Uncharted 2

Se andassimo sul sito di Metacritic e mettessimo in ordine di voto, dal più alto al più basso, i titoli archiviati nel suo database, senza operare alcuna distinzione tra console e generi differenti, scopriremmo che prima di Uncharted 2 trovano posto altri dodici giochi che, secondo l’opinione della stampa specializzata, hanno meritato una votazione media superiore. E non vi dico quanti altri software hanno preso lo stesso 96 che si è portato a casa il lavoro dei Naughty Dog. Ma stiamo scherzando? No, davvero: con tutto il rispetto per Halo, Soul Calibur, NFL 2K1 e quel vecchietto di Tony Hawk, è quasi ridicolo che io sia dovuto arrivare alla seconda pagina dell’elenco per trovare quello che, a tutti gli effetti, è il miglior gioco per console mai realizzato dacché esistono le console (e forse anche i giochi). Detto per inciso, me ne sbatto altamente che la gente lasci commenti poco edificanti in calce al post, ricordandomi che io, di videogame, non ne capisco una mazza (cosa per altro corretta), perché tanto quest’articolo porta il mio nome e mi assumo tutte le responsabilità del caso.

Per quelli che stanno ancora leggendo (speriamo non siano molti) è necessario capire che il primo presupposto di quanto detto sino ad ora è questo: Uncharted 2 è un qualcosa che, principalmente, si guarda. Il fatto che lo si faccia con un joypad tra le mani è secondario. Se mi avessero detto che per continuare a giocare avrei dovuto tenere una chitarra in spalla o vibrare colpi su di una finta batteria non sarebbe cambiato granché: avrei vissuto comunque un’esperienza appagante. Il Dual Shock 3 ha il grande vantaggio di essere poco ingombrante e senza fili. Tutto qui. Il secondo punto dal quale non si può prescindere per parlare del gioco in questione è rappresentato dal carisma di un protagonista che “fatto lui, hanno buttato via lo stampo”. Nathan Drake è il figlio illegittimo di Sean ConneryHarrison Ford, che coniugatisi tra il set dei primi 007 e dell’originale Indiana Jones, hanno generato un clone capace di sconfiggere Victor Kruger, baciare le Principessa Leila e ritrovare il Destino di Atlantide facendo il tutto contemporaneamente, in solitaria e a mani nude. È, infine, inevitabile dare per scontato una grafica da “mani nei capelli”, una colonna sonora ammiccante e un doppiaggio che: “Ehi! Ma questi sono professionisti!”. Una volta assodate queste premesse, è possibile parlare di Uncharted 2 con la pretesa della giusta obiettività.

Per prima cosa la sceneggiatura: storia trita e ritrita, già sentita altre cento volte? Fottosega. Merita in ogni secondo, in ogni colpo di scena e in ogni prevedibile volta gabbana: un boss ultra cattivo, una “pietra verde” (cit.) che merita di essere inseguita; una squisita bond girl da salvare (anche se in questo caso sono in due e alla fine si salvano da sole); un compagno d’avventure marpione col sigaro in bocca à la “adoro i piani ben riusciti” e una vicenda che profuma di cappa e spada nonostante si spari della grossa con fucili a pompa,  balestre avvelenate e tricchetrac assortiti. Consigliatissima a tutti coloro che amano storie avvincenti, leggere e dal finale romantico.

Passiamo al level design. Ecco. Io, ora, non so quanti di voi sappiano davvero cosa si intenda quando si parla di level design (io no di sicuro), ma i ragazzi della Naughty Dog devono saperne parecchio visto l’ottimo risultato ottenuto (anche se la parola “ottimo” non esemplifica esattamente la magnificenza del lavoro fatto). Certo è che i vari Tomb Raider, Prince of Persia e filmografia assortita (ho già citato la saga di Indiana Jones, ma potrei aggiungere La Mummia, condita dalla fantasia di un Willow e spruzzata dalla sagacia de I Goonies) hanno aiutato. Personalmente ho trovato stupefacente la ricostruzione su più livelli di un Nepal colpito dalla guerra civile, con intere sessioni esplorative inframmezzate da piccoli enigmi e capannelli di nemici in un crescendo di cose da scalare ed elementi dello scenario modificati dal nostro attraversamento. Anzi: non avevo mai visto niente del genere, prima di allora. Sicuramente qualcuno dei lettori tirerà fuori aneddoti riguardanti il tal gioco, uscito nel tal altro anno da cui è stato tratto quell’altro ancora, così fino a Pong. Mettiamola così: nei giochi che sino ad ora ho giocato io, non avevo mai assistito a qualcosa sviluppata con tanta attenzione.

