Mount and Blade – parte 2

(…continua dal post precedente)

Mi butto alla carica. Il primo balestriere ha finito di ricaricare e punta la sua arma contro di me: tento uno scarto, e mi riesce – evito il dardo. Lo aggredisco da una direzione tale per cui il secondo balestriere non potrebbe colpire me senza colpire lui: due fendenti e cade a terra. Alzo immediatamente lo scudo, altro tonfo sordo. Il secondo balestriere estrae anch’egli spada e scudo, ma intanto riesco a ferirlo. Paro il suo colpo, lui para il mio, scarto di lato evitando il suo colpo successivo: per qualche istante è di fronte a me completamente senza difese, ho il tempo di colpirlo ancora due volte – la seconda delle quali letale.

Mi giro. Vedo finalmente uno dei miei uomini, ma non è una bella visione: è accerchiato da tre fanti avversari. Estraggo la balestra, non avrei il tempo di avvicinarmi. Ma devo ancora ricaricare. Tre secondi che sembrano un’eternità. Punto l’arma sul meno mobile dei tre nemici: lo abbatto. Ricarico. Intanto vedo uscire dalla boscaglia un mio cavaliere inseguito da altri due fanti avversari, che però trova il tempo di abbattere uno dei nemici che infastidivano il nostro compagno. Ora sono in due contro tre. La mia balestra è pronta: prendo la mira, ma la mischia non mi permette di lanciare. Ne approfitto per avvicinarmi; appena vedo un nemico allontanarsi un poco dal mucchio, imbraccio la balestra e scocco il dardo: lo colpisco, e vedo un fiotto di sangue uscirgli dal corpo, ma è ancora in piedi. Maledizione. Ormai sono abbastanza vicino, mi butto all’assalto con la spada in mano… in tempo per essere caricato da un cavaliere nemico appena uscito dalla boscaglia. Egli tiene la spada alzata alla sua destra, pronto a colpirmi in velocità – devo cercare di scartare dall’altra parte. Non faccio in tempo, la sua cavalcatura mi investe e mi getta a terra. Tuttavia riesco ad alzarmi in fretta, e a colpire il cavallo mentre si allontana: lo abbatto, era probabilmente già molto ferito.

Mi giro e vedo il mio compagno appiedato ancora vivo, ma di nuovo in mezzo a tre fanti avversari, da solo. Il cavaliere appena caduto mi inseguirà, ma ora non c’è tempo per occuparsi di lui: mi avvento sui tre fanti, e badando poco alle regole di cavalleria ne colpisco due alle spalle; uno cade, l’altro si gira contro di me, mentre vengo raggiunto dal cavaliere caduto. Meno un fendente mentre scarto, colpisco un braccio e uno scudo; alzo il mio scudo per ricevere i colpi avversari: pure a fatica, regge, ma devo contrattaccare. Con la coda dell’occhio vedo l’avversario del mio compagno con la guardia scoperta: lo colpisco e lo abbatto, ma per far questo ho dovuto abusare ancora dello scudo, che stavolta non ha più retto sotto i colpi degli altri due fanti. O la va o la spacca: indietreggio di un passo, preparo un colpo, scarto e affondo: meno uno. Paro il colpo del mio avversario con la spada, mentre ci pensa il mio compagno ad abbatterlo.

Intorno a me non vedo nessun altro, ma lontano si sentono ancora urla di guerra. Recupero in corsa un cavallo, e mentre mi dirigo verso la sorgente delle urla mi guardo in giro: il campo di battaglia è disseminato di corpi. Spero che non tutti i miei uomini che si trovano a terra siano stati uccisi.

Finalmente, una visione rassicurante: dei nemici sta combattendo ancora solo un cavaliere, che è inseguito da un cavaliere e due fanti della mia compagnia. Impaziente di occuparmi dei feriti, scendo da cavallo, ricarico la balestra, prendo la mira, scocco il dardo. La battaglia è finita, la vittoria è nostra.

* * *

Mount and Blade by nightMount & Blade (www.taleworlds.com) è un gioco in via di sviluppo, privo di una vera trama, povero di quest e inizialmente disorientante per chi vi si avvicini; pur con tutto ciò, (mi) diverte più di tanti prodotti finiti. In fondo che bisogno c’è di avere sempre una trama che si sviluppi dall’inizio alla fine, cattivi cattivissimi ed eroi eroicissimi, esposizione sviluppo conclusione, tesi antitesi sintesi, lieti fini, seguiti, riempitivi, e quant’altro si ritenga erroneamente debba essere in qualsiasi prodotto-videogioco? Io voglio menare le mani e voglio farlo adesso; non venitemi a raccontare che è per una giusta causa (mana +2), per salvare la terra dai brufoli cosmici, per dimostrare di essere degno di… no. Via questa roba. Datemi un cavallo, un arco e una spada, e qualche intelligenza artificiale (in mancanza, per ora, di quella umana) con cui misurarmi in abilità. Grazie, sono apposto così.

