Editoriale – L’esplosione della stampa videoludica

Avvertenza per i lettori: con questo articolo non voglio giustificare affatto il licenziamento di Gerstmann che considero un’azione abietta e deprecabile. Voglio però riflettere sulla situazione cercando di distribuire le responsabilità in modo più equo, facendo una panoramica più ampia e analizzandola in modo obiettivo nella sua paradossalità.

La situazione è sfuggita di mano e il giocattolo si è incrinato. Il caso Gerstmann sta producendo una serie di reazioni a catena devastanti per la credibilità della stampa videoludica e sta portando ad una rilettura inquietante, ma estremamente realistica, di vecchi casi in cui era intravedibile la collusione tra publisher e stampa specializzata.

Da tutte le parti sfuggono rivelazioni, confessioni, prese di posizione come se, finalmente, il vaso di Pandora fosse stato aperto e tutta la frustrazione di anni di pratiche discutibili e di accordi, impliciti o espliciti, tra testate e publisher fosse scoppiata in modo irreparabile e con una violenza inattesa.

Questo mondo colorato fatto di sparatorie, piattaforme e sogni si è risvegliato nella più cupa realtà e sta tentando di affermare la sua essenza come l’unica possibile. È un’industria e ci sarà sempre qualcuno da corrompere per farla funzionare a dovere.

Non commenterò ulteriormente questo evento che è stato già ampiamente affrontato e dibattuto sul nostro e su mille altri forum in tutto il mondo. Questo post serve solo a porre due domande che, nella confusione generale, non sono state fatte e o sono state abbandonate a se stesse, pur essendo, secondo il mio giudizio, estremamente importanti.

La prima domanda è: se Gamespot, che insieme a IGN è (era?) la più importante e autorevole fonte d’informazione videoludica, con milioni di contatti e, quindi, con un potere contrattuale immenso, è finita in questo gioco delle parti… come fanno le altre testate professionali, contrattualmente più deboli, a pretendere di essere considerate “vergini”? Con che coraggio la redazione di 1UP protesta sotto la sede di Gamespot facendosi di fatto alfiere della stampa libera e indipendente?

La lotta per le esclusive e per partecipare ai press tour (eventi organizzati dai publisher per promuovere i loro prodotti) va avanti da anni e nessuno è mai sceso dalla giostra denunciando i rischi di adulterazione dell’obiettività in fase di recensione. I voti gonfiati non sono cosa nuova e basta guardare come normalmente le esclusive di siti e riviste vengano trattate, per rendersi conto del meccanismo che soggiace dietro la patina delle varie pubblicazioni. Dobbiamo ricordare i voti dati a Doom 3 nelle recensioni in esclusiva o quelli ricevuti da Driv3r? Vogliamo ricordare che anche le recensioni di Half-Life 2 vennero fatte in fretta e furia provando il gioco nella sede di Valve sotto la supervisione dello sviluppatore (non che sia un brutto gioco, per carità, ma leggete le recensioni esclusive che ne sono uscite fuori… sembrano agiografie)? Arrivando a tempi più recenti, vogliamo citare le prime recensioni di Halo 3 che, nonostante i molti difetti sottolineati (e ben visibili), si sono allineate sul massimo dei voti?

La regola silenziosa vigente da molti anni è: il primo che recensisce un gioco tripla A lo esalta, a prescindere dalla sua qualità effettiva. Prima non ci si faceva molto caso perché le fonti d’informazione erano poche e limitate, ma con l’avvento di internet e la possibilità degli utenti di scambiarsi informazioni tutto questo è cambiato e l’utente ha raggiunto una maggiore consapevolezza (apparentemente).

Da qui, però, deriva la seconda domanda: siamo sicuri che l’utente medio sia innocente? Siamo sicuri che anch’egli non faccia parte di questo meccanismo e che la sua rabbia per il caso Gerstmann sia genuina e non derivi, piuttosto, dal senso di colpa per aver avallato per anni questo sistema godendone dei frutti più di chiunque altro?

