Gears of War 2

Sviluppato da Epic Games | Pubblicato da Microsoft Game Studios | Piattaforma Xbox 360
Rilasciato nel Novembre 2008

Dopo la folle corsa dei Derrick del primo atto, molti di voi penseranno che non sia possibile fare più di così.

Sbagliate.

Gears of War 2, come il suo predecessore, parte da un assunto ormai sin troppo comune nel videogaming: si copia tutto quello che si può, ovunque si può. Con la differenza che Gears 2 poi fa esplodere tutto.

Difficilmente troverete originalità in Gears 2: architetture e character design rubati a piene mani da Warhammer 40.000 (altro che viaggio nella deprimente Londra!), scene di battaglia che sono un tributo alla fotografia di Band of Brothers e a tutti i giochi di guerra ispirati da esso, scontri che continuano la tradizione del primo episodio, attingendo nelle atmosfere e nelle dinamiche dalla cinematografia moderna, riciclando dall’inseguimento con gli speeder su Endor sino a l’atmosfera della Moria di Peter Jackson (e, perché no? Anche di Codemasters).

La derivazione delle ambientazioni e delle situazioni è però ampiamente controbilanciata dal pezzo forte di Gears of War: raccontare una storia con efficacia e spettacolarità. Nel primo si era scelto di far piombare il giocatore in un conflitto in corso, con pochissime informazioni, riproducendo quel sovraccarico informativo tipico dei manga di Masamune Shirow (mi viene in mente Appleseed) in cui solo a posteriori tutto risulta un pochino più chiaro. Gears 2 propone invece uno storytelling più cinematografico e, sicuramente, meglio riuscito.

In Gears 2 i personaggi ed i comprimari sono le vere e proprie star del gioco: quei dialoghi fuori campo durante l’azione che infiocchettavano alcune delle sparatorie più concitate ora sono la norma, le psicologie sono meglio dettagliate e l’humor nero è più maturo ed efficace. Probabilmente CliffyB ha passato tutto il tempo ad ubriacarsi di gloria mentre qualcun’altro scriveva e supervisionava i testi. Meglio così.

Insomma Gears 2 esce dalla sua fase adolescenziale e diventa maturo: anche se la scala delle battaglie (e degli avversari) cresce di molto, come anche la loro truculenza, il gioco non scade nel cliché o nel pecoreccio, anzi, rinasce molto più avvincente di prima. Una sessione a Gears 2 è come un giro sull’ottovolante. Tutte le situazioni non sono altro che una sapiente messa in scena che mira al realismo. Per questo, non è la situazione in sé a generare emozione ma è il contesto in cui si svolge, un contesto fatto di oggetti in movimento, rumore, azione su tutti i fronti, in cui è difficile focalizzare l’attenzione e pianificare una contromossa. E’ questo caos d’eventi, unito all’urgenza di trovare una strategia d’uscita, a rendere Gears of War un gioco unico.

E con questo andiamo ad un altro pezzo forte del gioco: il ritmo. Invece di proporci e riproporci dei filler lunghissimi spacciati per intermezzi d’atmosfera (vedi Half Life 2) il gioco sa comunicare la solitudine, la concitatezza e la disperazione del piccolo plotone di Marcus Fenix alternando situazioni adrenaliniche a brevi (ma intensi) momenti di calma piatta che non rinunciano mai all’interattività (c’è sempre un commento dei personaggi o un evento secondario osservabile da lontano a rendere vivi e realistici gli scenari), che, grazie all’inquietanza delle ambientazioni e all’ottimo uso dell’audio come elemento d’atmosfera, non faranno che far salire la tensione e rendere quei quattro energumeni sempre più piccoli, sempre più soli e sempre più disperati nel loro eroismo senza possibilità di scelta.

