The Tester. Ma anche no

Pensate che lavorare in un call center sia poco cool e dia troppe sicurezze?

Sony ha il lavoro giusto per voi: il playtester. Una professione talmente figa che si è meritata un reality (The Tester, per l’appunto) su PSN in cui i pretendenti dovranno umiliarsi nei modi peggiori possibili per vincere un lavoro di merda (scusate la brutalità, playtester di tutto il mondo). Se questo non è un simbolo della crisi mondiale credo che dovrò aspettare la riabilitazione completa di Craxi.

Cosa vuol dire fare il playtester? Di solito vuol dire lavorare in una specie di sede-ghetto (in particolare per gli europei) dove si fanno i controlli di qualità, quindi scordatevi la leggenda che dal playtesting si diventa game designer (o meglio, lo era ai tempi di David Jaffe, ora quelli come lui hanno un ruolo di potere, perché dovreste avere l’occasione di usurparli?). Il lavoro non è affatto figo: non consiste nel giocare tutto il giorno ma nell’iniziare la build di un gioco, andare a caccia di bug (seguendo alla lettera delle procedure prestampate oppure improvvisando), trovarli, riempire un form pieno di domande strane (questo potrebbe essere un test di accesso agli strati superiori dell’industria videoludica, considerando le domande dei colloqui di Google) e poi ripetere tutto dall’inizio sino al prossimo, inebriante baco (si, ogni volta si riparte da zero, capito perché i lunghissimi giochi giapponesi ci mettono almeno 6 mesi ad essere tradotti?).

In questo caso si vince un posto da tester ufficiale, che è un grandioso passo avanti: l’unica differenza è che i tester precari fanno la fila di buon mattino di fronte alle sedi di lavoro, sperando di essere presi per una sana giornata di invidiabile lavoro al minimo sindacale.

Sito Ufficiale

PS: Proprio oggi Sony ha dimezzato il numero di personale nell’ennesima sede europea. Si vocifera che la competizione possa essere rinominata in “The Soon-To-Be Jobless“.

3 commenti su “The Tester. Ma anche no

  1. Vorrei rettificare qualcosa di inesatto in questo articolo. Prima di tutto, ho conosciuto circa una decina di persone che da tester sono passati al game design, quindi la mia esperienza mi dice che la maggior parte dei game designer arriva dal play test. Seconda cosa e’ che, almeno da noi, i tester hanno un loro edificio, molto spazioso e con tutte le comodita’.

  2. In pratica prima noi savamo in un edificio e i tester in un piano di quell’edificio. Poi noi ci siamo spostati nell’edificio nuovo e ora quello di prima è praticamente usato interamente dai tester.

    In milestone, invece, prima avevano una stanza apposta e poi sono stati messi in un ufficio insieme ad altri programmatori.

    Insomma: il lavoro del tester è un lavoro che stressa parecchio e non ha niente a che vedere con il giocare, però può portare al game design e non è vero che si è rinchiusi in un buco.

    Ovviamente fa ridere che ci abbiano fatto un reality, quando basta inviare un CV per essere assunti ovunque come tester 😀

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