Il problema è di natura essenzialmente economica. I publisher hanno peso (tanto o poco… ma ce l’hanno) nella politica editoriale delle diverse pubblicazioni perché forniscono materiale essenziale alla loro esistenza. Anteprime, news, recensioni, speciali, hands on, materiale grafico, interviste ecc. Tutti i contenuti di una qualsiasi pubblicazione sono forniti dai publisher stessi. Ai giornalisti di settore spetta soltanto il compito di rielaborare quanto dato e, nel caso delle recensioni, di apporre un numerostellacaciotta alla fine dell’articolo parlando “criticamente” del prodotto. Ma non è solo questo. Ancora più importante è che i publisher pagano per mettere le pubblicità e, quindi, investono soldi permettendo anche e, soprattutto, ai lettori di avere la loro fonte d’informazione.

Il lettore ha smesso da tempo di pagare per avere recensioni e anteprime. Anzi, il lettore non vuole pagare per avere recensioni e anteprime, costringendo di fatto riviste e siti a cercare altrove le proprie fonti di sostentamento. Sono i publisher che mantengono i siti e le riviste che il lettore vorrebbe “cristallini” nei giudizi. Ovviamente questo implica che il rischio di sudditanza diventa di fatto una realtà da tenere sempre in considerazione, perché come apostrofava minaccioso Trip Hawkins in una email a GamePro (la rivista americana), il vero cliente di siti e riviste non è più il lettore ma chi mette le pubblicità.

Qualcuno potrà quindi affermare che basta rivolgersi al mondo dei siti, forum e blog underground per trovare notizie e articoli attendibili. Ma questo qualcuno commette un errore di fondo: siti, forum e blog underground (come Ars Ludica) vivono di parassitaggio. Le news, gli articoli, gli screenshot, i filmati e tutto il resto di ciò che si può trovare nelle pubblicazioni underground proviene quasi interamente dalle “solite fonti istituzionali” (i publisher). Lo stesso retrogaming si sviluppa partendo dalle linee guida dettate dalle riviste del passato, per cui vengono celebrati quei titoli che ricevettero maggiore considerazione, e voti più alti, sulle varie Zzap!, K, Nintendo Power ecc. Il materiale autoctono è in realtà pochissimo e difficilmente si esce dal gioco/giogo dell’hype ingenerato dalle testate più importanti.

La verità è che senza le grandi pubblicazioni e senza il supporto dei publisher, anche le fonti d’informazione underground morirebbero, perché gli mancherebbe la materia prima.
Qualcuno potrebbe obiettare che i giochi basta comprarli autonomamente per poterli recensire. Purtroppo si tratterebbe di un’obiezione ingenua. Il primo scoglio di questo metodo è che, per garantire un flusso di articoli (e informazioni) degno di questo nome bisognerebbe spendere cifre consistenti per acquistare tutti i giochi che escono mensilmente sul mercato per i diversi sistemi. In questo caso, però, verrebbe a mancare completamente l’obiettività tanto amata dal lettore, perché chi compra i giochi dovrebbe giocarseli tutti e scrivere i vari articoli. Cosa impossibile, soprattutto davanti ai prodotti più mastodontici. Ad esempio, il mese che è uscito Oblivion o quello che è uscito World of Warcraft, quanti altri giochi poteva recensire una singola persona provando i due succitati? Pochi, rispetto alla mole delle uscite. Ma mettiamo anche che un riccastro possa permetteresi l’acquisto di tutti i giochi per tutte le varie macchine (a oggi: PC, Xbox 360, PS3, Wii, PSP, DS, Cellulari vari…) e che possa permettersi di assoldare un certo numero di persone per scrivere gli articoli… quante persone gli occorrerebbero? Stiamo parlando di decine di giochi da provare e recensire ogni mese. Ecco qua che si riformerebbe immancabilmente una struttura professionale, per cercare di garantire una continuità adeguata alla pubblicazione e per cercare di rifarsi degli ingenti i costi dell’organizzazione nel suo complesso.

Altra obiezione possibile: ovviamente si farebbe una cernita e si sceglierebbero soltanto i titoli più interessanti. Bene, ma senza un’informazione che indirizzi l’interesse verso un titolo piuttosto che verso un altro, come si fa a “distinguere” quali sono i giochi più interessanti? Senza i publisher che rilasciano screenshot, filmati, demo e che permettono di scrivere anteprime sui giochi che stanno producendo/realizzando/distribuendo come si fa a sapere che, non so, Super Mario Galaxy è più interessante di Neves? Ovvero: senza le fonti “istituzionali” come si fa a filtrare e sapere cosa si nasconde dietro i giochi in arrivo? Come si fa a creare un livello di aspettativa maggiore per i titoli apparentemente più meritevoli di attenzione?

