Confini incerti

E li leggi quei commenti, quelle recensioni, quelle anteprime e c’è sempre una domanda che ti opprime: perché?

“Questo videogioco è arte!”… Perché?

Non c’è mai un perché ed è anche dannoso chiederlo pena sciorinata di motivazioni risibili che vanno dalla bella “storia” al fatto che il commentarecensoreanteprimista di turno si è “emozionato”giocando.
Tutto è arte ma non si sa più cos’è l’arte e allora niente è arte e vaffanculo.

Nessuno accetta più le definizioni, ma l’arte la si trova proprio all’interno delle definizioni. Mi dispiace scoppiare i sogni con uno spillo ma è così.

La tanto rimpianta arte del passato era catalogata in modo perfetto e non lasciava spazi per interpretazioni. C’erano arti maggiori e arti minori, ma non c’erano fraintendimenti. L’arte era tale quando rientrava dentro le definizioni e non accadeva mai il contrario. Oggi uno che si riprende mentre rutta davanti allo specchio può pretendere di essere un grande artista senza che nessuno possa opporre ragioni abbastanza valide dal farlo desistere. Non rimpiango il passato ma non mi piacciono i rutti, non posso farci nulla.

Nell’epoca del web 2.0 l’arte è un gruppo di persone che, per ottenere più commenti alle proprie opere, commentano a qualsiasi altra cosa gli capiti sottomano. Oppure è una macchina che produce cacca vera simulando il lavoro dello stomaco e dell’intestino.

In uno scenario come questo, di cui i confini sono nebbia, come possiamo definire arte un videogioco senza incorrere nel paradosso? Un videogioco come Okami è arte quanto è arte una tela tagliata?

Oppure abbiamo sbagliato bersaglio e ci stiamo auto-ingannando cercando di far rientrare tutto in una categoria globalizzante che non ha più senso di esistere?

22 commenti su “Confini incerti

  1. Beh, in effetti arte e uscire dagli schemi vanno a braccetto… ma del resto uno che rutta davanti allo specchio non è arte perché è una cosa che possono fare tutti, però chessò, milla jovovich che rutta davanti allo specchio già sarebbe più artistico perché è una cosa che davvero non ti aspetti… no?

  2. Sono d’accordo con la presa di posizione riguardo la società del superlativo assoluto e dell’esposizione odierna.

    Mi domando perché ci si fanno tante pippe mentali sull’arte e i Videogiochi quando poi essi falliscono anche come semplici mezzi di comunicazione. Siamo seri, quanti VG comunicano un messaggio (qualsiasi) che non sia ridotto a sublimata superficialità? Non parlo di personaggi emolicius che si fanno le pippe mentali, o di futuri distopici dove tutto si risolve ad eroi ed esplosioni, parlo di vere e prorie prese di posizioni su aspetti chiave di società vere o fittizie, che svolgano il ruolo di elemento centrale (non pretesto narrativo) per comunicare un messaggio.

    Come può esistere l’arte senza una dialettica?

  3. macché, dicevo seriamente. immaginati un video ultrapatinato, lei che entra nell’inquadratura superbona e mezzanuda, e all’improvviso lancia un rutto di fantozziana memoria… l’immagine si ferma nel momento in cui lei ha gli occhi storti e la bocca spalancata, il tutto sfuma nel bianco e nero, et voilà, ecco un’opera d’arte postmoderna… no?

  4. quante cazzate , gli articoli di ars ludica in genere sono migliori. come si fa a definire l’arte ? i confini non possono essere che nebulosi, con tua buona pace,altrimenti l’arte di oggi coinciderebbe col “manierismo”,con il riproporre quanto fatto in passato rientrasse in certi schemi. ciò non vuol dire che ruttare o commentare sia arte,è solo una forzatura che lascia il tempo che trova. il parere del recensore improvvisato conta poco. i critici esistono apposta, sono persone con un determinato e riconosciuto bagaglio di conoscenze, studi,ecc, che hanno dimostrato col tempo e sono loro che possono spiegare perchè un’opera d’arte è tale oppure no.

  5. xMario: Per quanto possa non piacerti l’arte esiste solo all’interno delle sue numerose definizioni. Oltretutto se imparassi ad esordire in modo più educato magari uno avrebbe più piacere ad intavolare un discorso con te.

