Recensire un casual game. Possibile?


Foto di: 3rd Foundation

Volendo rispondere in questo topic mi sono trovato a pormi una serie di domande che credo meritino uno spazio a parte in modo da poter essere affrontate in modo più esaustivo.

Negli ultimi mesi, EA prima, i Tale of Tales ora e, molto probabilmente, molte altre persone poi, hanno espresso una rimostranza precisa verso la stampa videoludica: i recensori hardcore (chiamiamoli così per comodità), ovvero quelli cresciuti a pane e videogiochi, con una vita sociale limitata, che fanno poco sesso e che, sostanzialmente, conoscono a menadito tutti i titoli usciti da Space Wars a oggi, sono in grado di recensire un casual game che, invece, ha un target di utenza completamente differente?

Vorrei provare a cambiare le carte in tavola.

Ha senso recensire un casual game?

Prendiamo alcuni casi tipici: Picross DS, Neves e un Sudoku qualsiasi (ne esistono innumerevoli versioni per innumerevoli sistemi.

Si tratta di tre giochi diversi nello svolgimento: nel primo bisogna annerire dei quadrati partendo da dei riferimenti numerici, nel secondo bisogno ricostruire delle forme sfruttando un set limitato di pezzi sempre identico in tutti i livelli, nel terzo… beh il terzo lo conoscete perché probabilmente avete provato a giocarci su qualche rivista di enigmistica e non anche se a scuola avevate 2 in matematica (cosa non si farebbe per rimorchiare).

Questi tre giochi hanno in comune poche cose. Quella che ci interessa è che sono tutti e tre giocabili con carta e penna. Si tratta di giochi immediati e molto semplici concettualmente, che possono offrire livelli di sfida progressivi ma che, anche quando offrono schemi complicatissimi che richiedono ore per essere completati, rimangono estremamente semplici nella loro struttura. L’apoteosi dei casual game, insomma.

Giocarli non pone molti problemi. Se a uno piacciono le versioni cartacee dei tre giochi si divertirà anche con la loro versione elettronica. Viceversa, se le versioni cartacee non lo hanno mai attirato, probabilmente non si farà coinvolgere da quelle elettroniche.

Il problema viene quando bisogna recensirli. Dove ci si può aggrappare per giudicare uno di questi tre giochi? Basta vedere lo spettro dei voti assegnati a Picross o a Neves per capire la difficoltà del dover giudicare prodotti del genere, come poi tutti i casual game.

A parte i casi in cui un gioco è realizzato veramente male e mostra dei problemi che vanno al di là del concepibile (ma anche in questo caso si esprime un giudizio sul gioco in se o sulla parte tecnica dello stesso?), è difficilissimo esprimere un giudizio oggettivo e, in verità, è difficile affermare che abbia senso farlo.

La via scelta è, normalmente, quella strettamente quantitativa. In questi casi del gioco quasi non si parla ma si passano in rassegna i suoi numeri (modalità presenti, livelli, personalizzazione ecc). Un po’ quello che si è sempre fatto con i giochi di scacchi in cui è difficile dare un giudizio sull’IA, soprattutto ai livelli più avanzati, e in cui si è sempre preferito mettersi a fare le pulci agli elementi di contorno (set, scacchiere, rappresentazione grafica ecc).

Ma se a uno non importasse niente del contorno e amasse proprio il gioco in se? Se, ad esempio, della quantità dei set in un simulatore di scacchi gli interessasse nulla e volesse soltanto un gioco di scacchi per giocare con gli amici?


Foto di: Könrad

In questi casi viene da chiedersi se il soggetto in questione potrebbe essere interessato a leggere la recensione del gioco che comunque intende acquistare. Ma il punto è un altro: per entrare nel merito il recensore dovrebbe mettersi a giudicare il gioco in se? Ovvero dovrebbe recensire gli scacchi (o Picross, o Sudoku o Neves che sia)?

Si tratta di giochi, in un certo senso, assoluti, ovvero che non ammettono giudizio. Al massimo li si può esaminare culturalmente per cercare di capire la società che li ha partoriti, ma non si può certo stare a discutere se il Sudoku sia divertente o meno. È divertente. Per molti no ma, in generale, vista la storia che si porta alle spalle, non si può mettere in discussione la sua esistenza. Si rischia di apparire ottusi. Lo stesso discorso è fattibile anche per gli altri giochi citati.

