Epitaffio per Pac-man


Foto di: kurtxio

È vero, ci guardano. Sono intorno a noi, vivono, pulsano, si impongono, si sono imposti.

Viaggiano con noi, sono pezzi delle nostre città, che sempre più somigliano ai loro labirinti.

Sono fantasmi del passato cementificati nel nucleo che compone il nostro essere quotidiano, murales di quello che siamo stati, il nostro “da dove veniamo” cinico e privo di un passato reale.

Sono fantasmi digitali, piccoli mostri che raccontano di noi più di qualsiasi altra cosa.

Li vedi agitarsi nel tessuto sociale, immemore della loro presenza immota, sono icone spente ma pulsanti di una promessa non mantenuta. Allegorie della nostra vita stessa.

Sono i nostri fantasmi monocolore, l’idea di spazio griffato dal nostro immaginario.

Minotauri nelle nostre vite/labirinti a cui non possiamo più sfuggire.

Il filo di Arianna è spezzato, oppure non c’è mai stata nessuna Arianna che abbia tentato di salvarci. Ci guardiamo intorno e nutriamo l’incoscienza che non usciremo mai dal labirinto, condannati a vagare in un mondo che odiamo ma a cui ci aggrappiamo succhiando come bambini dal seno secco della madre.

Il tremore ci rende sempre più simili ad immagini che non vogliono sparire risucchiate dai colori spenti dell’ultima aurora.

Sono intorno a noi, non dicono nulla ma sembrano deriderci apparendoci come cadaveri vivissimi.

4 commenti su “Epitaffio per Pac-man

  1. Straordinariamente profonda pervasa di una tristezza di antica memoria, nostalgica verso quello che eravamo e ora non siamo più. Arianna non ci aiuterà più, l’abbiamo abbandonata.

  2. Suvvia; una pastiglia gialla al giorno scaccia i fantasmi di torno. Ci cibiamo dei nostri fantasmi, facendoli diventare parte del nostro più intimo essere. Warp-tunnel sinonimo di frustrazione e non di salvezza. E lo stillicidio continua, alla chimerica ricerca di un irraggiungibile high score.

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