Sviluppato da Tri-Ace | Pubblicato da Square-Enix | Piattaforma Xbox 360 | Rilasciato nel Settembre 2008
Quando si tratta di andare ad inventarsi titoli ad effetto che suonano strani e al tempo stesso non hanno uno straccio di senso, potete sempre contare sui bravi sviluppatori giapponesi. L’ultimo JRPG sviluppato in casa Tri-Ace infatti ha un nome che è tutto un programma (no, non quel canale televisivo a sfondo scientifico), visto che Infinite Undiscovery non vuol dire proprio una sacrosanta mazza.
Se questo anti-shakespeariano uso della lingua anglosassone non dovesse essere sufficientemente buffo, ecco che, all’avvio del gioco, si presenta il nostro alter-ego che ci accompagnerà lungo tutto il corso del gioco: Capell. Con un nome così verrebbe da pensare che il baldo giovine combatta con un pettine gigante in nome di una chioma più fluida e resistente, lottando contro ardui nemici come il famigerato Ordine della Forfora, guidato dal Cavaliere della Pelata (che potrebbe anche essere il nostro Joe), e invece ahimè la trama resta più o meno la solita solfa al quale i JRPG di stampo “fantasy” ci hanno abituato. Capell infatti è un simpatico (eh, insomma) quanto codardo flautista vagabondo, che si ritrova improvvisamente catturato dall’Ordine delle Catene (un’organizzazione con scopi fuortutto che benefici). Che avrà mai fatto di male ‘sto povero musicista di strada? Avrà mica una faccia da schiaffi? Sì, oltre ad avercela, per sua miseria e sfortuna il suo volto è identico a quello di tale Sigmund, paladino della giustizia, che con il suo gruppo di fedeli compagni di viaggio (le Forze di Liberazione) gira di nazione in nazione spezzando catene. Eh? E che vuol dire? Nel colorato universo fantastico di Infinite Undiscovery, il nostro pianeta è letteralmente “incatenato” alla Luna, dalla quale discendono gigantesche catene. Queste catene pare siano fonte di tutta la iella possibile ed inimmaginabile: fanno apparire mostri nelle aree circostanti e poster di Mastella al posto di quelli della Canalis, fanno sparire le vostre scorte di gelati e ghiaccioli dal freezer, e così via. Con una tale premessa, il bravo Capell si ritrova immischiato in affari che apparantemente non lo riguardano, ma finirà comunque con l’essere “reclutato” tra le fila delle forze di Liberazione, e da lì avrà inizio la sua e la nostra avventura.
Questo è più o meno l’incipit dell’ultima fatica dei Tri-Ace, che non sfornavano un titolo nuovo dai tempi di Valkyrie Profile 2, e come nella tradizione della stessa software house, presenta similitudini con altri titoli sviluppati nel loro passato. Partiamo dal sistema di combattimento, in tempo reale e con un’impronta decisamente action (non tanto diverso da quello visto nei vari Star Ocean), ma soprattutto senza alcuna transizione tra esplorazione e fase di combattimento: al contrario di quella che è la moda dei JRPG tradizionali, in cui quando si incontra una creatura nemica durante la fase di esplorazione il proprio party viene “teletrasportato” in un’arena di combattimento, in questo caso quest’ultimo avviene direttamente nella fase stessa di esplorazione, come negli MMORPG o negli RPG di stampo occidentale. E’ un’impostazione già vista anche in Final Fantasy 12, ma che in Infinite Undiscovery si adatta molto meglio per via di un sistema di combattimento più immediato e meno pilotato. Oltre ad eseguire le solite combo di colpi, il buon Capell potrà anche sfruttare due colpi speciali sfruttando le abilità che andrà imparando man mano che si avanzerà di livello di esperienza. E il party? Il party c’è, tranquilli, ma non è direttamente controllabile. Quello che ci è concesso di fare è di impartire ordini ai nostri compagni, che vanno dal “fate quello che cazzo vi pare” al non sprecare mana, o a concentrarsi tutti su un singolo bersaglio, a fare combo, a sparpagliarsi se troppo vicini, o al rubare la collezione di parrucche e toupet di Joe Slap.