Qualcuno potrebbe opporre a questo discorso il fatto che non tutti i casual game si ispirano a giochi classici con una storia alle spalle. Vero. Ma è altrettanto vero che tutti condividono delle meccaniche estremamente semplici difficili da giudicare in quanto tali. Come per i giochi citati è arduo esprimere un giudizio su un Cooking Mama qualsiasi perché è impossibile poter affermare che: “non è divertente”. Anche se il recensore hardcore perdesse un testicolo (o un’ovaia… a seconda del genere) provandolo non potrebbe comunque dimostrare con dati oggettivi che il gioco in se è noioso e, soprattutto, che ha delle meccaniche poco funzionali. Si scontrerebbe sempre con migliaia di altri giocatori che la pensano giustamente in modo differente.

La soluzione potrebbe essere quella di far recensire i casual game ai casual gamer, ma sarebbe un paradosso. Se uno è un casual gamer non può recensire i casual game perché la cosa andrebbe contro il suo essere e lo proietterebbe su un piano differente facendolo trascendere dalla dimensione “casual”. Dovrebbe mettersi a cercare le parole e questo lo perderebbe perché lo costringerebbe, seppure in maniera limitata, a porsi delle domande sul gioco… ovvero a crearsi una coscienza del gioco.

Insomma, è possibile recensire un casual game? Ma, soprattutto, come domandato all’inizio dell’articolo, ha senso farlo?

29 commenti su “Recensire un casual game. Possibile?

  1. per recensire un casual game è sufficiente valutare la sua caratteristica fondamentale: il divertimento immediato.
    dove sta il problema?

  2. Per EA ha molto senso, perché tra tutti i casaul games, vuole vendere il suo. Probabilmente, visto che sul mercato ce ne sono tanti e magari uno non se li vuole comprare tutti, si potrebbe sostiuire la recensione con un articoletto informativo.

    Così tra tutti gli scacchi, o i cloni di tetris, mi compre quello che per musiche e interfaccia incontra meglio i miei gusti.

    Forse comunque, il discorso vale soprattutto per i giochi assorbiti nella cultura di ogni paese, come gli scachhi o la dama. Perfino Tetris e i suoi emuli. Esitono e basta, immutabili e sempre uguali a se stessi.

    La loro immutabilità, pena la perdita dell’identità, ne fa probabilmente più di ogni altra cosa dei giochi ingiudicabili. Esistono così come sono e basta.

    Pensate ad una versione degli scacchi con qualche regola aggiunta ex-novo. Lì un 4 su 10 credo possa saltare fuori senza imbarazzi deontologici.

  3. Non sono d’accordo con anonimo, perchè tutti i casual games, per definizione, offrono un divertimento immediato e fruibile senza preparazione alcuna. Se ne può parlare, descrivendone il funzionamento, ma la recensione presuppone un giudizio critico.

  4. La mia opinione è che recensire un casual game abbia senso. Per me ha senso pure recensire la fidanzata, figuriamoci un gioco ^_^

    Si tratta pur sempre di un prodotto (non la fidanzata) e una recensione, nella sua accezione più becera, è una guida all’acquisto, qualcosa che aiuta a districarsi nel spendere megio il proprio tempo e i propri soldi.

    Nel caso dei giochi classici può risultare parzialmente ridondante visto che giocoforza ci si sofferma solo sulle caratteristiche aggiuntive e non sulla struttura che sorregge il prodotto di per sè. D’altra parte questa è l’unica via. Lo scrivi tu stesso che sarebbe stupido criticare il divertimento generato dal sudoku, proprio perchè si tratta di un “gusto acquisito”. Sarebbe come recensire un gioco di calcio e dare il voto in base al fatto che lo sport nazionale sia o non sia divertente per il giornalista di turno.

