[Gli ani in faccia] Sony

Immagine di Digicord

Non c’è niente da fare, ci ho pensato su ma Sony questo ano in faccia se lo merita con la rincorsa. Qualcuno ben informato potrebbe obiettare che, in fondo, è colpa dei cracker se sono stati trafugati i dati di decine di milioni di utenti dal PSN e, a quanto pare, da SOE.

Cosa c’entra Sony se il mondo è pieno di gente cattiva?

Mettiamola così: uno che ti ruba in casa è un ladro e merita la galera, ma tu sei tenuto a provare a rendergli il più difficile possibile la vita: se vai fuori casa per un mese e lasci le chiavi attaccate alla porta, facendolo poi sapere a tutto il vicinato, il ladro che ti entrerà dentro casa e ti porterà via l’argenteria sarà sempre un ladro, ma tu hai peccato quantomeno di poca attenzione. E quando poi ripenserai al furto dovrai chiederti se valeva la pena litigare con la banda di ladri più scaltri della città per una stupidaggine (niente Linux su PS3 slim).

Insomma, Sony aveva milioni di account registrati da utenti che non sapevano di aver affidato i propri dati a un sistema di sicurezza che definire primitivo, in senso informatico, è un eufemismo. Inoltre, Sony ha compiuto nel corso degli ultimi anni una serie di errori di comunicazione che definire marchiani è riduttivo.

Quindi, cara Sony, sperando che i vari servizi online che offri tornino presto, appunto, online, ti becchi un bell’ano in faccia, che puoi tranquillamente esporre sulla homepage del PSN; quando tornerà a esistere una homepage del PSN, s’intende.

[Gli ani in faccia] Bioware beccata ad autorecensire e votare Dragon Age 2 su Metacritic

A volte leggendo le recensioni più entusiastiche su Metacritic viene il sospetto che siano farlocche, o che siano scritte da imbecilli completi, o che siano delle recensioni farlocche scritte da imbecilli completi, come è successo in questo caso. Un utente (GatoFiasco) del noto sito di valutazioni adulterate (notare che le prime recensioni di ogni titolo AAA sono sempre quelle con i voti più alti, mentre le successive sono sempre quelle con i voti più bassi… magia) si è insospettito leggendo una recensione amatoriale particolarmente positiva di Dragon Age 2. Positiva a tal punto da sembrare scritta da un PR o da una rivista ufficiale.

Dopo una breve indagine, il nostro eroe ha scoperto che dietro quella recensione c’era un membro di BioWare e ha denunciato la cosa, appellandosi alla mancanza di etica di un atto del genere e scatenando un vespaio di WTF, LOL e OMG. Ora, il fatto che gente che non si preoccupi di compaesani che indossano scarpe e vestiti cuciti dai bambini thailandesi, i quali durante le vacanze fanno i puttan tour per farsi i suddetti bambini thailandesi, parli di etica per una recensione farlocca, dispersa fra altre centinaia non certo più attendibili, un po’ fa ridere.

La cosa più divertente, ovviamente, è che la polemica, che nel frattempo ha raggiunto dei toni accesissimi, dimostra che il mondo è pieno di idioti che prendono sul serio Metacritic e le recensioni dei lettori, spesso scritte dieci minuti dopo l’uscita di un titolo sul mercato. Ma non è questo il punto, nel senso che c’è ancora qualcosa da dire.

EA, infatti, ha risposto ufficialmente alle accuse, portando una tesi indegna di un Capezzone qualsiasi e riassumibile in: così fan tutti, Oscar, Grammy e Obama compresi.

Manca solo da assegnare l’ano in faccia: BioWare, utenti che parlano di etica e poi si fanno le pippe con i cani che inculano le asiatiche o risposta di EA? Scegliete voi!

Fonte: Kotaku

[Gli ani in faccia] L’industria Giapponese e i media sciacalli

I videogiochi, si sa, vanno censurati perché non sono in grado di affrontare con decenza, sensibilità o decoro i vari problemi della vita.

