A San Valentino regalate Flower!

Mia moglie è una donna davvero sorprendente. La cosa notevole è che riesca ad esserlo, nonostante sia sommersa dai miei indumenti sporchi, dai videogiochi appena comprati, accatastati di fianco al televisore e da mia figlia, ancora inabile al ludibrio elettronico ma incuriosita da ogni tipo di controller, telecomandi compresi. Succede, quindi, che quelli di thatgamecompany decidano di abbassare il prezzo di Flower proprio nella settimana di San Valentino e che io, che non l’ho mai festeggiato, mi lanci nell’acquisto impulsivo convinto di spacciare, alla mia dolce metà, il nuovo titolo come: “Una di quelle cose che ho comprato pensando a te, perché io ci ho provato a coinvolgerti anche se so che non ti piacerà e che quindi, piuttosto di buttarla, userò io”.

Se la storia finisse qui, tutto sarebbe così normale da ricadere nelle usuali pratiche di ogni triste player italiano, afflitto dalla sindrome della pinguedine da sofà. Ma io ho voluto spingermi oltre, mostrandole il gameplay e abbozzando una pseudo recensione improvvisata che nemmeno al “Bar dello Sport”, parlando del derby della domenica. Mia moglie, che, come dicevo in apertura, è ancora capace di sorprendermi, mi strappa il controller di mano rimproverandomi che quello che sto adottando non è sicuramente il metodo corretto di giocare a Flower.

Tu ci giochi come se fosse un gioco normale – dice lei – e lo fai con la solita frenesia da milanese! Ma ti diverti? Io non credo. Cavolo, raccogli tutti i fiori e se te ne scappa uno torni indietro per recuperarlo. Controlli che non ci siano bonus nascosti e sarà già la terza volta che spulci il menù dei trofei per capire quali cose fare per sbloccarli tutti! Ma rilassati! Dammi qui che ti faccio vedere come si fa!”.

Sgomento.

Passano in silenzio giusto quei due minuti necessari ad accorgersi che il SIXAXIS o lo sai usare o non lo sai (e mia moglie non lo sapeva) e prorompo in una risata fragorosa colmo di soddisfazione e ammirazione nei confronti di quella donna che, fino a pochi anni fa, nemmeno considerava l’esistenza dei videogiochi e che ora (la sfacciata) si permette addirittura di fare osservazioni pertinenti sul mio modo di usufruirne. Lei non si offende. Anzi. Mi sorride; e con un gesto del viso mi invita a guardare nuovamente lo schermo. In pochi minuti dimostra di essersi impratichita con i controlli: il movimento dei petali è quasi fluido e sinuoso, a tal punto da essere piacevole da vedere. I colori si mescolano creando un vortice armonico che sfiora il manto erboso delle morbide colline realizzate dagli sviluppatori californiani, evidenziando, per contrappasso, la deprimente schizofrenia del suo comportamento quando il joypad era in mio possesso. Dove fallivo? La risposta è nell’approccio. Così come accaduto per Braid, mi sono avvicinato a Flower ancora condizionato da anni di sudditanza ad un gameplay à la 1942, dove lo scrolling era funzionale al divertimento e non ne rappresentava il fulcro. Il titolo della thatgamecompany, invece, necessitava di un approccio differente: bisogna avvicinarcisi liberandosi dalle gabbie mentali tipiche dei titoli farciti di power up e monetine: si devono condurre i petali dei fiori raccolti con leggerezza, senza ossessioni sul raggiungere ogni singolo stelo, perché altrimenti si perde la magia dell’essere sospinti dal vento e del destreggiarsi tra rocce, colline e fili d’erba.

Ovvio che, per proseguire nei livelli, ci sono dei fiori che obbligatoriamente devono essere toccati… ma il nocciolo dell’esperienza deve essere ritrovato in una navigazione spensierata. La mia opinione (ma è solo un’opinione) e che noi vecchi militanti del videoludo siamo così incartapecoriti da fare molta fatica a spogliarci dell’habitus che ci è stato cucito (e che abbiamo lasciato che ci cucissero) addosso. Abbiamo bisogno di una ripulita mentale e, forse, anche di un nuovo sarto. Una persona come mia moglie, che solo indirettamente ha vissuto l’evolversi delle dinamiche della scena videoludica, non ha bisogno di alcuna azione di catarsi, in quanto possiede già quella libertà cognitiva auspicabile per un approccio sereno al titolo in oggetto. La riprova l’ho avuta una mezz’ora dopo che lo scettro del comando era passato dalle mie alle sue mani. Quel petalo, che io avevo controllato sempre di colore bianco, è diventato luminoso e ha iniziato a macchiare di lilla il prato sul quale veniva sospinto dal vento. Le domando, allora, che tasto abbia schiacciato per attivare quella funzione. Lei, ingenuamente, confessa di non aver fatto nulla di particolare: “Sono solo tornata indietro, verso quegli spuntoni lì… era una bella collina e volevo farci ancora un giro per vedere se la scia di fiori era lunga abbastanza da avvolgere le rocce…”. I dieci minuti successivi sono trascorsi con lei che girava tra i massi, colorando l’erba come una bambina con i pastelli. Ad un certo punto, un rumore alieno ha interrotto le dolci melodie dalle quali eravamo stati rapiti. Nello stesso istante, sul televisore, nell’angolo in alto a destra, è apparso un riquadro con una scritta e il disegno di una coppa color bronzo. Mia moglie, interrompendosi e girandosi verso di medi me, mi domanda cosa fosse. “Niente. rispondo io Niente che valga la pena di sapere o che meriti un’interruzione. Continuiamo a giocare amore… mi sto finalmente divertendo”.