    Appurato ciò, dunque, come recensire un casual game?
    Non concordo sull’avvicinare Cooking Mama agli scacchi. Non si tratta di un prodotto dal gusto acquisito, ci sono aree sulle quali il recensore può far sentire la sua opinione: l’organizzazione, la realizzazione e, perchè no, il divertimento generato. Daltra parte lo si fa in tutte le recensioni, no? Il divertimento è sempre qualcosa di soggettivo, così come la critica a molti aspetti di un prodotto. Come mai Cooking Mama (o chi per lui) dovrebbe essere differente? Il problema, imho, risiede nel target a cui ci si rivolge. L’hardcore potrebbe non avere gli stessi gusti del casual, potrebbe non avere le stesse necessità. Ma questo è un problema generale. Se andiamo a vedere potremmo trovare vari livelli di “duro e puro”. Probabilmente una recesione di un FPS come Unreal Tournament scritta da un Pro-gamer non rifletterà per niente il mio modo di fruire il prodotto (sottolineo che non sto parlando di gusti, ma di modalità di fruizione).
    E’ altresì vero, però, che la qualità viene premiata comunque (ad esempio Brain Training è stato valutato in modo abbastanza unanime).

    Credo che alla fine sia una questione di mera sensibilità. Di comprendere chi sia possa avere di fronte o a chi ci si voglia rivolgere. Con qualche eccezione su alcuni pasaggi, non trovo che la recensione di Eurogamer a Endless Ocean (casus belli che ha portato alle tue riflessioni) sia sbagliata.

    L’altra strada è altrettanto interessante, proprio perchè, come scrivevo: è questione di target. Far recensire i casual game al casual gamer? E perchè no? Porsi delle domande sulla struttura o altro non è deviante per la critica di per sè (forse avrebbe vita breve, perchè magari dopo un po’ il casual gamer del caso diventerebe sempre più hardcore). D’altra parte non c’è niente di più scontato che un cinepanettone redatto da un conoisseur del cinema. Sai già cosa ti dirà: che è pura sciorda.Magari l’utente di cinepanettoni saprà spiegarsi meglio eni confronti di altri utenti di cinepattoni. A ognuno il suo.

  5. Non è che non se ne possa parlare Pupazzo Gnawd (il tuo nick mi mette di buon umore, è che non si sa come valutarlo. Tu cosa diresti del Sudoku? Annoia, diverte…come si fa a dirlo e soprattutto quanto, rispetto a cosa? Agli scacchi?

  6. Xgamepath: grazie per la segnalazione.

    XGnawd: Il problema del divertimento è che continuo a ritenerlo (ne avevo già parlato tempo fa in un altro post sul blog… dopo vedo di ritrovarlo) come completamente alieno da un qualsiasi discorso critico. Il divertimento non è semplicemente soggettivo ma è anche determinato da fattori spesso talmente aleatori che pretendere di dargli peso è fuorviante. Per farti un esempio un mio amico adorava Motohead, il picchiaduro per Amiga, perché il personaggio alitava contro i nemici per distruggerli… a lui quello bastava e, per quanto lo offendessi pesantemente non c’era niente da fare: per lui quel dettaglio valeva tutta l’esperienza di gioco e preferiva Motorhead a Final Fight (non scherzo).

    Sul dare la parola ai casual gamer nutro più di qualche dubbio.
    Quando recensisci sei costretto ad acquisire e utilizzare un minimo linguaggio tecnico o, quantomeno, devi riuscire a spiegare quello che vuoi dire. Il casual gamer è, per definizione, un giocatore disimpegnato mentalmente. Non voglio sminuirlo e catalogarlo, ma nel momento in cui uno è costretto a riflettere su una cosa fa un salto naturale che lo snatura. Un casual gamer recensore perderebbe la sua innocenza/incoscienza del gioco e diverrebbe inadeguato proprio per il ruolo che gli si vorrebbe attribuire.

  7. La fidanzata è facile da recensire.

    C’è quella ideale, voto 10, che fa da referente di categoria.

    Poi valuti la longevità, magari diverte le prime ore poi tende un po’ a ripetersi. Alcune può venire voglia di riprenderle un po’ dopo mesi.

    Inoltre ognuna, anche se simile sotto certi aspetti, ha le sue caratteristiche.

    C’è poi il tipo di utente. Ad alcuni i cessi possono piacere 😀

    L’estetica.

    La profondità.

    Perfino la difficoltà. ^^

  8. X Coolcat: io ho scritto proprio che concordo sull’inutilità di valutare il divertimento generato dal sudoku e dagli scacchi ^_^, proprio perchè appartenenti a “gusti acquisiti” e quindi ci si dovrebbe soffermare giocoforza solo sull’IA e sulla quantità di opzioni, sull’interfaccia, insomma su elementi “altri” rispetto al cuore del gioco.