  6. scusa karat ma non sarei d’accordo..
    prima di tutto a mio parere, ma anche a vedere la maggior parte delle speculazioni a riguardo, l’Arte è raramente riconducibile a definizioni.E aggiungerei menomale che è così! Il confine è per sua natura in questo caso nebuloso e incerto. non si parla di chimica o di fisica.. Potresti spiegare quando per esempio un testo è Letteratura e quando no? Tutto dipende in fin dei conti dalla persona che esperisce il dato e dalla sua sensibilità. Uno può trovarsi a guardare la Gioconda o ascoltare Bach e non provare assolutamente niente. Avrebbe ragione a dire che quella non è arte? Si e no.
    niente definizioni.

  7. Peccato che sia la Gioconda che Bach, esprimano qualcosa. Frammenti, riflessi di sentimento.
    Se il pubblico non li coglie è demerito del pubblico, non dell’opera.

    Il videogioco come strumento narrativo è ancora fallace, mera somma di altre arti, però con un obiettivo di mercato.
    Il pubblico magari è anche ricettivo, ma dall’opera non giunge niente.
    Il silenzio artistico del videogioco è deprimente.

  8. è quindi è arte ciò che si configura non come mero intrattenimento fine a sé stesso, ma ciò che veicola un qualche tipo di messaggio, o filosofia, o stato d’animo? insomma, è arte ciò che ha dietro un intento artistico?

  9. Esatto lamb-o.. si sono focalizzati sul definire, e hanno fallito. Le teorie estetiche che oggi sono più accreditate sono quelle che proprio EVITANO di dare definizioni essenzialistiche sull’arte, e si concentrano sulla FUNZIONE della stessa (vedi Goodman, Barthes o in italia Brioschi). Non dire “che cos’è arte” ma chiedersi “Quando è arte” e che ruolo ha nella cultura, e questo non può che derivare dall’occhio di chi osserva e giudica.

    @ Maelzel:
    Come tu ben dici il demerito (o il merito) è del pubblico, sempre, in tutti i casi, sia quando distrugge che quando applaude.
    Certo il VG è ben lontano dalla potenza narrativa di altre forme, ma secondo me non è deprimente, è solo giovane, deve maturare..

  10. L’arte, secondo me, è perfettamente definibile: si tratta di qualcosa di stilisticamente sublime (un libro scritto esageratamente bene, come la Divina Commedia o il Paradiso Perduto; un quadro o una statua su cui l’autore ha dato il sangue, che siano pieno di valenze simboliche, come un Caravaggio o un Michelangelo), realizzato in modi tradizionali (oggigiorno vedi su internet dei “quadri” virtuali che sembrano ai livelli di un pittore neoromantico, ma in realtà sono tutti fatti a computer….), e possibilmente dalla forte valenza simbolica, morale, educativa, o emotiva.

    I giapponesi tuttavia, al contrario di noi Occidentali, distinguono tuttora fra una arte “jun”, cioé arte “pura”, elevata e difficile, ed una arte “taishuu”, cioé “popolare”, commerciale, facile e vendibile.
    Secondo il premio nobel Ōe Kenzaburo, tuttavia, l’arte pura ormai è morta e sepolta, ed è rimasta solo l’arte minore, l’arte commerciale e fruibile dal volgo (l’arte che è anche di videogiochi come Metal Gear Solid o il sopracitato Ookami).

    Io però sono occidentale, e non me la sento di chiamare “arte” un videgioco o un film. Se un videogioco fosse veramente artistico, e dico di arte vera, quella elevata, quella “jun”……. sicuramente ci giocherebbe pochissima gente e farebbe ben pochi soldi. Ed ecco perché il videogioco non sarà mai Arte, quella vera.

  11. Vedo che col tempo siamo passati, e non posso che essere d’accordo, a ridimensionare la portata del videogioco, almeno per come si è sviluppato fino ad ora. Qualche mese fa sembrava solo che gli mancasse il dono di produrre dogmi di fede.

    In effetti i VG non comunicano nessuna vera presa di posizione critica su aspetti controversi. Se lo facessero potrebbero anche dare noia a molti giocatori. Non so se vorrei dover “vivere” le azioni di un personaggio o di una storia che mi portano in direzione contraria a quelle che sono le mie idee su temi che mi toccano.

    Per quanto riguarda l’arte, i veri capolavori, al di là dei gusti, sono solitamente riconosciuti “istintivamente”. Parigi è una bellissima città, che uno voglia viverci o meno. Sfido a dire che architettonicamente faccia schifo o sia mediocre.

    Il riconoscimento è solitamente più ampio quando di mezzo c’è anche una tecnica di livello elitario. Ecco perchè i grandi libri e le migliori esecuzioni musicali trovano facile riscontro in termini di apprezzamento.

