Intervista a Claudio Todeschini e Stefano Gaburri su Vintage Games

ARS LUDICA: Anche se saranno in pochi tra i videogiocatori più informati a ignorare chi sei, presentati e presenta la tua casa editrice ai lettori.
Claudio Todeschini: Eh, non credo che siano poi così tanti! ^____^ Mi chiamo Claudio Todeschini, da più di dieci anni lavoro per The Games Machine, storica rivista di videogame italiana, e da qualche anno seguo direttamente i siti TGM Online prima e GamesVillage dopo in qualità di editor. In generale, diciamo che mi occupo di videogiochi da che ho l’età per pensare! In questi ultimi anni mi sono anche fatto le ossa come traduttore di videogame e di numerosi saggi e romanzi tratti da videogiochi.
La casa editrice edizioni Raganella (http://edizioniraganella.it) è una microscopica realtà indipendente fondata da me medesimo, Stefano Gaburri, altra firma storica di TGM e Federica Sonzogno, la sua compagna, e che nasce con l’obiettivo di pubblicare libri belli. Non di un particolare genere (siamo partiti con i videogame perché è il mondo a cui siamo più vicini, ma in futuro abbracceremo anche altri ambiti), ma che siano letture piacevoli per noi che le curiamo e soprattutto per chi le leggerà. Aggiungo anche un altro fattore per noi molto importante: la qualità del prodotto finale. Sempre più spesso, ahimè, anche case editrici di un certo nome propongono libri non propriamente esaltanti, sia dal punto di vista del prodotto in sé (carta, cucitura, ecc.) che di quello della traduzione. Ci piace pensare di saper realizzare buoni prodotti sotto tutti i punti di vista, e che la gente abbia voglia di apprezzarli.

AL: Perché avete deciso (tu insieme a Stefano Gaburri e Federica Sonzogno) di fondare una casa editrice?
Stefano Gaburri: a questa domanda ha già risposto parzialmente Claudio qui sopra. Posso aggiungere che dopo molti anni di lavoro per altre case editrici volevamo avere la libertà di produrre i titoli che ci stimolavano di più, anche perché in passato ci è successo diverse volte di proporre libri interessanti ai nostri committenti che però non li hanno considerati (e che poi magari hanno avuto successo quando sono stati acquisiti da altri… grrrr). Personalmente io ho alcuni libri a cui sono affezionato, mai pubblicati in italiano, che spero di proporre prima o poi…

AL: Per curiosità dei nostri lettori, come avete scelto il nome della casa editrice?
CT: Pensavamo a un animale, ma quasi tutti erano già occupati da piccole case editrici o dalle singole collane di editori famosi (canguri, elefanti, struzzi…). Alla fine la raganella ci è sembrata ideale anche perché è piccola ma tosta e non molla mai la presa, proprio come speriamo di fare noi 🙂

AL: Parliamo di Vintage Games. Puoi presentare l’opera?
CT: Possiamo vedere il libro in diversi modi, tutti ugualmente affascinanti. Il primo è quello di un vero e proprio “album dei ricordi” per nostalgici dei vecchi videogame, che sfogliandolo rivedranno le immagini, gli screenshot, le foto delle scatole dei giochi con cui sono cresciuti. Potremmo azzardarci a definirlo un romantico viaggio lungo il viale della memoria della nostra spensierata fanciullezza.
Ancora, il libro è una raccolta completa dei videogame più importanti della storia ludica, suddiviso in capitoli, ciascuno dedicato a un gioco in particolare, da cui gli autori prendono spunto per trattare in maniera più ampia un intero genere (Alone in the Dark per i survival horror, Dune II per gli strategici in tempo reale, Doom per gli sparatutto in soggettiva ecc.), i titoli che l’hanno preceduto e quelli che ne sono stati direttamente influenzati, quale impatto ha avuto il gioco sul genere in termini di gameplay ma non solo, sulla cultura popolare ecc. In questo senso Vintage Games rappresenta un vero e proprio condensato di storia dei videogiochi, utile per chi vuole capirne di più, per chi è “appena arrivato” e desidera conoscere più da vicino i mondi di Zelda, di Final Fantasy e dei giochi più importanti di oggi e come sono evoluti fino a diventare quelli che conosciamo. Posso aggiungere un’ultima cosa? È anche un ottimo strumento per coloro che vogliono provare a lavorare nel mondo dei videogame in ogni ambito, da quello della critica videoludica al game design. In effetti stiamo parlando con qualche università, c’è addirittura la possibilità che venga adottato come lettura aggiuntiva…

