Leggere tra le righe

(Questo articolo contiene molti spoiler)

Il mondo di Infinite Undiscovery vede la società umana divisa tra i Blessed e gli Unblessed. Dalla Luna Veros Lo Scarlatto influenza la vita degli uomini, che acquisiscono dei poteri magici differenti a seconda della fase lunare in cui nascono. Chi nasce durante la luna nuova non riceve poteri e viene bandito dalla società civile. Con il tempo gli Unblessed hanno iniziato a cementare una società parallela a quella del resto degli esseri umani, sino a fondare la città di Sapran, nascosta all’interno di un inospitale deserto. Da questa città gli Unblessed commerciano materie prime con i regni confinanti. La società dei Blessed è ulteriormente suddivisa: alcuni di loro possono partecipare ad un rito di ascensione che li rende Aristos, esseri dai poteri ancora maggiori ma incapaci di provare emozioni. La razionalità estrema di queste creature, umane e disumane al tempo stesso, li rende gli aristocratici perfetti: degli arbitri imparziali e dei governanti molto efficienti che sono diversi dagli altri.

Questi dettagli li acquisiamo gradualmente mentre seguiamo la passionale Aya, che scappa dalla prospettiva di diventare anch’essa un’Aristos, e Capell, che invece cerca di fuggire dal suo essere segnato a vita. Durante il gioco si approfondiscono le sfaccettature della società di Infinite Undiscovery, spesso tramite dinamiche mostrate e non raccontate, sino al momento di svolta in cui Capell e il resto della Lega accorrono in soccorso di una Sapran sull’orlo dello sterminio da parte di un’armata di Vermiformi.

La situazione è chiara: nonstante una recente alleanza con la Lega il padre di Aya, l’emiro Sharukh, non vuole mettere a repentaglio la vita dei suoi sudditi e non va in difesa della città dei paria. Sapran viene decimata e durante lo scontro Capell perde Faina, una cara amica che non ha mai fatto segreto di essere innamorata di lui. Durante il gioco le relazioni con Faina e suo fratello minore Leif si sono approfondite, prima come siparietti semi-seri per allentare la tensione, poi per mostrare quello a cui un Unblessed può aspirare nella vita, infine mettendo in scena una storia classica di amore non corrisposto. In un certo senso dimostrano al giocatore che Capell, in fondo, è stato una persona superficiale e ci fanno apprezzare di più la sua evoluzione in una figura eroica. Anche la sua ambivalenza nel triangolo amoroso con Aya e Faina sembra quasi voler sottolineare che la sua personalità è tutt’altro che decisa, anche quando decide di prendere le vesti del defunto Lord Sigmund.

Per prendere coscienza del suo cambiamento, Capell attraversa un momento di profonda crisi interiore: sui corpi di Faina e Leif si rende finalmente conto che sta difendendo uno status quo che non gli appartiene. Il padre di Aya è un Aristos ed ha agito come tale: ha scelto la via più semplice per la sicurezza dei suoi sudditi e stabilito implicitamente che non c’è spazio nel mondo per gli indegni di Veros. Capell diventa un eroe nel momento in cui riconosce la sua stessa importanza e decide che non vale la pena salvare il mondo.

Qui il gioco perde un’occasione grandissima di elevarsi oltre la semplice epopea eroica, per quanto originale: Capell va in crisi. Diventa un pupazzo nelle mani della Lega che è intenzionata a proseguire anche se lui non ce la fa più e vuole farla finita. Ha capito di essere stato usato dal potere. Non sa più perché lotta, si era illuso di avere una motivazione. Perché salvare gli Aristos? Perché permettere ai Blessed di continuare a vivere la loro vita privilegiata? Effettivamente un senso non c’è, e non si può fare a meno di essere con Capell nella sua distruttiva quanto radicale frustrazione.

