Polybus 2.0

Polybus fa ancora parte delle leggende dei videogiochi. Riassumendo: è un gioco arcade che, tramite una studiata serie di luci e suoni costringe i fruitori a suicidarsi. Ovviamente trattasi di puttanata galattica, ma per qualche anno è stato bello crederci e, soprattutto, oggi fa ridere ripensare agli articoli allarmati di certa stampa che immaginavano i videogiocatori tutti in fila sui ponti autostradali pronti a buttarsi di sotto.

Negli anni non sono mancate reinterpretazioni del fenomeno, come quella di Raquel Meyers, artista spagnola che questo venerdì sta per mostrare il suo Polybus 2.0 al PlazaPlus Festival di Eindhoven, in Olanda. Ovviamente lo scopo non è quello di far suicidare qualcuno, ma:

The purpose of Polybius is to explore the relationship between fiction and reality by creating a feeling of losing your senses. … By combining line-vector aesthetics with video manipulation and 8-bit technology, we want to induce feelings of apophenia, amnesia and panic. We want to develop a new media identity dialogue by playing with human perceptions of incompatible symbolism and representations.

(Trad. Il fine di Polybus è quello di esplorare la relazione tra la finzione e la realtà ingenerando la perdita dei sensi. … Combinando l’estetica delle linee vettoriali con la manipolazione video e la tecnologia a 8 bit, vogliamo indurre sensazioni di apofenia, amnesia e panico. Vogliamo quindi creare un dialogo con la nuova identità dei media tramite la percezione di simbolismi e rappresentazioni paradossali.”)

Beh, se per caso vi trovate da quelle parti, andate a dargli uno sguardo. Magari ne vale la pena.

Fonte: Games Set Watch

Per altre immagini: Raquel Meyers

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