AL: Ho letto Vintage Games in Inglese in tempi non sospetti e lo trovo un ottimo volume, non pedante e pieno di informazioni interessanti che sarebbe bello tutti i videogiocatori conoscessero. Non mancherò di leggere anche l’edizione italiana. Quando e perché avete deciso di iniziare la vostra avventura come editori proprio da Vintage Games? Cosa vi ha colpito del libro tanto da renderlo la vostra opera d’esordio?
CT: Per me la risposta a questa domanda sta in quella precedente: facendo io – ahimè – parte di quelli che con Pac-Man e Doom ci sono cresciuti, Vintage Games mi ha affascinato immediatamente, per il taglio storico e rigoroso e al tempo stesso scorrevole ed estremamente leggibile, e anche per la mole non indifferente di fotografie e screenshot che contiene.

AL: Bill Loguidice e Matt Barton, autori del libro, sono stati contenti per la realizzazione di un’edizione italiana della loro opera?
CT: Decisamente sì! Si sono “imbelliti”, come si usava dire su TGM qualche tempo fa. Ne hanno parlato a lungo sul loro sito (armchairarcade.com) e ci hanno supportato e seguito anche nelle fasi di produzione del libro, rispondendo a domande su alcuni punti poco chiari e dimostrandosi in generale molto disponibili.

AL: La versione Inglese di Vintage Games è composta da venticinque capitoli cartacei più nove capitoli extra online. Ho visto che sul sito ufficiale c’è già la traduzione dei primi capitoli extra (link in fondo all’articolo). Li tradurrete tutti?

CT: Certo che sì! In questo momento online se ne trovano sei, e presto rilasceremo anche gli ultimi tre. Dopo la pubblicazione del libro ci siamo un po’ “fermati” per seguire altri aspetti: la promozione del libro, la distribuzione e altre questioni meno divertenti ma ugualmente importanti. A tal proposito ci piace ricordare una cosa che differenzia la versione italiana da quella inglese: i capitoli extra possono essere consultati sia in HTML normale, leggendoli a video come qualsiasi pagina web, oppure scaricati in PDF, impaginati come il resto del libro, così da avere un’idea ancora più precisa di come si presenta l’opera (manca lo sfogliare delle pagine, il peso del libro e l’odore della carta, ma ci si può accontentare ^____^)

AL: Parliamo di contenuti. Gli autori di Vintage Games partono da singoli titoli per poi allargarsi e tracciare una breve storia dei generi videoludici, evidenziandone i momenti fondamentali e dando indicazioni sull’evoluzione delle forme e del linguaggio dei singoli generi. Personalmente credo che sia essenziale che il fruitore, mentalmente parlando, non sia solo oggetto passivo davanti a un altro oggetto passivo, ma si sforzi di capire le meccaniche che regolano quello che sta facendo e, soprattutto, abbia la curiosità di sapere da dove veniamo. Credi che sia importante conoscere la storia di un medium come quello videoludico e capire il modo con cui dialoga con l’utente?
Stefano Gaburri: come in tutti i mezzi di comunicazione moderni e non (dal cinema, alla musica, alla stessa letteratura), la conoscenza della storia, degli stili e dei capolavori del passato non può che arricchire la fruizione dell’utente. In nessun caso è indispensabile essere degli esperti, ma non c’è dubbio che avvicinarsi alle opere più ricche e complesse con un certo bagaglio culturale possa facilitarne la comprensione e aiutare a cogliere ogni riferimento.
Nel caso specifico dei videogame, la presenza dell’interattività e di veri e propri meccanismi di gioco aggiunge un’ulteriore livello di complessità al processo, dato che oltre alla trama e agli aspetti artistici visuali si possono andare a ricostruire gli influssi del titolo che stiamo giocando a livello di interfaccia, gameplay e coinvolgimento. Da questo punto di vista un libro come Vintage Games è sicuramente un ottimo strumento, perché molte volte l’approccio degli autori va proprio in questa direzione.