Arriviamo quindi al gameplay. Come premesso all’inizio, Uncharted 2 è un gioco che principalmente si vive da spettatori. Intendiamoci, non che sia vittima della stessa malattia di cui, prima o poi, perirà la serie di Metal Gear Solid (ovvero un’eccessiva dose di filmati non interattivi), ma l’abilità richiesta al giocatore è davvero risibile: con un tasto si salda e ci si sposta da un appiglio all’altro senza temere di cadere o mancare il bersaglio, con un altro si prende la mira e con il terzo si spara. Punto. Verso la fine, anche l’abilità di fare fuoco sotto copertura in stile Gears of War assume una certa importanza, dato il sensibile aumento nel numero di nemici su schermo e la loro progressiva crescita, sia in termini di efficacia delle armi che in quelli di resistenza ai nostri colpi… ma niente di particolarmente hardcore. Ciononostante, il titolo Sony mi ha divertito anche sotto questo profilo e a tratti mi ha ricordato l’assurdità di alcuni scontri vissuti alle prese con il primo Serious Sam… ma devo ancora capirne il perché.

Voglio fare un’ultima osservazione circa l’unica cosa che, se fossimo all’Università, costerebbe ad Uncharted 2 la lode. Ora: io capisco che l’intera saga strizza l’occhio ad una sospensione dell’incredulità che mescola ironia, fantascienza, sarcasmo e archeologia, ottenendo un mix esplosivo che “mi ha conquistato al ciao” (cit.), ma non è possibile che dopo aver scalato l’Everest per raggiungere una valle dimenticata dall’umanità, essere sopravvissuto all’attacco di strani e misconosciuti Yeti, aver sbloccato un antichissimo marchingegno sepolto da settecento anni sotto una coltre di neve e aver risolto un enigma irrisolvibile, io mi trovi a dover combattere contro dei soldati che non si capisce come abbiano fatto ad arrivare, prima di me, in quello stramaledetto tempio che andavo cercando. Insomma… sono cose che ledono l’orgoglio, specialmente vista la fatica fatta e le centinaia di morti causate, lungo la strada, per arrivarci.

Vabbè… Fortuna che non siamo all’Università e che, chi comanda qui, mi abbia dato completa libertà di esprimermi. Perché non abusarne?

Complimenti Naughty Dog: 110 e lode!


14 comments on “Uncharted 2

  1. Ah, quindi questo osannato U2 alla fine è tecnicamente un bellissimo prodotto, ma la solita truzzata inguardabile per quanto riguarda la storia.

    Per me, come dicono i ggiovani, scaffale. Ma io non ho la PS3. Appunto, scaffale 🙂

  2. Beh, giocare ad Uncharted 2 per la storia è quasi un assurdo.
    Nel 2 poi Drake sembra schizofrenico, tanto fa il buonista nelle cut e tanto uccide a sangue freddo durante le sequenze giocate.

  3. Ennesima dimostrazione che si, sul coinvolgimento abbiamo raggiunto un livello ottimo, sulla coerenza che dovrebbe esistere fra cinematiche e “gioco” entrambe al servizio di una storia siamo ancora lontani ma lontani dalla minima sufficienza.

  4. Ma allora perché fare una storia? Facciamo Space Invaders con la grafica figherrima… se fai un gioco con una trama, la trama diventa parte integrante del gioco e quindi mi aspetto che anche quella sia di buona fattura.

    Se fai un gioco con i dialoghi, mi aspetto che i dialoghi siano buoni.

    Qualunque cosa tu metta in un gioco, io mi aspetto che sia buona, e se non lo è abbassa il valore del gioco.

    O no?