E’ proprio la disperazione a muovere Gears 2: le Locuste che non vogliono essere annientate da un’umanità che li ha invasi, impoveriti e ora li minaccia con il genocido, Dominic, il vero protagonista della storia, è disperato per le sorti della moglie scomparsa da Jacinto; Marcus è diviso tra quello che pensa sia giusto e quello che deve fare per sperare di far sopravvivere sé stesso e quello che rimane degli umani di Sera.

Gears 2 inizia dove si era fermato il primo: ai pochi esseri umani rimasti dopo 15 anni di guerre non resta che giocarsi il tutto per tutto per mettere fine all’esistenza delle Locuste (o alla propria), alle quali hanno invaso il pianeta e depredato le risorse naturali. Qui non c’è più l’equivoco del primo episodio in cui inizialmente si aveva l’illusione di star difendendo il pianeta dagli invasori cattivi, l’incipit non lascia adito a dubbi: l’uomo fa della guerra e della conquista il suo strumento di sopravvivenza e, ora più che mai, il nemico va schiacciato per permettere al regime dei COG di riconquistare credibilità presso la popolazione e di riappropriarsi di un pianeta ormai perso.

Tecnicamente, il gioco è molto migliore del suo precursore: migliore gestione delle ombre e scene più epiche grazie ad un’ottimizzazione che non esita nemmeno quando sullo schermo ci sono centinaia di soldati che combattono. Saggia la scelta di rendere l’atmosfera degli esterni meno cupa, anche se comunque tendente al monocromatico. Alcuni elementi fanno però pensare che l’uscita del gioco sia stata un pochino affrettata: alcuni eventi dall’atto 4 in poi spesso non vengono innescati correttamente e l’IA mostra parecchi cenni di cedimento con nemici che, di punto in bianco, rimanangono impalati a fissare il vuoto o i nostri compagni, la cui intelligenza è notevolmente migliorata rispetto al vecchio episodio, che però ogni tanto si comportano in maniera inconcludente, non partecipando alla battaglia o non tentando di rianimarci neanche quando veniamo atterrati sotto i loro piedi. Su questi punti Epic ha già promesso delle fix, ma rimane anche l’infame repop delle texture tipico dell’Unreal Engine 3 per 360 (anche con il gioco installato su disco) e su questo punto non si è pronunciata.

Come già accennato la giocabilità eccelle. Con molte nuove armi (tra cui spiccano quelle pesanti, come mortai, lanciafiamme e mitragliatori a nastro), la possibilità di essere rianimati dai compagni anche quando si gioca da soli e una maggiore varietà di mosse per il corpo a corpo (tra cui la possibilità di farsi scudo con un avversario atterrato) il divertimento è praticamente garantito. La conduzione degli scontri è la stessa di sempre: trova una copertura, avanza cautamente accerchiando le posizioni del nemico, rompi l’anello debole della difesa e semina morte e distruzione. Va fatto notare che i controlli per spostarsi da una copertura all’altra o cambiare posizione di fuoco sono notevolmente più precisi.

Una differenza sostanziale nel game design del nuovo episodio c’è: il gioco fa molto meno uso di scontri a fuoco convenzionali del suo precedente episodio. Per quasi due atti interi, infatti, l’azione non sarà dettata a suon di proiettili ma sarà l’ambiente ostile di Sera a fare da antagonista per i nostri eroi. Ci sono molti più puzzle e “situazioni atipiche” del normale e i momenti topici del gioco saranno sempre vissuti tramite meccaniche e mezzi di combattimento non convenzionali, rendendo l’esperienza complessiva molto più memorabile.

