Tavola periodica dei controller (vers. 2.5)

Quando la vidi per la prima volta, mia moglie portò l’immagine da uno stampatore che le confezionò una tela che ancora campeggia sulla parete del mio salotto. Pochi giorni fa, Mike Vasilev ha pubblicato la versione 2.5 updated della sua The Periodic Table of Controllers. Cos’altro aggiungere? Nulla. Ah, no! Aspettate:  “Nostalgia, nostalgia canaglia!“.

Link al sito di Mike Vasilev

Retro Remakes elenca cinque tra i migliori remake videoludici indie mai realizzati

Retro Remakes, blog curato da Rob Fearon e @DrMistry che, come intuibile dal nome, si occupa dei remake videoludici, ha stilato un elenco con i cinque migliori remake che la scena indie abbia mai prodotto. Nonostante la classifica sia discutibile (del restocome ogni classifica), è indubbio che stiamo parlando di realizzazioni di primissimo livello e valide in senso assoluto che vi invitiamo a provare (tanto sono gratuiti):

1. Star Wars (Minionsoft)

2. Head Over Heels (Retrospec)

3. Counterclockwise (16×16)

4. Cholo (Ovine By Design)

5. Manic Miner: The Lost Levels (Headsoft)

Per leggere l’articolo originale completo, in cui si parla di altri titoli degni di menzione, CLICCATE QUI

Bit Boy!!

Sviluppato da Bplus| Distribuito da WiiWare| Piattaforme Nintendo Wii | Rilasciato nel 2009 | Sito Ufficiale

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Bit Boy!! è una specie di Pac-Man con protagonista un cubo, che si propone di illustrare la storia dello sviluppo tecnologico del medium videoludico dai sistemi a 4 bit fino a quelli a 128 bit, proponendo lo stesso gioco adattato alle diverse tecnologie. Si inizia dai 4 bit, con una grafica dai pixel grossi, una manciata di colori, pochi sprite sullo schermo e livelli molto piccoli, si passa per gli 8, i 16, i 32 e i 64 bit, per arrivare ai 128 dove i labirinti sono più definiti, i nemici meglio modellati e si può finalmente usare il sensore di movimento del telecomando Wii per saltare. Interessante che nel passaggio dai 16 ai 32 bit il gioco diventi tridimensionale, ma completamente ingiocabile a meno di selezionare l’inquadratura generale, che permette di visualizzare tutto il labirinto in una singola schermata, tornando a una bidimensionalità di fatto.

Gli elementi che definiscono il genere dovrebbero esservi noti: ci sono dei labirinti, ci sono degli oggetti da raccogliere e ci sono dei nemici da evitare. Invece delle pillole il protagonista è dotato di un attacco rotante che elimina i mostri nei dintorni. Ogni sequenza tecnologica è composta da sei livelli, per un totale di trentasei complessivi.

Purtroppo, tolti gli elementi metavideoludici, il gioco è quello che è, ovvero un mezzo disastro. Paradossalmente i livelli rudimentali funzionano meglio. Il fatto è che gli sviluppatori, concentrati sull’idea di fondo del gioco, hanno dimenticato di curarne gli elementi più strettamente ludici e i livelli avanzati sono fin troppo frustranti (non in termini di difficoltà), con nemici abbondanti nel numero che girano a caso per i corridoi, labirinti mal disegnati e pieni di vicoli ciechi e una generale lentezza nella risposta del personaggio agli input che compromette buona parte dell’esperienza di gioco. Fortunatamente finisce presto e costa poco.

Roba da retromaniaci che manca di raffinatezza nell’esecuzione. Peccato.