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[Creazioni] Assassin’s Creed: Bereshit
Anno 70 d.C.
I romani, allo scopo di sedare la rivolta dei giudei, cingono in assedio Gerusalemme. In Agosto il comandante Tito Flavio Vespasiano ha deciso di espugnare la Fortezza Antonia, edificio in cui si sono asserragliate le maggiori forze israelite, composte soprattutto da Zeloti. Durante l’attacco si è propagato un incendio che è divampato ed ha distrutto in poco tempo la stessa fortezza ed il Tempio. Così si compiono le parole del profeta Daniele e del nostro Signore, Gesù di Nazareth: il giudaismo giunge al suo tragico ed inevitabile epilogo.
Non posso che ammirare e allo stesso tempo inorridire di fronte all’ineluttabilità del disegno divino e del suo compiersi. Cosa direbbero ora Simon Pietro, Giacomo, Giovanni o Paolo? Cosa penserebbero di quanto sta accadendo sotto i miei anziani occhi?
Ho tentato di evitare che questi eventi si compissero, nell’unico modo in cui mi era possibile provarvi. Ed ho fallito. Ho raccontato la storia del Salvatore, il Figlio dell’Uomo, affinché due mondi, due mondi di pensare e vivere s’incontrassero e si unissero. Credevo che Roma e Gerusalemme, Oriente ed Occidente, filosofie ellenistiche e giudaiche avrebbero potuto unirsi. Mi sbagliavo.
Le conseguenze di quanto accaduto saranno… sono impossibili da immaginare. Sin da ora i miei sensi sentono, odono, fiutano, sfiorano e assaporano l’incrinatura della storia. La crepa che si è formata nell’umanità frantumerà il mondo, lo disgregerà e condannerà l’umanità al peccato. Non esisteranno luce e tenebra, ma solo ombre: nessun bianco e nessun nero, solo grigio. E gli uomini… la maggioranza era, è e sarà incapace. Incapace di scegliere, di lottare, di morire in nome di un ideale, un bene maggiore, un destino. Come criticarli? Io stesso preferirei soddisfare i miei disagi immediati, che realizzare qualcosa di sublime e magnifico per coloro che verranno. Anch’io preferirei sopravvivere, che vivere.
Colui che sapeva tentò di far prevalere la conoscenza. E morì nel farlo. Oggi il suo ricordo è decaduto, è considerato il malvagio, colui che tradì, così come scrisse Levi e vollero Giacomo e Pietro. Ma riconosco che l’Iscariota è stato, fino all’ultimo istante, coerente e fedele alle sue scelte. Lo invidio.
Io sono l’ultimo ed il solo che vuole cercare un compromesso. In cuor mio so che è tardi. Gli eserciti sono schierati e milioni, anzi, miliardi di vite saranno perdute: tutti ricercheranno la verità, ma nessuno vorrà realmente trovarla. Templari ed Assassini troveranno una scusa, una giustificazione per la loro battaglia. Se la verità è apocrifa, nascosta agli occhi di tutti, allora la realtà che vivremo non sarà quella effettiva: vivremo le nostre vite dietro un velo, un manto da squarciare per scoprire la vera forma della realtà. Per i posteri, nulla delle loro vite sarà reale. Ergo i due credi non avranno limiti né opposizioni e tutto sarà lecito.
Chi riscuoterà dal sonno l’umanità? Una domanda di cui non conosco e non scoprirò la risposta.