Tuttavia, se si comperasse Gears 2 solo per godersi una storia che dura una manciata di ore (tra 5 e 6, nel mio caso) il gioco sarebbe difficilmente consigliabile. Quello che rende Gears of War 2 speciale è il suo multiplayer che obbliga le squadre a coordinarsi in maniera eccellente, pena la perdita del match. Per aggiungere varietà sono state aggiunte nuove modalità di gioco: Wingman, in cui si gioca in cinque squadre da due giocatori ciascuna e vince la prima che raggiunge un dato punteggio; Submission, un “capture the flag” in cui la bandiera è un Arenato parecchio incazzato e poco disposto a farsi trascinare ad uno dei punti d’estrazione; King of the Hill, una sorta di Annex in cui i giocatori che vengono uccisi mentre difendono la posizione che dà punti non possono rientrare in gioco. Rimangono i classici Warzone, Execution, Guardian (il vecchio Assassination) ed Annex. Le mappe multiplayer sono una dozzina, a cui vanno aggiunte cinque mappe classiche, opportunamente restaurate per godere delle migliorie del nuovo motore di gioco. La novità più succosa per chi ama il co-op è la modalità Orda, in cui una squadra di giocatori deve affrontare ondate di nemici sempre più potenti (modalità resa popolare da un mod per Unreal Tournament 2004). Ad essa è comunque affiancata la classica e collaudata campagna co-op.

L’unico appunto che si può fare al multiplayer è che il sistema di matchmaking, per ammissione della stessa Epic Games, è tutt’altro che perfetto: a volte per trovare una partita è necessario attendere diversi minuti (in alcuni casi sino a mezz’ora) perché il sistema di ricerca continua a resettarsi. Per il resto il set-up dei match è stato notevolmente migliorato e sono state introdotte molte feature per cui Unreal Tournament è sempre stato famoso, come la possibilità per i giocatori di votare le modalità di gioco e le mappe da usare prima dell’inizio della partita (il matchmaking offre sempre due alternative ed i giocatori possono scegliere).

Una nota dolente per la localizzazione e per alcune scelte di produzione. In alcuni punti il gioco, senza alcuna logica, utilizza filmati. Verrebbe da pensare che la scelta è stata fatta per le scene d’azione più spettacolari, invece non è affatto così: gli intermezzi più spettacolari sono interattivi mentre per vedere alcuni dialoghi è necessario aspettare il caricamento di un filmato che, tra le altre cose, è anch’esso realizzato con il motore del gioco e non mostra particolari vantaggi né sulla qualità di modelli o animazioni né su quella del rendering. Mah, forse nascondono dei caricamenti in background?

Altro aspetto decisamente scadente è la localizzazione in Italiano: se il primo gioco era stato localizzato in maniera quasi impeccabile, Gears 2 ha un valore di produzione piuttosto basso su questo fronte. Triste la scelta di tradurre solo i filmati (con non poca confusione nel capire chi sta parlando durante il gioco), ancor più triste l’aver selezionato dei doppiatori del tutto inadatti ai personaggi. Sentirete parlare i pupazzi di Bim Bum Bam e Ciao Ciao oppure, se siete più giovani, gran parte dei personaggi di One Piece, voci cartoonesche incluse, con perdita dell’immersione garantita. Il resto del gioco, fortunatamente, è tutto in inglese (e il grosso dei dialoghi sono proprio nelle sequenze in real time, compreso il toccante epilogo della sottotrama di Dom). Naturalmente ci sono i sottotitoli in italiano, realizzati evidentemente da qualche scrittore mancato, visto che gran parte dell’adattamento non può nemmeno definirsi filologicamente creativo: è semplicemente inventato.