16 commenti su “A San Valentino regalate Flower!

  1. Bello.
    Bello davvero, sopratutto per il tentativo di sfruttare la sospensione dell’incredulità in un articolo che parla di videogiochi.
    Una famiglia, una coppia, una moglie che probabilmente si occupa di TUTTO in casa, ma trovano il tempo di mettersi sul divano a godere insieme di un VIDEOGIOCO.
    E il tempo si ferma, tutto intorno si cristallizza, improvvisamente i panni non si devono più lavare, non c’è bisogno di cucinare, la bambina non è più interessata a leccare la presa elettrica, il cane non deve essere portato giù a pisciare, l’intesa sessuale non ha mai avuto nessun calo, abbiamo tutti un contratto a tempo indeterminato e troviamo sempre parcheggio in centro.
    E il mondo si illumina di una luce calda e confortevole, come nelle sitcom degli anni 90′ dove ogni puntata i protagonisti si immergevano in un nuovo hobby, in un viaggio in CostaRica, a trovare i parenti di Fantasilandia, e uno si chiedeva questi che cazzo facessero per campare.

    “Per vedere se la scia di fiori era lunga abbastanza da avvolgere le rocce”

    Bello. Manca solo una copertina kitch con l’illustrazione di una coppia che si bacia in stile Harmony e posso raccontarlo a mia nonna.

  2. @StM
    Non so se devo rispondere alla tua domanda, perchè ho paura di dire cose offensive o di prendermi troppo sul serio riguardo ad un argomento che troppo serio non è.Credo nella buona fede dell’articolo, così come di tutti i commenti successivi (tranne quello di JimiBeck ovviamente), ma raramente leggendo un articolo sui videogiochi ho visto tanto concentrato di maschilismo come in questo.
    Quando si dice che il maschilismo è una questione culturale, non si intende che l’ometto non è abituato a collaborare in casa o ad essere più ordinato, ma si intende che l’ometto parla della propria fidanzata/moglie/compagna o figura femminile in genere, come di un animale domestico con limitate capacità cognitive e rari sprazzi di intelligenza fuori dalla norma (un po’ come i padroni dei cani che dicono ” gli manca solo la parola”). In genere questo atteggiamento fa da rumore di fondo in tutti gli aspetti quotidiani, ma ha un picco quando riguarda aree che sono tipicamente di “dominio” maschile, nel caso delle menti più semplici riguarda il mondo calcistico, nei casi più evoluti (forse) riguarda il mondo dei giochi o altre passioni meno note.
    Ho visto questo atteggiamento nell’articolo e, per quanto tenero e pieno di buone intenzioni, mi ha lasciato una grande amarezza.

  3. JimiBeck wrote:

    Bello davvero, sopratutto per il tentativo di sfruttare la sospensione dell’incredulità in un articolo che parla di videogiochi.

    😀

    La cosa buffa è che, per quanto necessariamente tradotta in prosa, quello che ho scritto è successo davvero! Si vede che la mia è una famiglia così diversa da sembrare finta… ;P

  4. SonicReducer wrote:

    Ho visto questo atteggiamento nell’articolo e, per quanto tenero e pieno di buone intenzioni, mi ha lasciato una grande amarezza.

    Confermo la mia più assoluta buona fede!

    Però, in un modo o nell’altro, io cerco sempre di offrire anche una visione filtrata dagli occhi di mia moglie (ti consiglio di dare una letta veloce anche agli altri articoli che ho scritto…), in quanto non aveva mai avuto a che fare con i videogiochi, prima di conoscere me… e la sua reazione nei confronti di un mondo che per me è quasi scontato, è una di quelle cose che mi piace condividere con gli altri. 🙂

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