Dopo aver sondato il terreno con diversi tipi di pet, Blizzard ha finalmente fatto debuttare delle cavalcature a pagamento per World of Warcraft, aggiungendole agli altri servizi e pet supportati dal sistema di “micropagamenti”.
Virgolette lecite perché il cavallo in questione (una cavalcatura universale che si adatta a tutte le modalità di viaggio accessibili in World of Warcraft), costa la bellezza di 20€, prezzo in linea con il resto dei servizi già disponibili nel loro sistema Pay To Play, mai inferiore ai 10€.
Oltre al cavallo fatto di stelle, ha debuttato anche uno dei pet più spammoni della storia dei giochi online, Lil’ XT, che importuna la chat di gioco con decine di stupide frasi e noiosissimi effetti sonori, anch’esso alla modica cifra di 10€.
L’iniziativa ha ovviamente diviso l’utenza ed ha riaperto una nuova ferita che molti fan consideravano chiusa e su cui avevano fatto concessioni per quanto riguarda i pet. Dopo pochi giorni dall’acquisizione di Blizzard, Activision aveva infatti annunciato l’intenzione di rilasciare alcuni contenuti per WoW esclusivamente (o anche) tramite microtransazioni, considerando la possibilità di vendere set di armature e nuovi contenuti di gioco. All’epoca era bastata una severa reazione dei fan per archiviare il problema, chiamato scherzosamente sui forum World of Microtransactions.
Da un punto di vista puramente finanziario la manovra ha avuto successo: affiancando al lancio un’iniziativa caritatevole legata alla vendita dei primi 5000 oggetti, Blizzard è riuscita a raggiungere l’obiettivo in meno di 4 ore. Le stime (condizionate però dalla spinta della beneficenza) fanno pensare già a diversi milioni di dollari di incasso.
Update. I cavalli venduti sono stati 140.000
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