Risen

Sviluppato da Piranha Bytes | Distribuito da Koch Media | Piattaforme: PC, Xbox 360 | Pubblicato 2 Ottobre 2009 | Sito ufficiale

Atteso con trepidazione dagli appassionati di giochi di ruolo, Risen promette di stupire rimanendo nei solchi della serie Gothic, da cui eredita meccaniche di gioco e team di sviluppo. Riuscirà finalmente a far dimenticare la débâcle di Gothic 3?

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Se volete altre informazioni su Risen, visitate il fan site ufficiale italiano: Risen Italia

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Un eroe senza nome e senza ricordi, un’isola selvaggia piena di bestie impazzite e creature malvagie, una lotta tra gli uomini e i titani; questo è Risen. L’ansia inizia con l’installazione. Purtroppo ho avuto un brutto trascorso con Gothic 3 che non riuscii ad avviare fino all’arrivo della patch uscita mesi dopo la pubblicazione (da fan della serie avevo comprato il gioco al lancio), quindi stavo un po’ in tensione, anche se le promesse fatte in tal senso dagli sviluppatori e il fatto che il gioco sia stato chiuso con qualche settimana d’anticipo rispetto alla pubblicazione puntavano proprio a rassicurare i dubbiosi. Dopo più di cinquanta ore di gioco senza crash l’ansia è svanita e posso affermare con certezza che Risen è un gioco stabile e privo di bug significativi.

Dopo il naufragio mostrato nel filmato iniziale, l’eroe senza nome si ritrova su una spiaggia di un luogo sconosciuto insieme ad un’altra superstite. Entrambi sono malconci, non hanno niente con sé e, soprattutto, non hanno la più pallida idea di cosa fare. La prima missione consiste nel trovare un’arma: un coltellaccio arrugginito o un bastone vanno benissimo per ammazzare i nemici che girovagano per la spiaggia, degli uccelli giganti particolarmente aggressivi. Evidentemente sono nella fase tutorial, ma i combattimenti non mi risparmiano e anche sconfiggere il primo nemico è affare che richiede un certo impegno. Sembra quasi un “bentornati a casa” scritto a caratteri cubitali per gli orfani di Gothic 2.

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Il sistema di combattimento è familiare se si sono provati i precedenti giochi dei Piranha Bytes: tasto destro del mouse per parare o mirare e tasto sinistro per attaccare con l’arma impugnata o con la magia. Non fatevi ingannare da tanta semplicità, perché in realtà le variabili da considerare sono veramente molte, a iniziare dal livello raggiunto nell’uso di una determinata famiglia di armi, che consente attacchi più o meno potenti ed efficaci. Inoltre i nemici non stanno a guardare e si dimostrano da subito reattivi e poco propensi a farsi massacrare dalle combo. Vincere alcuni combattimenti in Risen è un’impresa veramente ardua e lì dove la forza del singolo mostro non è in grado di spaventare il personaggio, può subentrare il fattore numerico a metterlo in difficoltà e soverchiarlo, visto che spesso si viene attaccati da branchi numerosi che hanno la brutta tendenza a cercare l’accerchiamento, così da eludere la posizione di parata (anche il giocatore può fare lo stesso quando è in party con altri personaggi).

Sconfitti con una certa fatica i primi nemici, inizio l’esplorazione addentrandomi nell’entroterra con l’inutile compagna di viaggio, fortunatamente provvisoria. L’area intorno alla spiaggia è piena di alberi. La vegetazione è rigogliosa e non ci sono mappe a disposizione per capire dove mi trovo. Non esiste nemmeno un sistema di automapping: per avere una piantina bisognerà guadagnarsela alleandosi a una delle tre fazioni in guerra sull’isola e svolgendo delle missioni per loro. Ma è meglio non correre troppo e rimanere alle fasi preliminari.