(Una qualche forma di trama pare sia prevista nella versione definitiva, ed esistono già mod per cambiare il gioco in diverse maniere. Per parte mia, attendo la prossima release e mi interesserò dei mod senza nemmeno troppa impazienza: avrò modo di divertirmi, nel frattempo.)

Mount and Blade – parte 1

Sono sulla strada di ritorno per Zendar con la mia piccola ma temuta compagnia di 16 uomini, un po’ decimata dall’ultima serie di scontri, e 7 prigionieri da vendere al mercante di schiavi. Mi guardo intorno e mi domando per quanto tempo ancora potrò tentennare così, a far la vita del capitano di ventura. Forse un giorno dovrò fare una scelta.

Dalla sorgente del fiume arrivano cattive notizie: disertori di Swadia. Sono sulla nostra strada, e vanno veloci. Lo scontro è inevitabile, possiamo solo scegliere il luogo. Conduco i miei uomini su un terreno conosciuto, e attendo gli assalitori. In numero ci equivaliamo, ma per quel che riguarda l’esperienza lo scontro si prospetta molto duro: sei veterani a cavallo e dieci balestrieri per loro, un’armata molto, troppo eterogenea e inesperta per noi. Guardo i miei otto novellini di paese e mi chiedo se li rivedrò, dopo; so che daranno il cuore, ma molto probabilmente daranno anche la vita.

Il campo di battaglia che ho scelto è una piana con vegetazione sufficiente ad ostacolare i cavalieri avversari, e forse a fornire qualche riparo dalle frecce dei balestrieri. C’è un’altura scoperta sulla sinistra, di cui mi occuperò io. Una falange da un guerriero solo. Strano modo per fare il condottiero.

Ordino ai miei uomini di attendere un mio segnale appena fuori dalla boscaglia: come prevedevo, i nemici sono rimasti schierati dall’altra parte, in campo aperto, dove sarebbero in vantaggio. Qualche freccia raggiunge comunque i miei uomini, e probabilmente i cavalieri caricheranno, perciò devo fare presto. Mi porto col mio cavallo sull’altura sulla sinistra; sono stato notato, come era ovvio, e stanno venendo a prendermi. Fermo il cavallo e punto la mia balestra alla testa di uno dei cavalieri disertori: un colpo fortunato, riesco ad abbatterlo. Ma ora non posso più usare la balestra – per ricaricarla dovrei scendere da cavallo, e adesso il mio obiettivo è solo fare da diversivo. Sprono il destriero, e mi tiro dietro tre cavalieri e tre fanti avversari. Alcuni dei balestrieri decidono di prendermi di mira. Forse ho preteso troppo, ma è il momento per i miei uomini di caricare: ordino l’attacco.

Sfodero la mia spada, sperando di riuscire a menare qualche fendente mentre sono impegnato in scatti e scarti diversivi, ma i cavalieri nemici sono abili e la mia maggiore preoccupazione è di non trovarmi mai a tiro delle loro lame; riesco a colpire un fante in velocità, ma lo ferisco soltanto.

Nel frattempo i miei uomini hanno attaccato battaglia con i nemici rimasti schierati, e sono riusciti a portare scompiglio. I balestrieri sono stati costretti per la maggior parte a sfoderare le loro spade, e non sono più letali come dalla lunga distanza. Già qualche cadavere di entrambi gli schieramenti insanguina il terreno di battaglia. Ormai il mio diversivo è diventato solo uno spreco di tempo prezioso: taglio trasversalmente il campo di battaglia, riuscendo ad abbattere un fante avversario ferito nel tragitto e a liberarmi degli inseguitori, quindi mi fermo dietro un rilievo e scendo da cavallo. Mi guardo intorno: dovrei riuscire a ricaricare la balestra. Incocco il dardo, punto a un balestriere avversario, lancio: sbaglio. Ma intanto ho attirato l’attenzione di due fanti che si stanno dirigendo verso di me. Valuto le distanze, ricarico la balestra; il primo dei due è ormai a pochi passi, e si para dietro a uno scudo, ma ci voglio credere; imbraccio la balestra e cerco di trovare la via tra il suo scudo e il suo elmo: la trovo, ed egli cade a terra senza vita. Non c’è tempo per ricaricare, estraggo spada e scudo e ingaggio il secondo fante: riesco a colpirlo nell’esatto istante in cui egli si scopre per attaccare; uno schizzo di sangue che mi investe rivela quanto sia stato letale il mio fendente.