Esempio: se nel corso degli ultimi anni la Bioware non avesse rilasciato materiale vario per Mass Effect, dando quindi una forma al gioco prima della sua uscita, come avremmo fatto ad attenderlo più di, non so, Orcs & Elves? Senza aver visionato nulla su entrambi i giochi essi sarebbero rimasti soltanto nomi vuoti, a cui non avremmo potuto assegnare nessun valore d’attesa perché privi di qualsiasi punto di riferimento.

Forse è proprio questo il paradosso di tutta questa storia dove a fare la voce grossa e a pretendere la verginità sono proprio quelli che poi ti criticano se la pubblicazione concorrente ti soffia un’esclusiva, se per due mesi non pubblichi qualcosa sul gioco che stanno attendendo più di tutti e se il gioco allegato della concorrenza gli interessa più del tuo.

Per approfondire (sono tutti articoli in italiano):

Link ad un editoriale di Andrea Pucci su Multiplayer.it dedicato al caso Gerstmann
Articolo del Bittanti pubblicato su Videoludica: Prima ParteSeconda Parte
Editoriale di TGMonline di Claudio “Keiser” Todeschini

53 commenti su “Editoriale – L’esplosione della stampa videoludica

  1. Domanda uno: come giustamente sottolinei, ovunque sia in moto un giro di soldi,qualcuno cerca di approfittarne. E’ qualcosa che si accompagna alla storia dell’uomo, da sempre. Ecco perche preferisco leggere le opinioni su un videogioco in un sito come questo…non vi pagano, avete “fame” di videogiochi e cosi sarà chissà per quanto tempo. Quando sarete nel mainstream, guarderò alla new wave of italian videogame passion. 😀
    Domanda due: no…non penso che i lettori siano colpevoli. Ogni lettore è un caso a parte e non mi sento tirato in ballo in nessun tipo di responsabilità.
    Considerazione libera:te lo immagini un bambino pacioccoso che sbava per Kane & Lynch? Mh…mi sembra un prodotto mirato a un pubblico diverso, comunque più maturo…chissà che bisogno c’era di taroccare i voti.

  2. Una volta, molto tempo fa, si usava dare una sbirciata al retro della confezione e se avevi esperienza ci prendevi quasi sempre. Quasi appunto. Alla fine per quanto ci si giri intorno, e Karat ha già argomentato acutamente la situazione, il punto torna sempre ad essere lo stesso: imparare a farsi un punto di vista critico. Lasciare che elargiscano i voti che credono e poi muoversi nel sottobosco o semplicemente provare le demo e saper discernere tra un prodotto di qualità e uno scadente, anche in base ai propri gusti.

    Imparare anche a riconoscere come vengono presentati gli screenshot, come si è fatto ad esempio per quelli di Killzone 2 mostrati su Ars Ludica, nei quali qualcuno ha subito osservato che i fondali erano scadenti.

    Imparare che certe “citazioni” sono false e che la pubblicità esiste per mettere in risalto il punto migliore di un prodotto, senza parlare del resto. Ma non è un po’ ridicolo questo cadere dalle nuvole?

  3. Aggiungo solo una cosa, che forse spiega la presunta ingenuità del settore. Ai videogiochi gli appassionati amano guardare come ad un prodotto maggiornmente puro o vicino ai sogni (anche infantili, nel senso positivo) rispetto a quelli delle altre industrie, ma sempre di una industria si tratta, e di quelle tra le più remunerative.

  4. Ho letto con molto interesse il tuo e gli articoli linkati.
    Il tuo pezzo guarda il tutto da un punto di vista originale, complimenti.

    Ma continuo a pensare (a maggior ragione adesso che ho visto anche la video review) che quella di Jeff sia stata in parte una ribellione: non ho mai visto spalare tanta cacca in 4 minuti ad un gioco. Non ho mai sentito cominciare nessuna recensione con le parole: “this game is just BAD”.
    Tutte le altre sono parole a vanvera, con una prefazione del genere.

