse di giochi tra di loro può portare delle sorprese, come vedere luoghi familiari popolati di nuovi mostri prima ignoti oppure assistere al dipanarsi di nuovi eventi.

Quello che stupisce è come il gioco riesca a veicolare questa notevole varietà utilizzando pochissime e semplicissime regole di base: familiarizzare con la struttura di gioco è semplice, ogni mostro è facile da controllare perché le mosse che possiede sono solo 4 ed è molto semplice ricordare tutte quelle di cui si dispone in un party (appena 24), ogni creatura è facilmente riconoscibile e questo permette di ricordare immediatamente il ruolo che si è scelto per lei in battaglia. Nonostante esistano molti tipi di Pokémon e ancora più mosse, la loro introduzione è graduale (praticamente l’intero gioco single player è un lunghissimo tutorial che alla fine lascia il giocatore completamente padrone dei suoi mostri) ed il design segue sempre i criteri dell’essenzialità e della chiarezza. Il completare il gioco non lo finisce: gran parte del mondo diventa accessibile solo a storyline conclusa e molte prove e quest secondarie iniziano solo dopo che la storia principale (e con essa il processo di apprendimento) è stata del tutto conclusa. In questo modo ogni prova è al massimo un’impresa impegnativa ma mai impossibile o frustrante perché il design ha fornito in precedenza sempre tutti gli strumenti e le cognizioni necessarie ad affrontarla.

La Generazione 1: Verde, Rosso, Blu e Giallo

gb - green Nonostante quanto detto, il primo Pokémon (Pokemon Verde, 1995) fu un insuccesso clamoroso. GameFreak, lo sviluppatore del gioco, rischiò la bancarotta e ritardò volutamente il rilascio della versione complementare (Pokémon Rosso, 1996), per rivederne la grafica e lavorare sulle mappe ed il bilanciamento (la versione Verde era veramente troppo complicata e frustrante). Ci sono precise ragioni storiche per questa mal ricezione: il Gameboy sino a quel momento era stata una console su cui gran parte degli sviluppatori rivendevano le proprietà intellettuali già consolidate sulle console casalinghe. La sola idea di creare qualcosa di dedicato al mattoncino grigio, che non avesse come protagonista un personaggio già famoso era ritenuta assurda e gli stessi videogiocatori non erano abituati a cercare delle novità assolute nelle offerte Gameboy. Fortunatamente, però, qualcuno riconobbe i pregi di Pokémon Verde e quando la revisionata versione Rossa fu immessa nel mercato, il passaparola inescò l’inizio della leggenda. Oltre ad abbassare la difficoltà e la complessità delle mappe, Pokémon Rosso instaurò quella che divenne una delle componenti virali più efficaci nella vendita delle cartucce colorate: i vantaggi in esperienza acquisita per i Pokémon scambiati con altri allenatori.

Anche secondo gli standard di oggi, la Generazione 1 propone un’offerta di feature tale da fare invidia ai titoli per le console ammiraglie: decine di ore di gioco, una scuderia di 150 mostri e un efficace supporto degli sviluppatori che sin da subito crearono una lega competitiva ufficiale e dei mostri da distribuire come premio solo in determinati eventi pubblici. Queste caratteristiche fecero arrivare massicciamente Pokémon anche in occidente: nonostante la barriera linguistica, la struttura open-ended del gioco permetteva anche agli utenti import di apprezzare il multiplayer e la customizzazione estrema dei personaggi.

La release giapponese di Pokémon Blu (1997), una versione ulteriormente revisionata e bilanciata della Generazione 1, fece da base per il rilascio simultaneo delle prime due versioni occidentali di Pokémon: Pokémon Rosso e Pokémon Blu (1998). Queste versioni sono esclusive per l’occidente e basate sul codebase di Pokémon Blu giapponese, esse presentano una grafica migliore ed un gameplay talmente bilanciato da rappresentare il punto di riferimento per la Generazione 1 anche in Giappone.

GB - Pokemon Blue A bene vedere, la Generazione 1 non è invecchiata benissimo. Ancora oggi si nota un Gameboy spinto oltre i limiti del possibile, un mondo esplorabile che fa invita a Link’s Awakening e una complessità di gioco unita ad una semplicità di interfaccia ritenuta impossibile da ottenere su Gameboy. Basta ricordare gli obrobriosi Final Fantasy per GB per rendersi conto che Pokémon creò un superiore metro di valutazione per gli standard RPGistici su handheld, metro che riuscirono ad eguagliare solo i succesivi port revisionati di Dragon Quest (da cui con l’influenza di Pokémon nacque il divertente spin-off Monsters) e i vari episodi di Zelda (che nelle sue ultime iterazioni per Gameboy Color scelse anch’esso la strada delle versioni multiple collegate tra di loro in alcune meccaniche di gioco).

Da questo momento in poi il mondo dei Pokémon sembra sdoppiarsi. Da un lato inizia la mercificazione del marchio su scala globale e spin-off videoludici di bassissima qualità basati su un Anime dedicato ai bambini più piccoli (errore che diventerà deleterio nel lungo termine), dall’altro continua, quasi con indifferenza, l’inesorabile marcia degli RPG dedicati ai mostri più popolari del globo, che continuano ad affascinare gli hardcore gamer di tutte le età, grazie alla raffinata giocabilità e ad un multiplayer ineguagliabile.