 

Prossimi all’epilogo, Hiroshi Ogawa commette un imperdonabile passo falso. Risolve il conflitto di Capell facendo diventare l’impresa finale e più epica del protagonista un gesto di amore suicida nei confronti di Aya. Dopo una notte di passione, Capell ritrova sé stesso, pronto a sacrificarsi per fermare la discesa della luna e la fine del mondo, in un tripudio di buonismo ed entusiasmo che stride con la realtà dei fatti: in quel momento Capell non può ancora sapere che le sue azioni metteranno fine all’esistenza degli Aristos, condannandoli ad un sonno eterno e che, di fatto, distruggeranno la società che lui stesso ha rifiutato, sacrificando anche molti dei suoi amici. Se fosse stata una decisione cosciente, avrebbe avuto un peso diverso.

Capell diventa il deus ex machina della sua stessa impresa, una soluzione piuttosto superficiale vista la meticolosità e la cura con cui era stato costruito lo scenario delle vicende. Paradossalmente un’ascesa verso il male sarebbe stata molto più credibile, come pure un gesto di vendetta nei confronti dei genitori di Aya (che comodamente scelgono il catartico e classico sacrificio). Capell sarebbe potuto diventare il primo vero capo degli Unblessed e avrebbe potuto, con risolutezza ed autorità, seguire le orme di suo padre, senza rinunciare alla propria umanità.

Invece no: Capell abbatte il sistema ma inconsapevolmente, un gesto che mina molto la credibilità drammatica dell’intera storia, anche se non muta il senso della necessità di una catarsi sociale. Una presa di responsabilità collettiva.

Infinite Undiscovery insegna tuttavia che anche un gioco mediocre può suscitare ottimi spunti di approfondimento e riflessione, senza per forza di cose essere un capolavoro. A volte basta avere la volontà di voler vivere una storia anche oltre i suoi limiti più superficiali ed evidenti.

Infinite Undiscovery [seconda opinione]

Pubblicato da Microsoft/Square Enix | Sviluppato da Tri-Ace
Piattaforma: Xbox 360 | Pubblicato il: 5/9/2008

Capell, un musico itinerante è arrestato perché confuso per Lord Sigmund, un nobile ribelle che cerca di opporsi alla teocrazia e al pungo di ferro dell’Ordine delle Catene, che si fa apostolo del volere di Veros lo Scarlatto, la divinità che influenza le vite delle popolazioni del mondo dalla Luna. Chi nasce durante una qualsiasi fase lunare, infatti, riceve il potenziale mistico per sviluppare dei poteri magici che, in età adulta, arriveranno a maturazione tramite un tatuaggio catalizzatore, chiamato Glifo Lunare. Capell, invece, appartiene alla piccola minoranza composta dalle persone nate durante la luna nuova: è senza alcun potenziale mistico ed è visto dalla società come un paria, una persona senza valore. Per questo viaggia senza meta da una città all’altra sbarcando il lunario come capita.

A salvare Capell dal carcere arriva Aya, una misteriosa ragazza appartenente alla forza di liberazione, che ha creduto che fosse stato arrestato il vero Sigmund. Compreso l’equivoco, Aya e Capell fuggono sino a riunirsi con la Forza di Liberazione: riluttante ma senza alternative, Capell viene coinvolto nella lotta contro l’Ordine delle Catene. Ben presto scoprirà che, insieme a Sigmund, è uno dei pochi esseri umani in grado di tagliare le gigantesche catene mistiche che legano la Luna alla Terra, scatenando potenti cataclismi ed evocando mostri molto pericolosi. Lo scopo della Forza è duplice: da un lato tagliare tutte le catene per evitare una collisione che spazzerebbe via la civiltà, dall’altro guadagnarsi il favore ed il supporto delle nobiltà dei regni liberati dal giogo oppressivo dell’Ordine.

Il viaggio della Forza di Liberazione sarà il percorso di maturazione di Capell che, da giovane che vive ai margini della società, diventerà un adulto leader responsabile, facendosi carico di scelte coraggiose e del destino dell’intero pianeta.