Non ho tempo di pensare, una freccia mi colpisce alla spalla. Faccio appena in tempo a pararmi dietro allo scudo, che sento il rumore sordo della seconda freccia che si conficca nel legno. I due balestrieri che mi stanno bersagliando sono lontani, avranno il tempo di ricaricare ancora una volta. Ma non vedo alternative, devo attaccarli. I miei compagni non sono nel mio campo visivo, e non so cosa stia succedendo altrove.

Un pessimo condottiero.

continua…

Viaggiare nei videogiochi: Oblivion

Se vado dall’Imperial City a Kvatch, dopo essere stato al Priorato di Weynon per sbloccare la quest dell’assedio di Kvatch, senza utilizzare il viaggio veloce, mi troverò davanti a diversi paesaggi e dovrò affrontare alcune difficoltà strutturali del terreno. Passerò un ponte (ipotizzando di compiere un percorso il più diretto possibile), un piccolo agglomerato urbano, mi inoltrerò in una foresta, supererò alcune colline, incrocerò qualche vecchia rovina, qualche torre distrutta, qualche altro villaggio poco conosciuto. Raggiungerò una pianaura da cui vedrò la collina su cui sorge Kvatch, la percorrerò sfiorando la vegetazione bassa mossa dal vento. Guarderò i fiori e cercherò di scorgere minacce all’orizzonte. Combatterò con qualche orso, osserverò l’arrivo della notte con l’allungarsi delle ombre e la comparsa delle stelle. Magari arriveranno delle nuvole nere e minacciose che porteranno la pioggia. La foschia riempirà il paesaggio, la visibilità sarà ridotta e, in casi estremi, vedrò solo ad un palmo dal mio naso. Affronterò dei lupi e dei banditi, arriverò ai piedi di Kvatch incontrando i suoi abitanti in fuga accampati lungo la tortuosa strada che conduce alle porte della città. A quel punto tornerò in quello che potremmo definire il gioco pre-pensato, ovvero tutto ciò che è stato pre-calcolato dagli sviluppatori per essere “giocato” in modo da portare avanti la trama. Ma quello che ho fatto per arrivare fino a qui, le sensazioni che ho provato… sono gioco? Ho “giocato” nel senso comune del termine?

Oblivion

Una delle cose che mi è mancata in certi giochi è una geografia riconoscibile del mondo contestuale. Il senso dello spostamento, del viaggio, delle traversie da affrontare per raggiungere certi luoghi. Hanno ragione quelli che dicono che il viaggio veloce impoverisce l’esperienza “Oblivion” (anche se, devo ammetterlo, è molto comodo) perché toglie spazio alla possibilità di viaggiare e, anche, paradossalmente, di perdersi per un attimo. Eppure una delle feature più belle ottenuta con l’aumento della memoria delle macchine da gioco, e con il miglioramento delle tecnologie grafiche, è proprio la possibilità di muoversi all’interno di mondi vasti in cui è possible “viaggiare” oltre che giocare (non dimenticherò mai le “passeggiate” fatte per il mondo di Daggerfall). Qualcuno potrà muovermi l’appunto classico: “prendi un treno e viaggi quanto ti pare”… ma anche lui ammetterà che potersi muovere all’interno di una geografia immaginaria (per quanto tendente al realismo) è differente rispetto allo spostarsi con il treno (o con qualsiasi altro mezzo “reale”) e presuppone un approccio mentale differente. Viaggiare in un videogioco è prima di tutto un atto di fiducia e la volontà di esplorare qualcosa che si percepisce come immane e indefinito. E’ una mera illusione; è come sognare che il castello di Disneyworld sia un castello vero.

[Creazioni] …

Certe volte vorrei morire,
definitivamente.
Vorrei che lo schermo rimanesse nero
e che i nemici,
vincenti, esultanti, sbavanti di gioia,
tornassero a casa
senza dover incontrare i miei colpi.
Li guardo sparire;
non erano prima
e ora non sono più.
Riappaio e, come
in un sogno interrotto bruscamente,
ricerco il filo del mio
mutamento.
Imparo dalla frustrazione
gioisco dell’impotenza
e risorgo,
come un Cristo senza Dio.
Ogni colpo un voto
nella pantomima di sangue
e viscere elettriche,
traccio il mio schieramento,
assecondo certi sorrisi
e certi squallidi amplessi.

