Su Godzilla e l’escapismo

Lo ammetto, sto giocando a Godzilla: Save The Earth. La mia fama di cinico critico della Games Industry andrà a farsi fottere. O forse no. Ho resistito per mesi ma alla fine ho ceduto ad un acquisto d’impulso, anche perché il Godzilla di pezza che è sulla mia scrivania non la finiva più di frignare. E ultimamente Kurochan gli dava anche man forte. Kurochan ha una voce insopportabile ed il mio parla doppiato in italiano, che è anche peggio…

Godzilla vs MechaGodzilla

Come hardcore gamer non posso che inorridire di fronte ad un titolo che non ha assolutamente nulla di innovativo, rivoluzionario o tecnicamente ineccepibile. Come Godzilla fanboy non posso che esaltarmi. Chiamatela giustificazione, chiamatela autodifesa, non mi interessa. Godzilla: Save The Earth a me piace, non perché sia un gran bel gioco, non perché l’ha fatto Carmack (oggettivamente non ci sono altri motivi per comperare un gioco che coinvolga Carmack, negli ultimi anni), non perché lo giocano mille mila milioni di persone.

Per me non c’è nulla di più emozionante di essere un mostro di cinquanta metri coperto di squame che spara raggi di energia dalla bocca e fa pallavolo con i palazzi. Se poi ha un nome del tutto idiota, un verso inadeguato alla stazza e magari pure tre teste arrivo anche ad esaltarmi. Godzilla è stato molto per i Giapponesi, prima un’allegoria della natura che si ribella, poi mascotte per i bambini (in diretta competizione con Gamera), oggi superstar del cinema che fa titoli da prima pagina quando dichiara il suo ritiro dalle scene in occasione del suo cinquantesimo anniversario. Visto il successo ottenuto in USA, è stata (perché è quasi sempre stata una femmina, Godzilla) la loro silente invasione dell’America nel duro dopoguerra da sconfitti. Per molti altri occidentali è soltanto uno stupido mostro di gomma con un altrettanto supido attore giallo dentro.

Oggettivamente non gli si può dare molto torto. Noi abbiamo Totò, loro hanno Godzilla. E’ un mix di cultura, tradizione e, ovviamente, orgoglio nazionale.

Godzilla plushes

E’ tuttavia eccitante scoprire come la nostra psiche (nel mio caso probabilmente malata) è in grado di rispondere a stimoli indiretti in maniera del tutto spontanea: Godzilla: Save The Earth ha fatto riaffiorare ricordi sopiti, fatti di Godzilla, Gamera, Megaloman e altri mostri di gomma, di giornate passate a massacrare un enorme orso di pezza che giace nell’armadio dei ricordi di mia madre, pieno di rammendature e senza un occhio, di cui avevo perso totalmente coscienza.

L’esperienza escapistica è del tutto soggettiva, difficilmente descrivibile, un po’ come le esperienze che si provano sotto effetto di droga. E’ quel valore aggiunto che in passato hanno avuto solo i libri, quell’obiettivo che il cinema, che pone una netta linea di demarcazione tra spettatore e spettacolo, non ha mai potuto raggiungere. Se nei libri parliamo di sani voli di fantasia che tamponano i buchi percettivi che il narratore (per quanto bravo) ci lascia e che permettono al lettore di creare un quadro del tutto intimo e personale delle storie che legge, nei giochi interattivi (non necessariamente videogiochi) è invece il coinvolgimento emotivo in prima persona che ci porta ad una dissociazione tra ciò che è vero e plausibile e ciò che non lo è ma lo diventa, solo perché siamo disposti ad ammettere che esso lo sia. Quell’abbattere le barriere del razionale, quella strana sensazione di disinibizione e libertà creativa che ci porta ad impostare la voce quando si vuole impressionare un malfattore durante una seduta di Dungeons & Dragons o a parlare come un consumato commando in missione contro i comunisti quando si fa una Clan War ad uno sparatutto in soggettiva.

Kaiju Melee

In Godzilla: Save The Earth io sono Godzilla, e godzillosamente incedo per la città con il solo scopo di difendere il mio territorio, con la geniale (e un po’ tamarra) logica del “la città è mia e la devasto solo io” che ha composto la spina dorsale narrativa della maggior parte dei Kaiju movie. Che poi gli umani si salvino o meno, pazienza, l’importante è ripristinare il mio orgoglio di mostro ferito. Dopo una mezz’oretta di gioco mi sento appagato, disteso e gioioso. Sarà la sana dieta a base di scatarri atomici e macerie, sarà il piacere di essere l’attore principale in una farsa che non ha eguali.

Quello che manca in Godzilla: Save The Earth ce lo metto io. E mi va bene così.

5 commenti su “Su Godzilla e l’escapismo

  1. Ti capisco… anch’io (br)amo queste inebrianti sensazioni. Da piccolo il mio sogno erotico era The Movie Monster Game della Epyx. Il paragone con Totò è geniale. xD

  2. Sarò banale ma vi ricordate Rampage?

    Anche io mi dovrei vergognare, ma non resisto mai alla tentazione di giochi come Smackdown Vs Raw (giocare a wrestling mi diverte più che a guardarlo)! Non penso ci sia nulla di male in cio.

    P.S. Quanto è bello il primo film di Godzilla! 😀

  3. E’ del 1954.

    In USA (ed in Italia) venne rilasciata una versione che non è per nulla attinente alla versione Giapponese, con attori americani ed un taglio + avventuroso. Questa versione del film è stata l’unica ufficialmente disponibile in occidente sino a pochi anni fa (2002 e 2006). In seguito all’uscita della versione integrale di Godzilla 1954, Godzilla ha una sua stella all’hollywood boulevard.

    Forse una delle prime proiezioni di Godzilla 54 in versione integrale in occidente l’abbiamo avuta noi italiani con Telepiù, durante la maratona godzilla in concomitanza con l’uscita nelle sale dell’Hollywoodiano Godzilla (1998). La versione giappa è una sorta di thriller ambientale, più che un vero e proprio film di mostri come i successivi.

    PS: lo sapete che nell’ultimissimissimo Godzilla Final Wars c’è anche Godzilla 1998? E che nei vari one-shot usciti dopo Godzilla 2000 in ogni film c’è una battuta in cui si dichiare che il mostro che devastò New York nel 1998 non era affatto Godzilla? Quando si parla di orgoglio nazionale!

  4. Il primo film di Godzilla era la materializzazione della paura per il nucleare venata di anti americanismo. Secondo me un prodotto culturale molto interessante, quasi in anticipo sul postmodernismo degli anni 80.

    Non sono mai riuscito a vedere Godzilla Vs King Kong, del quale esistevano due versioni, con due finali diversi a seconda della nazionalità a cui appartenevano. ^^

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