Se c’è qualcosa in cui Infinite Undiscovery riesce molto bene è nel raccontare una storia interessante con alcuni spunti molto buoni, il tutto condensato in un periodo di gioco molto breve per il genere, circa venti ore. La storia, però, non è supportata affatto dal game design, in particolare nelle fasi iniziali. Gli scontri inziali sono frustranti, molto difficili ed in generale richiedono che il giocatore padroneggi da subito il sistema di combattimento e le manovre più avanzate, come il passare inosservati senza allertare il nemico o la composizione ad arte delle proprie abilità speciali con quelle del resto del party. Progressivamente il gioco matura e questi difetti vengono meno, come se si assistesse a un’evoluzione delle capacità di design del team di sviluppo: per darvi un’idea, ho dovuto centellinare le prime sei ore di gioco nell’arco di molti mesi; ma superato il disorientamento iniziale ed ingranata la storia come si deve, il resto del gioco l’ho divorato in meno di una settimana (finendolo con circa 22 ore di gioco), vista l’intensità con cui inizieranno a dipanarsi le avventure della Forza di Liberazione.

Il sistema di gioco è molto semplice. L’azione avviene tutta direttamente sulla mappa di gioco, con combattimenti in tempo reale senza stacchi rispetto alle fasi eplorative: si sguaina la spada e si inizia a picchiare il nemico. I personaggi hanno livelli ed equipaggiamento, più tutta una serie di statistiche aggiuntive, come i tratti di personalità che si evolveranno in seguito ad eventi e dialoghi (cosa non sempre banale a farsi) e che influenzeranno il loro potenziale. Alle caratteristiche di base si affiancano le skill attive e passive che daranno al personaggio poteri aggiuntivi (come mosse da combattimento, la capacità di aprire serrature, disarmare trappole o individuare oggetti sulla mappa). In combattimento ogni personaggio potrà portare due skill attive, che potranno essere combinate con quelle di Capell per effetti aggiuntivi. Nonostante la profusione di opzioni, parlare di un RPG è veramente un azzardo: ci sono i punti esperienza, certo, ma il gioco è strutturato come un’action adventure e, in definitiva, non è troppo diverso da un Devil May Cry, nonostante il cast di ben 17 comprimari (alcuni dei quali decisamente marginali). La stessa itemizzazione, sino a gioco concluso, è piuttosto limitata e la reale portata ed utilità delle professioni sarà esplicitata solo nell’enorme dungeon aggiuntivo che si sblocca a fine trama, il Seraphic Gate. Per darvi un’idea di cosa intendo per enorme, basti sapere che il gioco si conclude con i personaggi attorno al livello 50 e il dungeon finale ha contenuti sino al livello 250.

Di tanto in tanto si visiterà una capitale in cui dovremo cimentarci in attività diplomatiche che consistono prevalentemente nel conversare con gli NPC e ad individuare quest ed eventi secondari che faranno evolvere le personalità dei nostri alleati. Seppure la storia mantenga sempre un buon livello di varietà grazie ad intermezzi frequentissimi (anche se troppo permeati di humor nipponico), si sente la limitazione del sistema di dialogo a senso unico, anche se la rigidità è leggermente alleggerita dalla possibilità di affiancare un comprimario a Capell durante i dialoghi, permettendo di innescare eventi differenti che andranno ad arricchire e ad approfondire l’esperienza di gioco.

