
Prima arriva IGN a scrivere un elenco delle dieci caratteristiche che andrebbero sistemate per far uscire i giochi di ruolo giapponesi dallo stallo in cui versano da anni. Ad esempio hanno sottolineato che gli ambienti appaiono poco ‘vivi’, che vengono usati troppi riempitivi per allungare il brodo, che ci sono troppi cliché, che sono linearissimi e così via.
Le reazioni non si sono fatte attendere e su un forum giapponese sono apparse delle risposte (in giapponese ovviamente) che danno il punto di vista degli orientali sulla questione e fanno capire anche come considerano i giochi occidentali. Quello che sembra più evidente dalla lettura della diatriba è che molti di quelli che noi occidentali consideriamo difetti, per gli orientali sono pregi che non dovrebbero mancare in nessun gioco di ruolo. Oltretutto c’è un sottesto di disprezzo reciproco e un velato razzismo che potrebbero intrigare i sociologi in ascolto. In effetti lo stesso articolo di IGN si lamenta di questioni che appaiono non interessare molto ai giapponesi e che sono più un punto di vista occidentale sulla faccenda, una specie di “se volete vendere i vosti giochi qui, dovete…” o, meglio, “i vostri giochi sono inferiori perché…”. Vi riporto qualche frase per darvi l’idea del livello che si è raggiunto:
“What!? Fallout is the SAME THING! You fight the same enemies, collect the same items… There’s no sense of exploring unknown territory or anything. No matter how much freedom the player has, that’s all there is.”
“Okay, so give us some foreign RPGs that are more interesting than Japanese ones. I just don’t find foreign RPGs interesting at all.”
“Oblivion’s okay, but foreign games lack subtlety. They lack detail, and the character design and stories are bad.”
“Oblivion didn’t fare that well here, and Japanese don’t really get into real-time strategy games.”
“I call ‘cultural differences’!”
“Do foreign companies even make RPGs anymore? The only games that come to mind are first-person shooter action games. If we followed this ‘advice’ to the letter they’d have us making Grand Theft Auto clones.”
Fonte: AltJapan
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In questi anni va di moda sparare contro gli RPG (non solo i JRPG) sempre con maggiore veemenza. Si salvano solo i polpettoni made in USA tipo Oblivion e Fallout, più FPS che RPG, con personaggi anonimi, storie generiche e un mondo estensivo ma pressoché privo di dettaglio (tranne le AI che imitano Lure of the Temptress, decine di anni dopo e senza progresso di sorta). Non fa troppo scalpore, parliamo di Americani che commentano giochi americani.
Dalle critiche è chiaro che vogliono degli action adventure, al massimo degli FPS, che se li tengano ed imparino a fare delle vere critiche. Anche a me sarebbe piaciuto se Picasso avesse dipinto con lo stile di Caravaggio ma parliamo di due scelte stilistiche, di due tipologie così diverse che nessuno si sognerebbe in alcun modo di basare le critiche su un “vorrei che fosse”, come accade tra i critici dilettanti a buon mercato che affollano i portali pubblicitari occidentali.
Il bello è che gli ulti giochi di ruolo occidentali sono un’involuzione, non un’evoluzione. Infatti la gente si stupisce di Dragon Age Origins che rifà quello che veniva già fatto più di un decennio fa e viene considerato il non-plus-ultra del concetto di gioco di ruolo.
Le critiche descritte non sono mica campate per aria, però. I JRPG classici sicuramente fanno parte della storia del videogioco giapponese, ma è innegabile che il genere è abbastanza in crisi rispetto al passato ed è un bene cercare di capirne il perché.
Le critiche scritte sono una minchiata per il semplice fatto che i titoli posti ad esempio su come risolvere un particolare difetto, aderiscono ad almeno altri due o tre di quella lista. Non esistono RPG come li descrivono e, francamente, alcuni punti di attenzione sono stigmi dell’intero genere videoludico, se non cinematografico.