AL: Seguendo dalla domanda precedente, quanto ritieni importante che il fruitore non si limiti a giocare ma si crei una cultura che gli permetta di comprendere meglio quello che sta facendo? È ancora concepibile considerare i videogiochi come mera alternativa ai soldatini di plastica, ovvero come dei giocattoli tecnologici?

CT: Come ha detto Stefano, è come per qualunque altra cosa: conoscere meglio l’universo dei videogiochi aiuta ad apprezzarli di più, a coglierne le sfumature, a capire meglio se un titolo è realmente valido, innovativo, originale oppure se si limita a scopiazzare qua e là. Certo non è condizione necessaria per divertirsi – quando giocavamo con i soldatini nessuno di noi aveva letto un libro o studiato l’argomento, ma questo non ci ha mai impedito di divertirsi un sacco!

AL: Scorrendo un noto bookstore online americano è possibile vedere che all’estero l’editoria videoludica è molto più sviluppata che da noi, con decine di testi differenti che trattano argomenti eterogenei legati al mondo dei videogiochi (si va da testi dedicati ai singoli giochi, a veri e propri trattati che prendono in esame il fenomeno videoludico dal punto di vista economico). È anche vero che all’estero le università e il mondo della stampa generalista si sono accorti da tempo che i videogiochi non sono solo giocattoli divertenti, ma hanno a che fare con il tessuto culturale globale della popolazione, soprattutto quella più giovane. Credi che in Italia siamo penalizzati in tal senso per la mancanza di interesse intorno all’argomento da parte del mondo della cultura?
CT: Decisamente sì. La cosa appare evidente a chiunque viva e segua il mondo dei videogiochi, anche da semplice lettore, e ne abbiamo avuto ulteriore conferma anche in fase di promozione del libro: proporre un volume simile a testate “generaliste” è piuttosto difficile, proprio per lo scarso interesse che l’argomento suscita. Ci piace tuttavia pensare e sperare che sia solo questione di tempo, che le cose stiano lentamente cambiando, merito forse – almeno un po’ – anche di prodotti come Vintage Games.


AL: Che tipo di distribuzione avete scelto? Ovvero: il libro sarà reperibile solo nei negozi specializzati in videogiochi, oppure potremo trovarlo anche nelle librerie classiche?

CT: Attualmente, per questioni più che altro di logistica e di costi, il nostro modello è esclusivamente online: è possibile acquistare Vintage Games direttamente dal sito della casa editrice, edizioniraganella.it, oppure (ma in questo caso il processo è molto più lento) tramite alcune delle più importanti librerie online d’Italia come ibs.it e webster.it. Ergo, se leggete questa intervista e vi viene una voglia pazza di comprare il libro non correte nella libreria sotto casa, perché… non lo troverete.
Siamo una realtà molto, molto giovane, abbiamo un sacco di cose ancora da capire e imparare, di strade nuove da esplorare. Una di queste è il settore delle biblioteche: proprio qualche giorno fa abbiamo cominciato inserire il libro nel catalogo di quelle della provincia di Bergamo, Milano e Brescia, e contiamo pian piano di andare anche nel resto d’Italia. A questo proposito invito chi ci legge a recarsi presso la propria biblioteca (in tutta Italia!) per fare richiesta del volume!