Parolaccia gratuita (il rapporto con il testo originale sarà 3:1), scarso interesse (se non incapacità) nel mantenere i giochi di parole, traduzione fuori dal contesto (“Got it” quando si raccoglie un oggetto diventa “Capito”, nell’atto in cui è Dom a guidare l’azione con la sola presenza di Marcus tutte le sue indicazioni sono tradotte al plurale) e, dulcis in fundo, interi stralci di dialogo approssimati all’equivalente inglese (con una buona dose d’invenzione e parolacce gratuite) aggiungendo anche commenti in merito alla trama o ai personaggi del tutto inventati e non presenti nella versione originale. Basti dire che in italiano Marcus spesso dimostra ostilità nei confronti del Controllo (mentre invece in inglese è palese che ha una certa confidenza con la bella Anya) dovuto forse ad una superficiale associazione del traduttore tra il Controllo ed il Comando dei Gears; con cui invece Marcus ha dialoghi spesso conditi di sarcasmo, che comunque in italiano sono stati arricchiti di commenti esplicitamente ostili non presenti nell’originale. Lungi da me poi capire perché anche un generico “Go Go Go!” debba essere arzigogolato in un “Datti una mossa, figliolo!”, che fa perdere gran parte dell’urgenza e della concitatezza (per non parlare del contesto, che da generico diventa specifico) della scelta originale.

Fortunatamente chi comprende l’inglese ci guadagnerà non poco, avendo la qualità cinematografica degli interpreti originali. Sentire Cole che rappa mentre picchia è grandioso, peccato che il traduttore italiano se ne sia accorto solo alla fine dell’Atto 4 e non ha saputo far di meglio che mettere degli slash tra le strofe. La non localizzazione in-game ha permesso di avere l’esplosivo Di Maggio in edizione integrale, il che dà una dimensione totalmente nuova e più sarcastica al buon (ma non eccelso, in prospettiva) Marcus Fenix che parlava a grugniti nella versione italiana del primo episodio.

Per concludere, Gears of War 2 si attesta su una qualità veramente alta, se si glissa su una localizzazione, fortunatamente del tutto evitabile cambiando la lingua della console, che distrugge gran parte di quello che gli autori originali hanno creato: un’atmosfera da humor nero cucita dentro un action game epico come non se ne vedevano dai tempi di God of War (e nel quarto atto, complice anche una colonna sonora praticamente identica, a volte vi chiederete se non state giocando a quello). Consigliarlo ai single player accaniti è dura, visto che dopo pochissime ore non ci sarà alcun replay value a meno che non siate dei maniaci degli achievement e non vogliate perdere ore a trovare tutti gli oggetti collezionabili sparsi per i livelli (e se volete farlo, lasciate che vi ricordi che nella vita c’è ben altro da fare!). Se invece state considerando il titolo anche per le sue modalità multigiocatore, andate tranquilli, anche comprandolo ai prezzi assurdi che ci sono qui in Italia i vostri soldi saranno ampiamente ripagati da almeno un anno di solido divertimento!

Ultimo consiglio: una volta finito il gioco guardate i titoli di coda sino alla fine. Non c’è proprio un cliffhanger, ma c’è un intermezzo che lascia intendere, nonostante il finale definitivo di Gears 2, che c’è forse ancora rimasto qualcosa da raccontare.

Io scommetto su un prequel.

22 comments on “Gears of War 2

  1. A me invece mi ha un pò deluso, il titolo è valido per carità, ma ci sono troppi “buchi” nella trama specialmente dalla metà del gioco in poi e il “mostro finale” per quanto fatto bene è tutt’altro che impegnativo; poi il multiplayer la modalità orda e veramente divertente quando non lagga, anche se mi è capitato raramente, solo a me sta una eternità a fare il matchmaking?

    P.S. troooppo corto, ma ormai e la prassi

  2. Di che buchi parli? Per il primo sono daccordo (l’idea di far rimanere fuori un capitolo per ricattare Microsft sulla non-esclusività è stata una vera bastardata), sul secondo non mi pare, se si esclude un mistero insoluto (non spoileriamo) che rimane tale per fornire appigli ad un sequel.

    Se hai giocato basandoti sulla localizzazione italiana, come ho scritto, ci sono parecchie imprecisioni dovute alla “creatività” (virgolette, becca Lamb-O!) del traduttore. Per dare al gioco un linguaggio da scaricatore di porto, spesso si sono mangiati pezzi di dialogo tutt’altro che marginali.