Oltre a ciò, è possibile anche sfruttare direttamente le abilità dei propri compagni con la modalità Connect. Premendo il tasto RB più uno dei tasti del pad associati al compagno al quale chiediamo assistenza, apparirà un piccolo menu dal quale si potranno selezionare due abilità/incatesimi da fargli eseguire. Ciò che rende utile questa modalità è che è sfruttabile sia in fase di combattimento sia in fase di pura esplorazione. Ogni compagno del proprio party possiede delle abilità uniche che lo renderanno più o meno utile in diverse circostanze dove l’utilizzo di queste in modalità Connect sarà indispensabile. Volete effettuare un’assalto di sorpresa, alle spalle di alcuni soldati? Nel caso Aya (arciera del gruppo) sia nel vostro party, in modalità Connect potremo direttamente prendere per un attimo controllo della sua mira per scoccare frecce dalla distanza, guadagnando un vantaggio sul nemico. Un enorme masso di roccia ci blocca la strada? Se Balbagaan è nel nostro party, potremmo sfruttare la sua abilità in Connect mode per ridurre tale roccia in brandelli, e proseguire l’esplorazione. E questa è solo la punta dell’iceberg, perchè le abilità e i benefici di questa modalità si estendono anche alla compravendita, fino alla creazione di oggetti, armi, pozioni, anch’essi regolati da un sistema di livelli di esperienza (più item si creano più esperienza si fa e più facilmente potranno essere creati armi più potenti, pozioni più rare, item più complessi). Le cose che si devono e possono fare sono veramente tante e varie, e nonostante il sistema di combattimento sia in apparenza molto semplice, la sua immediatezza e la varietà offerta dalla modalità Connect fanno sì che sia veramente difficile annoiarsi.
Spendiamo qualche parola anche per il party. Se vi piace l’abbondanza Infinite Undiscovery è probabilmente tra i JRPG dal cast di personaggi reclutabili più ampio (mettendo da parte i vari Suikoden con i loro 108 personaggi). All’inizio della nostra avventura potremo solo reclutarne alcuni, ma giunti alla fase finali avremo a disposizione 17 personaggi fra i quali pescarne tre per formare il nostro party personale. Ogni personaggio ha precise abilità e caratteristiche che bene o male lo renderanno utile almeno una volta, vuoi per la sua utilità in combattimento, o in fase esplorativa, o anche in fase di creazione di oggetti particolari. Se questo non bastasse, ci saranno momenti durante lo svolgersi della storia dove non ci sarà solo il nostro party, ma ben altri due party in azione, che non potremo direttamente controllare ma dei quali potremo decidere la formazione scegliendo tra il pool di personaggi che formano la nostra comitiva. Durante queste fasi ogni party avrà un compito ben preciso che dovrà portare a termine per il completamento dell’obiettivo principale che può variare dalla distruzione di cristalli presenti in un’area, all’assalto di una stessa, ad un particolare boss fight, e così via.
Con una comitiva così numerosa, è facile chiedersi: ma la trama è decente? Ed i personaggi? Come si sviluppa la storia? Ora, senza voler spoilerare nulla, si può quantomeno dire che bene o male, benché la trama sia abbastanza scontata e i vari colpi di scena siano ugualmente prevedibili, un piccolo pregio di Infinite Undiscovery è rappresentato proprio dall’ìnterazione tra Capell e la comitiva guidata da Sigmund alla quale il nostro sfigato musicista si aggregherà all’inizio dell’avventura. Il suo lento inserimento in questo gruppo, i suoi rapporti con ognuno dei membri delle Forze di Liberazione, anche con i personaggi secondari, sono ciò che finisce con l’interessare, più dello stesso “destino del mondo” che andremo a cercare di liberare.