  5. Pucci ha ragione, comunque un sito con un pubblico piuttosto vasto paradossalmente potrebbe approfittare di questo scandalo, del clamore e della diffidenza verso la stampa videoludica per tentare di sganciarsi dal meccanismo: siamo sicuri che, ora, il lettore non sarebbe disposto a un piccolo esborso di fronte alla promessa di un sito ben fornito e indipendente, se la questione gli venisse ben illustrata, mettendo le carte ben in tavola? Ovvio che a qualcosa bisognerebbe rinunciare (esclusive varie…), ma le recensioni sicuramente sarebbero più obiettive, e sul lungo termine l’operazione credibilità dovrebbe pagare. Certo è un rischio…

  6. Lo stuttering di HL2 capitava ad una percentuale ridotta di macchine, per questo non se ne è parlato.
    Esempio: ne sul mio portatile ne sul mio pc di casa ne al lavoro ho mai avuto il difetto.

    appena il problema è stato segnalato, le redazioni hanno subito scritto editoriali e tutto quanto. Attento a non dare notizie false.

  7. Altra domanda, la massa videoludica, è piu ignorante o piu furba di quanto non sembri??

    Insomma, io le riviste le leggo per piacere, ma sinceramente “mi” conosco e conosco “il mercato” abbastanza bene da sapere quasi al 90 percento i giochi che mi piaceranno o no, quanto le recensioni influiscono sul serio sulle vendite?

  8. Monops, lo stuttering non venne segnalato dalle prime recensioni perché il gioco venne provato dai redattori una manciata di ore negli studi di Valve, che gli fornì il computer ideale e supervisionò le varie sessioni di gioco.

  9. Quindi il problema sul loro computer non si vedeva. Dov’è il problema?

    Rispondedno a Nevade: sono videogiocatore da vent’anni e lavoro nell’ambiente da due e mezzo. Leggendo i forum e gli articoli dei giornalisti ormai ho raggiunto questa conclusione:
    I videogiocatori sono dei c******i e i redattori delle teste di cazzo 😉

  10. Non tutti, ovviamente. Cioè, non tutti i videogiocatori: diciamo il 99% di chi frequenta TGMOnline 😀

    I redattori invece… uhmmm… temo nessuno escluso.

  11. Sempre a Karat45: Ricordi i giochi Team 17? Anche quelli venivano provato nei loro studi. Pure quelli rainbow arts. Questo per fare prima.

    Attento a non dare notizie false: diverresti un redattore 😀

  12. Oggi sul sito di Gamepro ho visto un banner che recitava, tradotto, “la critica è concorde all’unanimità” e seguiva il logo di Halo 3 con lo score 10/10. Sì, sta diventando inquietante in effetti.

    @Monopoli

    Anche io faccio il redattore freelance, ed è vero che non c’è da fare un grande affidamento sulle recensioni. In fondo ti pagano, non è che puoi scrivere quello che vuoi. Non è per quello che ti danno i soldi 😉

  13. Monops, a me dei giochi del team 17 ora frega pochino, a me frega che quel capolavoro di Half-Life 2 (non sto contestando il valore del gioco, ma le modalità con cui si è arrivati alle recensioni esclusive) è stato recensito frettolosamente da gente che, con il tempo a disposizione, non è arrivata neanche a metà gioco. Leggile quelle recensioni… sono assimilabili a Emilio Fede che scrive un libro su Berlusconi.

  14. Chi fa recensioni non è pagato per fare pubblicità, è pagato per recensire, sviscerare i vari aspetti di un gioco, e tentare il più possibile di informare il lettore, NEL SUO INTERESSE, sul come il gioco è e se e perchè può rientrare nei suoi gusti. Se facesse pubblicità ci dovrebbe essere scritto, se è influenzato da publisher o dalla redazione (a sua volta influenzata) è corrotto.
    Non si ha diritto a rispetto e a stipendio se si infrange questo legame recensore/lettore fornendo un servizio contaminato da fini diversi dall’interesse del potenziale acquirente.
    Anche le pubblicità ingannevoli sono, in teoria, sanzionate, a maggior ragione dovrebbe una pubblicità celata dietro una recensione.
    La pubblità si parlando di un titoli ma la qualità della pubblicità dovrebbe derivare dalla qualità del titolo stesso. In soldoni, se fai un gioco bene i pregi si vedranno, altrimenti la pubblicità negativa è diretta conseguenza della poca cura che ci hai messo.
    Se uno fa questo lavoro non può pretendere di essere pagato o mantenere il posto se si abbassa a piegarsi a certi comportamenti solo per sopravvivere, non ne è degno. Frega poco se è un business.

