
Ave Caesar, morituri te salutant! L’eco del saluto echeggia nell’arena, accompagnato dal brusio della folla stipata nei vari settori della cavea. Il combattimento odierno prevede uno scontro fra un mirmillone e un reziario, sfida impari invero, ma proprio per questo interessante. Il mirmillone, gladiatore la cui gloria è consacrata in tutto l’impero, sa di meritare gli onori e l’amore del pubblico. La sua non è una blanda sicumera bensì una sincera risolutezza foraggiata da anni di giochi e costante potenziamento. Lui offre al pubblico ciò che il pubblico crede di volere – more of the same – in una rassicurante formula consolidata, confezionata di volta in volta con qualche effetto speciale in più.
Il reziario, invece, ha dalla sua parte l’agilità e la destrezza tipica di chi sa di doversi esporre per avere delle possibilità di vittoria. Il suo intendimento consiste nell’offrire al pubblico ciò di cui ha realmente bisogno, la magia, magari escogitando un colpo mai visto finora. Nel frattempo il popolo acclama impaziente il sangue, ambrosia romana, certo di trovare in esso l’immortalità mortale. Certo di premiare il combattente che meglio riuscirà a placare questa sete atavica di evasione.
Secoli e secoli sono trascorsi da quella giornata di festa ma poco è cambiato nel modo di intendere il diletto. Un esempio, a prima vista forzato, lo possiamo ammirare in ambito videoludico. Le arene hanno lasciato spazio alle comunità virtuali, la sfida fra creatività e ottimizzazione continua a rappresentare una costante, il desiderio di svago è lo stesso. Negli ultimi anni abbiamo assistito a mirabili tentativi di innovazione, Nintendo ha risollevato le sue sorti con il DS, il Wii e giochi-non giochi (vedi Brain Training), ovvero prodotti che altri non avrebbero mai osato distribuire. Il pubblico ha premiato questa condotta ardita, molti giocatori ormai esasperati hanno riassaporato il gusto di videogiocare e nuove leve (anche femminili) hanno scoperto una nuova frontiera del divertimento.
Tuttavia allo stesso tempo gli scaffali si sono anche riempiti di giochi troppo simili fra loro, sequel, expansion e bonus pack. Impossibile non citare in merito la saga di The Sims 2 comprendente sette espansioni, cinque bonus pack più uno in arrivo (Kitchen & Bath Interior Design – incommentabile, direi). Si tratta di approcci diametralmente opposti per conquistare il mercato, linee di pensiero comunque destinate in caso di successo a incontrarsi.
E il pubblico, mentre noi analizziamo la situazione, assiepa gli spalti – o meglio i monitor – aspettando bramosamente di essere sollazzato. Aspettando con ingordigia il ritorno del campione, sempre più agguerrito ma disposto a blandire il popolo come la più generosa delle puttane. Lo stesso popolo che però non vuole avere un solo Dio e guarda con occhio curioso il nascere di nuovi idoli, nella speranza di essere sorpreso da un colpo mai visto finora. Tutto ciò senza rendersi conto che questo colpo sarà la causa della propria sofferenza.
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Complimenti per il tuo primo articolo su Ars, pieno di metafore suggestive. L’ultima però non riesco ancora a capirla a fondo; perché il pubblico dovrebbe cominciare a soffrire a causa di un “colpo” mai visto finora?
Altra cosa, non so quanto il “grande pubblico” voglia essere sorpreso. Magari sollazzato sì, ma possibilmente sempre nello stesso modo.
Magari ho frainteso ancora, ma sono comunque spunti interessanti quelli che offri.
Ti ringrazio Mario.
Per come la penso io (posso sbagliare, eh) il pubblico vuole essere sorpreso. Mi capita spesso di leggere sui forum post di ragazzi che non si divertono più, forse perché smaliziati oppure perché stanchi di prodotti che si assomigliano troppo. In ottica futura Spore potrebbe rappresentare il “colpo” mai visto, la pennellata d’autore in grado di scatenare il caos in un sistema stagnante. E se ciò accadrà – decretandone quindi il successo – sarà solo un sollievo momentaneo, visto che verranno sicuramente sviluppati dei seguiti, delle espansioni, ecc. per la gioia dei consumatori. More of the same. Ed ecco che la noia farà di nuovo capolino nel sistema ormai ancora una volta ordinato. E’ un gatto che si morde la coda – anzi – una gatta gravida, visto che non c’è innovazione senza noia.
Bell’esordio. Complimenti.
Ah bene, compreso tutto, praticamente intendevi dire che si ricomincia da capo ad ogni novità.
Guarda, anch’io sarei ottimista sul fatto che il pubblico voglia in realtà essere sorpreso, il guaio è che secondo me non se ne rende spesso conto.
Come tu dici tu stessa, magari si lamenta, ma appena arriva un Resident Evil 5 o un Gears of War 2 stanno a spippolarsi. Per poi magari lamentarsi nuovamente…
Anch’io ricerco sempre una nuova esperienza, facendo la “furbata” (diciamo così) di pescare nel passato i capolavori perduti, anziché attendere con la bava alla bocca il prossimo titolo annunciato un anno prima della sua uscita.
Finora ho ottenuto molte soddisfazioni in questo modo. 😉
Il pubblico vuole essere sorpreso… e non lo vuole. Semplicemente insiste a sperare che nella novità troverà un antidoto alla noia anche se dovrebbe sapere, avendoci sbattuto il capo cento volte, che la noia non ha soluzione entro il meccanismo dell’assuefazione e della sorpresa.