  5. E’,  si chiama buon senso ma visto l’andazzo tanto banale sto ragionamento non c’è 😀

  6. I soldati sono evidentemente delle rappresentazioni della psiche del protagonista, struggentesi e accanito contro se stesso dopo aver prosciugato lo Sforzo nella salita. Ciascun soldato e’ soltanto una delle varie sfumature del subconscio di Alan Wake.

  7. Matteo Anelli wrote:

    Beh, giocare ad Uncharted 2 per la storia è quasi un assurdo.
    Nel 2 poi Drake sembra schizofrenico, tanto fa il buonista nelle cut e tanto uccide a sangue freddo durante le sequenze giocate.

    Quanto dici è vero e si nota (specie nelle ultime sequenze che, per certi verso, sono tendenti al ridicolo), ma nulla inficia quella che è un’esperienza “one shot” come mai, prima d’ora. E se il protagonista si rifiuta di uccidere Rikkomba dopo averne uccisi 200 (con tanto di trofeo a ricordarlo), ripeto, fottosega.

    Le sequenze in cui si spara sono un collante, messo lì per rendere il tutto dinamico, ma poco hanno a che fare con una pretesa di realismo. L’esempio è dato dai super soldati con mitragliatore a canne rotanti. Cinque bombe a mano non li stendono. Ovvio che sia surreale… ma quanto è divertente? Troppo. Davvero. Troppo. Anzi, ho deciso. Gli do 120 e lode.

  8. @ Roberto “il Cinese” Turrini:

    120 e lode? Questo nuovo sistema di valutazione e’ talmente avanti che fa il giro e diventa un bel 10/110 magna cum infamia. E comunque per essere validato e’ necessaria una discussione al prossimo CdA di AIOMI.

  9. La tua domanda finale è quella che mi son fatto tante volte anche io giocando 😀
    Ma porca miseria, se anche il cattivo di turno vuole me e solo me per entrare in quel dannato buco perchè sono l’unico al mondo che ha le doti per farlo, perchè poi dentro quel buco appena aperto ci sono gli scagnozzi del cattivone stesso? Mah!!!

    Per quanto riguarda la posizione in classifica, io non lo giudico il più bel gioco di sempre, nei primi 10 probabilmente, ma vederlo alla pari di roba tipo tony hawk o nfl fa senso……………..

  10. Lejak wrote:

    Per quanto riguarda la posizione in classifica, io non lo giudico il più bel gioco di sempre…

    Neanche io… 😀 diciamo che la mia voleva essere più una provocazione che un giudizio secco…

    Rikkomba Weekend wrote:

    @ Roberto “il Cinese” Turrini:
    E comunque per essere validato e’ necessaria una discussione al prossimo CdA di AIOMI.

    Vade retro Saragat!

  11. Un gioco del genere non lo toccherei manco con un dito…ma dal momento che considero Riven (madonna, mi sento un vecchiaccio) uno dei giochi più “belli” mai fatti, pur essendo un non-gioco almeno quanto Uncharted 2 è probabilmente una truzzata, allora posso facilmente capire cosa si intende quando si parla di “magnificenza”.

  12. Ha i suoi momenti e qualche sprazzo realmente evocativo (ho particolarmente apprezzato la parte in cui Drake scala la montagna con l’amico indigeno, un rapporto di incomprensibilità lessicale quasi jarmushiano). Ho invece detestato alcuni goffi scontri da arena multiplayer ma, in effetti, ho trovato più o meno indisponenti tutte le parti in cui volano proiettili. Non è una tipologia ludica per cui stravedo; di Tomb Raider ho faticosamente finito solo i primi due e gli altri sono ancora sospesi al quarto o quinto salvataggio. Comunque la vicenda mi è sembrata piuttosto coinvolgente, sufficientemente descritta e delineata con qualche tocco di classe qui e là (tipo il diario che sembra un diario scarabocchiato e non uno scarno menu informatico). Siamo a livello del blockbuster americano ma meno decompresso e più focalizzato sugli obiettivi di missione; criticare la trama sarebbe come contestare a Kasdan e Lucas la messa del pietrone rotolante dentro Indiana Jones. La storia deve rimanere subordanata al gioco, a meno che non venga ricercata tutt’altra finalità d’intenti (tipo Cage). Meglio ancora quando la storia stessa è il gioco (tipo Tale of Tales). Ma non è certo il caso dei Naughty Dog…

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