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Fortunatamente c’è un sentiero che posso seguire. Sulla strada apprendo come cucinare la carne degli animali uccisi e che per aprire i forzieri bisogna trovare le chiavi giuste, oppure essere degli scassinatori provetti. Apprendo anche che dormendo si recupera energia e che i nemici sono dei veri bastardi (ribadisco). Faccio la conoscenza degli gnomi, piccole e inquietanti creature che girano sempre in gruppo; degli istrici velenosi, pericolosi e spesso ben mimetizzati tra la vegetazione; dei lupi, dotati di una tripla combo letale; e dei dirupi, da cui mi sono sfracellato un paio di volte con una nonchalance invidiabile. Dopo qualche decina di minuti arrivo a un incrocio e parlo con un bandito cacciatore che mi spiega un po’ di cose del posto in cui mi trovo. Lo invio a recuperare la mia amica, lasciata in una casa abbandonata incontrata lungo la strada e capisco che la fase preliminare è finita: devo scegliere se dirigermi alla fortezza e diventare un mago, se andare alla Città del Porto e diventare un membro dell’Ordine o se recarmi nella paludi alla ricerca degli uomini del Don, un gruppo di banditi che dominava la Città del Porto prima dell’arrivo dell’Inquisizione. Si tratta di una scelta importante perché si ripercuoterà sulle missioni che affronterò per tutto il gioco e modificherà l’atteggiamento delle altre fazioni nei confronti dell’eroe.

Scelgo il Don. Mi dirigo verso la palude seguendo la strada indicatami dal bandito. In mezzo alla boscaglia vedo delle sagome familiari. Sono dei lupi. Garrulo come un bambino di tre anni vado ad affrontarli e… divento cibo per cani. Sono più forti di quelli incontrati precedentemente, non ci sono dubbi. Provo di nuovo ma niente, finisco di nuovo a mangiare la polvere. Apro la scheda delle caratteristiche, la osservo, penso ai vecchi Gothic e capisco che il personaggio è ancora di basso livello e mal armato (ho sempre il coltellaccio) e mal vestito (gli stracci che indossa non gli danno alcuna protezione) per andarsene in giro liberamente a fare l’Indiana Jones di turno. É un classico della serie: le mappe non danno limiti all’esplorazione, a parte quelli geografici, ma ai livelli più bassi si corrono grossi rischi per la presenza di mostri spesso troppo forti da affrontare senza una buona preparazione. Per alcuni si tratta di un difetto che rende troppo ostici i giochi dei Piranha per i neofiti, che si trovano costantemente a dover ricaricare perché hanno affrontato incautamente un nemico inatteso, incrociato magari vicino a dove avevano affrontato creature ben più scarse.

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Personalmente preferisco questa impostazione alla livellazione ossessiva di un Oblivion qualsiasi, dove esplorare non ha senso perché tanto giungendo nelle aree più remote della mappa con un personaggio di primo livello si troveranno gli stessi oggetti e nemici che si sarebbero trovati nella fogna iniziale. In un gioco di ruolo l’esplorazione deve trasmettere il giusto senso del pericolo e deve tenere in tensione il giocatore facendogli mettere sempre in conto la possibilità di incontrare inaspettatamente creature molto forti, soprattutto lì dove ci si inerpica in aree nascoste che contengono tesori preziosi. Da questo punto di vista Risen regala moltissime soddisfazioni, con decine di luoghi segreti zeppi di oggetti rari e molto potenti, protetti da avversari spesso molto ostici anche per personaggi di livello avanzato (le bestie di cenere e gli orchi possono mettere in seria difficoltà anche un personaggio di ventesimo livello). Non c’è l’abbondanza di un Diablo a caso, ma la differenza tra una spada base e una rara si sente eccome.

Ma proseguiamo il viaggio verso la casa del Don (un tempio in rovina). Per il momento decido di evitare i lupi e salgo su un pontile che mi permette di attraversa la palude. Incontro un altro bandito del Don con cui svolgo una missione piuttosto semplice (uccidere un vermone gigante che vernecchia nelle vicinanze con una specie di lumaca gigante). Quindi arrivo all’accampamento del farabutto e inizio la serie di missioni che mi porterà ad unirmi alla sua fazione e a ottenere una bella armatura da cacciatore, ma non prima di essere penetrato nella Città del Porto, passando per una via poco controllata dall’Inquisizione, e aver aiutato gli uomini del Don rimasti in città a sbrigare alcune faccende, per conquistare la fiducia del leader locale.

