Qualcosa sta cambiando.

The future’s in the air
I can feel it everywhere
Blowing with the wind of change
.”

Le dispute di stampo etico riguardanti i contenuti videoludici non sono di certo poche. Persino titoli non molto blasonati ma provvisti anche della minima controversia catalizzano l’attenzione del benpensante di turno (con risultati talvolta esilaranti (come nel caso di Stubbs The ZombieXbox, PC; 2005 – accusato di istigare al cannibalismo pur essendo evidente l’atmosfera permeata d’umorismo). La stampa generalista non si risparmia e si rende sovente protagonista di clamorosi svarioni, aumentando gli ottusi pregiudizi dei detrattori del medium videoludico e scatenando violente reazioni d’indignazione da parte dei videogiocatori.

Nel caso di The Torture Game 2 ho riscontrato una piacevole eccezione al quadro appena dipinto in una recensione apparsa su corriere.it ad opera di Franco Gondrano. Il videogame in questione è un’applicazione flash nella quale si ha la possibilità di torturare a proprio piacimento un manichino che, pur sanguinando copiosamente e dimostrando un’anatomia decisamente umana, sopporta senza alcun lamento le mutilazioni che l’utente decide di infliggergli (attraverso spilloni, lame, un’ignorantissima motosega and so on). The Torture Game 2 ha incontrato un notevole successo pur nella sua più totale inutilità sul piano ludico (non esiste un sistema di punteggio o qualsiasi spirito agonale; l’unico scopo è dar libero sfogo all’estro sadico che si cela nel giocatore) e abbondano entusiastici apprezzamenti e incitazioni ad ampliare il set degli strumenti di tortura. Risulta così degno di monsieur de La Palice osservare che il terreno è fertile per montare un classico caso scandalistico. Eventualità che fortunatamente non si è realizzata.

Franco Gondrano, pur non risparmiandosi nel sottolineare l’assoluta mancanza di senso e il netto cattivo gusto di The Torture Game 2, effettua un’opera di contestualizzazione che lascia supporre una conoscenza non superficiale dei videogame. Infatti, evidenzia che: “Il rischio è, come accade sempre in questi casi, che a essere travolta dal polverone che si alza in questi casi per le polemiche sull’utilizzo della violenza a fini di intrattenimento, sia tutta l’industria dei videogiochi […]”. L’autore del pezzo è perfettamente in grado di concepire il videoludo come un insieme frammentato e multisfaccettato e non mediante un monolitico paradigma che lo associa ad un contesto puerile. In fondo, il problema dei non-giocatori consiste proprio in questo, cioé nel ritenere che un videogioco in quanto tale possa e debba solo essere coniugato per un pubblico pre-adolescenziale. Tutto il resto è perversione, o quasi. Ciò genera l’enorme equivoco alla base delle incomprensioni reciproche tra censori ignoranti e comunità di videogamer.

In conclusione, avvertendo tali timidi segnali di cambiamento, non di giudizio ma di attitudine (credo nel valore del metodo piuttosto che nella forza di un’affermazione), mi sento ancora più motivato a rinnovare ad ogni videogiocatore l’invito di Mario Morandi e Marco Accordi Rickards di perseverare nell’opera di sdoganamento culturale con mentalità aperta al dibattito e non prona alle barricate. Ne dovrebbe valere la pena, no?

10 commenti su “Qualcosa sta cambiando.

  1. Sicuramente è positivo che si inizino ad avere segnali di suddivisione
    degli argomenti anche nell’ambito videoludico. Il punto è che l’esercizio
    di questa pratica, al di fuori dell’ambito videoludico, è ancora minimo.

    Speriamo in un miglioramento!

  2. Conosco quel gioco. In effetti ero tnatato di trattarlo per la rubrica Underground di Multy, ma poi mi sono detto, “qual’è il senso?”, o il divertimento. Non ho trovato una risposta e mi è sembrato solo un gioco puerile, quindi l’ho lasciato lì. Per carità, ha diritto d’esistere, ma resta pur sempre un concept sciatto e vacuo, forse solo uno scherzo.

  3. >>>>The Torture Game 2 ha incontrato un notevole successo pur nella sua più totale inutilità sul piano ludico (non esiste un sistema di punteggio o qualsiasi spirito agonale; l’unico scopo è dar libero sfogo all’estro sadico che si cela nel giocatore)

    Io in questo caso posso solo dire: smettiamola di parlare di “videogioco” per tutto ciò che è virtuale, multimediale e interattivo. Controsenso? Non direi.

    Parafrasando Accordi Rickards, non alleviamoci altre serpi in seno.
    Applicazione in flash senza regole e solo sadismo?
    Resta un’applicazione in flash, al massimo una simulazione.
    Il termine videogioco preferisco utilizzarlo nella sua piena dignità.

  4. “La stampa generalista non si risparmia e si rende sovente protagonista di clamorosi svarioni”

    Io mi ricordo ancora quello su Hitman,tanti anni fa,da parte di Studio Aperto.

  5. Bè Mario, pur essendo una porcata è un gioco. C’è il fattore passatempo
    e divertimento, per quanto sadico..

  6. Bhe, io ricordo ancora con orrore che una volta girava su internet un giochetto in cui c’era una rana (disegnata tipo cartone animato) in un frullatore e tu potevi accendere quest’ultimo…. La cosa che proprio non capivo è cosa ci fosse esattamente di DIVERTENTE in una cosa simile. E lo dico io che giocavo a Carmageddon con gusto. Ma c’è modo e modo di usare la violenza come sfogo e/o divertimento nei videogiochi; e quando si passa da un innocuo “massacriamo personaggi del tutto irreali al pari di un bambino che gioca coi soldatini” a un qualcosa dal sapore così cupo e morboso come a me è parso essere la rana nel frullatore, bhe la differenza si nota.

  7. Forse siamo vecchi noi, magari a quindici anni due partite me le sarei fatte senza che mi si rivoltasse lo stomaco. I più giovani devono ancora formarsi un senso forte della realtà, è un processo naturale. Quello che a noi sembra sadico a loro pare solo qualcosa con cui farsi due risate, senza troppi strali e filosofie.

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