Sony, Square e Konami chiudono i server dei loro giochi online per non incidere sul bilancio energetico della nazione (che non ha certamente voglia di divertirsi), Yakuza of the End e Disaster Report 4 vengono sospesi a tempo indeterminato (entrambi parlavano di terrermoti). Aiuti economici che arrivano da tutta la games industry e dalle maggiori community di giocatori, giapponesi e non. Inutile girarci intorno, però: oltre che per rispetto verso la nazione, le sospensioni ed i ritiri sono stati decisi anche per non sollevare polemiche e pubblicità negativa. E’ già successo e c’è passata anche l’America dell’11 Settembre.

Le regole, però, non sono uguali per tutti: i media (non solo quelli nostrani) sono esenti da questi scrupoli, nonostante ogni scoop, ogni pagina ed ogni click su una foto gli porti un guadagno economico, seppur marginale. In questi giorni si sta andando ben oltre il semplice voler informare, con agenzie che diffondono e testate che pubblicano immagini sempre più cruente e pacchiane, che trascendono il voler raccontare un dramma internazionale di proporzioni bibliche.

Non scrivono quasi più niente, basta pubblicare cadaveri e macerie.

L’industria è debole, oppure è più forte del resto del mondo?

Non saprei rispondere, però basta con la pornografia.

Per favore.

[Gli ani in faccia] All Points Bullettin (APB)


Dopo pochi mesi di vita, APB ha chiuso i battenti definitivamente. Il colossale fallimento di Realtime Worlds, che ha fatto un paio di migliaia di passi più lunghi della gamba, non merita altro che di essere spernacchiato a futura memoria. Attualmente è impossibile collegarsi ai server e al sito ufficiale, ma tanto a cosa servirebbe? Gli sviluppatori hanno salutato i quattro giocatori sopravvissuti alla massa abnorme di scelte infelici contenute nel progetto, dicendo che è stata una fantastica avventura: forse per loro, non certo per quelli che speravano di trovarsi davanti a un GTA online e invece si sono trovati in una specie di simulatore di burocrazia in cui era difficile capire anche come comprarsi un cappellino. Dispiace solo che al progetto lavorassero molte persone che dopo il fallimento della società si sono ritrovate a spasso. Ciò non toglie che l’operazione complessiva meriti sicuramente un bell’Ano in faccia, sperando di non dover più assistere a disastri simili.

Aggiornamento: pare che la Epic sia interessata a rilevare il gioco. Chissà quali strategie useranno per rilanciarlo (se mai lo rilanceranno).

[Gli ani in faccia] Orrori di Traduzione

C’è ancora qualcuno che crede che quel po’ che resta dell’industria videoludica italiana e dei suoi indotti sia composta da stimati professionisti che amano il mercato e farebbero di tutto per evitare un suo danneggiamento?

Dopo questo retro di confezione (che, ricordiamolo, dovrebbe vendere il gioco) credo solo che sarebbe utile che anche quel fantasma che è la nostra industria si depuri da certe facilonerie prive di sostanza da ex miracolati della new economy e inizi veramente a crescere.

Sul serio: ma chi ha approvato questa copertina?

[Gli ani in faccia] Peter Molyneux: Project Milo? Era una demo…

Un altro pezzo del mito “Natal” crolla inesorabilmente. Chi non ricorda l’E3 2009 dove venne presentato in pompa magna l’hardware che doveva eliminare i controller? Bene, allora ricorderete anche che il ‘gioco’ di punta della presentazione fu Project Milo di Peter “gira il macinino della cazzate” Molyneux. Si trattava di un vero e proprio bambino virtuale da crescere e accudire come si fa con un Nintendogs qualsiasi. Anche i preti pedofili erano soddisfatti della novità e non avevano invocato satana per stigmatizzarla. Ovviamente i fiumi di inchiostro si sono sprecati e in molti, noi compresi, si sono abbandonati a visioni di un futuro in cui il reale e il virtuale… sì sì, le solite storie. Mancava solo l’agenzia di viaggi per il turismo sessuale virtuale e stavamo apposto. E poi Natal e Milo stavano bene insieme e sembravano evocarsi a vicenda…