Il primo scricchiolio in Pokémon lo si registra già con un deludente Pokémon Giallo (1998), ennesima re-release della Generazione 1, che integra Pikachu ed alcuni eventi dell’Anime nella storyline ma non aggiunge molto alla serie. In aggiunta alle solite side quest si aggiunge in nuovo obiettivo di mantenere Pikachu sempre di buon umore e un parziale supporto al Gameboy Color con una modalità Super Game Boy a palette variabile.

Visto il relativo insuccesso di Pokémon Giallo tra gli amanti dell’RPG, gli sviluppatori decidono di mantenere le distanze dal resto dell’aggressivo merchandising per non rischiare di rimanere intrappolati nella macchina mangiasoldi che loro stessi avevano contribuito ad avviare.

La Generazione 2: Oro, Argento e Cristallo

GBC - Crystal Overworld Pokémon Oro e Argento (2000) sanciscono questa volontà di indipendenza: il Pokédex viene espanso con altre 100 nuove entry (portando il massimo a 251), si introduce il ciclo giorno-notte che influenza gli incontri casuali (e quindi la cattura dei Pokémon) e c’è l’introduzione di due nove tipologie di Pokémon. Le novità proseguono con la differenziazione delle Pokéball (gli strumenti necessari a catturare i Pokémon selvaggi) per rendere più efficace e meno frustrante la cattura dei mostri più rari ed aggressivi, c’è uno sviluppo ulteriore della storyline già introdotta con le quest archeologiche della Generazione 1 che vede come protagonisti i Pokémon Antichi e Leggendari. Ora è inoltre possibile equipaggiare i mostri con oggetti che ne aumentano le prestazioni in battaglia e sono introdotti gli Shiny Pokémon, rarissime versioni di colore diverso dei Pokémon standard, con potenzialità di crescita molto maggiori, indispensabili per i competitivissimi tornei Giapponesi. Un particolare che diventerà fondamentale nella Generazione 3 viene introdotto qui quasi in sordina: l’allevamento dei mostri. Utilizzando apposite stalle presenti nel gioco e due Pokémon di sesso opposto appartenenti alla stessa specie è possibile ottenere delle uova che, una volta schiuse, forniranno un mostro che erediterà (per lo più convertendole in meglio) le caratteristiche dei propri genitori.

Anche lo scenario della storia cambia: a Kanto, il continente della Generazione 1, il gioco aggiunge Jotho, il continente da cui si parte. Kanto diventerà esplorabile solo dopo aver battuto completamente gli Elite 4 e aver concluso la storia principale del gioco. Oro e Argento presentano grosso modo la stessa struttura narrativa della generazione precedente: come al solito alla scalata al potere per divenire un Campione si affiancano decine di eventi e storie parallele. Durante l’avventura (lunga quasi il doppio rispetto alla Generazione 2) il protagonista scoprirà che il Team Rocket non era stato completamente sconfitto e dovrà sventare un loro nuovo piano per dominare il mondo.

gbc - crystal combat Come di consueto, dopo poco tempo venne rilasciata la revisione finale della Generazione 2, Pokémon Cristallo (2001), che conteneva solo minori tweak nel gameplay e un assortimento di Pokémon leggermente differente per rendere ancora necessaria l’interazione con altri giocatori. La consuetudine di rilasciare la “versione definitiva” di ogni Generazione, migliorata grazie ai feedback dei fan, diventerà uno standard nel sistema di commercializzazione di Pokémon e le future iterazioni oltre a tweaks e fix apporteranno moltissime nuove feature per rendere il titolo finale di ogni serie più appetibile.

Se con Giallo si era cercato di banalizzare il tutto per renderlo adatto ai bambini in età scolare, qui la tendenza si inverte: tornano i manualoni di centinaia di pagine e il livello di difficoltà e complessità cresce di nuovo, riguadagnando il rispetto dei giocatori più maturi che proprio non si trovavano negli incontri ultra-semplificati e troppo facili della versione Gialla. Tuttavia qualcosa manca ancora. L’aggiunta di nuovi mostri non solo espanse le potenzialità di gioco ma rese molti più evidenti alcuni limiti del game design: la propensione all’utilizzo di Pokémon con abilità super-efficaci sui mostri di tipo opposto per superare gli scontri più duri e una eccessiva importanza dei livelli di esperienza dei mostri limitavano il divertimento negli scontri multiplayer. Nonostante Pokémon preveda 100 livelli di esperienza per ciascun mostro, anche un singolo livello di distacco nella Generazione 1 o 2 voleva dire disfatta totale per il Pokémon più debole, rendendo obbligatori scontri tra mostri di uguale livello o scontri tra mostri di livello massimo per garantire un minimo di bilanciamento.

