
Sembra che Peter Molyneux abbia trovato un nuovo modo per implementare l’esperienza della morte in Fable 2. Dopo un’intervista comparsa alcuni mesi fa su Lionhead.net, in cui il famoso designer svelava di star cercando una rappresentazione alternativa all’odierno morire nei videogiochi (cioé al perdere tutti i punti vita, assistere alla schermata di game over e ricaricare dall’ultimo savegame), poche settimane fa sono emersi ulteriori dettagli sul sistema proprio per voce dello stesso Molyneux: al fine di conferire maggiore drammaticità agli eventi, quando la barra di salute si troverà al minimo, e il personaggio si appresterà ad accasciarsi per terra, al giocatore verrà fornita la possibilità di convertire i punti esperienza in nuova vitalità per riprendere la battaglia (altrimenti, il nemico si avvicinerà per finire il suo lavoro); tale scelta segnerà indelebilmente anche il corpo, in guisa di cicatrici indelebili. Come si sarà capito, il risultato da raggiungere consiste nel dare all’utente l’idea di sentirsi come un eroe hollywoodiano che, proprio nel momento in cui sembra di andare incontro ad una sorte avversa, recupera le forze e sbaraglia gli avversari. Vanità, ecco il termine-chiave usato dal fondatore di Lionhead.
Da questa piccola (o grande?) feature si nota come un po’ da tutte le parti si tenti di aumentare il coinvolgimento emotivo continuando a scimmiottare vari stilemi cinematografici, con la convinzione che per sdoganare il videogioco e raggiungere pubblici “maturi” siano necessari passaggi di tal sorta; appare dunque evidente l’enorme complesso di inferiorità che l’industria videoludica nutre nei confronti di Hollywood, riconoscendo a quest’ultima non solo un primato in termini prettamenti economici, ma anche per ciò che concerne i contenuti.
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Ho “molti” anni, ma i miei giochi su PC (niente consolle) sono ii Sims2 – University e The Guild2. Anche in questi “giochi” esiste la morte, ma … come evento della vita. Mi impressionano (e sono tutt’altro che impressionabile!) questi giochi che ritengo, a mio modestissimo parere, “farlocchi”.
In che senso “farlocchi”? Poco interessanti oppure poco plausibili, nonostante gli sforzi?
Mi sembra naturale e umilmente giusto questo senso di inferiorità: il cinema esiste da molto più tempo del videogioco, ma anche senza scadere in paragoni cronologici, il mondo videoludico manca di una classe alta di prodotti, non per forza seri, titoli che nel loro campo possano egualiare il peso dei film di Orson Wells o Satyajit Ray nel il cinema.
A me sembra che questa “classe alta” ci sia già stata, eccome. Tutto sta negli occhi di chi guarda. Come con il cinema di Welles, tra l’altro.