AL: Avete già in mente (e magari in contrattazione) altri titoli da pubblicare? Cosa vi interesserebbe proporre ai lettori?
CT: Siamo partiti con un libro sui videogiochi per ovvie ragioni, ma anche perché ci è sembrato un ottimo titolo con cui dare inizio a questa avventura. Progetti per il futuro? Abbiamo già acquisito i diritti della biografia di Janis Joplin, di cui ricorre quest’anno il quarantennale della scomparsa, scritta dalla sorella. Ancora, a meno di colpi di scena dell’ultimo minuto, stiamo per siglare i contratti per un romanzo di fantascienza e di un saggio che farà la gioia degli appassionati di Calvin & Hobbes; c’è poi un bellissimo volume dedicato alla storia della Commodore, intitolato On The Edge, su cui abbiamo messo gli occhi da tempo ma per il quale si è recentemente fatta viva un’altra casa editrice: speriamo di riuscire a metterci le mani sopra! Ci sono poi molti altri libri che stiamo leggendo e valutando. Insomma, diciamo che materiale e idee non ci mancano di certo!
Stefano Gaburri: aggiungo, da vecchio appassionato di jazz, che quasi certamente proporrò prima della fine dell’anno un libro che raccoglie tutte le interviste di Steve Lacy, famoso sassofonista soprano scomparso pochi anni fa. Se a tutti i titoli citati aggiungiamo la mia tentazione di tradurre un’autrice tardo-vittoriana inedita in Italia, vediamo come le frasi “interessi disparati” e “produzione eterogenea” comincino appena a descrivere la nostra casa editrice… forse non sarà la strategia migliore per ritagliarsi una nicchia di mercato, ma volete mettere il divertimento? 🙂

AL: Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e ti faccio in bocca al lupo per questa nuova avventura.
CT: Grazie a te per questa opportunità!

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Scheda del libro:

TITOLO: Vintage Games – La storia di Grand Theft Auto, Super Mario e dei più influenti videogiochi di tutti i tempi
AUTORI: Bill Loguidice, Matt Barton
CURATORI: Claudio Todeschini e Stefano Gaburri
EDITORE: Edizioni Raganella
PAGINE: 480
LINGUA: Italiano
DIMENSIONI: 17x24x4 cm ca.
PREZZO INDICATIVO: 34,00 €

Vintage Games è un libro scritto da Bill Loguidice e Matt Barton che racconta l’evoluzione dei videogiochi attraverso l’analisi dei titoli più influenti di sempre: da Super Mario Bros. a Grand Theft Auto, passando per Zelda, Diablo e DooM.

Ogni capitolo del libro è dedicato a un singolo videogame, di cui gli autori analizzano la storia, l’impatto nella cultura popolare e il contributo alla creazione o evoluzione di un genere. Inoltre sono analizzati i titoli legati a esso, usciti sia prima che dopo. Il libro considera centinaia di videogiochi di ogni epoca e piattaforma, dagli anni Sessanta ai giorni nostri, usciti su console, cabinati e home computer.

“Per tutti coloro che sono cresciuti con i videogiochi in casa propria, a partire dall’Atari 2600 (e anche prima), il libro è un viaggio nel tempo che offre al lettore l’opportunità di ricordare i tempi andati permettendogli al tempo stesso di scoprire numerosi titoli di cui non ha mai sentito parlare. Tutto questo è descritto in maniera accurata e precisa ma con uno stile informale, mai pomposo o pretestuoso, e neppure troppo da fan. […] Vintage Games è una retrospettiva lunga quarant’anni sui venticinque videogiochi che hanno realmente fatto la differenza, e i lettori lo troveranno estremamente piacevole” – Slashdot, 3 giugno 2008

Elenco dei giochi trattati nel libro: Alone in the Dark, Castle Wolfenstein, Dance Dance Revolution, Diablo, Doom, Dune II, Final Fantasy VII, Flight Simulator, Grand Theft Auto III, John Madden Football, King’s Quest, Myst, Pac-Man, Pole Position, SimCity, Space Invaders, Street Fighter II, Super Mario 64 (insieme a Tomb Raider), Super Mario Bros., Tetris, The Legend of Zelda, The Sims, Ultima, Ultima Online e Zork.