    X Karat45: il casual gamer che recensisce giochi casual (quelli che vestono in jeans e scarpe da ginnastica ^_^) sarebbe un po’ l’equivalente di un post da forum, di una discussione da bar. Non mi aspetto che prenda una posizione critica “alta”, anche perchè, come dici tu, perderebbe la sua innocenza da casual gamer.

    Però, mi chiedevo, è davvero così difficile per noi “veri” videogiocatori calarci nella parte? Insomma, io ho letto molte recensioni di Brain Training che andavano bene sia per me che per mia moglie. Lei stessa (non videogiocatrice, le piace giusto Mario e Loco Roco) trovò comprensibile e indicativa la mia recensione di Endless Ocean (mentre invece trova poco comprensibile quella di SUper Mario Galaxy che ho scritto per Babel). Non è semplicemente questione di come ci si pone davanti al prodotto e delle informazioni che si tenta di veicolare?

    Per ciò che concerne il divertimento mi sa che stiamo cambiando campo da gioco. Ad ogni modo ecco i miei due cent: in qualche modo devo quantificare/esplicare il valore di un prodotto e in un vg è il divertimento, l’immersione (aggiungere altro a piacere). Se estremizziamo anche il lato audio/video è soggettivo. Pure la quantità di opzioni lo è (per me possono essere molte ed esaustive, per te possono essere troppe e confusionarie). Allora non dobbiamo più scrivere di nulla?

    Mitico il tuo amico che si esaltava per l’alitata in Motorhead. Non dissimile, comunque, da chi si diverte come un suino a qualche infimo tie in solo perchè sfoggia il proprio personaggio preferito (per esempio la quasi totalità di noi cosidetti hardcore gamer con quell’aborto di Last Battle, solo perchè il protagonista era Ken il Guerriero. Come dire, nesuno è immune ^_^)

  9. bene, forse il problema sta nel capire di quale “casual game” si sta parlando.
    lasciando perdere scacchi e sodoku, credo che sia sufficiente vedere se e quanto gli sviluppatori abbiano raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati. se endless ocean (che però non ho mai provato) è nato come un titolo rilassante adatto a sgombrare la mente, è inutile recensirlo usando parametri di giudizio adatti a generi più canonici. mi sembra ovvio.
    il divertimento immediato non è impossibile da valutare. ci sono caratteristiche più o meno oggettive come l’immediatezza (dei controlli e del gameplay), le dinamiche che si vengono a creare ecc.
    ovvio, poi, che un giocatore possa adorare un titolo che il recensore ha bocciato, ma non credo che questo accada solamente nel casual gaming.

    per quanto riguarda la riproposizione di giochi classici, non dimentichiamo che se cerco “tetris” in google, trovo decine di versioni scaricabili (anche su cellulare, per chi volesse il gioco portatile)
    quindi mi sembra naturale giudicare il gioco in base agli elementi di “contorno” (grafica, numero di livelli, ecc.). forse, più che chiedercisi della necessità delle recensioni ci si deve chiedere della necessità di acquistare tali giochi (almeno, dal mio punto di vista).

  10. Ma tutti i casual game non sono identici di fondo? Semplici, immediati e atti a sgomberare la mente.

    Come si valuta la differenza tra Brain Training e Endless Ocean? Sono immediati per chiunque e si prestano per una pausa, meglio se reclinati, angolo a piacere.

    Li cominci, poi smetti e non ci pensi più, per riprenderli la volta dopo allo stesso modo.

    Tanto vale fare dei box informativi che spiegano il concept diverso, ma per questo non c’è bisogno di un esperto.

  11. mah, credo che neanche in questo campo un gioco valga l’altro.
    fra un titolo curato e dal concept stimolante pur nella sua semplicità ed un gioco realizzato alla sbrigativa e dalle meccaniche scarsamente accattivanti ne passa comunque di differenza.

    un casual game ha dei requisiti fondamentali, come l’immediatezza e la piacevolezza, che non mi sembrano scontati per qualsiasi prodotto.

  12. Mi stai chiedendo se il Mereghetti può recensire “Scusa ma ti chiamo amore”?
    Così come un cuoco di finesse in Fracia può recensire la mia carbonare fatta stasera, io dico no.

  13. nada… errore mio.