Nel mentre devo ovviamente scegliere come sviluppare il personaggio. Opto per un guerriero con abilità da ladro e punto sulla forza e l’abilità con la spada, tralasciando la destrezza e la saggezza. Faccio crescere “scasso” e “muoversi silenziosamente”, così da poter penetrare indisturbato nelle case per svaligiarle (si fanno molti soldi e si recuperano molti gingilli utili). Visto che la grana non è mai abbastanza, faccio imparare all’eroe come scuoiare gli animali uccisi. Condisco il tutto con un po’ di alchimia per poter creare delle preziosissime pozioni.

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Accrescere l’abilità con la spada mi consente di eseguire combo sempre più potenti e al penultimo livello mi permette di impugnare con una mano gli spadoni a due mani, potere preziosissimo che permette di usare le armi che fanno più danni in abbinamento con gli scudi migliori, così da essere imbattibili sia in attacco che in difesa (beh, diciamo quasi imbattibili… non esageriamo che se mi sente una bestia di cenere s’inalbera e poi son dolori).

Con “scasso” a tre (il valore massimo) è possibile aprire praticamente tutte le serrature dei forzieri e delle porte, tranne quelle che richiedono per forza una chiave. Nelle prime fasi scassinare può sembrare un’abilità abbastanza inutile, ma nelle fasi avanzate diverrà essenziale per poter ottenere i tesori più consistenti (in sostituzione si possono usare delle pergamene, ma costano e non se ne trovano moltissime).

Il mio è solo uno degli sviluppi possibili, ci sono molte altre abilità. Ad esempio è possibile fare il fabbro, aumentare “acrobazia” per dimezzare i danni delle cadute, specializzarsi nell’uso dell’arco o delle asce, diventare dei maghi e così via. Come ogni buon gioco di ruolo che si rispetti, anche Risen consente di creare un personaggio personalizzato, ma senza i limiti spesso imposti dalle classi. Volete un mago che sappia tirare con l’arco? Perché no, l’importante è riuscire a gestirlo in modo tale da non subire troppo le difficoltà che si dovranno affrontare.
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Le missioni da svolgere durante il gioco sono molte e molto varie: parla con Tizio, recupera l’oggetto X e portalo a Caio, ruba da Ambrogio, uccidi Menelao e così via. Ne esistono diverse categorie, catalogate a seconda del luogo in cui vanno svolte. Fortunatamente molte sono pensate per favorire l’esplorazione della mappa e richiederanno del tempo per essere completate (ad esempio la missione di recupero dei materiali grezzi dagli gnomi). Dal secondo atto in poi, gli spostamenti vengono agevolati dalle pietre di teletrasporto, quattordici in tutto, che consentono di andare velocemente nei luoghi più significativi dell’isola.

Parlando proprio dell’isola, è bene notare che è disegnata in modo eccellente. Non parlo di realizzazione tecnica, ma di geografia vera e propria. Dimenticatevi i paesaggi idilliaci di certi giochi di ruolo in cui le colline e le montagne sembrano brufoli estratti a forza da territori evidentemente piatti; in Risen, puro concentrato di scuola tedesca, i profili delle montagne sono frastagliati ed estremamente intricati e danno un aspetto ostile e misterioso al paesaggio, formato da spuntoni di roccia, scogliere a strapiombo sul mare, ponti sospesi nel vuoto, roccaforti diroccate poste su rupi inaccessibili, vulcani che eruttano in continuazione, cascate che confluiscono in paludi nebbiose e mefitiche, isole da cui si odono i versi di creature pericolosissime e da molti altri dettagli che concorrono a produrre una visione poco rassicurante del mondo di gioco, in perfetta armonia con la terribile minaccia che incombe sull’umanità tutta (mica pizza e fichi).

Commento: Risen è uno scatto di orgoglio che, se ci si trova in sintonia con la sua filosofia di fondo, risulta magnifico da giocare e assolutamente superiore alla maggior parte dei giochi di ruolo usciti negli ultimi anni. Si tratta sicuramente di un titolo impegnativo e poco adatto ai giocatori che non amano le sfide troppo ardue. I fan di Gothic si sentiranno a casa e lo adoreranno, ma anche gli altri videogiocatori amanti dei giochi di ruolo dovrebbero tenerlo in seria considerazione, perché è veramente difficile trovare di meglio tra le produzioni più recenti.