    Del matchmaking ho scritto anche nella rece, fortunatamente è un problema che dovrebbe essere risolto questa settimana (hanno sottostimato il carico sui server). Ad ogni modo, il matching del trueskill medio dell’intera squadra con gli avversari paga non poco in equilibrio degli scontri.

  3. Ops, dimenticavo, secondo me il vero boss finale è Skorge alla fine dell’Atto 4, l’Atto 5 è solamente un epilogo piuttosto lungo per dare al gioco un finale che non si risolvesse in un semplice filmato.

  4. “Triste la scelta di tradurre solo i filmati (con non poca confusione nel capire chi sta parlando durante il gioco), ancor più triste l’aver selezionato dei doppiatori del tutto inadatti ai personaggi. Sentirete parlare i pupazzi di Bim Bum Bam e Ciao Ciao oppure, se siete più giovani, gran parte dei personaggi di One Piece, voci cartoonesche incluse, con perdita dell’immersione garantita. Il resto del gioco, fortunatamente, è tutto in inglese (e il grosso dei dialoghi sono proprio nelle sequenze in real time, compreso il toccante epilogo della sottotrama di Dom).”

    Non mi torna mica ‘sta parte… io ho tutto in italiano… uhm…

  5. Caro Matteo,
    complimenti per l’ottima recensione. Nel bene o nel male, hai inquadrato perfettamente tutti i (molti) pregi e i (pochi) difetti di questo titolo.
    Personalmente l’ho comprato solo per il single player. Ma giocarlo online in co-op è un esperienza semplicemente grandiosa (e, aggiungerei, stimolante nel rigiocarlo).

    A chi dice che certi passaggi sono troppo semplici, consiglierei loro di provarli a difficoltà Folle 😀

    Fondamentalmente comunque la storia secondo me non è finita lì. C’è molto da raccontare su cosa l’Emulsion provoca su locuste e umani.

    Per quei pochi che volessero approfondire, consiglio il libro recentemente uscito in Italia “Gears of War: Aspho Fields”, ambientato tra il primo e il secondo con parecchi flashback sulla giovinezza di Marcus e Dom.

    PS: un ultima nota, Matteo. Evidentemente avrai provato una copia lavoro del gioco perché quella arrivata nei negozi è completamente localizzata in italiano, ovunque ed in ogni sua parte. Ti ringrazio in ogni caso dei tuoi appunti sull’adattamento, che mi spingeranno a rigiocarmelo in inglese.

  6. Oppure ha provato una versione inglese: io l’ho comprato in inghilterra ed ha esattamente quei problemi 🙂

  7. “Triste la scelta di tradurre solo i filmati (con non poca confusione nel capire chi sta parlando durante il gioco), ancor più triste l’aver selezionato dei doppiatori del tutto inadatti ai personaggi. Sentirete parlare i pupazzi di Bim Bum Bam e Ciao Ciao oppure, se siete più giovani, gran parte dei personaggi di One Piece, voci cartoonesche incluse, con perdita dell’immersione garantita. Il resto del gioco, fortunatamente, è tutto in inglese (e il grosso dei dialoghi sono proprio nelle sequenze in real time, compreso il toccante epilogo della sottotrama di Dom).”

    io ho tutto il gioco in italiano (originale) tu il tuo da dove lo hai scaricato 😉

  8. Però mi pare di aver letto in un forum che nella versione italiana, basta mettere la console su “Inglese” per avere l’audio originale. Conferme?

  9. P.S. tra i difetti del gioco secondo me andrebbe assolutamente aggiunto un netcode vergognoso e una difficoltà di gioco decisamente troppo bassa.