    Ora questo è il mio pensiero e mi accorgo che è un po’ utopico, però non la vedo in altri termini.

  15. Considera che le recensioni di corsa sono state fatte dietro giganti pressioni dei lettori 😉

    Quindi è colpa degli utenti 😉

  16. E lo stuttering di cui parli nella recensione non venne rivelato in tali recensioni.

    Attento a non scrivere falsità.

  17. Ho usato la parola sbagliata: volevo dire riLEvato, non riVElato.

    Il gioco era stato provato su computer con tutto a posto per il gioco, quindi non venne riLEvato.

    Se ricordi bene, appena la cosa venne fuori, subito scattarono gli editoriali e tutto quanto. Nel giro di 7 giorni il problema venne risolto.

  18. So a cosa porterà questo: ad una caccia alle streghe, dove ogni problema non verrà trovato nella recensione, verrà imputato ai produttori che passano mazzettone.

  19. Veramente ci vollero più di sette giorni per risolverlo. Personalmente avevo il problema dello stuttering e aspettati più di una patch per vederlo sistemato completamente. Io come molti altri.
    Comunque la tua paura è motivata… ma il rischio di caccia alle streghe nasce da come si è venuto a configurare negli anni il rapporto stampa/publisher… ci si poteva pensare prima e si poteva capire in anticipo che certe pratiche, con l’avvento di internet, sarebbero diventate impossibili (o quasi)…

  20. Molti altri non era “tutti” e quindi non puoi accusare in questo caso le riviste di aver beccato mazzete per non dire dello stuttering, visto che capitava ad una percentuale relativamente bassa dei giocatori e quindi non per forza dovrebbe essere capitato ai redattori.
    Ovviamente se capita al 10% dei giocatori, in un gioco che vende milioni di copie può capitare a centinaia di migliaia di persone.

    Però fossi in te correggerei il tuo articolo: credo sia il primo che leggerò che tirerà fuori cose vecchie spacciandole per mazzettate 😀

  21. Ma le riviste non prendono mazzette e il senso di aver tirato in ballo Half-Life 2 è un altro (che ho spiegato sopra… non mi far ripetere 1000 volte le stesse cose).

  22. Sì, il senso è chiaro (chi recesisce i giochi AAA per primo gli mette i votazzi), ma per HL2 non ha il minimo senso: i suoi difetti sono usciti fuori dopo che è uscito ed è stato usato da milioni di persone.

    Non mi far ripetere le cose 1000 volte: stai fomentando la caccia alle streghe che ci sarà a breve.

    Ci scometti che di colpo questa cosa sarà un’altro buono motivo per scaricare i giochi?

  23. Non sto fomentando nulla. Sto solo dicendo che, anche se il gioco meritava ampiamente i voti che ha preso, le modalità con cui è stato recensito sono sbagliate. Mi dispiace se qualcuno possa fraintendere le mie parole e farne un motivo per giustificare il suo essere pirata… ma sono affari suoi.

  24. Quindi il gioco andava recensito su circa 100 configurazioni differenti, in modo da valutare se presentasse problemi?
    Perchè di 100 (o 1000) configurazioni parliamo.

    Quanto deve durare una recensione? Due anni? Tu che hai recensito il gioco dei simpsons per DS l’hai testato su DS lite e DS vecchio? E hai tenuto il DS acceso per tutta la notte per valutare la stabilità e la frammentazione della memoria?

    Quello che chiedi ai recensori è di fare il lavoro dei tester: non è il loro lavoro.

  25. beh… su DS si presuppone che i bug non ci siano. l’ho finito sul DS lite

    Comunque non chiedo molto ai recensori (anche perché, fino a prova contraria, lo sono anche io) che, normalmente, fanno quello che gli viene detto di fare. Però, per esperienza, posso dirti che le recensioni fatte “di corsa” sono ben diverse da quelle fatte potendo provare il gioco con calma.