La Generazione 3: Verde Foglia, Rosso Fuoco, Rubino, Zaffiro e il traboccante Smeraldo

Con l’avvento del GBA, divenne ben presto maturo il tempo per il lancio della Generazione 3: Pokémon Rubino e Zaffiro (2003) furono un progetto ambiziosissimo, volto a colmare tutte le lacune delle precedenti Generazioni. Per la prima volta le due edizioni hanno storie completamente diverse e vengono aggiunti altri 135 mostri, portandone il numero complessivo a 386. Per la prima volta, però, solo 200 sono catturabili nei due giochi e gli altri devono necessariamente essere importati utilizzando i due remake della Generazione 1 che saranno rilasciati poco dopo: Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia (2004).

emerald La necessità di reimportare i vecchi mostri utilizzando dei remake non fu solo commerciale. Il gameplay in Rubino e Zaffiro fu completamente stravolto: i mostri vengono arrichiti di specifiche personalità individuali (prese a caso tra un pool di 20 diverse) e di un’abilità speciale che dipende dalla specie, fattori che influeranno moltissimo lo stile di combattimento di ogni razza. Ora si possono far combattere sino a due mostri contemporaneamente aggiungendo molta profondità ai duelli con l’introduzione delle combo di gruppo. Il sistema di riproduzione diventa più complesso, permettendo accoppiamenti tra razze diverse e la possibilità per i baby Pokémon di nascere con mosse che prima era possibile acquisire solo utilizzando un numero limitato di oggetti trovati durante il dipanarsi della storia. Da questo momento in poi, l’allevamento dei mostri diventa fondamentale per il successo in multiplayer e Pokémon inizia a subire le influenze di giochi come Harvest Moon ed Animal Crossing su alcune caratteristiche secondarie, come la coltivazione e l’ibridazione delle bacche (che, se date ai pokémon gli forniscono abilità speciali), la partecipazione a concorsi e i rivisti meccanismi di scambio, più simili ad una vera e propria compravendita.

In Rubino e Zaffiro viene introdotta la nuova regione di Hoenn, con una geografia molto più complessa e vasta. Le due storie vedono il protagonista alle prese con il Team Magma o Aqua (a seconda della versione), desiderosi di conquistare il mondo controllando i temutissimi e potentissimi Pokémon Leggendari.

Successivamente, entrambe le versioni (già di per sé molto lunghe ed impegnative rispetto agli episodi precedenti) verranno accorpate in un unico gioco di portata epica, Pokémon Smeraldo (2005), in quello che ancora oggi è il gioco per Gamboy Advance più grande e ambizioso mai realizzato, richiedente almeno 80 ore per essere completato ed integrante anche tutte le creature presenti nelle ormai inutilizzabili versioni Oro, Argento e Cristallo che erano rimaste escluse dalla Generazione 3 a causa delle revisioni radicali nel gameplay.

emerald title Se dal punto di vista tecnico la Generazione 3 fu un grande passo avanti, essa fu anche uno shock per gli appassionati poiché tutto fu stravolto. Al passo falso iniziale di escludere tutti i Pokémon Classici (che avevano ruoli molto ben definiti nei tornei ufficiali) sino al lancio dei due remake, si aggiunse l’eccessiva verbosità e lunghezza di Pokémon Smeraldo che divenne appannaggio solo dei più resistenti giocatori hardcore. D’altra parte, la rivoluzione del gameplay fece guadagnare alla comunità moltissimi nuovi adepti, non più intimiditi dalle consocenze pregresse e dai risultati già raggiunti dei veterani. Con la Generazione 3 diventa del tutto chiaro che Pokémon l’RPG non è un gioco adatto ai bambini: il gioco ormai è troppo complesso e lungo per essere completato da un bambino in età scolare come poteva accadere per i precedenti episodi.

Se in Giappone, per motivi culturali ed educativi, i Pokémon RPG continuano ad essere popolari anche tra i più piccoli, in occidente questi giochi sono completamente alieni agli standard di intrattenimento dei fanciulli e Pokémon diventa una grande delusione per gran parte di chi lo chiede in regalo, contribuendo alla progressiva contrazione del fenomeno commerciale ad esso associato. La Pokémon Company reagisce forse troppo tardi promuovendo giochi di alta qualità e semplificati per i più piccoli (come Pokémon Ranger) e gran parte dei bambini vengono persi a favore di serie con giochi più compatibili con la platea dei più piccoli. Il fenomeno commerciale inzia il suo ridimensionamento. Paradossalmente, gli RPG ne escono rafforzati, grazie anche al fatto che i primi adepti della serie nel frattempo sono cresciuti e sono più che soddisfatti di giochi più profondi. Altri spin-off del tutto adatti agli adulti (come il gioco di carte collezionabile) soffrono per il marketing che ha trascurato tutti a favore del volubile vivaio dei più giovani che però sembrano preferire sempre più Yu-Ghi-Oh!, anche per la sua maggiore semplicità ed immediatezza.

La Generazione 4: Pokémon Diamante e Perla

Finalmente arriviamo ad oggi. Dopo un’ennesima pausa di riflessione per evitare un ulteriore passo falso, finalmente è arrivata la quarta e ultima generazione di Pokémon: Pokémon Diamante e Perla (2008). Con questa edizione, considerata da tutti un indiscusso capolavoro nonché la Generazione più ricca mai concepita, i mostri sono arrivati ad dp combatun impressionante totale di 493, sono stati reintrodotti gli sprite animati nel pre-battaglia (rimossi nella Generazione 3 per risparmiare prezioso spazio nelle cartucce), le modalità di allevamento sono state estese anche ai Pokémon Classici e, limitatamente, Leggendari (in questa versione è possibile importare da tutte le generazioni precedenti) ed è stato introdotto il crafting di oggetti per potenziare i Pokémon. Il motore di gioco è passato ad un 3D isometrico con cel shading per le fasi di esplorazione, a cui si affianca il tradizionale motore di combattimento a turni 2D, ora arricchito di qualche effetto speciale in più.

