About Opossum

E' la sera dell'otto febbraio 1981. Il giovin opossum nasce, come capita a molti, e trascorre un'infanzia pressochè dimenticabile, coltivando un'impressione di sè tutt'altro che positiva. Nei tristi giorni degli anni '80, quando il mondo scopre le potenzialità del synthpop easy listening -e avrebbe preferito farne a meno-, il marsupiale cresce (poco) abbandonato da tutti, perfino dagli amici immaginari che in genere popolano le stanze dei pischelli suoi coetanei. Coltiva pochissime amicizie con esseri perfino più ridicoli di lui, che sono sempre spinti ad abbandonarlo quando iniziano la propria scalata nella vita sociale. In seguito attraversa l'adolescenza col modo di fare di un canguro metallico ai tropici. Le proverà tutte: la religione, il comunismo, il fascismo, il liberalismo, il satanismo, lo sport, l'anarchia. Fallirà ovunque. Nel suo peregrinare incontrerà esseri bizzarri, fenotipicamente di certo homo sapiens, ma insoliti come libellule con le ruote; se ne sbarazzerà, perlopiù accoltellandoli al basso ventre durante partite di polo sul ghiaccio. Certo ormai che non esiste al mondo un posto atto a contenerlo, l'opossum scopre all'improvviso l'amore in fondo a un frigorifero. Solo, deluso, affranto e bipolare, e con ormai un quarto di secolo di schiaffi morali alle spalle, lascia per testamento tutti i suoi averi all'inventore del Qbasic e si suicida sparandosi in testa con una Beretta. Che però è ad acqua. (Nota videoludica: l'imprinting coi videogiochi l'ha in sala giochi con PacMan. Nel 1991. Come dire, "condannato al retrogaming").

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La mia più grande perversione, parlando da videogiocatore, è un’insana passione per la grafica poligonale qualora essa sia: a) priva — o quasi — di texture; b) poverissima nel numero dei poligoni stessi. È un discorso un po’ oscuro per chi non è del campo, comunque il risultato della concomitanza di a) e b) produce videogiochi con una grafica normalmente “brutta”, datata e piena di corpi e oggetti composti da grossi triangoli e quadrati.
Ecco, io adoro quella grafica (e se non ce l’avete ancora presente, potete fare qualche ricerca in Google coi nomi che vi darò tra poco. Per comodità, li evidenzierò).
Giochi con simili caratteristiche esistevano già negli anni ’80 (i mitici titoli della Incentive col motore Freescape: Driller, Dark Side, Castle Master, Total Eclipse… su C64 più lenti di una lumaca zoppa), poi ci fu pure il singolarissimo The Sentinel. Personalmente ebbi il mio primo incontro con i poligoni con i vari Virtua Qualcosa della Sega nella prima metà degli anni ’90 (quando i possessori di Super Nintendo e quelli di Mega Drive si prendevano reciprocamente a sassate): la tecnologia era ancora acerba, e i giapponesi infilavano il pretenziosissimo termine Virtua — riferito alla realtà virtuale — per giustificare la tragica grafica triangolare di Virtua Fighter e Virtua Racing. Io avevo il Super NES e invidiavo quelle che a me parevano delle meraviglie per gli occhi (e in un certo senso lo erano), ma tanto di li a poco mi sarei rifatto appropriandomi dello spettacolare Starwing. E tempo dopo avrei toccato il fondo giocando a Moto Racer su PC togliendo tutti i dettagli per far risaltare ancora cubi e triangoli e colori piattissimi e uniformi, e molto dopo ancora mi sarei emozionato vedendo Darwinia (che non ho giocato)… eh, i ricordi.

Sono lì che penso ai poligoni e mi torna la voglia di rigiocare Virtua Racing.
VR faceva uso di un particolare coprocessore grafico, il SVP, che stava nella cartuccia del gioco. Siccome nessuno si è mai preso la briga di emulare il SVP via software, Virtua Racing è a tutt’oggi, a circa 15 anni dalla sua uscita, l’unico gioco per Mega Drive non emulato. E questo nonostante la ROM si trovi praticamente ovunque (una volta stavo camminando e ho sentito qualcosa nella scarpa che mi dava fastidio. Pensavo fosse un sassolino, e invece era una ROM di Virtua Racing. Figata!).
Ravano un po’ e scopro che, se proprio non voglio comprarmi un MD e una cartuccia di VR, la versione deluxe per 32x è emulata. Emulare un 32x (una genialata strana che avrebbe consentito alla Sega di estirpare soldi ai possessori di Mega Drive più a lungo del previsto) richiede di perdere un po’ di tempo nei settaggi, ma una volta sistemati sono stato pronto per trovarmi di fronte a… beh, un tubo. Sotto Gens (un emulatore di MD) VR Deluxe non è mai partito. Perché? Boh.
Passano i mesi e trovo un obsoleto emulatore di MD che finalmente supporta VRD. A schermo ottengo una cosa simpatica, cioè questa:

Virtua Racing

Al di là dell’acidissima colorazione (a metà strada tra Andy Warhol e l’LSD), devo precisare che questa immagine è stata raddoppiata in larghezza. L’output reale è strettissimo e il risultato è che il pur bellissimo gioco della Sega diventa ingiocabile. Voci di corridoio mi avvisano poco più tardi che devo abbassare la profondità colore di Windows da 32 a 16 bit. Eseguo ben poco fiducioso e FUNZIONA! Virtua Racing Deluxe mi appare, in tutto il suo fatiscente splendore: omini ai box cubici, ruote ottagonali, colline smerigliate, auto che sembrano origami… Scusatemi, torno a giocare…

(Una precisazione: Virtua Racing nasce in sala giochi, quindi la versione per Mega Drive è graficamente “castrata” per stare su una console tecnicamente meno evoluta di un coin-op e oramai vicina alla morte. Comunque preferisco la versione MD, aveva meno poligoni 😀 ).