  26. @MIKO

    Io condivido quello che dici, ma si sta chiedendo un po’ troppo alla figura del redattore, che in fondo è un impiegato contemporaneo. Fa quello che può, ha una sua opinione e cerca di essere onesto. Si può sbagliare e non essere obiettivo, capita. In fondo è critica, capita pure di leggere opinioni contrastanti sulla stampa riguardo ad un film. Se poi uno è palesemente venduto affari suoi, di certo non è bello. Ma non pretendiamo dai redattori di essere dei luminari che girano scalzi e fanno vita da asceti in nome della purezza dei propri giudizi.

    E soprattutto non diamogli la stessa funzione di fare informazione che ci si aspetta da un giornalista del Corriere (nome scelto a caso). Ha un tipo di responsabilità sociale nulla, chi recensisce prodotti commerciali.

  27. Eh no Karat. Sul DS normale potrebbe dare problemi. Come fai a dirlo? Hai fatto la recensione di fretta, quindi. Ti hanno pagato? O eri di fretta?

    In realtà sulle console si presuppone non ci siano bug Major, Block e Crash, ma sono altre questioni.

    Quello che tu hai scritto è “Hl2 aveva lo stuttering e i redattori non l’hanno scoperto perchè sono andati di fretta”.
    Non è così, non è quello il motivo per cui non si è parlato di stuttering nelle prime recensioni.
    E’ perchè il gioco è stato testato su un ridotto parco macchine.

    ESATTAMENTE come hai fatto tu per il gioco dei Simpsons.

  28. @MIKO

    Io condivido quello che dici, ma si sta chiedendo un po’ troppo alla figura del redattore, che in fondo è un impiegato contemporaneo. Fa quello che può, ha una sua opinione e cerca di essere onesto. Si può sbagliare e non essere obiettivo, capita. In fondo è critica, capita pure di leggere opinioni contrastanti sulla stampa riguardo ad un film. Se poi uno è palesemente venduto affari suoi, di certo non è bello. Ma non pretendiamo dai redattori di essere dei luminari che girano scalzi e fanno vita da asceti in nome della purezza dei propri giudizi.

    E soprattutto non diamogli la stessa funzione di fare informazione che ci si aspetta da un giornalista del Corriere (nome scelto a caso). Ha un tipo di responsabilità sociale nulla, chi recensisce prodotti commerciali.

    Io a dire il vero gli chiedo anche meno, semplicemente di fare il loro lavoro senza intromissione di terzi. Se sono “minacciati” di perdere il lavoro non importa, non si può portare a casa lo stipendio giocando sulla fiducia altrui. Alla peggio si perde il lavoro (alla fine uno se lo va a cercare un lavoro così e deve farlo seriamente) e se proprio far sapere se il motivo è stato “losco” o meno e far venire fuori il problema. Così semplicemente ci si “salva” spostando il peso delle proprie azioni su altri e propagando il problema, si è colpevoli di molto i più a lungo termine. Occorre andare contro questo modo di fare le cose per invertire la tendenza. Le proprie mancanze vanno a scapito degli altri.

  29. Sono sicuramente d’accordo, il principio che esponi non fa una piega e sottoscrivo in pieno. Solo che la realtà è più sfumata, non si passa direttamente dall’onestà alla menzogna vera e propria. Per un certo periodo ho lavorato con riviste stampate che mi chiedevano preview su giochi che non avevo mai potuto giocare. Sinceramente non mi sono rifiutato e non si può rifiutare sempre, soprattutto agli inizi, altrimenti un lavoro con la scrittura non te lo farai mai. In redazione ogni giorno scriviamo articoli (non sui videogiochi), che molti di noi non firmano perchè odiano il cliente e non vogliono metterci il nome. Capita, un’idealismo senza compromessi in questo caso non porta da nessuna parte, è semplicemente irrealistico.

  30. monops… se qualcuno mi avesse pagato per chiamare il suo gioco una cagata gialla mi preoccuperei per lui 🙂
    è ovvio che il redattore non faccia il beta tester (e 10), ma è altrettanto ovvio che una recensione fatta di fretta e furia provando il gioco sotto il controllo di chi lo ha fatto… beh, non è una buona recensione.