Con tutte le cose da fare e con queste premesse sembrerebbe che sia tutto rose e fiori per Infinite Undiscovery. In realtà il gioco non è assolutamente esente da pecche, che possono più o meno dare fastidio a seconda di quella che è la vostra graduatoria personale. Cominciamo dal difetto che risalta subito sin dall’inizio, ossia il doppiaggio. Disponibile solo in lingua inglese, la sua qualità lascia spesso a desiderare, specialmente all’inizio dove ci vorrà un po’ per abituarsi alla voce da beota del nostro alter-ego, per non parlare di quella di Sigmund, al quale è stato affibiato un doppiatore con una voce profonda e fin troppo “matura”, che stona parecchio col volto da ragazzo acqua e sapone che si ritrova ad avere. Non parliamo poi della voce del cattivone principale, un misto tra una checca rilassata e versi da cavallo ingrifato. Ma bon, se in effetti il doppiaggio è quello che è, fortunatamente si fa presto ad abituarsi (o non farci caso, mettiamola così), e nella peggiore delle ipotesi potete sempre disattivarlo. Oppure no. Come? Eh si, alcune cutscenes, per qualche inspiegabile ragione, non sono state doppiate. Fortunatamente sono poche rispetto alle controparti doppiate, ma risultano comunque fastidiose per il semplice fatto che i sottotitoli non fanno riferimento a chi sta parlando, e in alcuni momenti, a seconda delle inquadrature, bisognerà un attimo tirare ad indovinare su chi in quel momento sta proferendo parola.
Un altro difetto presente nelle prime ore di gioco, è l’incipit stesso della nostra avventura. Infinite Undiscovery è un JRPG che parte in maniera un po’ anonima, buttandoci improvvisamente nella storia senza spiegare come e perché, e solo dopo la fase iniziale la trama e i personaggi cominceranno a rendersi interessanti. Inoltre le feature a nostra disposizione non saranno disponibili tutte da subito, facendo sì che il gioco sembri povero quando in realtà con il trascorrere degli eventi ci si ritroverà veramente con un ampia scelta di cose da fare. Pertanto è un JRPG che richede un po’ di pazienza e sopportazione specialmente all’inizio, ma che pian piano comincerà a ripagare aggiungendo carne al fuoco fino alla fine dell’avventura.
Se quelli citati finora possono essere trattati come difetti passeggeri, un difetto che permane durante tutto l’arco del gioco è rappresentato dal menu di navigazione/interazione. Cosa lo rende un difetto? Semplice: quando viene richiamato, il gioco non viene messo in pausa. Cosa implica tutto ciò? Supponiamo che dobbiate usare una pozione, per rigenerare il vostro mana, e siate nel bel mezzo di un combattimento arduo, magari anche uno scontro con un boss di un dungeon. Aprite il menu, vi spostate nell’inventario, e intanto il buon Capell si ferma come un palo mentre i nemici continuano a legnarlo tranquillamente, col risultato che, se è in fin di vita, verremo ovviamente uccisi, oppure verremo in ogni caso massacrati per bene. Potete capire anche voi che razza di situazione ci si ritrovi a dover affrontare. Spesso o si rinuncerà ad usare l’inventario, o lo si dovrà usare in fretta ed in furia, cercando di spostare prima Capell in qualche angolino dove non possa essere subito raggiunto da nemici vari, affinchè possa sfruttare le pozioni. E’ una scelta di design da parte dei Tri-Ace che lascia decisamente a desiderare. Tuttavia, per nostra fortuna, hanno anche deciso di non rendere le cose troppo frustranti per noi giocatori facendo in modo che sia possibile chiedere ai propri compagni di party di essere curati (o di curare se stessi o altri) premendo il tasto Y, senza dover accedere direttamente al menu. E’ una piccola manna dal cielo, visto che sfruttando questo comando diretto si finirà con l’aprire il menu in battaglia solo per utilizzare pozioni particolari (come quelle rigenera mana, o antidoti vari). Se non avessero introdotto questa opzione curarsi attraverso il menu avrebbe reso il gioco totalmente frustrante, mentre invece in questo modo il suo uso sarà solo un fastidio occasionale che potrà essere ben gestito se si terrà sempre a mente di controllare che il proprio alter-ego ed i suoi compagni abbiano il mana sempre al massimo prima di ogni scontro.