31 comments on “Risen

  1. Ho un unico piccolo dubbio: ma “vernecchia” non vuol dire pettegolezzo, chiacchiera? Di conseguenza mi verrebbe da pensare che il verbo significhi chiacchierare. E allora come fa un vermone a vernecchiare, da solo? 😀

    (siamo troooppo avanti xD)

  2. Rise mi stimola l’appetito. Gothic è stato il mio primo amore di RPG occidentale, peccato debba ancora giocare il 3.

  3. Pingback: La recensione di Ars Ludica!

  4. Karat una cosa, nell’articolo hai recensito benissimo l’aspetto tecnico-ludico e per carità, benissimo, ma mi pare non si faccia praticamente cenno ne della trama de di come e quando la storia sia ben amalgamata col gioco.

    dici che è uno dei migliori rpg degli ultimi anni e io ci credo, ma prendendo The Witcher come metro di paragone per ciò che riguarda esclusivamente l’intreccio narrativo e come le quest esulano un po dal fattorino fantasy per dare vita a un background e una storia molto più solida e intrigante, come si pone questo Risen a confronto?

  5. Ho tralasciato apposta di parlare della trama. C’è una trama principale intorno alla quale si reggono le tre vie percorribili in termini di fazioni. Essendo più libero rispetto a The Witcher la trama è meno approfondita e ha delle maglie molto più larghe. Diciamo che è da leggere più come un canovaccio.

  6. Ma si basa sui soliti due tre colpi di scena fantasy classici triti e ritriti o con la storia dell’isola misteriosa prende una piega più interessante?

  7. Bella recensione ragazzi anche se e’ un po’ “first impressions” visto che non lo avete ancora spolpato a dovere (credo per mancanza di tempo).

    complimenti anche a sakkio che ha fatto un ottimo lavoro dai koch media a milano.

  8. Benissimo, l’opinione di Simone per me è importante, per cui, essendo anche fan dei giochi di ruolo fantasy occidentali, di Gothic (anche se con la dovuta moderazione) e considerando che seguivo da tempo questo titolo, penso proprio che lo prenderò.

  9. cavolo karat dimmi che e’ un titolo longevo , nel senso….non mi interessa finirlo in un paio di giorni , mi piacerebbe sapere se e’piu o meno gothic dove puoi cazzeggiare e rimandare le “quest” principali proprio quando sei stufo di girovagare 🙂
    per la rigiocabilita’ credo non ci siano problemi

  10. Eh eh questo è importante. Certo, permettimi di dissentire su una tua espressione poco felice “Personalmente preferisco questa impostazione alla livellazione ossessiva di un Oblivion qualsiasi, dove esplorare non ha senso”
    Ahia…addirittura non ha senso?
    Beh m isa che io, da appassionato di Oblivion oltremodo, casco male qui, eheh. ma sono punti di vista, tra l’altro premetti che è una tua considerazione personale, dunque ok. D’altronde le bestemmie non è che per forza si devono ascoltare eh 😉
    Si scherza 😉
    Comunque Risen devo davvero prenderlo… perché aldilà di Oblivion in effetti il panorama dei giochi di ruolo fantasy degli ultimi due anni imho è arretrato in quanto a qualità. Gothic 3 non mi ha entusiasmato e…lasciamo pure perdere Two Worlds che è meglio…

  11. Guarda, a me Oblivion è piaciuto, me lo sono giocato due volte, ho preso tutte le espansioni ufficiali e ho installato diversi mod amatoriali… però l’esplorazione fine a se stessa non aveva proprio senso. Si poteva esplorare andando a caccia di quest, ma per il resto non ne valeva la pena, tanto si trovava ovunque la stessa roba. Parlo della versione vanilla.

  12. Ciao ragazzi! Ho preso Risen in base a questa recensione e devo dire di essere soddisfatto fin’ora… per curiosità però mi sono fatto un giro tra i vari eurogamer, gamesradar e soci, scoprendo che, almeno la versione xbox, è recensita malissimo! E’ davvero tutta questa tragedia o si tratta solo di un problema di prospettiva?

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