Non mi meraviglierei se le critiche sono un modo per predisporre il pubblico ad accettare una recensione estremamente positiva di un Mass Effect 2 che potrebbe essere ancora più avventura grafica del primo. ME è da riconosciuto (e criticato) dai più come se fosse un RPG perché è di Bioware anche se è molto più simile ad un’avventura grafica.
La stessa cosa inzia a succedere con gli RTS (strumentalizzando anche il lancio di C&C 4 che sta per essere fatto passare come la morte degli RTS, piuttosto che la semplice fine di una saga). Benché apprezzi il genere alla Dawn of War (o meglio, alla Sudden Strike), non capisco perché un genere di RTS in cui si debba pensare e pianificare un po’ di più debba essere per forza il male assoluto. Il prossimo passo quale sarà? Facciamo i gestionali action?
In ultima, analisi, comunque, è chiaro che gran parte dei recensori non hanno assolutamente idea di come si faccia critica ed i caporedattori a loro volta non sono in grado di gestirla. Ormai è la fiera del “Se lo facevo io lo facevo meglio” a meno che un titolo non provenga da un publisher che muove tantissimi soldi sul network.
Bah, le critiche sanno farle tutti, specie chi non ha mai pubblicato o tantomeno sviluppato un gioco, parlando per sentito dire, perchè fa sua un’opinione altrui scritta con effetto, etc.
Questo non è il solito puerile discorso “un critico d’arte dovrebbe saper dipindere per poter parlare”, ma è per dire che francamente molti giocatori non sanno quello che vogliono finché non gli metti davanti i fatti.
Dragon Age? Certo, ma anche Mass Effect rispetto al precedente Kotor, tanto per dire.
Mi trovo abbastanza daccordo con Matteo e Joe.
Non mi pare nemmeno tanto un discorso di nazionalità, basta leggere le critiche di IGN e avere un minimo di apertura mentale per chiedersi con che testa si siano messe a scriverle. Senza togliere che i jrpg possono essere migliorati, le critiche di IGN sono per lo più campate in aria citando problemi non problemi (a seconda dei casi) o portando come esempio positivo qualche rpg occidentale che ha fallito miseramente su quel punto. Un esempio sono le città vive di Oblivion, se con vive si intende che se meni qualcuno scappa o ti legna, ma sempre nel modo più innaturale possibile, almeno finché non appare una guardia, metodo usato per contenere il gioco più che per dargli reale vita. O dargli merito di storia o caratterizzazione, sopratutto rispetto ad un jrpg medio. Oppure il finto senso di esplorazione di Fallout 3 o il suo sistema di combattimento. Poi si cita un Mass Effect come esempio riuscito, quando ciò che lo salva è la trama e la cinematograficità, essendo pesantemente carente sul lato tecnico (diciamo che poteva fare a meno della parte gioco). Criticare il doppiaggio poi non è sensato quando poi nella stessa critica si fa notare che il problema è del doppiaggio occidentale che non riesce a rendere lo stesso effetto di quello giapponese per via del timbro vocale (ma non è solo quello, di doppiaggi inglesi pessimi e fuori personaggio se ne è sentiti fin troppi, più di quelli italiani da titoli inglesi).
Le risposte degli utenti giapponesi, a parte un paio, mi sembrano più che sensate. Questo senza togliere che si possa fare qualcosa per i jrpg, ma non certo con articoli da novizi del gaming.
IGN= i gapisse niende.
L’articolo è ridicolo. Si accusano spesso i jrpg di essere retrogaming e altri millemila difetti, ma se Bioware non è ancora riuscita a convincermi a comprare Mass Effect al posto di Persona 4, la colpa è di Bioware, non di “gusti discutibili legati ad una cultura inferiore” o qualche altra trollata degna d’un sito amatoriale di 16enni presente su IGN.
Quoto Anelli al 100% sulla puzza di smerdamento preventivo dei prodotti jappo per favorire le vendite dei propri; non mi avrebbe meravigliato una stroncatura a Bayonetta se usciva in contemporanea col Dante’s Inferno.
Beh, IGN e Gamespot sono molto prevenuti anche con tutti ciò che viene dall’Europa.