La storia si svolge nel nuovissimo continente di Jotho, dove il protagonista dovrà vedersela con il Team Galaxy, una squadra di tecno-terroristi di probabile origine extraterrestre stranamente interessati ai Pokémon.

Poiché è difficile migliorare un gameplay che ha ormai raggiunto la perfezione, la Generazione 4 riporta il focus sul multiplayer che nelle precedenti iterazioni aveva subito pochissimi cambiamenti. Ora completamente integrato con Nintendo WiFi Connection, il gioco apre l’universo di Pokémon ad Internet realizzando un nuovo tipo di ibridazione tra gioco single player (o limitatamente multi player) e massivo. Il gioco continua a supportare sia la modalità single player o multiplayer locale ma, grazie ad una infrastruttura online persistente, introduce la possibilità di sfidare e scambiare mostri con chiunque abbia una connessione ad Internet.

Se questo meccanismo non è certo innovativissimo, la sua efficacia nel contesto hand-held è palese: una console portatile non è fatta per essere sempre connessa, è giusto quindi prevedere delle occasioni di interazione via rete che possano essere differite ed alternate all’esplorazione single player. L’enorme database obbliga letteralmente gli utenti ad interagire per completare i rispettivi Pokédex ed il gioco mette a disposizione un mercato virtuale in cui pubblicare le proprie richieste ed offerte di scambio. La presenza di ladder sia locali che remoti e la possibilità di unirsi in gruppi e clan fa da battistrada alle competizioni globali non ufficiali e un sistema anticheat (non del tutto efficace) garantisce che le transazioni avvengano tra mostri che possiedano almeno statistiche “legali”.

Ancora una volta le componenti bucoliche e sociali di Pokémon vengono espanse: ora è possibile piazzare trappole o esche per attirare i Pokémon più timidi, piantare e coltivare decine di diverse bacche che possono essere cucinate in appositi cibi per i Pokémon oppure scambiate con abiti ed equipaggiamento per i mostriciattoli stessi, l’emittente televisiva nazionale aggiorna i giocatori dei risultati raggiunti dai propri componenti di clan od amici, con un sistema simile a quello degli Achievements Microsoft.

Sul fronte PVP ci si può scontrare sino in 4 in un’unica battaglia e il sistema di mosse cooperative è stato ulteriormente espanso per l’occasione. Per la prima volta, inoltre è possibile editare le regole degli scontri in una maniera molto simile a quella presente in Super Smash Bros.

Con l’approdo di Pokémon Diamante\Perla in Europa, la generazione 4 si è già assicurata oltre 10 milioni di copie vendute, facendo sembrare piccole e sparute comunità online costate molto di più come XBOX Live Arcade o World of Warcraft. Se le previsioni per il futuro sono ancora molto ottimistiche (c’è chi è fiducioso di vedere almeno 15 milioni di utenti Pokémon nel mondo, magari grazie all’immancabile titolo rivisto e corretto che chiuderà la Generazione 4), c’è da dire che il così grande successo del gioco è arrivato quasi inaspettato, visto il merchandising ormai in crisi nerissima e il declino di popolarità della serie nel pubblico di massa.

Conclusioni

dp wifiArrivati a questo punto, la domanda che rimane da farci è come si evolverà la serie. Arrivati alla Generazione 4, con un totale di quasi 530 mostri (se si considerano quelli nascosti nella cartuccia, che probabilmente verranno distribuiti nei tornei mondiali a partire da quest’anno) è difficile prevedere una Generazione 5 che possa mantenere ancora originalità e varietà, senza scadere nella complessità fine a sé stessa come successe con Shin Megami Tensei. Visto l’enorme successo di Diamante e Perla, inoltre, c’è da aspettarsi una seconda ondata di merchandising aggressivo e spietato e non è detto che anche questa volta il versante RPG dell’universo Pokémon ne esca intonso, specialmente se in occidente si continuerà a utilizzare come target la demografica sbagliata dei più piccoli.

Ad oggi Pokémon rimane uno dei più solidi RPG multiplayer disponibili sul mercato, con un replay value eccellente, che fornisce una sensazione di controllo e libertà difficilmente emulabile in altri titoli. La serie ha saputo arrivare a maturità senza introdurre interfacce inutilmente farraginose, senza mai prendersi troppo sul serio o affidandosi a meccaniche convolute e storie cervellotiche che stanno in piedi solo grazie alla fede incrollabile dei fan e che spaventano a morte nuovi giocatori.

Giocare a Perla o Diamante oggi non è molto dissimile dall’esperienza che si ebbe nel 1996: tutto rimane semplice ed immediato anche se molto più maturo, completo e divertente. Siamo ben lontani dal meccanismo dicotomico degli opposti delle prime versioni, dove ogni mostro aveva un suo specifico antagonista. In Pokémon ormai le scelte sono così vaste che tutto è permeato da un’aria di affascinante verosimiglianza. Una delle ragioni per l’inossidabile popolarità dei Pokémon RPG va trovata proprio nel modo in cui Game Freak ha sempre coltivato la sua relazione con i fan: nonostante il developer sia passato da casa indipendente a multinazionale miliardaria, non ha mai scisso quel legame con gli utenti che gli ha sempre permesso di migliorare la serie nella direzione che i giocatori volevano, rispettando le loro richieste ed esigenze.