Un primo passo sarebbe l’immunizzazione dall’hype cui accennava AIO (ti chiamo ancora così, tiè!), ma quale reparto marketing approverebbe?
P.S. Ottimo pezzo.
Buona la prima, Night.
sono convinto fino a un certo punto.
o meglio. sono totalmente daccordo con tutta la questione, anzi, l’analizza piuttosto bene ed è anche lollosa da leggere.
ma da hardcore gamer scafato devo dire che mi ci ritrovo poco.
è piu una questione che riguarda la massa di fanboy, che è una categoria che non esiste, creata con pazienza e dedizione dalle case di produzione/distribuzione negli ultimi anni. e che vive e prospera proprio grazie a questo loop.
personalmente trovo che sia molto meno masochistico fregandosene altamente.
spore può essere una novità, sicuramente dopo qualche mese dalla sua uscita, usciranno espansioni. ma checcifrega? ci sarà sempre il minuscolo studio cippalippa con budget ridotto, con un target ridotto, con meno vincoli da rispettare col publisher, che tirerà fuori qualcosa di nuovo, a riempire il tempo nel mentre si aspetta qualche titolazzo superdotato.
incazzarsi per l’effetto more of the same è un po’ come lamentarsi di maria de filippi in televisione. = condivido, ma è inutile e masochistico continuare a lamentarsi e /o seguirla. 😛
poi ricordiamoci che “loro”, quelli dall’altra parte del monitor(lolol) che ci fanno i giochi….lo fanno non per una missione sacra, quella di intrattenerci facendoci sentire fighi. lo fanno per soldi, sono certo che gli piaccia fare qualcosa di bello,come a tutti, ma il loro obbiettivo è quello di sopravvivere come entità commerciale ownando il possibile.
il more of the same = costo 0 ritorno economico a mille.
come gli si può dar torto? e soprattutto…perchè?
>il more of the same = costo 0 ritorno economico a mille.
Hmmm, potrei dirti Final Fantasy XII e far vacillare questo sillogismo.
Gears of War? Costa. More of the same? Non direi.
E RE4? Nei vg quello che rimane identico è soprattutto il brand, il franchise.
Perché effettivamente la gente dopo un po’ si stufa della stessa minestra riscaldata.
Capisco bene il discorso che fai e lo condivido, ma occhio che il mercato dei vg è più selvaggio di quanto non si pensi, specie ultimamente.
Per prima cosa grazie a tutti, davvero 🙂
Rispondo a Barbared.. allora, secondo me la figura dell’hardcore gamer può coincidere con quella del fanboy. Penso, ad esempio, a tanti nintendari di mia conoscenza e in tutto ciò non ci vedo nulla di negativo. L’importante è riuscire (per quanto possibile, eh 😛 ) a mantenere un minimo di spirito critico, quel tanto che basta per avere capacità di discernimento tra un gioco piuttosto che un altro. Credo inoltre che basti molto poco per trasformare un hardcore gamer in un casual gamer.. i motivi sono tanti ed uno di questi è la noia. Concordo sul fatto che le software house non sono enti benefici, a mio avviso fanno bene a spremerci come limoni. Del resto fino a quando ci sarà gente disposta a comprare un bonus pack sui cessi (e mi ci metto pure io nel discorso) non vedo perché dovrebbero cambiare linea. La gente vuole dei wc e loro li creano. Tuttavia non c’è bisogno di latrine nuove, semmai di idee nuove sia per il pubblico che per il mondo dei videogiochi inteso come media (giusto per colmare il gap fra esso ed altri più completi). Il punto è che viviamo un eterno pranzo di Natale, alla fine siamo sazi come oche ma non riusciamo a rifiutare l’ultima fetta di torta… siamo impotenti, golosi e la vogliamo. Passeremo Santo Stefano in compagnia di una bella indigestione, evidentemente quello di cui avevamo bisogno non era un dolce bensì un digestivo. E di certo non impareremo la lezione e il prossimo anno continueremo ad accettare quella fetta malefica 😀
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>>>il more of the same = costo 0 ritorno economico a mille.
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>>Hmmm, potrei dirti Final Fantasy XII e far vacillare questo sillogismo.
>>Gears of War? Costa. More of the same? Non direi.
>>E RE4? Nei vg quello che rimane identico è soprattutto il brand, il franchise.
uhm? non capisco O_o
more of the same = costo 0
gears of war non è more of the same, e costa, e quindi la mia frase continua a valere, il tutto torna.
resident evil 4? cambia un pò tutto, resta solo il titolo ma è cambiato tutto.
final fantasy 12? ti devo confessare che i giochi per console li cago poco(imho se non ci puoi mettere le mani dentro ne programmarci sopra, non esiste O_O ), non capisco quindi cosa dovrei notare :|.
x Nightlight:
mi sa che diamo al concetto di hardcore gamers definizioni diverse.
chiariamoci i concetti(o coniamocene di nuovi O_O )
hardcore gamers = ?
chi gioca a un sacco di giochi? chi spende piu di tot in campo videogiochi?
io in genere per hardcore gamers intendo quello zoccolo duro di giocatori che schifa cortesemente the sims, per intenderci 😀 e punta a un esperienza di gioco concreta ed è proprio nella visione critica e nella conoscenza del mezzo che si differenza dal casual gamers o dal fanboy.