  31. Da questo leggo che secondo te con una recensione più approfondita, sarebbe uscito il problema della stuttering subito.

    Ed è qui che non hai ragione: Supponiamo che un redattore abbia DIECI macchine in ufficio e provi il gioco su queste dieci macchine. Su nessuna da problemi. Quindi?

    Quindi leva la faccenda di HL2 dal tuo articolo: quella è provocazione tua e abbassa la qualità del sito e del tuo operato.

    Ovviamente la faccenda sulla tua recensione dei Simpson era provocazione.

  32. Questo tuo articolo, che compare su un sito indipendente, è una grave avvisaglia.

    Se un indipendente è in grado di dire ste buffonate e generare 36 reply, una rivista commerciale come quella porcheria di TGM potrebbe pensare che fare un editoriale su questa cosa porterebbe a centomila reply, che significano soldi per loro, poichè gli accessi fanno pubblicità.

    Tutta questa faccenda diventerà un business e chi ci perderà saremo noi piccoli sviluppatori.

  33. Quello di Karat era un esempio, opinabile forse, ma che serviva ad illustrare della sostanza: la stampa videoludica non è autonoma quanto vorrebbe far credere. Si prendono per grandi gesta delle review fatte in transoceaniche di pochi giorni per provare titoli direttamente a casa degli sviluppatori.
    Si è innescato un meccanismo corrotto, fatto di esclusive e hype, nel quale, personalmente, non mi sento di scagionare i lettori. Alla fin della fiera, Trip Hawkins ha ragione: i veri clienti sono gli inserzionisti, perché l’editoria videoludica solo a questa prospettiva può portare.
    Bisogna riconsiderare il modello vigente, ma si tratterebbe di uno sforzo filantropico, filosofico, dal nullo ritorno economico.

  34. Monò… la frase l’ho cambiata, così, magari, si può tornare a parlare del succo dell’articolo senza stare a discutere delle questioni periferiche.

  35. Emack, non penso che sarebbe uno sforzo solo filosofico. Non accettare pubblicità direttamente da chi fa i giochi non significa non raccogliere soldi dalla pubblicità in assoluto (sarebbe comunque un introito, anche se minore, da aggiungere ai soldi che tirerebbero fuori gli abbonati… secondo me basterebbe che una piccola parte dei lettori di un grande sito passasse al nuovo modello e che si cercasse di educarli con slogan efficaci su anteprime e cavolate varie, mentre finora si è sempre provato ad accontentare ogni piagnisteo… il problema si presenterebbe alla prima stroncatura di uno Shadow of the Colossus o di un Metal Gear Solid, o di un altro gioco particolarmente atteso/amato dai lettori 😉 ).

  36. I lettori non pagano. Non comprano riviste nè quotidiani e men che meno si abbonano on-line. E’ pure un loro diritto però, perché dovrebbero sostenere loro una stampa libera? Sui quotidiani dissento naturalmente perchè informarsi dovrebbe essere un dovere, ma che uno debba battagliare per la stampa libera videoludica con il suo portafogli mi lascia perplesso.

  37. I lettori non pagano.

    Eh, ma che gli viene offerto? Non si abbonano, ma gli viene dato anche poco in cambio, generalmente, tipo qualche servizio accessorio in più.

  38. Sì, su questo (la mancanza di un’offerta adeguata da giustificare un abbonamento) concordo con ABS. Inoltre molto spesso quelli che scrivono per le redazioni non sono professionisti e quasi mai si trova un responsabile editoriale iscritto all’albo dei giornalisti.

  39. Ti ringrazio Karat per aver corretto.

    Detto questo ripeto:

    Tutta questa faccenda diventerà un business e chi ci perderà saremo noi piccoli sviluppatori.

  40. @Alex

    Sulla questione dei piccoli sviluppatori ti do ragione, ed è l’unico risvolto della vicenda che davvero mi preoccupa. Non è che mi disinteressi dei lettori, ma è pure ora che si sveglino un po’, mentre chi vuole realizzare videogiochi, soprattutto in Italia e deve pagare il fatto di non poter stare dietro allo strapotere delle major, ecco questo è veramente grave.