Se volete saperne di più su come ogni titoli è giocabile e sulle loro innumerevoli particolarità (credetemi, abbiamo solo toccato la punta dell’iceberg) non posso fare a meno di consigliarvi la Pokémon community di Serebii.net, dove è possibile trovare anche un’apposita chat dedicata al gioco WiFi che è sempre popolata da diverse centinaia di inquietanti individui pronti a darvi consigli e\o a suonarvele di santa ragione ad ogni ora del giorno o della notte.

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E3 2006 https://arsludica.org/2006/05/08/e3-2006/ https://arsludica.org/2006/05/08/e3-2006/#respond Mon, 08 May 2006 23:59:01 +0000 Per saperne di più]]> Sì, tutti aspettiamo la PlayStation 3 e il Wii.
Sì, non ci sono tope svestite come negli scorsi anni ma solo tope vestite.
Sì, i titoli PC veramente interessanti sono pochi.
Sì, i titoli console la faranno da padroni ma non si vedrà nulla di particolarmente originale (se non i giochi Wii che, vista la console su cui gireranno, saranno nuovi per forza).
Sì, sarà una fiera sottotono rispetto agli anni passati (si dice sempre così, in fondo…).
Sì, le console di vecchia generazione verranno seppellite in pompa magna.
Sì, leggerete queste stesse cazzate su un po’ tutti i portali del mondo.
Sì, ormai la razzaccia dell’opinionista si è diffusa anche nel mondo dei videogiochi… quella figura tra il medium e il profeta che, in un paio di battute, vuole / deve riuscire a condensare il passato e il futuro del medium di cui parla. L’E3 è la sua orgia… la sua fonte di masturbazione preferita… un trampolino per il suo paroleggiare (non diciamo vacuo e vuoto perché a volte si leggono anche cose interessanti).
Sì, tutti criticheremo l’E3 ma tutti vedremo migliaia di screenshot, migliaia di filmati, leggeremo decine di righe e sbaveremo per i nuovi ritrovati della tecnica come le schede fisiche o i vibratori a forma di principessa Peach.
Sì, ci saranno migliaia di giochi differenti… ma non temete, sarà sempre l’hype (ovvero la pubblicità e le marchette) a dirvi quelli che dovete comprare.
Sì, tutti vorremmo essere lì.
Sì, per poter criticare, ovvio.

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La Rivoluzione ha un nuovo nome. E suona buffo https://arsludica.org/2006/04/28/la-rivoluzione-ha-un-nuovo-nome-e-suona-buffo/ https://arsludica.org/2006/04/28/la-rivoluzione-ha-un-nuovo-nome-e-suona-buffo/#comments Fri, 28 Apr 2006 17:08:01 +0000 Per saperne di più]]> “Spiazzante” è il termine più adatto a commentare il nome definitivo della nuova console Nintendo. Revolution, come per Dolphin (Gamecube) e Project Reality (Nintendo 64) è stato il nome temporaneo del nuovo progetto dell’azienda di Kyoto: “Wii” è quello definitivo.
Non riesco a descrivere ciò che mi passa per la mente in questo momento. Le reazioni che posso scorgere sulla rete sono tra le più disparate ed estreme. La maggior parte dei videogiocatori è sconcertata, un’altra parte incuriosita e lo zoccolo duro dei fan più estremisti, entusiasta.

Wii

È facile intuire perchè Nintendo abbia preferito divulgare pubblicamente il nome definitivo della sua console qualche tempo prima dell’E3: sicuramente per smorzare le prevedibili reazioni di sgomento che si sarebbero presentate alla conferenza. Scelta saggia questa, forse un po’ meno quella di scegliere un nome che si presta facilmente ad assonanze scomode e poco eleganti nell’idioma inglese. Semplice svista? Un po’ troppo clamorosa, mi viene da pensare.
Una cosa è certa, Nintendo vuol far parlare di sé oggi più che mai. Un gesto di sfrontatezza che suona come un messaggio atto a dimostrare quanto il colosso stia prendendo le distanze dai concorrenti (se di concorrenza si può ancora parlare). Chissà quanto studio si nasconde dietro a questo buffo nome e al suo significato; sicuramente nei giorni a venire ne sapremo di più (l’E3 è ormai imminente).
Nell’attesa, divertiamoci a fantasticare ricamandoci sopra.