  12. se l’arte non si può rinchiudere in una definizione precisa ma dipende dal fruitore… beh, allora anche i film “vacanze di natale” con Boldi e De sica possono essere arte: c’è a chi piacciono.

  13. Cane, una definizione funzionale sempre definizione è; anche chiedersi “quando è arte” richiede una condivisione (e anche l’estetica del tempo che fu ovviamente non poteva che basarsi sull’occhio che giudica, l’occhio provvisto di “gusto”). Karat però non se la prende con questo (non conosco la sua posizione al riguardo in effetti), ma con una deriva che pretende di riconoscere l’arte a prescindere da definizioni di QUALSIASI tipo, essenziali o funzionali che siano. Che prescinde dalle teorie di chiunque tu voglia.

    Il tale film, il tale videogioco “mi emoziona” e quindi è un capolavoro. Perché non sia un capolavoro il pornazzo che regala emozioni violentissime, però, nessuno sa dirlo.

  14. lamb-O, non credo che nei porno si possa parlare di emozioni… in realtà il porno può essere assimilato a gran parte dei videogiochi odierni: il primo te lo guardi per farti una sega, i secondi li giochi giusto per finirli… entrambi soddisfano un bisogno fisiologico, sessuale da una parte, d’intrattenimento dall’altra…

    proprio perché tanti videogiochi alla fine si riducono a puro intrattenimento, non è in fondo così sorprendente che si gridi al miracolo quando c’è il guizzo di genio, l’idea originale che ti sorprende e ti tira per un attimo fuori dal circolo vizioso “vai avanti, prendi la chiave, vai avanti, apri la porta, vai avanti, uccidi il nemico, vai avanti…”

    magari parlare di “arte” è fuori luogo, però credo che sia comunque doveroso riconoscere che certi giochi hanno un qualche “perché” che li eleva dalla massa di giochi fatti “a catena di montaggio”… un esempio lampante è il primo prince of persia, the sands of time, rispetto agli altri due… magari il primo non è un’opera d’arte, ma certo ha quel “qualcosa” che lo eleva (e di brutto) rispetto ai due seguiti che pure possono vantare innovazioni (quanto meno tecniche) in tutti i campi.

    rendiamoci pure conto che stiamo parlando di una forma di… espressione umana? che è nata neanche 30 anni fa, e che ha fatto passi più che da gigante… già è notevole che oggi possiamo confrontare a pieno titolo un gioco AAA con un blockbuster hollywoodiano, in futuro chissà, arriveranno anche le “opere d’arte” indiscutibili.

  15. Ma a chi importa stabilire se il videogioco sia arte? Come direbbe qualcuno che non a caso non è un umanista: “zitto e calcola”.

  16. > lamb-O, non credo che nei porno si possa parlare di emozioni…

    Era un’estremizzazione voluta, non prenderla troppo sul serio ^^

    Sul resto sono d’accordo, direi anzi che lo siamo un po’ tutti.

  17. Un termine talmente abusato da perdere il significato originale, un po’ come “capolavoro” o “kitsch”.

  18. Concordo con Doom. Il termine arte sta davvero perdendo di significato. Lungi da me addentrarmi nell’enesima discussione sulla definizione di arte (se qualcuno è riuscito a darne uan definizione convincente me lo faccia sapere, sarei curioso di leggerla).
    Non capisco bene però cosa intenda Matteo Anelli quando scrive “come può esistere l’arte senza una dialettica?”

  19. d’accordo con ossidiana.. e con le definizioni giappo..
    per questo non mi ispira rimanere troppo legato alle nostre categorie occidentali, che spesso (come in questo caso)risultano monche rispetto a quelle dell’altra parte del mondo.
    resta il fatto che alcuni giochi li apprezzo in un modo diverso rispetto ad altri o ad un pornazzo o ovviamente ad un libro ben scritto.. definire questo “modo” non credo sia importante..

  20. (Il mio primo post su Ars Ludica)

    Salve. Sono nuovo di qui. Ottimo sito comunque, io di solito non commento i post perchè non so mai che dire o poi mi viene d aritenerlo inutile, ma su sto’ sito fate delle riflessioni troppo belle.

    Allora: concordo con Brubo sul PRIMO (sottolineo) PoP (almeno fino a prima del boss finale… lo ricordate? uno dei più orrendi mai visti).

    Ossidiana Verissimo, ma
    Bruno :diamogli tempo, ci arriveremo.

    E poi ci sono cunque titoli che “nessuno ha giocato ma che hanno quel qualcosa in più” : Psyconauts, Beyond Good&Evil (speriamo bene nel seguito).

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.