Luca
Ubisoft è lieta di annunciare Assassin’s Creed: Bereshit, il nuovo gioco del brand che proporrà un’ambientazione d’eccezione: Gerusalemme, Roma e la Giudea durante i principati degli imperatori Augusto e Tiberio. Il giocatore scoprirà la genesi della lotta tra i Templari e gli Assassini, un evento che ha coinvolto alcuni dei personaggi più discussi della Storia e civiltà estremamente complesse come quella giudaica e quella ellenistico-romana, vestendo i panni del primo Maestro, Giuda Iscariota. Oltre alle metropoli di Roma e Gerusalemme, ricostruite con l’aiuto di numerosi consulenti storici, sarà possibile esplorare un’immensa area definita “Giudea”, corrispondente all’omonima regione storica della Palestina, e ad una parte della “Provincia di Siria”. Quest’ampia sezione di gioco sarà contesa tra i vari schieramenti e reagirà in tempo reale alle scelte del giocatore ed alle missioni compiute dai suoi seguaci in essa. Sarà possibile avvalersi di nuove armi, tra cui la daga romana, una nuova modalità multiplayer e quattro nuove classi, tra cui l’esclusiva “Sicario” e “Prefetto”.
L’uscita di Assassin’s Creed: Bereshit è prevista per il 2012 per Xbox 360, PlayStation 3 e Wii U. La versione PC sarà disponibile, nei negozi ed in digital delivery, a partire da febbraio 2013.
Nota dell’autore: il contenuto di questo articolo è opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale; Ubisoft Entertainment non ha annunciato nessun gioco come quello descritto. L’articolo è una riscrittura romanzata di un post del sottoscritto su un forum, risalente all’uscita di Assassin’s Creed II.
[creazioni] Sogno
Sogno un giorno in cui le redazioni vengano riempite di scatole di giochi con già il voto obbligatorio stampato sopra, ovviamente dieci, così che il videogiocatore sia costretto a leggere prima di delirare il suo commento in preda all’hype più sfrenato e gettarti letame addosso per un centesimo di voto che gli è andato storto.
Sogno il giorno in cui non dovrò più leggere il commento: “Mio al Day One”, con Day One scritto rigorosamente maiuscolo, come se la data di uscita di un gioco fosse il giorno del giudizio e nell’atto stesso dell’acquisto non fosse già implicito l’iniziare a desiderare ciò che verrà dopo, ovvero il Day One successivo. L’insoddisfazione perenne è il loro migliore amico.
Sogno il giorno in cui l’utente medio si renderà conto che le immagini e i video promozionali sono necessariamente edulcolorati e presentati al meglio, quindi non sono indicativi del gioco e, anzi, spesso lo nascondono dietro una patina di mera spettacolarità.
Sogno il giorno in cui il lettore si renda conto che senza soldi non si va da nessuna parte e che il gratis a tutti i costi impone dei limiti che spesso portano alla morte dei progetti migliori.
Sogno il giorno in cui le notizie saranno distinte dal marketing.
Sogno il giorno in cui i materiali per la stampa non siano dati dai PR ma vengano obbligatoriamente messi in un sito deposito dal quali tutti gli operatori del settore possano attingere liberamente, in modo da evitare pressioni sotto forma di simpatici consigli e concessioni.
Sogno il giorno in cui la parola embargo sarà riservata solo alle dittature.
Sogno il giorno in cui non vivano più geni che sono tali solo perché sfruttano il lavoro degli altri.
Sogno il giorno in cui la critica specializzata si renda conto che è possibile esaminare un videogioco al di là delle questioni produttive.
Sogno il giorno in cui venga abolita la parola “divertimento”, seguita da “intrattenimento”.
Sogno il giorno in cui l’espressione “voglio solo staccare il cervello” diventi motivo di interdizione permanente.
Sogno troppo, e per questo vivo poco e male, ma non riesco a fare a meno di farlo, perché in fondo i videogiochi, come i sogni, piacciono perché provengono da un lato nascosto e intangibile del nostro esistere, di cui necessariamente celiamo l’oscenità.
[Gli ani in faccia] Sony
Non c’è niente da fare, ci ho pensato su ma Sony questo ano in faccia se lo merita con la rincorsa. Qualcuno ben informato potrebbe obiettare che, in fondo, è colpa dei cracker se sono stati trafugati i dati di decine di milioni di utenti dal PSN e, a quanto pare, da SOE.