Elenco dei giochi trattati nei nove capitoli extra: Defender, Elite, Pinball Construction Set, Pong, Robotron: 2084, Rogue, Spacewar!, Star Raiders e Tony Hawk’s Pro Skater.

CAPITOLI EXTRA

DOVE COMPRARLO

22 comments on “Intervista a Claudio Todeschini e Stefano Gaburri su Vintage Games

  1. Alla faccia della markettata.
    Un libro tradotto e curato dal Keiser? Credo proprio che non lo comprerò mai, a meno che non tratti del naufragio di TGM … quello sarebbe divertente.

  2. Questa intervista (ed i soldi ricevuti in dono al compleanno) mi hanno finalmente spronato ad acquistare questo volume che, sono certo, leggerò volentieri!

    Complimenti per l’ottima intervista ed un “in bocca al lupo” alla Raganella Edizioni.

  3. Se mi mandate gratis una copia del libro vi faccio una recensione lusinghiera sul mio blogghe, giuro. Attendo dettagli per posta, che tanto la mia e-mail l’avete (la mia e.mail l’avete?)

    Scherzi a parte, mi ricordo del Toso, scrisse anche su console mania, quando ero un pivello sbarbato e brufoloso (nonchè con le mani sporche di nutella) era la mia bibbia console mania. Poi scoprii la fica e finì tutto 🙂

    Un augurio di cuore per la buona riuscita di tutti i vostri progetti folks,
    cià!

  4. Emix, sai che ‘sta roba qui succede da più o meno 10 anni? Tutti confondono Claudio e me, per i cognomi assonanti. In realtà siamo semplicemente colleghi e amici, ma lui è Keiser e io ToSo. 🙂

    Detto questo, spero anche io che Claudio scriva un buon libro come diceva l’illuminato del primo post. Se sarà bello la metà di Vintage Games, sarà un capolavoro. 🙂

  5. @ Jiminaab:
    Avere un’opinione diversa da quella degli altri non significa necessariamente trollare … e il fatto che TGM stia colando a picco non è un’opinione ma una certezza.
    Resistere alla tentazione di dare del troll a destra e a manca invece sembra essere un’impresa titanica per voi “gente dell’internet”.

  6. Beh, JimiBeck, hai cominciato dicendo che ArsLudica ha fatto una marchettata, come se ci fosse qualcuno che fa soldi/dà soldi. Se permetti, credo che abbiano considerato il loro lavoro come poco rispettato.
    Poi, la questione TGM a picco sì/a picco no, c’entra un po’ pochino con l’articolo, no?

  7. Jimi, un conto sono le opinioni, un contro è entrare in casa di uno e dire che va a mignotte davanti alla moglie senza avere uno straccio di prova.

    Comunque ripeto: il mio interesse rispetto a Vintage Games è sincero e il libro lo conoscevo da ben prima che venisse tradotto in italiano. Ora, se segui Ars Ludica avrai notato che ho la tendenza a proporre articoli soprattutto su opere che mi stimolano… posso farlo perché qui non ho obblighi editoriali particolari (non è che la recensione di Bound in Blood fatta a mesi dall’uscita porti lettori… solo che l’ho giocato da poco, l’ho trovato interessante e ci ho scritto sopra.. capisci?)

    Mi viene da pensare però che sia tendenza consolidata vedere del marcio dietro a ogni iniziativa che coinvolga la scena italiana…

  8. Noooo, Gaburri esiste ancora? incredibile.

    Tempo fa recensiva per tgm, era andato qualche volta anche all’e3….
    Scusate, indipendentemente da quel che pensate o no…che razza di roba è questa?
    indipendentemente dagli appassionato dei giochi a mezzo bit, gta, vecchi ricordi, ai quali anche io sono legato…
    per caso cos’è uno scherzo? vi è venuta voglia di farvi due risate?
    E’ sempre incredibile vedere come in italia, quando un’azienda va a picco, i maggiori esponenti o si coprono il culo con qualche “nuova” iniziativa (raganella powered), oppure lasciano tutto e si danno a qualche altro mestiere.

    devo dire che questa storia odora di furbata pazzesca, dietro al titolo innocuo e al progetto spazioso al quale si dedica.