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Mario Kart DS https://arsludica.org/2006/02/07/mario-kart-ds/ https://arsludica.org/2006/02/07/mario-kart-ds/#respond Tue, 07 Feb 2006 16:39:01 +0000 Per saperne di più]]> Prodotto e sviluppato da Nintendo | Piattaforma Nintendo DS | Rilasciato nel novembre 2005 (EU)

Quando ho acquistato Mario Kart DS, in preda ad una crisi mistica derivante dalla desolazione del panorama next-gen attuale (rappresentato per il momento dalla sola XBox 360), ho notato sulla confezione la dicitura “3+”. L’etichetta, applicata da PEGI, come è ben noto significa “adatto ad un giocatore dai tre anni in su”. Dopo una settimana di intense sessioni di gioco, trascorse tra le rassicuranti mura del bagno domestico e tra alienanti sfide in multiplayer all’università, posso affermare con tutta sicurezza l’universale versatilità del titolo in oggetto: è per davvero adatto dai bambini in età prescolare in su (almeno fino ai trentenni in cerca di uno svago dopo il lavoro, stando a quanto ho avuto modo di vedere). Bene, l’incipit privo di senso l’ho fatto.

Mario KartMario Kart DS è stato definito da più parti come il migliore della saga; io sono concorde: mi lascia puntualmente stupefatto l’abilità di Nintendo nel recodificare vecchio materiale e riproporlo in contesti inediti e, fatto ancor più importante, in gameplay funzionali ad un divertimento uniformemente crescente nel tempo. A fronte di 16 tracciati (cioè esattamente la metà di quelli a disposizione) presi pari pari dai precedenti episodi, di una caratterizzazione dei personaggi piuttosto avanti con l’età, e di scelte stilistiche già esplorate, si pone una monumentale modalità multigiocatore in wi-fi mai vista su piattaforme handheld. Vedere otto persone che, impegnate in gare serratissime, osservano con lingua penzolante fuori dalla bocca degli schermi microscopici è uno spettacolo di inestimabile valore; l’agonismo diviene portatile, la tenzone proponibile in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo (*).

Il resto, è il “solito”: azione veloce (ma non frenetica tanto quanto un F-Zero a caso; dopotutto siamo su kart) e mai avara di sorprese, oggetti bonus spassosissimi (il calamarcio si rivela una piacevole new-entry), longevità quasi infinita. E i difetti dove sono? A mio avviso nella fisica eccessivamente grossolana e arcade: le collisioni con gli elementi appartenenti allo scenario di gioco sono esagerate, fuori luogo e in qualche occasione snervanti. Si ha, infine, l’impressione che i designer abbiano lavorato più d’intuizione che di pianificazione: seppur ottimamente calibrato, MKDS fa sorgere il sospetto di esser stato sviluppato in tempi veloci e di serbare ancora potenzialità inespresse.

Un gran bel gioco, insomma.

(*): A tal proposito, preso anche in considerazione il venturo DS Lite, diviene evidente che Nintendo abbia intenzione di ispirare un nuovo lifestyle metropolitano, una sorta di “Ipod generation” convertita al videogioco.

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Il peso di un idraulico https://arsludica.org/2006/01/05/il-peso-di-un-idraulico/ https://arsludica.org/2006/01/05/il-peso-di-un-idraulico/#comments Thu, 05 Jan 2006 16:10:01 +0000 Per saperne di più]]> Nintendo è furba. Quale console migliore per far uscire il primo platform 2D di mario dopo 10 anni? Proprio il DS, quella console foriera di innovazione ma lanciata con un remake, sempre di Mario, guarda un po’. Dopotutto… chi ha bisogno di innovazione se c’è di mezzo Mario? E’ la serie più amata… basta che un gioco abbia scritto Mario nel titolo e almeno un centinaio di copie lo vende.

Ma i platform no. I platform di Mario sono tabù. Il peso di un nuovo Mario bidimensionale è diventato enorme, dopo quel 1995. E con gli anni, con la nostalgia sempre più asfissiante, il peso si è fatto incommensurabile. Avete idea di cosa chiederebbe la gente ad un Mario World 3? Gli sviluppatori verrebbero linciati qualunque cosa facessero, senza appello.

Mario Bros


Ed è così che Nintendo prende una decisione: dare una spallata al peso storico di Mario. Non con un Mario nuovo, ma con un Super Mario Bros. nuovo. Semplice. “Ripartiamo dalla base ed evitiamo confronti diretti”, pare dirci Nintendo. Migliaia e migliaia di nostalgici festeggiano, le donne acclamano il ritorno alla semplicità, i patiti dell’innovazione gongolano vedendo i “nuovi” mostri, le “nuove” mosse e i personaggi elefantiaci. Il target è centrato. 100 punti.

Ma… io? Io che ho iniziato a giocare a 16 bit? Io che non sono un nostalgico, non dell’epoca 8 bit o della preistoria videoludica? Io che non fremo di fronte ad una manciata di pixel? Io, che sono stato viziato dalla magificenza di Yoshi, non mi accontento.

Mario Bros 2


È troppo poco.
Mario non è riciclo di mostri o di idee. Mario non è multiplayer. Mario non è cacofonia grafica.
Mario è genio e innovazione, è gameplay solido e longevo, è coerenza e poesia grafica.

Ma Nintendo sa che avrei scritto queste parole. Qualunque cosa avrebbe fatto, qualunque, il peso di Mario avrebbe fatto il suo effetto.