Cosa c’entra Sony se il mondo è pieno di gente cattiva?
Mettiamola così: uno che ti ruba in casa è un ladro e merita la galera, ma tu sei tenuto a provare a rendergli il più difficile possibile la vita: se vai fuori casa per un mese e lasci le chiavi attaccate alla porta, facendolo poi sapere a tutto il vicinato, il ladro che ti entrerà dentro casa e ti porterà via l’argenteria sarà sempre un ladro, ma tu hai peccato quantomeno di poca attenzione. E quando poi ripenserai al furto dovrai chiederti se valeva la pena litigare con la banda di ladri più scaltri della città per una stupidaggine (niente Linux su PS3 slim).
Insomma, Sony aveva milioni di account registrati da utenti che non sapevano di aver affidato i propri dati a un sistema di sicurezza che definire primitivo, in senso informatico, è un eufemismo. Inoltre, Sony ha compiuto nel corso degli ultimi anni una serie di errori di comunicazione che definire marchiani è riduttivo.
Quindi, cara Sony, sperando che i vari servizi online che offri tornino presto, appunto, online, ti becchi un bell’ano in faccia, che puoi tranquillamente esporre sulla homepage del PSN; quando tornerà a esistere una homepage del PSN, s’intende.
[Gli ani in faccia] Bioware beccata ad autorecensire e votare Dragon Age 2 su Metacritic
A volte leggendo le recensioni più entusiastiche su Metacritic viene il sospetto che siano farlocche, o che siano scritte da imbecilli completi, o che siano delle recensioni farlocche scritte da imbecilli completi, come è successo in questo caso. Un utente (GatoFiasco) del noto sito di valutazioni adulterate (notare che le prime recensioni di ogni titolo AAA sono sempre quelle con i voti più alti, mentre le successive sono sempre quelle con i voti più bassi… magia) si è insospettito leggendo una recensione amatoriale particolarmente positiva di Dragon Age 2. Positiva a tal punto da sembrare scritta da un PR o da una rivista ufficiale.
Dopo una breve indagine, il nostro eroe ha scoperto che dietro quella recensione c’era un membro di BioWare e ha denunciato la cosa, appellandosi alla mancanza di etica di un atto del genere e scatenando un vespaio di WTF, LOL e OMG. Ora, il fatto che gente che non si preoccupi di compaesani che indossano scarpe e vestiti cuciti dai bambini thailandesi, i quali durante le vacanze fanno i puttan tour per farsi i suddetti bambini thailandesi, parli di etica per una recensione farlocca, dispersa fra altre centinaia non certo più attendibili, un po’ fa ridere.
La cosa più divertente, ovviamente, è che la polemica, che nel frattempo ha raggiunto dei toni accesissimi, dimostra che il mondo è pieno di idioti che prendono sul serio Metacritic e le recensioni dei lettori, spesso scritte dieci minuti dopo l’uscita di un titolo sul mercato. Ma non è questo il punto, nel senso che c’è ancora qualcosa da dire.
EA, infatti, ha risposto ufficialmente alle accuse, portando una tesi indegna di un Capezzone qualsiasi e riassumibile in: così fan tutti, Oscar, Grammy e Obama compresi.
Manca solo da assegnare l’ano in faccia: BioWare, utenti che parlano di etica e poi si fanno le pippe con i cani che inculano le asiatiche o risposta di EA? Scegliete voi!
Fonte: Kotaku
[Gli ani in faccia] L’industria Giapponese e i media sciacalli

I videogiochi, si sa, vanno censurati perché non sono in grado di affrontare con decenza, sensibilità o decoro i vari problemi della vita.