    Ma d’altronde, perchè parlare del passato, quando il futuro si prospetta oserei dire, magnifico?

    saluti

  9. @ Anathem:

    Ciao Anathem, scusa ma non ho capito il tono del tuo commento. È forse proibito o così moralmente ripugnante cercare di perseguire i propri interessi? Il Gaburri non lavora più per TGM da almeno un lustro, ha avuto l’idea di provare a mettersi in proprio coinvolgendo anche me.

    Per inciso, in Sprea non sono assunto, non ho quote di partecipazione societaria, sono un libero professionista come tanti, collaboro con loro e basta: a me – per qualche motivo particolare – non è concesso avere altre attività/interessi come a chiunque altro?

    Tutto questo con il destino di TGM non c’entra proprio niente (il progetto di Vintage e della casa editrice non è mica nato settimana scorsa, eh, ci lavoriamo da almeno un anno e mezzo, si è concretizzato solo ora con il primo libro, semmai avessi bisogno di una timeline che mi/ci riporti a tempi “non sospetti”).

    Fino a ieri l’altro traducevamo libri per altri editori: abbiamo semplicemente deciso di provare a fare per noi quel che già facevamo per altri, non ci vedo nessuna “furbata” né volontà malevole in questo. Boh, davvero non capisco tanto livore.

  10. Anathem wrote:

    Noooo, Gaburri esiste ancora? incredibile.
    Tempo fa recensiva per tgm, era andato qualche volta anche all’e3….
    Scusate, indipendentemente da quel che pensate o no…che razza di roba è questa?
    indipendentemente dagli appassionato dei giochi a mezzo bit, gta, vecchi ricordi, ai quali anche io sono legato…
    per caso cos’è uno scherzo? vi è venuta voglia di farvi due risate?
    E’ sempre incredibile vedere come in italia, quando un’azienda va a picco, i maggiori esponenti o si coprono il culo con qualche “nuova” iniziativa (raganella powered), oppure lasciano tutto e si danno a qualche altro mestiere.
    devo dire che questa storia odora di furbata pazzesca, dietro al titolo innocuo e al progetto spazioso al quale si dedica.
    Ma d’altronde, perchè parlare del passato, quando il futuro si prospetta oserei dire, magnifico?
    saluti

    Per favore, evitiamo di delirare. Che c’entra la qualità del libro con la situazione di TGM?

  11. Vero ragazzi, mi sono fatto prendere dal delirio.

    In realtà quel che dite è vero…però mi sembra una cosa triste.
    C’è io ho dei ricordi ben nitidi di tgm…di chi recensiva….dello spessore della rivista.

    Ora mi trovo il salsicciometiccio sotto edizioni raganella, con un libro intitolato vintage games (che probabilmente è il primo di un progetto)….insomma….boh.

    Claudio hai ragione, ognuno DEVE proseguire i propri interessi.
    Forse il mio problema è che sono un nostalgico.

    Un saluto.

  12. Anathem wrote:

    C’è io ho dei ricordi ben nitidi di tgm…di chi recensiva….dello spessore della rivista.

    Ehhh, quelli ce li abbiamo tutti, che credi? :asd:

    Forse il mio problema è che sono un nostalgico

    Il target perfetto per il libro! 😀

    Seriamente, grazie delle scuse. Sembra una minchiata, ma lo penso veramente: è sempre più raro trovare qualcuno che ammetta – soprattutto dietro a un monitor – di aver sbagliato.

  13. Pingback: Disponibili gli ultimi due capitoli di Vintage Games | Ars Ludica

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