Con l’E3 2010 Project Natal è diventato Kinect e Milo si è dato alla latitanza (fosse stato italiano lo avrebbero fatto ministro immediatamente). Durante la fiera in molti si sono chiesti dove fosse finito il gioco più promettente della nuova periferica. La risposta non ha tardato ad arrivare. Milo è stato abortito. Molyneux è stato portato in una clinica abusiva ed è stato costretto a perdere il suo figlioccio virtuale. Stando alle parole di Aaron Greenberg della Microsoft, il gioco difficilmente verrà rilasciato:

“Milo, he’s safe and sound back in England. No… the Milo Project is something that Lionhead Studios in their labs had developed. Last year we unveiled the Project Natal technology, we showed a bunch of technology demos as part of that. And obviously [Milo] is a technology demo that continues to exist, but right now it’s not a game that we’re planning to bring to market.”

Parafrasi: vi abbiamo preso per il culo. Dovevamo mostrare qualcosa insieme a quel cesso di periferica per farvi parlare un po’ e scrivere cazzate a manetta. Cosa meglio di un bambino virtuale? Sì, avete capito bene, Milo esiste, ma difficilmente arriverà sul mercato, anche perché per ora giocarci è divertente come cadere a petto nudo su un tappeto ricoperto da foglie di fichi d’india.

A questo punto la domanda “perché Molyneux?” diventa retorica: in fondo il capoccia di Lionhead è dai tempi del primo Fable che non ha più una reputazione da difendere. Un’altra tacca per la sua collezione di figuracce e un bell’Ano in faccia per celebrare la sua faccia di bronzo!

Fonte: Kotaku

Aggiornamento: spaventato dall’Ano in faccia, Molyneux si è affrettato a smentire Greenberg affermando che Milo uscirà… in data imprecisata, ma uscirà. Ci fidiamo? Assolutamente no.

[Gli ani in faccia] Il remake di Final Fantasy VII? Beh, basta aspettare 40 anni e lo avremo.

Al lancio koreano di Final Fantasy XIII, durante una tavola rotonda, ma senza cavalieri, Yoshinori Kitase, il producer del tredicesimo capitolo, ha tolto ogni dubbio sulla possibilità di realizzare un remake di Final Fantasy VII. Perché?

Con sprezzo del ridicolo ha dichiarato:

We’ve gotten this question a lot from many countries (laughs). To make FFXIII at this level of quality, it took us 3 to 4 years. If we were to make FFVII in the same style of FFXIII, it would take 10 times as long, so it would be difficult to take it up immediately. However, we always keep in mind how often this is requested.”
(Trad. Questa domanda ci è stata posta in varie nazioni (risate). Per realizzare FFXIII con il livello qualitativo attuale abbiamo impiegato dai 3 ai 4 anni. Se volessimo realizzare FFVIII con lo stesso stile di FFXIII, ci vorrebbe un tempo 10 volte maggiore, quindi sarebbe difficile farlo nell’immediato. Comunque terremo a mente quante volte ci è stato richiesto).

In effetti si tratta di una notizia autocommentante che mette in risalto la crisi produttiva del mercato giapponese e, di convesso, dice anche che la qualità media di un titolo come FFXIII è dieci volte inferiore a quella del settimo capitolo, almeno a livello di complessità generale (ecco perché lo hanno fatto così lineare)

Oltre a questo apprendiamo anche che alcuni figuri dell’industria giapponese vivono completamente fuori dal mondo e non hanno la più pallida idea di quello che dicono, anche perché pochi mesi fa la Square aveva dichiarato che per realizzare siffatto remake ci sarebbero voluti almeno quattordici anni.

Insomma, si sparano numeri a caso non si capisce bene per quale ragione (questa storia ricorda un pò l’eterno 90% di Gran Turismo 5). Basterebbe dire che il remake non è in programma per motivi produttivi, senza stare lì a tirare fuori cifre dal cilindro, e non si diverrebbe oggetto dell’ilarità generale.

Quarant’anni… ma lo sanno questi tizi quante cose si possono fare in quarant’anni? Sperando che un Chocobo se li mangi prima che dicano altre siffatte minchiate, noi gli assegniamo un meritatissimo Ano in faccia.

Fonte: Andriasang