Il problema più grande di Infinite Undiscovery è l’interfaccia utente del sistema di combattimento: il set di mosse base è piuttosto vario ed unito alle abilità speciali che Capell può eseguire da solo o in combinazione ad un alleato propone soluzioni molto creative ai nemici più ostici. La prima, grossa limitazione però è quella di non poter accedere all’inventario o alle skill mettendo in pausa il gioco. Poiché i combattimenti sono molto cruenti e veloci (e come in tutti i Tales o i giochi Tri-Ace la parata attiva è un’opzione fondamentale per non essere massacrati), scordatevi di poter usare oggetti durante uno scontro. Gli sviluppatori hanno inserito un tasto per richiedere supporto da parte degli altri personaggi del party ma questo spesso arriva dopo parecchi secondi, rendendo il comando un ottimo strumento strategico ma un pessimo rimedio tattico a situazioni contingenti, anche perché l’AI sembra propendere per l’utilizzo delle sole pozioni di guarigione. La mancanza di quickslot per usare gli oggetti in combattimento rende meno interessante anche l’estensivo sistema di crafting, che sarà marginalmente utile solo nel Seraphic Gate, dove l’estensione nel catalogo degli oggetti e dell’equipaggiamento renderà giustizia all’opzione di potersi fabbricare da soli armi ed armature, nonché cucinarsi cibi con bonus aggiuntivi (a patto di aver fatto sviluppare i gusti gastronomici adatti ai vostri comprimari), distillare pozioni potentissime o incantare i propri oggetti.

Fortunatamente l’intelligenza del party è nel complesso buona: i tre membri del nostro gruppo agiscono in autonomia e riescono a tenersi fuori dai guai abbastanza facilmente, anche se soffrono di mancanza di inventiva negli scontri contro alcuni dei boss più complessi. In alcune fasi del gioco saremo spalleggiati da altri otto personaggi, divisi in ulteriori due party, che agiranno indipendentemente dal nostro: una buona idea che sarà sfruttata solo in alcune fasi avanzate del gioco in cui faranno capolino puzzle e trovate tattiche molto originali, data la semplicità delle locazioni che si visitano nella prima parte del gioco.

Infinite Undiscovery è uno di quei casi in cui l’esperienza complessiva è superiore alla somma delle sue parti, ma è anche un esempio di gioco che sarebbe potuto essere molto migliore se gli sviluppatori avessero potuto lavorarci un po’ di più. È difficile dire cosa non vada esattamente: i problemi di interfaccia sono per lo più sopportabili, le fasi più narrative sono rigide ma molti dei temi affrontati, dopo il pessimo inizio, sono sufficientemente maturi e gravidi  di spunti (che forse la sceneggiatura avrebbe potuto approfondire di più) da essere una buona motivazione all’andare avanti. Tuttavia la realizzazione tecnica delle animazioni facciali (i personaggi sembrano bambole da ventriloquo) e l’idea di smorzare la tensione con onnipresenti siparietti comici messi in atto da alcuni comprimari francamente irritanti (come i due gemellini idioti, una piaga risalente a Final Fantasy IV e ritrovata anche in Lost Odyssey) riescono ad uccidere l’atmosfera in alcuni dei momenti più epici e drammatici.

Considerati tutti i suoi limiti, Infinite Undiscovery è un’esperienza che può avere il suo valore, data anche la sua brevità e il modo in cui è stato compresso il gameplay, eliminando quasi del tutto i tempi morti. Non accontenterà gli appassionati degli RPG come quelli dei giochi d’azione più frenetici ma è un ottimo compromesso per chi ama le storie ricche e riesce a convivere con atmosfere e personaggi molto eterogenei.

Potete acquistare il gioco dal nostro aStore, contribuendo ad Ars Ludica

Infinite Undiscovery

Sviluppato da Tri-Ace | Pubblicato da Square-Enix | Piattaforma Xbox 360 | Rilasciato nel Settembre 2008

Quando si tratta di andare ad inventarsi titoli ad effetto che suonano strani e al tempo stesso non hanno uno straccio di senso, potete sempre contare sui bravi sviluppatori giapponesi. L’ultimo JRPG sviluppato in casa Tri-Ace infatti ha un nome che è tutto un programma (no, non quel canale televisivo a sfondo scientifico), visto che Infinite Undiscovery non vuol dire proprio una sacrosanta mazza.

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