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Un’occhiata fugace all’industria. Guest Star: Nintendo https://arsludica.org/2005/11/16/unocchiata-fugace-allindustria-guest-star-nintendo/ https://arsludica.org/2005/11/16/unocchiata-fugace-allindustria-guest-star-nintendo/#respond Tue, 15 Nov 2005 23:40:01 +0000 Per saperne di più]]>

Notizia flash: sviluppare un gioco di “prima scelta” (leggasi: un blockbuster) costa almeno attorno al milione di euro annuo (spicciolo più, spicciolo meno). Dopo aver terminato un prodotto e spesi quattro o cinque milioni di euro (spicciolo più, spicciolo meno), comincia la campagna marketing: un investimento milionario con lo scopo di far primeggiare, nel marasma delle pubblicazioni videoludiche rilasciate ogni settimana, il proprio titolo. Nel 1999, Turok: Dinosaur Hunter godette di sette milioni di dollari di purissima pubblicità. Oggi, con l’inflazionarsi del mercato, le cifre sono anche più alte. Quante copie bisogna vendere prima che il publisher e lo sviluppatore comincino a vedere dei guadagni? Centinaia di migliaia, ad un prezzo medio di sessanta euro. E la situazione non sembra destinata a cambiare, nel breve e medio periodo: c’è chi (come Hideo Kojima) paventa, con la prossima generazione di console, una dilatazione spaventosa dei tempi di sviluppo e un conseguente aumento dei prezzi.

Come riuscire a sopravvivere? Ci sono molte strade, che spesso si intersecano. Si possono pubblicare videogiochi su licenza, si può fare ancora più pubblicità, si possono abbandonare i progetti rischiosi, si può risparmiare sul design, si possono valutare distribuzioni parallele a quella tradizionale (ovverosia, tramite negozi). L’errore non è contemplato, pena il fallimento o la scomparsa sotto l’egida di una major.

Esistono anche altre vie da battere, che al momento attuale assomigliano più a sentieri: supportare il proprio gioco oltre le cruciali otto settimane seguenti il rilascio (durante le quali bisogna tentare di piazzare tutto il piazzabile; life is short, baby, e la gente dimentica presto), senza ricorrere a costosi inserti su riviste o spot televisivi. I MMORPG rappresentano un fulgido esempio: secondo la NPD, durante il 2004 sono stati venduti 45 milioni di titoli per PC, nel solo Nord America. Di questi, la maggior parte erano giochi di ruolo on line, come World of Warcraft, emblema del successo di una strategia. Non stupisce, dunque, perché Microsoft e Sony abbiano deciso di concentrarsi sull’intrattenimento in rete (sebbene la compagnia di Bill Gates parta in vantaggio, col complessivamente soddisfacente servizio XBox Live).
Rimane ancora un’alternativa, che da alcuni mesi acquista sempre maggiore consistenza: espandere il mercato, raggiungendo utenze scarsamente interessate (o del tutto disinteressate) al videogaming. Signore e signori, stiamo parlando di Nintendo. Era già chiaro con l’uscita del DS che la mission della Grande Enne sarebbe stata proprio questa, e Satoru Iwata al Tokyo Game Show 2005 ha reso ancora più esplicito il concetto, presentando l’ormai famosissimo controller del venturo Revolution.

All’atto pratico, come si traduce tale sorta di intenti? L’AESVI ha pubblicato quest’anno un rapporto riguardante la conformazione sociodemografica del videogiocatore italiano, non poi così diverso dai vicini europei, dai parenti americani e dagli esotici orientali. L’analisi ha evidenziato una presenza femminile non trascurabile tra i gamer adulti: addirittura quasi il quaranta percento. Inoltre, ha stimato attorno ai nove milioni di individui i giocatori assidui over-14, che raddoppiano se si considerano anche i cosiddetti “casual gamer”. Stiamo parlando del 36% della popolazione italiana: un’enormità. Si rileva, quindi, che per aumentare il numero dei consumatori occorre innanzitutto tenere bene in conto il pubblico femminile e coloro che trascorrono poco tempo con un pad tra le mani. Proseguendo col ragionamento, si può tentare di coinvolgere nel videogioco anche le persone che gravitano attorno ai gamer, ovverosia gli elementi della famiglia più anziani, o più giovani, o meno smaliziati. Ecco la visione dell’Home Entertainment di Nintendo: il videogioco accessibile a tutti.

Per perseguire un simile obiettivo era – ed è – assolutamente necessario ripensare i criteri secondo i quali gli esseri umani interagiscono col videoludo, concepire cioè una nuova interfaccia, un nuovo sistema di controllo in grado di attrarre sia l’utente più navigato sia il newbie, coinvolgendolo, in pratica, in un nuovo gioco. Il DS incarna “in piccolo” questa filosofia, ed il mercato sembra stia premiando l’ambizione di Iwata e soci, sancendo allo stesso tempo il primato di unità hardware vendute sulla concorrenza (la PSP di Sony) e il raggiungimento di traguardi inediti per il settore handheld: Nintendogs (il quale gode di ottimi e vasti consensi tra le esponenti del gentil sesso), a metà settembre, continuava a stare nelle posizioni più alte della classifica (in Giappone), a dieci settimane dal rilascio.

Revolution incarna quindi tutte le aspettative e le idee innovative non solo di un produttore hardware, ma di un’intera industria. Propone – al momento sulla carta – un’alternativa meno tecnologica e più concettuale del fare e del vivere il videogioco. Gli sviluppatori (interni ed esterni) potrebbero cominciare in massa a prendere in considerazione design originali piuttosto che apparati grafici ultrapompati, con l’implicito vantaggio di una sensibile diminuzione dei costi. E Nintendo potrebbe trovarsi colma di esclusive non strappate con accordi finanziari, ma grazie alla specificità della sua piattaforma. Tante sono le variabili in gioco, ma una cosa rimane certa: il verdetto non sarà ambiguo.