    (comunque concordo con karat – molti casual games non sono recensibili in quanto non sono videogiochi, vedi sudoku, scacchi e similia, visto che il mezzo (il videogioco) non apposta differenze sostanziali al gamplay del gioco, che rimane uguale a quello che si ha su carta, su scacchiera ecc.)

  14. Mi pare che Karat vada però oltre, estendendo sardonico la questione ai casual game in generale.

    Forse che la nozione stessa di casual game ne renda futile in fin dei conti la recensione. Chi ha bisogno, se penso al cinema, di vedersi stroncato o salvato Natale sul Nilo?

    Tanto uno lo va o non lo va comunque a vedere, sulla base del desiderio o meno di passare 120 minuti di totale disimpegno. Quello offre e quello basta (o non basta).

  15. si si, karat va oltre, ma trovo che la linea di confine sia labile e non ben definita. bisogna distinguere, ove il gioco non sia un semplice scimmiottamento della controparte “reale” la critica è possibile, magari in termini meno approfonditi rispetto a un vg “completo” (invero trovo non abbia senso la recensione dei vari cloni, vedi un tetris d’oggidì).

    e poi funzione della critica è anche di valutare che natale sul nilo è una boiata, che piaccia o no ai suoi potenziali utenti.

  16. Il casual gamer non esiste.

    Anzi, vi dirò di più, chi gioca una volta ogni tanto casomai si prende i pochi giochi che conosce, quidi quelli famosissimi.

    Karat ossequi è la prima volta che scrivo ma seguo da mesi.

  17. Ci ripensavo stamane sul trono di ceramica (che ci volete fare, lì do il meglio di me ^_^)… ma perchè un casual game non è recensibile? Gli esperti recensiscono anche prodotti casual. Quattroruote affida i suoi giudizi non all’uomo della strada ma a ingengneri e piloti, che però sanno benissimo quali tasti toccare nel giudicare un’autovettura. Se è una utilitaria ne sottolineano maggiormente l’agilità o il rapporto qualità/prezzo, per una sportiva, invece, sono le prestazioni di potenza e accelerazione a essere maggiormente sotto i riflettori. Il recensore professionista deve avere questa capacità di immedesimazione e capire che tipo di pubblico avrà davanti (o a quale vuole rivolgersi), quale prodotto sta recensendo. Da lì in poi la critica va da sè.
    Ha senso recensire un casual game? Secondo me non solo ha senso, è doveroso.

  18. Non credo che il paragone con le auto calzi. Non è che una Punto perda in complessità rispetto ad una BMW al punto tale (scusate il bieco gioco di parole), da essere autoevidente il suo valore e le sue possibilità.

    Parliamo di giochi che sono così semplici e privi di pretese da risolversi in una descrizione di poche righe.

  19. Lanciamo un contest, ognuno si cimenta nella recensione di un casual game. Max 1500 caratteri, poi vediamo se ne è valsa la pena e cosa salta fuori 😀

    Il titolo sarà: “Nulla si gioca per caso”.

  20. X Karat 45. In che senso cosa può dire il recensore? Secondo me il recensore ne deve spiegare le meccaniche, verificarne l’implementazione, giudicare la qualità del prodotto. Insomma, deve scrivere una recensione, con un occhio al pubblico al quale si vuole rivolgere (approccio più hardocre se è hardcore oppure più casual se si rivolge a un pubblico meno smaliziato)

    X Coolcat. Non credo che sia una questione di complessità. Il paragone di cui sopra intendeva evidenziare che anche un esperto, un pilota, è capace di valutare un auto “non da corsa” senza per questo farsi prendere dalla smania di bocciarla per la sua mancanza di un certo tipo di prestazioni. La critica di Tale of Tales mi pareva che vertesse proprio sul fatto che il recensore hardcore non riesce a mettersi nell’ottica di un casual gamer (parzialmente vero nel caso Endles Ocean ma secondo me non vero tout court) . Secondo me la capacità professionale è anche mettere il proprio senso critico al servizio di vari tipi di lettori.

    L’idea che lanci alla fine a me piace. Io ci sto. Ma 1500 caratteri sono davvero poco. Io in meno di 300 non ci sto. Sono debordante ^_^

  21. Probabilmente se le pubblichi su Metro, magari accanto a una velina scosciata, allora sì 🙂

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.