  10. La mia copia (legittima, basta vedere il mio gamertag) è per la distribuzione nordeuropea (mandata da play.com, ma vi pare che ho usato una copia piratata per recensire dopo due settimane? Suvvia, non mostrate a tutti i vostri limiti così senza pudore!). Probabilmente poiché su un DVD non ci sta troppa roba, avranno sicuramente segato l’audio localizzato in italiano ma lasciato i filmati (resta il fatto che è una idiozia, ma il controllo qualità dorme?).

    La domanda che faccio a voi è la seguente, quindi: la versione italiana ha l’audio in inglese originale oltre a quello localizzato (ne va della coerenza del gioco)?

    Assumo che i doppiatori e la localizzazione dei testi siano uguali (dubito che abbiano fatto il lavoro due volte). Quindi rimane uno dei peggiori adattamenti per 360 dopo Blue Dragon. Sicuramente avere tutto in una lingua omogenea rende l’esperienza più coerente ma vi assicuro che i dialoghi in Inglese sono molto diversi da quelli che ho potuto leggere in ita sui sottotitoli (come anche Ale conferma).

    Scusate se ho dimenticato di scriverlo, avevo fatto un mini quesito nella redazione e molti mi hanno confermato il problema!

  11. Il doppiaggio italiano fa cagare, la cosa che non tornava era appunto l’interezza della localizzazione.
    Dopo provo a mettere la console in inglese e vedo se il gioco è multilingua.

  12. Ho naturali antipatie per dei mascelloni che costantemente giocano a chi ha il fucilone più grosso. Percezione ristretta e forse anche mentalmente chiusa ma non ci posso proprio fare nulla. Del primo mi ha infastidito la manicheista e costrittiva visione nell’interpretare il presunto “bene” contrapposto ad un “male” incapace di spiegarsi se non per grugniti; a un certo punto le illetterate locustelle hanno iniziato a farmi quasi pietà. A fare da corollario, favolosi buchi di sceneggiatura (i rapporti fra commilitoni, la casa e il padre di Phoenix o il pre-finale che vabbè, si sa..) e incoerenze ad ogni mezzo dialogo non votato alla guasconeria della frase ad effetto. E poi quel gameplay con le arene follemente disfunzionali rispetto all’ambiente di gioco, palesemente costruite per contenere i ciclici e ripetitivi scontri a fuoco, uno più identico all’altro. Mi ci sono annoiato a morte. Per questo, verso il sequel parto non solo scettico ma anche fortemente prevenuto. Bello però il commento dell’Anelli, davvero esaustivo.

  13. Dissento solo sul fatto che gli umani siano i buoni (o presunti tali), in realtà sono i “cattivi” (secondo me è la rivelazione più grande del primo episodio). Il resto sono gusti. Io ad esempio odio Halo 3 in multy perché essendo cresciuto a CS, Quake ed UT, non riesco ad adattarmi a quello che è un sunto al rallentatore dei modelli di gioco degli ultimi due 😉

    La genialità di GOW sta nel farti credere credere all’inizio che si stia parlando di un Umanità invasa, poi si scopre che le Locuste sono gli indigeni e che si sono incazzati solo dopo diversi decenni di soprusi (io se mi trivellassero il soggiorno…). Insomma, l’espansionismo ammeregano in chiave SciFi.

    Cmq il 2 ha anche delle rivelazioni sul perché le Locuste di punto in bianco sono passate ad un’offensiva così veemente (e sul perché la Regina alla fine del primo episodio dichiari di non avere scelta).

  14. gran gioco gran gioco, io comunque consiglio di giocare anzitutto al primo gears…

    cmq,qualcuno mi sa dire da dove è presa la terza foto? non mi pare ci sia un’ambientazione simile…:O

  15. mi trovo daccordo con la rece, ma la parte multy, orda a parte, è imprecisa.
    manca il macello che hanno fatto con gli scontri pubblici online, i bug del fucile a pompa, le granate impazzite, e così via.

  16. boh non so voi ma a me il gioco è interamente in italiano e le voci sono normalissime e adatte ai personaggi cioè leggermente rauca e decisa

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