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Il platform “semplificato”: Donkey Kong Jungle Beat https://arsludica.org/2005/11/06/il-platform-semplificato-donkey-kong-jungle-beat/ https://arsludica.org/2005/11/06/il-platform-semplificato-donkey-kong-jungle-beat/#respond Sun, 06 Nov 2005 23:04:01 +0000 Per saperne di più]]> Prodotto e sviluppato da Nintendo | Piattaforma GameCube | Rilasciato nel febbraio 2005 (EU)

“Un platform che si gioca con i bonghi?!?” È facile immaginare quale stupore e quale diffidenza colga chi apprende dell’esistenza di Donkey Kong Jungle Beat. Gioco stupido, gioco semplicistico, questi i primi pensieri che vengono alla mente. In realtà siamo di fronte a uno dei più grandi platform degli ultimi anni, un platform che non sfigura nella lunga tradizione Nintendo, e che prepotentemente prende posto tra i giochi “di tendenza” dell’ultima generazione, i cosiddetti stylish-game.

I controlli di gioco sono un aspetto cruciale per un’esperienza divertente e coinvolgente nei giochi d’azione. Ciò da cui lo sviluppatore partiva era un paio di bonghi e un microfono: costruire un gioco moderno su un’interfaccia così “primitiva” non deve essere stato facile. Eppure Nintendo EAD Tokio ha trovato la soluzione migliore, declinando in salsa scimmiesca l’antico paradigma del jump & run.
Bongo destro, corsa a destra; bongo sinistro, corsa a sinistra; un colpetto su entrambi, e il nostro primate salta: il gioco si basa su fondamenta tanto semplici quanto solide, ma la sua vera grandezza sta nell’eccezionale cura nella meccanica di gioco (come vedremo in seguito).

Oltre all’essenzialità, un sistema di controllo del genere presenta problemi di precisione; non sono rari colpi che vanno a vuoto, salti mancati per questioni di coordinazione, oppure difficoltà dovute alla marcata inerzia del personaggio: ecco allora che viene in aiuto il microfono. Invece di assegnare al lato sonoro dell’interfaccia il semplice controllo degli attacchi dello scimmione, un applauso del giocatore (o di chi gli sta vicino) genera una poderosa onda d’urto.
Un’onda d’urto doppia, in realtà: quella verde, la più esterna, si espande per buona parte dello schermo e non fa altro che stordire i nemici; quella rossa, più interna, rappresenta il “raggio d’azione fisico” del gorilla, e permette di afferrare banane, nemici, liane e quant’altro. Tali onde, permettendo di agire a distanza, hanno il chiaro scopo di controbilanciare l’intrinseca mancanza di precisione del controller; inoltre, poiché associano molteplici azioni ad un solo comando, espandono le possibilità di un sistema di controllo solo apparentemente limitato.

Donkey Kong Jungle Beat 2


Come ci si può aspettare, la meccanica di gioco si basa sugli stessi princìpi. Tutto il gameplay ruota attorno ad un solo elemento, i punti ritmo, che svolgono numerose funzioni:

  • indicatore a schermo
  • punteggio, ovvero banane raccolte e combo effettuate
  • energia di Donkey Kong
  • metro di bontà della performance del giocatore, che viene premiato al raggiungimento di una quantità di punti prefissata tramite medaglie
  • condizione di sblocco dei livelli successivi

Parimenti, esiste un solo collectable nel gioco, ovvero le banane. Anche qui l’apparenza inganna, poiché il calcolo del numero di banane raccolte si fonde con un profondo sistema di combo, di cui le banane sono solo la punta dell’iceberg. È’ sul sistema di combo che si basa l’anima stylish di Jungle Beat. Ogni livello è infarcito di molle, liane, respingenti, strumenti travestiti da fiori o scimmiette, piazzati ad arte con lo scopo di far restare in aria il gorilla per più tempo possibile. Infatti il sistema di combo, che permette di moltiplicare il numero di banane raccolto, si basa su un semplice principio: se tocchi terra, ricominci da zero. Ecco che quindi il gioco svela la sua anima, la spettacolarità; cos’è un gioco stylish, se non un gioco che cerca di unire l’estetica alla meccanica?

A ciò si aggiunge la presenza di eventi non ripetibili, che costringono ad esempio a seguire una certa traiettoria al primo tentativo, stimolando la ricerca della “partita perfetta”; un level design certosino stupisce per la cura riposta in progettazione e per l’estrema varietà degli ambienti visitati e delle situazioni di gioco; i replay a fine livello stimolano il nostro palato da esteta mostrando passaggi chiave o combo estreme, col fine di far crescere la voglia di conoscere a fondo ogni livello; tutto concorre all’obiettivo estetico/ludico: la raccolta delle medaglie, le battaglie contro i boss…

Donkey Kong Jungle Beat dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, che è possibile costruire giochi complessi anche su interfacce semplificate. E voi, che guardate con perplessità al Revolution… fareste meglio a sorridere.

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