  41. Dunque:

    Questa faccenda ha fatto perdere del tutto la fiducia per le testate e per gli sviluppatori, si riterrà che i primi saranno sempre e comunque pagati o spinti o obbligati a parlare bene dei giochi dai secondi.

    Ai grandi sai cosa gliene frega: non tutti leggono i forum ed i grossi guadagni li fanno sui giochi annuali, come PES o FIFA.

    I piccoli invece, che fanno giochi un po’ più di nicchia o cercano di fare cose che possano piacere, si rivolgono ad un pubblico molto minore, poichè non possono permettersi il battage pubblicitario di una major.
    Quindi chi compra i loro giochi in genere è un utente di Internet, che ora come ora non si fiderà più di quello che ci legge.

    Quindi da tutto questo casino Eidos non avrà nessun grattacapo, perchè il suo Kane & Lynch di certo coprirà le spese, mentre un piccolo si troverà stritolato tra un vecchio nemico (la pirateria) ed un nuovo nemico (la diffidenza verso la stampa).

    Se pensate che la gente non creda che i piccoli paghino per avere i bei voti, allora non conoscete la gente.
    Ci sono persone convinte che l’arbitro dell’oratorio si becchi le mazzette, o altri che alla chiusura di ogni piccola software house che aveva all’attivo solo piccoli giochi, hanno gioito. Ricordate la casa di “Evil Genius”? ricordate i commenti entusiastici sulla sua chiusura? Io li ricordo bene, ma non è certo l’unica.

    Se questa faccenda andrà avanti ancora molto, per i piccoli sviluppatori sarà un nuovo problema.

    E come al solito sarà colpa della gente, che da menefreghista gioirà come sempre.

  42. Non capisco solo una cosa Alex, perché la gente dovrebbe gioire per la chiusura delle piccole case?

    In ogni caso è un po’ generico tirare in mezzo “la gente” in questo modo, senza dati nè dovuti rimandi, anche se riconosco un senso importante in quello che dici.

  43. Perchè dovrebb? BOH. Ogni volta che una piccola casa che ha fatto giochi non bellissimi o strani, trovi sui forum ural di giubilo “Te lo meritavi! Crepa!”

    Basta andare su TGMOnline e ne troci quanti ne vuoi.

    Gli utenti PC sono i peggiori: sono delle zecche, dei parassiti. Succhiano tutto quello che possono e quando un organismo è morto, gli sputano sopra e passano al prossimo.

    Vuoi esempi?
    – Loki: faceva giochi Linux. Fallita. La gente si chiedeva perchè dovesse pagare e perchè non davano i sorgenti.

    – Clover Studio: giochi troppo fuori dal mercato: evidentemente non essendo FIFA per l’utente medio non hanno meritato i suoi soldi.

    – Elixir Studios: quando ha chiuso, il forum di TGM è stato generalmente felice, con uscite tipo “Republic è il gioco più brutto della storia, meritano di chiudere” o insulti direttamente a Demis Hassabis.

    – Ritual: Secondo l’opinione diffusa, la pirateria fa solo bene al mercato e su una ditta fallisce non è per la pirateria, ma perchè il gioco faceva schifo. Credo che gli ex-dipendenti Ritual sarebbero contenti di poter picchiare chi dice così 😀

    Mi fermo.

    Ed ora peggioreremo: con la storiella di Jeff licenziato avremo thread sui forum da centomila reply, con gli sponsor contenti e ancora di più i siti stessi.
    Avremo giochi boicottati perchè fatti da gente che una volta ha conosciuto un tizio che forse ha fatto Kane & Lynch. Questo potrebbe portare a diciamo 20.000 copie vendute in meno. Se è un titolo piccolo, quella ditta o ricapitalizza o chiude.

    Oppure potremmo avere gente che parla di questo da qualche parte per soldi, e mentre butta le sue sentenze, di certo sbagliate perchè i redattori di videogiochi sono tutti microcefaloidi, i piccoli sviluppatori se la beccheranno nel di dietro.

    Questo caso porterà a solidificare i giganti EA e Activision-Vivendi, per la gioia di tutti quelli che non vogliono sequel e vogliono idee nuove.
    Che poi corrispondono a quelli che non comprano un gioco manco a picchiarli 😀

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.