[Creazioni] Burger Time

Prodotto da Midway | Sviluppato da Data East | Piattaforme Coin-op, Atari 2600, Commodore 64 [etc.] | Pubblicato nel 1982

Apro il più importante sito a tema home entertainment del mondo e vedo dei panini che ruotano… ruotano… ruotano…

Ci clicco sopra.

www.dowhattastesright.com

Il consumagiochi/dvd/musica “deve” essere interessato al consumo di questi panini.

Non c’è dubbio. Sono ipnotizzato dai panini che ruotano. Un panino per ogni momento della giornata, un panino per ogni esigenza.

Burger Time risale al 1982. Il protagonista è un cuoco che deve camminare sopra strati di panini giganti per impilarli e formare il prodotto finito. I panini sono distribuiti all’interno di labirinti di scale e piattaforme. I suoi nemici?  Uova all’occhio di bue e salsicce. La sua arma? Del pepe. Mi verrebbe voglia di usare la parola seminale… ma ho già seminalato abbastanza per oggi, quindi passo la mano e la lascio ad altri che la usano molto meglio di me e soprattutto riescono ad adattarla a tutte le occasioni, come il sorriso di un parvenu.

Burger Time è la visione di un nerd primi anni ottanta che sembra aver mixato  Piranesi ad un consumo compulsivo di hamburger dopo aver ingerito una forte dose di Valium.

All’epoca i panini non erano interessati ai videogiocatori se non in modo marginale. Il panino era immenso, il personaggio piccolo. Alcuni suoi ingredienti dei mostri. Per crearli ci si doveva camminare sopra.

Ora ruotano. Ruotano. E continueranno a ruotare (fino alla sostituzione della pubblicità, ovvio). Sto leggendo delle news e loro gli ruotano accanto. Sto leggendo la recensione di Soul Calibur III e loro ruotano. Sta diventando un’ossessione. Pop Art mixata alla psichedelia mixata con i bisogni dell’essere umano colonizzato dagli alieni.

Non possiamo più camminare sui panini. È immorale farlo. Possiamo ingurgitarli, masticarli, vomitarli, parlarne male… ma non possiamo più camminarci sopra…

[Walkthrough emozionali] Un FPS qualsiasi

La dominanza cromatica del giallo lascia lamentosi filamenti di senso vagare indisturbati dentro il monitor. Scatola in scatola in scatola. Sollevo il fucile e sparo. Nessuna fatica e vedo il sangue schizzare, riempire lo schermo, gli occhi, il mondo. Sinuosamente masturba il cervello, lo rende ricettivo al godimento onanista. Le mani tremano, l’universo freneticamente si armonizza con lo sperma che vuole sputarsi nel cosmo. Colano nemici per i corridoi. Posso esprimere dissenso per quello che sto facendo. Un sottosegretario qualunque parla alla televisione lasciata come sottofondo sensibile. Vedo ombre di nemici che somigliano a personaggi riconoscibili. Vedo bandiere e sogni. I carri mi vengono contro. Fuoco, fuoco, fuoco. Posso evitare alcune schegge. Aria. Qui occorre andare a capo.

Questo è un ricordo? Le mani vanno alla gola. Concepire un’esperienza è un atto di autolesionismo. Striscio lungo corridoi disegnati secondo una logica architettonica scarna. Sono i corridoi i veri nemici. Come decine di peni inferociti i cannoni in mano ai “mostri” spargono e spandono la loro finzione. Sto arrivando, ovulo mostro, sto arrivando. Sbavo, arranco, muoio vivo muoio vivo. Le vene dei polsi recisi. Non posso fare altro che strisciare. Vomito e gli schizzi si spandono sul pavimento. Vermi fra la polvere. I nervi tesi e i muscoli riposati. Sangue.

Quake 4

Fraseggio.

L’epoca che ho davanti è statica. Mi stanno aspettando, come dei malati terminali, hanno armi potenti al punto giusto per non uccidermi mai veramente. L’epoca è statica.

Ascoltare, tra un suono e l’altro, qualcosa che potrebbe somigliare alla coscienza. Più ascolto il battito del cuore più riesco a rendermi conto che non lo controllo. È lui che deciderà se fermarsi o meno.

Onan venne condannato per la sterilità delle sue azioni.