Fallout: New Vegas aspettalo tu!

Ci sono giochi che, più di altri, lasciano intorno a loro terra bruciata. Titoli che, una volta terminati, impediscono alle persone più emotive di godersi immediatamente un’altra esperienza videoludica o, per lo meno, di farlo con lo stesso grado di coinvolgimento vissuto con quello che si è appena concluso. Noi tutti, chi più chi meno, abbiamo vissuto un qualcosa di simile nella nostra carriera di giocatori: alcuni, magari, non se ne sono nemmeno accorti… altri, invece, nell’iniziare un nuovo videogioco hanno sperimentato un forte contraccolpo emotivo, per certi versi simile a quello provato da adolescenti dopo essere stati mollati dalla fidanzatina del liceo. A me è capitato in quattro occasioni. La prima volta avevo 17 anni e il titolo galeotto fu Banjo-Kazooie per Nintendo 64. Detto così, si potrebbe quasi intendere che io fossi a digiuno di platform… ma non era passato molto tempo da che avessi completato al 100% quell’inarrivabile capolavoro di Super Mario 64 (e non mi si dica che Galaxy era più bello ché “non è vero niente”). Eppure, terminato il titolo della Rare, dovettero passare intere settimane prima che mi decidessi a togliere il joypad dal chiodo nella parete a cui lo avevo appeso.

Il secondo vuoto lo lasciò Front Mission 2 per PSOne. Non ricordo l’anno esatto… ma sarà stato il 2001. Ci giocai un’estate intera con quello che, anni dopo, diventò il mio testimone di nozze. Era un gioco a turni non esattamente mainstream (almeno in occidente), in cui ci si muoveva su una scacchiera con dei mech agghindati al combattimento più duro. Avevo divorato anche il primo della serie su Super Nintendo… ma allora ero troppo giovane ed immaturo per lasciarmi prendere da sciocchi sentimentalismi. Il terzo contraccolpo lo ricevetti da quel capolavoro di Mafia degli Illusion Softworks. Fu un vero colpo basso. Terminai il gioco verso le 22.00 di un sabato sera in cui sarei dovuto uscire con degli amici. Mentre scorrevano i ringraziamenti, chiamai il capofila del gruppo e gli dissi che non sarei potuto più uscire. Presi carta e penna e scrissi una lettera fiume alla mia rivista di videogiochi preferita. A quei tempi non avevo internet e la spedii in versione cartacea. Ci scrissi tutte le emozioni che quel “giochino” mi aveva suscitato e ci misi tutta la passione possibile. Volevo urlare a tutti quanto fosse stata bella quell’esperienza. Confesso che, ancora oggi, controllo le pagine della posta di quella rivista nella speranza che qualche redattore misericordioso si sia deciso a pubblicarla, anche se sono ormai passati sette anni e con ‘sta mania moderna della carta riciclata, quei fogli saranno già stati riutilizzati per mille mila altri scopi. Peccato che non ne feci una copia, prima di imbucarla… altrimenti l’avrei già rispedita altre cento volte.

Arriviamo infine a Fallout 3. Un gioco che non può essere paragonato a quelli appena citati in quanto, a mio avviso, non altrettanto bello sotto il profilo del coinvolgimento emotivo. Tuttavia, dopo averlo terminato, ho avuto seri problemi nel grado di immedesimazione percepito nei confronti dei protagonisti che, via via, sono andato ad interpretare successivamente. Ovviamente non sto parlando di software di serie B: Assassin’s Creed, Gears of War 2 e Call of Duty 4, infatti, non possono certo essere considerati tali. Intendiamoci. Io sono un giocatore di bocca buona e non sono per nulla schizzinoso… tanto che, sono sicuro, sarei riuscito ad apprezzare anche l’Altair della Ubisoft se ci avessi giocato in un periodo diverso (beh, dai, forse esagero…), eppure qualcosa di inferiore, in questi titoli, c’era. Cos’era? Cosa gli mancava? Io credo che, ribaltando la domanda, la risposta sia da trovare nella maestria con cui Bethesda è riuscita a convincermi della persistenza del mondo di gioco. Nessun respawn dei nemici, PnG che hanno memoria delle tue azioni, una “home sweet home” pronta ad accogliere tutta la tua paccottiglia quasi fosse un mulo di Diablo II (con l’unica differenza che la casa di Fallout 3 poteva essere personalizzata con l’arredamento), una Washington egregiamente ricostruita, così ricca di dettagli da risultare immediatamente riconoscibile e un’evoluzione dell’avatar che, per quanto anonimo, era il frutto di un ragionamento strategico pensato per essere efficace nel lungo periodo. In quest’ottica, è opportuno sottolineare che la longevità offertaci avrebbe potuto essere addirittura controproducente se non fosse stata accompagnata da un gameplay e da una sceneggiature capaci di renderla digeribile e non frustrante. Una nota curiosa riguarda i DLC, dal download dei quali mi sono guardato bene. Tanto era il grado di affezione, infatti, che arrivato ai titoli di coda non avrei retto un inutile allungamento nei tempi dell’inevitabile addio. Al tempo pensai che fosse meglio optare per una sana presa di coscienza, condita da una censura secca. Forse presi la decisone sbagliata, visto che solo negli ultimi giorni, un Batman: Arkham Asylum è riuscito a farmi passare del tutto la nostalgia (senza peraltro essere riuscito a suscitarmene altra). Un gioco che Rocksteady ha confezionato con vera abilità, attingendo a piene mani da un universo narrativo già di suo ricco di spunti. A questo punto, mi chiedo se faccio bene ad attendere con tanta ansia Fallout: New Vegas, visto il pericolo di “rimanerci sotto” e bruciarmi i titoli che gli succederanno. A voi non è mai capitato? Adesso che rileggo l’articolo, questa paura mi viene. Vuoi vedere che questa “nostalgia canaglia” (cit.) colpisce solo quelli che, come me, hanno battuto la testa da piccoli cadendo dall’altalena?

5 commenti su “Fallout: New Vegas aspettalo tu!

  1. Mi è successo solo una volta, tanti anni fa, con Planescape: Torment. Fallout 3 l’ho trovato un titolo magico quando c’era da camminare, un po’ meno quando c’era da sparare/agire, e da facepalm quando c’era da parlare. Ogni volta che iniziava un dialogo una mano mi tirava per la maglia prepotentemente fuori dal gioco, senza se e senza ma.
    Certe cose capitano solo quando tutto è al posto giusto, o almeno tutte le cose più importanti.

  2. Concordo con il giudizio su Mafia, si tratta probabilmente del gioco che più mi ha coinvolto dal punto di vista dell’immersività.
    Peccato davvero per la modalità “A tutto Gas” che era soltanto un abbozzo di quello che sarebbe potuto essere, peccato davvero.

    Io metto tra i titoli “ghigliottina” sicuramente Fallout 2, Morrowind e Freelancer.

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