Prima o poi arriva il momento di chiedersi dove stiamo andando. La fatidica domanda è connaturata alla natura umana e alla sua necessità di comprendere ciò che non può essere compreso fino a fondo. Per questo in ogni ambito vengono prodotti dati numerici in grande quantità, perché i numeri sembrano chiarire ciò che l’intuito a volte suggerisce ma non riesce a rendere completamente intellegibile.
Il mondo dei videogiochi non è differente dagli altri mondi, e anche qui fioccano classifiche più o meno attendibili su praticamente ogni cosa, con grafici e percentuali che si propongono come tombe; pure rivelazioni dello stato dell’industria e del suo andamento.
In realtà ogni dato è, almeno parzialmente, discutibile, ma è difficile contestare i numeri: se Call of Duty 4 ha venduto più di 8 milioni di copie in poche settimane e queste sono certificate, come si fa a metterne in dubbio il successo? Come si può pretendere che l’Activision non ne abbia già messo in cantiere il seguito?
Dalla massa informe d’informazioni (informe… informazioni… hanno la stessa radice, notato?) che giornalmente ormai ci arrivano da fonti differenti, è impossibile non farsi una certa immagine dell’industria videoludica, sempre più importante a livello globale, sempre più cinica a livello contenutisco e sempre più alla ricerca di standard da seguire ciecamente per rimanere sulla cresta dell’onda.
E qui si potrebbe ricordare come molte industrie, affidandosi troppo agli standard, siano spesso state la fonte della loro stessa distruzione. Ma ora siamo in un periodo di crescita, ed è difficile mettersi a fare i grilli parlanti senza apparire come dei folli menagrami…
Del resto il mondo dei videogiochi è da sempre proiettato verso il futuro. Le magnifiche sorti e progressive dell’industria vengono decantate da tutti gli addetti ai lavori, che tendono a “mettere da parte” gli elementi più critici nei loro discorsi, meritevoli soltanto di qualche raro accento.
Eppure…
Eppure bisognerebbe iniziare a razionalizzare i segni di una potenziale crisi.
Ma forse è troppo presto per farlo e forse sarebbe contraddittorio per un mondo che tende a dare di se un’immagine che si fa sempre più stereotipata e lontana dalla realtà.
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Sotto un certo punto di vista una “crisi” già c’è, e la si nota bene o male in tutti i generi che caratterizzano l’universo ludico. Mi riferisco all’appiattimento di idee, game-design, concept, tematiche e quant’altro, dovuto proprio al fatto che l’industria ludica degli ultimi anni corre ad una velocità talmente alta, che i publisher non vogliono rischi e preferiscono puntare sul sequel del sequel, e commissionano giochi che ricalcano le stesse identiche meccaniche viste e riviste. Tant’è che mi chiedo per quanto ancora il giocatore medio, continuerà ad accettare passivamente questa situazione. Mi chiedo quando arriverà il momento in cui tanti diranno “basta” a minestroni riscaldati, magari abbelliti da un comparto tecnico di prim’ordine, ma sempre dallo stesso identico sapore. Se mai arriverà quel momento (è difficile dirlo, per ora come dici i dati dicono tutt’altro, guardando il venduto di CoD4, o di Assassin’s Creed), l’industria ludica si sveglierà con un bel tonfo.
una crisi dell’attuale mercato videoludico potrebbe non essere un ipotesi tanto terrificante. dal successo del Wii, alla sempre crescente attenzione per l’old-game e la scena “indie”, direi che si può notare una maturazione dei gusti del pubblico…
o perlomeno una sensazione stanchezza per il vicolo cieco che abbiamo imboccato, con conseguente interesse per quelle “nuove strade” che fino ad un paio di anni fa non avrebbero riscosso gli stessi consensi (sono sempre ridotti, certo, ma non quanto in passato).
quest’ultima generazione di console appare alquanto indecisa e traballante, ma -anche grazie alle regole nuove dettate da nintendo- aperta pure a molte possibili evoluzioni del medium. credo che sarà interessante vedere cosa accadrà nei prossimi anni…
Ma perché crisi? COD4 l’hai giocato? Non capisco lo scandalo, sarà anche un episodio di una serie plurimiGlionaria ma è un gran bel gioco. In realtà però non ho capito il discorso in generale, vabbè :pp
Non è vero. Hanno in comune le prime sei lettere, la radice è un’altra cosa.
L’industria dell’intrattenimento ludico è assimilabile a quella musicale o filmica. Facci caso dopo il boom della disco ’70 il boom dell’hip hop, il gangstarap,ecc. Nei giochi è lo stesso: gli shoot’em up degli anni ’80-’90 il boom di Street Fighter 2 e tutti i giochi 1vs1, il boom di Granturismo e della guida iperrealista, il boom di Final Fantasy VII e degli jrpg;adesso c’è sto boom dei fps con squadra. Appena un nuovo genere s’imporra tutti ci si butteranno a capofitto e s’inflazionerà,morendo quando non ci saranno più innovazioni attraenti per il grosso pubblico e vivacchiando in una nicchia,come accade adesso per KoF
Questo post il giorno dell’esito delle elezioni ha un che di sinistro…