Sony, Square e Konami chiudono i server dei loro giochi online per non incidere sul bilancio energetico della nazione (che non ha certamente voglia di divertirsi), Yakuza of the End e Disaster Report 4 vengono sospesi a tempo indeterminato (entrambi parlavano di terrermoti). Aiuti economici che arrivano da tutta la games industry e dalle maggiori community di giocatori, giapponesi e non. Inutile girarci intorno, però: oltre che per rispetto verso la nazione, le sospensioni ed i ritiri sono stati decisi anche per non sollevare polemiche e pubblicità negativa. E’ già successo e c’è passata anche l’America dell’11 Settembre.
Le regole, però, non sono uguali per tutti: i media (non solo quelli nostrani) sono esenti da questi scrupoli, nonostante ogni scoop, ogni pagina ed ogni click su una foto gli porti un guadagno economico, seppur marginale. In questi giorni si sta andando ben oltre il semplice voler informare, con agenzie che diffondono e testate che pubblicano immagini sempre più cruente e pacchiane, che trascendono il voler raccontare un dramma internazionale di proporzioni bibliche.
Non scrivono quasi più niente, basta pubblicare cadaveri e macerie.
L’industria è debole, oppure è più forte del resto del mondo?
Non saprei rispondere, però basta con la pornografia.
Per favore.
[Creazioni] Revolution!
L’industria dei videogiochi è l’unica capace di produrre un capolavoro a settimana. Siamo i più meglio, non c’è da dubitarne.
Se uscisse un nuovo motore grafico al giorno si produrrebbe un capolavoro ogni ora (sbav sbav). E poi le innovazioni sono scoppiettanti e vengono proposte a getto continuo! E l’arma ha il rinculo più forte (mio al dei uan), e la gittata è più lunga (mio al dai uan), e i nemici quando muoiono bestemmiano nella loro lingua originale (mio al dei uan), e i draghi sono due più rispetto al gioco fantasy precedente (mio al dei uan) e, addirittura, le texture sono più grosse (mio al dei uan)!
E vai di disco e di rivoluzione! Ché una rivoluzione al giorno toglie il medico di torno, è risaputo.
Dagli anni ottanta in poi la parola rivoluzione è stata usata un sacco di volte, in un sacco di ambiti, ma tutte le volte è stata usata bene e a proposito, come Wired insegna.
Comunque, a noi interessano solo i videogiochi perché siamo videogiocatori. Lo avevo detto?
C’è stata la rivoluzione del 3D, quella degli acceleratori 3D, quella delle console che sono giocattoli, quella delle console che sono esperienze e puoi farci anche sesso, quella dei giochi narrativi, quella del multiplayer, quella del pennino, quella del telecomando, quella del corpo come periferica perché Minority Report è figo, quella dei giochi da browser (quando giocate a CityVille state cambiando il mondo, sappiatelo), quella dei giochi sui telefonini e così via.
Siamo una generazione di rivoluzionari! Il Che ci fa una sega a due mani con riporto! Noi sì che rivoluzioniamo! Tutto, tutti i giorni, ogni minuto, ogni respiro! È per questo che abbiamo così tanti capolavori che le epoche precedenti possono solo sognarseli. Antenati sfigati.
Non facciamo in tempo a rivoluzionarci che dobbiamo farlo di nuovo, a volte anche nel mentre di un’altra rivoluzione in corso. Rivoluziona la rivoluzione! Che poi le rivoluzioni che avvengono contemporaneamente fanno venire un po’ il mal di testa, ma va bene così.
Il nostro vantaggio è l’aver rinunciato a confrontare e giudicare. Non potendo più dare una dimensione alle cose, fosse anche effimera e convenzionale, possiamo metterle tutte sullo stesso piano. Comodo e straordinariamente confortante.
Annullato l’ingiusto scarto tra il peto e la Cappella Sistina, il fatto che domani possa uscire un videogioco con texture più grandi di quello uscito il giorno prima è già una prospettiva magnifica che rende la vita degna di essere vissuta.
E vuoi non chiamare capolavoro rivoluzionario qualcosa che ti trasmette tanta gioia per così poco? Sarebbe una follia.
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