Ultimo difettuccio da sottolineare è la grandezza delle varie città che andremo a visitare durante i nostri viaggi e pellegrinaggi della compagnia. Sono di dimensioni letteralmente lillipuziane, e contrastano nettamente con le aree al di fuori delle esse che sono invece veramente larghe e ampie, esplorabili in lungo ed in largo, con aree segrete e quant’altro. Diciamo che i Tri-Ace potevano un attimo sforzarsi e provare a fare delle città (che tra l’altro sono quasi tutte capitali di rispettive nazioni) di dimensioni degne. Un vero peccato.
E bon, tiriamo un po’ di somme per questo ambizioso JRPG. Da un lato abbiamo degli indiscutibili pregi quali un’ottima varietà di situazioni che ci ritroveremo ad affrontare, pocchissimo grinding, un cast di personaggi ampio, curato, e soprattutto utile, un mondo vario e colorato da esplorare ed un buon livello di difficoltà. Dall’altro lato però abbiamo i difetti qua sopra elencati che decisamente possono sminuire l’esperienza ludica, a seconda del peso che voi potete dare loro. Trascurabili o meno, sono difetti che sono presenti e che rendono Infinite Undiscovery come un gioco dall’enorme potenziale ma che è finito col perdersi in un bicchier d’acqua, e che con una maggior cura per alcuni aspetti avrebbe potuto anche surclassare Final Fantasy 12 come JRPG di stampo mmorpgistico. Purtroppo non è così. Infinite Undiscovery resta comunque un buonissimo JRPG, probabilmente il miglior JRPG disponibile su 360 qua in Europa al momento, ma è evidente che i Tri-Ace, vuoi per motivi di tempistiche, vuoi per scelte di design, non sono riusciti a raffinare per bene questo gioco che al momento appare più come un diamante grezzo che non come una gemma lavorata e lucidata. Che sia tutto un enorme banco di prova in vista del futuro Star Ocean 4? Probabilmente sì, ma se siete a digiuno di JRPG next-gen, e se volete provare un titolo un po’ fuori dalla classica impostazione tradizionale del genere, Infinite Undiscovery può comunque regalare parecchie ore di puro divertimento, pur con i suoi vistosi difetti.
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la tua recensione arriva a proposito, stavo proprio pensando se comprarlo o meno. devo dire che il tuo preciso commento mi ha lasciato ancora più indeciso di prima 😀
Heh, addirittura? Mettiamola così: se cerchi un JRPG atipico, con un ampio cast dipersonaggi, vario e senza troppo grinding, allora è un acquisto da considerare, anche se i difetti che ho citato restano in ogni caso. Se invece sei un tradizionalista, ami il combattimento a turni, ami il grinding sfrenato, allora cerca altrove. Dipende dai tuoi gusti personali e da quanto peso decidi di dare ai pregi e ai difetti.
Considerato quanto poco regga il grinding, devo dire che mi attira.
Ma non ho uno scatoloangologiro e quindi ciccia.
Comunque gran bel pezzo; lungo sì, ma perché c’è di tutto (e quindi non prolisso).
Penso che lo prenderò per bilanciare le ore che sudo su Etrian Odyssey 😀
Anch’io mi sono goduto questo pezzo, anche se da metà in poi ho un po’ scorso le righe per tre motivi:
– si capisce che il gioco è il solito JRPG nè carne ne pesce
– pure io non ho scatoloangologiro
– faccio fatica a leggere sullo schermo troppo testo se non ci sono diversi a capo e frasi in grassetto.
Mettete le frasi in grassetto e gli a capo interni ai paragrafi (shift + invio).
Lo ripeterò fino a farmi odiare (e quando mi odierete lo ripeterò ancora) 😀
Ripeti, ripeti, tanto io i grassetti non li metto.
Tu però metti gli a capo all’interno dei paragrafi e ti amo per questo. :*
tl;dr sindrome, Mario? 😀
Chiedo venia, nei prossimi post cercherò di usare una formattazione del testo più user-friendly 😀